Vita da pendolare in auto

Siamo abituati a pensare che la vita da pendolare appartenga solo a coloro che si muovono in treno o in autobus o più in generale con qualsiasi mezzo pubblico. Il pendolarismo in realtà, che sia per lavoro o per studio, riguarda anche tutti coloro che si spostano con la propria auto.

Giorni fa ho scambiato qualche piacevole messaggio via Twitter con un “pendolare da auto” e di seguito voglio riportare il suo breve racconto, nel quale ci spiega come mai ha scelto l’auto come mezzo di trasporto per andare a lavoro.

Spero seguiranno altri dettagliati racconti sul pendolarismo da auto, per capire quali sono i pro e i contro, ma soprattutto per poter dare qualche utile consiglio a tutti gli altri pendolari che quotidianamente si spostano in auto.

Ora lascio la parola a Matteo:

“Lo so che il pendolarismo solitamente è una prerogativa di chi usa il treno o al più un bus. Ma ci sono anche i pendolari in automobile. Io sono uno di quelli. Vorrei dirti un paio di cose al riguardo. Cercherò di non essere troppo lungo. Magari poi se ho tempo scriverò qualche altro post.
Per iniziare, posso dirti che le ho provate tutte, in 31 anni di pendolarismo fra Monza e Milano.
A piedi, un paio d’ore, in bici una trentina di minuti, in treno dai 25 minuti alle 2 ore, ma le maggiori esperienze le ho vissute percorrendo quei 20 km scarsi, con l’automobile. Con l’auto, durante un’epica nevicata ci ho messo persino 6 ore per quei maledetti 20 km; imprigionato nella scatoletta insieme a migliaia di fratelli.
Con il lavoro che faccio e gli orari che ha, ho delle combinazioni di orari di treno veramente sfavorevoli e per coprire quella distanza ci metterei almeno 90 minuti contro i 35 che in condizioni normali (senza incidenti sul percorso) ci metto a bordo della mia macchinetta. Sono indubbiamente un contributore del global warming climatico usando l’auto tutti i giorni. Altrettanto indubbiamente spendo un sacco di soldi in gomme, benzina, pedaggi autostradali. Rischio incidenti tutti i giorni o quasi.
Però in macchina ormai ho preso alcune abitudini alle quali difficilmente rinuncerei, la prima che vorrei citare è quella di dedicare il tempo all’ascolto di podcast che pre-registro a casa.”

Un annuncio speciale

Con l’arrivo delle festività natalizie, è arrivato puntuale anche l’albero di Natale alla stazione di Firenze SMN.

Albero di Natale a SMN

La tradizione vuole che pendolari e viaggiatori occasionali lascino le proprie letterine appese sull’albero, alcune indirizzate a Babbo Natale, altre direttamente a Trenitalia e altre ancora ad entità sconosciute alle quali si chiede semplicemente “fai che..”.

Letterine alla stazione di SMN

È sempre divertente andare alla ricerca delle letterine più divertenti e quest’anno devo dire di averne trovata una che fa proprio al caso mio. Lo avevo anticipato qualche giorno fa anche sui profili social del blog, per cui direi che è proprio arrivato il momento di fare questo annuncio speciale. E voglio farlo proprio attraverso un messaggio, scritto sul biglietto di un treno regionale, trovato appeso all’albero della stazione di SMN:

Un bebè in arrivo

Un bebè in arrivo“! Forse qualche attento lettore avrà notato che da qualche tempo la pubblicazione dei post è meno frequente, ma vi assicuro che certe notizie sono in grado di catturare la propria attenzione per giorni e settimane intere, senza che si riesca a pensare a nient’altro.

Il bebè arriverà per Pasqua, c’è ancora un po’ di tempo per occuparsi della vita da pendolare prima di diventare a tutti gli effetti una mamma pendolare!

Approfitto ovviamente di questo annuncio per augurare a tutti i pendolari (e non solo!) un felice Natale e un sereno 2016.

Settimana turbolenta per i pendolari toscani

È stata una settimana impegnativa per i pendolari in Toscana, soprattutto a partire da mercoledì 25 novembre.

Si inizia con la segnalazione che mi è arrivata dalla pagina FB di Toscana Media News e che si riferisce alla linea Firenze – Roma. Un guasto ad un Frecciarossa ha fatto deviare tutti i treni dell’alta velocità sulla linea lenta, causando grandi ritardi anche tra i treni regionali. I pendolari si sono sfogati su FB, denunciando la disinformazione che regna a bordo del treno in questi casi ed il fatto che i treni dell’alta velocità hanno sempre la meglio sui treni regionali.

Mercoledì è stata una giornata nera anche su un’altra linea toscana, quella che frequento da ormai 5 anni: come si legge sul sito de Il Tirreno, una persona è stata investita da un treno alle porte di Firenze. Gli accertamenti che le autorità giudiziarie devono svolgere in questi casi hanno causato ritardi ai regionali da e per Empoli, quindi di conseguenza i ritardi si sono estesi anche verso Pisa e Livorno.

Per fortuna, un permesso dal lavoro ha fatto sì che scampassi al delirio che si è scatenato a causa dell’interruzione della linea e dei ritardi. Dalle 17:30 sono stati fatti partire dei bus sostitutivi da Firenze, ma come succede sempre in questi casi, gli autobus sono stati presi d’assalto e il rischio è quello di aspettare molto tempo prima di riuscire a salire a bordo.

Soluzioni alternative sono sempre auspicabili, quando possibili. Un amico pendolare mi ha raccontato di aver preso un bus Terravision diretto all’aeroporto di Pisa, per poi prendere alla stazione Centrale un treno che lo portasse finalmente a Livorno. Orario di arrivo: 21 inoltrate!

Una cara follower del profilo Twitter di Vita da Pendolare mi ha scritto:

Alle 20:45 era ancora bloccata alla stazione di Firenze SMN, quindi presumo che potrebbe essere arrivata a a destinazione intorno alle 23.

Per concludere in bellezza, oggi 27 novembre è in corso uno sciopero (dalle 21 di ieri sera) che durerà fino alle 21 di questa sera su tutto il territorio nazionale. Disagi per i regionali, le frecce invece viaggiano regolari.

Non ci resta che appellarci alla solita, magra consolazione: è venerdì e il weekend è alle porte! Coraggio pendolari!

Se anche l’annuncio arriva in ritardo..

Ho già lanciato qualche giorno fa il mio appello (caduto nel vuoto) per salvare i pendolari dagli annunci automatici fatti andare a ruota in treno. Questa mattina non solo siamo stati inondati di annunci automatici (e inutili in alcuni casi), ma abbiamo iniziato la lunga serie con un annuncio in ritardo!

Il treno parte puntale alle 6:12 e alle 6:13 parte anche l’annuncio “Questo treno partità tra qualche minuto diretto a Firenze SMN. Eventuali accompagnatori sono pregati di scendere”. Come tra qualche minuto? Ma se siamo già partiti?

Dietro di me c’erano seduti due pendolari, di quelli che vedo tutte le mattine, credo siano anche colleghi e se ho capito bene lavorano proprio per le Ferrovie. Uno dei due ha esclamato “che figura di merda!”. Ha risposto l’altro “ma poi, cosa pensano che la gente è scema? Eventuali accompagnatori sono pregati di scendere, ma che la gente resta a bordo così, fino a che il treno non parte?”.

Sulla figura di merda vi do sicuramente ragione. Sul fatto che qualche accompagnatore possa distrattamente rimanere a bordo.. devo dare ragione a Trenitalia. Nella mia esperienza di pendolare prima universitario e poi lavoratore, devo ammettere, con un certo rammarico, che ci sono e come gli accompagnatori che rimangono a bordo!

Se non sopportate la gente non prendete i mezzi pubblici

Ieri, dopo un difficile pomeriggio di lavoro, ho preso il treno successivo a quello che prendo solitamente. Facendo più fermate, era più affollato di quello su cui viaggio normalmente.

Mi sono seduta nella prima carrozza in testa al treno, nella speranza che fosse un po’ più vuota, ma mi sbagliavo. In compenso, essendo piena di assidui pendolari, c’era una relativa calma e silenzio. Avevo bisogno di un po’ di musica per rilassarmi, quindi ho preso gli auricolari, acceso la musica e chiuso gli occhi nella speranza di schiacciare anche un pisolino.

Alla prima fermata a Firenze Rifredi la carrozza si è definitivamente riempita. Si è seduto accanto a me un uomo che ha iniziato a lavorare al suo PC. Dall’altra parte del corridoio, ad un certo punto ha squillato un cellulare, un ragazzo sui trenta-trentacinque anni risponde con un tono di voce onestamente un po’ alto. La telefonata è durata poco, ma la signora seduta dietro di noi deve aver fatto una qualche smorfia o commento perché appena terminata la telefonata il ragazzo ha esclamato “Signora, siamo su un mezzo pubblico e se le danno fastidio 30 secondi di conversazione al telefono forse non dovrebbe prenderli!”.

Non potevo credere alle mie orecchie! E soprattutto, non potevo tacere! Mentre la signora dietro di me deve aver esclamato qualcosa tipo “Impari l’educazione”, l’uomo accanto a me ha detto “un tono di voce un po’ più basso non ci stava male”. Rincaro la dose io con “un po’ di educazione sta bene sempre eh”.

Il ragazzo non sembrava ancora convinto e, rivolgendosi a tutti, ha ribadito “Se non sopportate la gente non prendete i mezzi pubblici”. Addio, lo stai veramente dicendo a me?! Si è sollevato un coro di voci che in maniera più o meno pacata cercava di far notare al ragazzo che il discorso andava semplicemente capovolto, ovvero “proprio perché sei su un mezzo pubblico devi avere più rispetto per le persone”. Il ragazzo continuava ad agitarsi fino a che non è stato sopraffatto dalle lamentele.

Ho pensato di concludere il mio intervento con un’ovvietà: “se sono già più di cinque le persone che te lo stanno facendo notare, qualcosa vorrà dire no?”. Non sono seguite risposte, o forse non le ho udite. Ho infatti riportato gli auricolari alle orecchie e ripreso ad ascoltare la musica. Il viaggio è proseguito in un piacevole silenzio.

Salviamo i pendolari dagli annunci automatici

Ore 6:12 parte il treno.

Primo annuncio: il treno effettuerà fermata a Pisa Centrale, Pontedera – Casciana Terme, Empoli, Lastra a Signa, Firenze Rifredi e arriverà a Firenze SMN alle ore 7:27. “Trenitalia vi augura buon viaggio”. In italiano e in inglese. Legittimo e corretto informare i viaggiatori.

Secondo annuncio: a bordo ci sono le forze dell’ordine a disposizione del capotreno. Bene ci sentiamo più sicuri, solo noi italiani però, agli stranieri questo non glielo traduciamo.

Terzo annuncio: il treno è dotato di un sistema di videocamere. Ottimo, ci sentiamo ancora più al sicuro, sempre solo noi italiani. Fortunati!

Quarto annuncio: siamo in arrivo nella stazione di Pisa Centrale. We’re now arriving in Pisa Centrale.

Quinto annuncio: dal 1 luglio, per richiedere l’abbonamento con la riduzione ISEE è necessario seguire il nuovo regolamento. Bene, grazie, è da luglio che ce lo state dicendo. Siamo ad ottobre. Ma grazie lo stesso. Questo agli stranieri non c’è bisogno di tradurglielo.

Sesto annuncio: nelle stazioni di Milano Centrale, Roma Termini e Firenze SMN per accedere ai binari è necessario mostrare il biglietto. FALSO. A Firenze succede pochissime volte e solo nei binari dell’alta velocità. Gli abusivi sono sempre lì a rompere le scatole ai turisti. Possiamo smetterla con questo annuncio? Soprattutto a quest’ora del mattino. Amici stranieri non credete all’annuncio appena fatto anche in inglese!

Settimo annuncio: siamo in arrivo nella stazione di Pontedera – Casciana Terme. We’re now arriving in Pontedera – Casciana Terme.

Ottavo annuncio: a bordo ci sono le forze dell’ordine a disposizione del capotreno. Bene, ora anche chi è salito a Pisa e Pontedera sa che può stare tranquillo.

Nono annuncio: il treno è dotato di un sistema di videocamere. Ok, i pisani sono rassicurati.

Decimo annuncio: siamo in arrivo nella stazione di Empoli. We’re now arriving in Empoli. Segue elenco delle possibili coincidenze, rigorosamente senza indicazione del binario, in italiano e inglese.

Undicesimo annuncio: dal 1 luglio, per richiedere l’abbonamento con la riduzione ISEE è necessario seguire il nuovo regolamento. Capito evasori della provincia di Pisa e Firenze? Avete finito di fare i furbetti.

Dodicesimo annuncio: nelle stazioni di Milano Centrale, Roma Termini e Firenze SMN per accedere ai binari è necessario mostrare il biglietto. NON È VERO! IT’S NOT TRUE.

Tredicesimo annuncio: siamo in arrivo nella stazione di Lastra a Signa. We’re now arriving in Lastra a Signa.

Quattordicesimo annuncio: siamo in arrivo nella stazione di Firenze Rifredi. We’re now arriving in Firenze Rifredi. Via, coincidenze come se non esistesse un domani. Nessuna indicazione di binario. A che servirà allora quell’elenco?

Quindicesimo annuncio: siamo in arrivo nella stazione di Firenze SMN, termine corsa del treno. We’re now arriving in Firenze SMN, final destination of this journey. Giù, nuovo elenco di coincidenze.

Ore 7:27 il treno è arrivato a destinazione puntuale.

Conclusioni:

    – Ringraziamo per la puntualità, purtroppo mai scontata.
    – Ringraziamo anche per la lunga lista di annunci, ovviamente nulla da dire sulle informazioni relative alle prossime fermate.
    – Sulle altre info.. farei un po’ di selezione. Soprattutto in un treno che parte alle 6:12 del mattino, carico di pendolari, sempre i soliti pendolari, che ormai ne sanno quasi più dei capotreno.
    – Apprezzeremmo inoltre la stessa volontà di informare i viaggiatori anche quando il treno è in ritardo o improvvisamente si ferma nella campagna pisana a causa di chissà quale guasto. Perché è in quei momenti che vorremmo veramente sapere cosa sta succedendo.
    – Anche se ci sono le telecamere, apprezzeremmo inoltre che il capotreno si faccia vivo ogni tanto tra le carrozze, così per assicurarsi che sia tutto ok.
    – Chiedo scusa per la vena polemica appena percettibile, ma quei 15 annunci in un’ora e venti di viaggio non mi hanno fatto dormire stamattina e questo mi rende facilmente irritabile.

Mi consolo pensando che il treno è arrivato puntuale e che, al di là di tutto, oggi è venerdì!

Mattinata di ordinario pendolarismo

Una mattina come tante altre. Ho parcheggiato la macchina, sono salita (rigorosamente!) nella carrozza 2, ho salutato un amico pendolare con cui a volte condivido il viaggio. Ci siamo seduti, quattro chiacchiere con il treno ancora fermo in stazione, quando è arrivato lui: pendolare della tratta Livorno – Pontedera, lavoratore della Piaggio, molto alto, vestito con una tuta blu.

Tutte le mattine arriva con la sua Smart (nella quale entrerà a stento vista la sua altezza), la parcheggia e aspetta fino all’ultimo per salire in treno, arrivando a bordo sempre tutto trafelato. Non ho mai capito perché, ma pare che lo faccia per assicurarsi che la sua auto sia parcheggiata bene (una Smart!).

Devo essere sincera, è uno di quei personaggi un po’ strani, che ha sempre qualcosa di cui lamentarsi (Trenitalia, i ritardi, la politica..) cercando di trovare supporto anche nelle persone che non conosce (alle 6 di mattina!), ma che ispira comunque molta simpatia. Un gigante buono!

Ieri mattina, è salito a bordo del treno sempre con un po’ di fiatone, ha visto il mio compagno di viaggio (con il quale spesso parla) seduto lato corridoio, si è avvicinato e senza nemmeno dire buongiorno attacca con “Oh, ma questi tagli alla sanità?”.

Nonostante la drammaticità del tema, mi è scappata una risata che ho subito soffocato perché era evidente che il piglio con cui aveva iniziato la conversazione era serio, e non volevo mancargli di rispetto. Il mio compagno di viaggio risponde con un vago “Hai visto?!”. E lui ha incalzato “Che poi vedrai, ora iniziano con le visite, ma poi taglieranno anche sui medicinali. Io credevo che scherzassero e invece no!”. Sul “credevo che scherzassero” è partita una risatina generale, mista tra il divertito e l’isterico, visto quello di cui si parlava. La conversazione finisce comunque lì, con lo sconforto del nostro caro pendolare gigante che, rassegnato, è andato a sedersi.

Giusto il tempo di dire al mio compagno di viaggio “Lui mi fa morire!” che è arrivata verso di noi un’altra pendolare che con il tempo ho imparato a riconoscere. Vista la mia propensione a dormire in treno, non abbiamo mai scambiato due chiacchiere, mentre il mio compagno di viaggio sembra conoscerla bene.

Lei si è fermata accanto a lui per salutarlo “Ciao, ti saluto, domani è il mio ultimo giorno, poi inizio a lavorare qui a Livorno. Non so se ci rivedremo, magari in giro”. Dentro di me ho pensato “ecco, allora qualcuno prima o poi ce la fa! Anni di pendolarismo e poi finalmente arriva il momento in cui casa e lavoro sono nella stessa città”. L’ho guardata come un’eroina, cercando di trasmetterle con il mio sguardo tutta la mia ammirazione e gioia per lei.

Prima di andare a sedersi ha chiuso con una frase che mi ha stupito, ma fino ad un certo punto: “Eh sai, non ti credere, un po’ mi dispiace!”.

Riflettendoci, penso che potrebbe anche avere ragione. Se il pendolarismo è fatto anche di questo microcosmo di rapporti, che si costruiscono giorno dopo giorno, perderli improvvisamente, anche se a vantaggio di uno stile di vita probabilmente meno stressante, potrebbe essere comunque doloroso.

Sciopero 4 settembre 2015

Domani 4 settembre 2015 ci sarà uno sciopero dei ferrovieri, dalle 9 alle 17. Questa mattina, arrivata alla stazione di Firenze SMN ancora assonnata, mi hanno lasciato questo volantino:

Sciopero 4 settembre 2015 - volantino

È la prima volta che, prima di uno sciopero dei ferrovieri, mi capita di ricevere un volantino che spieghi le ragioni dello sciopero e della protesta che si vuole portare avanti. Devo dire che l’ho apprezzato. Senza entrare nel merito delle motivazioni che spingono i ferrovieri a scioperare (che personalmente comunque condivido), ho apprezzato il fatto che per una volta si volesse spiegare ai viaggiatori il motivo di un altro sciopero, di venerdì.

Tante volte ho sentito dire “eh guarda caso gli scioperi li fanno sempre di venerdì”. Spiegare le proprie ragioni aiuta a creare quella solidarietà o comunque quella vicinanza tra due “fazioni” (viaggiatori/pendolari vs ferrovieri) considerate come contrapposte, ma che, a mio avviso, sono spesso due facce della stessa medaglia.

E allora va bene, domani c’è un altro sciopero. Almeno questa volta sappiamo perchè e possiamo decidere se essere o meno solidali. Speriamo solo che duri realmente dalle 9 alle 17.

Illusioni di un mondo possibile, in treno.

Salgo sull’Intercity 611 con le peggiori aspettative di vacanziera in treno: la tratta Bologna – S. Benedetto del Tronto generalmente mi fa subito rimpiangere il comfort del Frecciarossa Firenze-Bologna dal quale sono scesa poco prima.

Il treno è pieno, ma il mio scompartimento inaspettatamente vuoto.
Ad accogliermi uomo e donna di mezz’età – che sono musulmani me ne accorgo facilmente dall’hijab della signora.

“Se scendi a Bari, posso chiederti di avvisarmi quando arriviamo a Civitanova Marche? Non so dov’è, è la prima volta che vado, e non so se gli altoparlanti funzionano”, mi chiede lui in italiano perfetto.
“Scendo a S. Benedetto del Tronto, ma non preoccuparti so dov’è e vi avviso io”.

Nel frattempo, si unisce una famiglia italiana, due chiacchiere, qualche battuta sui disagi di Trenitalia, un bambina fin troppo vivace che crolla subito nel sonno.
Leggiamo tutti qualcosa, io una rivista, il signore musulmano davanti a me un libro preso da una biblioteca, ma appena mi cade l’occhio sul libro della mia vicina italiana mi scappa un sorriso: “Noi e l’Islam: un dialogo possibile”.

Il signore musulmano parla con la moglie una lingua che mi sembra arabo, riceve un paio di telefonate e sfoggia un francese madrelingua. Certo, è chiaro. Parlano tutti un paio di lingue. Certo, lo so, ma sentirli, e rendersene di nuovo conto in un Intercity vecchissimo che a fatica attraversa l’Italia, è un’esperienza un po’ strana, non so perchè.
In questo scompartimento l’atmosfera è inspiegabilmente distesa.

Mi sembra di essere tornata in Danimarca, dove nessuno fa caso ad una donna musulmana che sale sui mezzi pubblici con il capo coperto, dove nessuno giudica anche solo con uno sguardo.
Rompo il ghiaccio e inizio a parlare con loro: tredici anni in Italia, lui lavora a Verona, vanno a trovare un amico nelle Marche per farsi un po’ di mare a Civitanova. Niente di più modesto, niente di più normale.

Verona è bella sì, il lago di Garda anche, “ma il mare è un’altra cosa” – aggiungo io – e lui sorride con una velata malinconia.
“A Casablanca vicino abbiamo l’Oceano”: non un’ombra di ingratitudine o rimpianto nelle sue parole, solo dolci ricordi che trapelano dallo sguardo.

Questo scompartimento della carrozza n.4, dopo tutte le boiate che siamo costretti a sentire da politici, media e chiunque si senta in diritto di parlare in questi giorni, mi sembra un universo possibile fatto di tolleranza e condivisione.
Non c’è spazio per pregiudizi, per cattiverie pensate e magari non dette, per facili stereotipi, per l’ignoranza e la paura del diverso.
Questo Intercity sarà pure brutto, sporco, vecchio, e lento, ma oggi sembra mi porti verso un mondo migliore.

Questo (a mio avviso) splendido e dolce post lo ha scritto Silvia, una mia collega che ho già avuto il piacere di ospitare nel mio blog con il suo “Vademecum della decenza durante i viaggi di Natale“. Come allora, mi sono limitata soltanto a riportare fedelmente le sue parole.

Il capotreno amorevole

La scorsa settimana, ad un passo dalle tanto attese (seppur brevi) ferie, ho approfittato di un permesso a lavoro per prendere il regionale veloce delle 13. Per trovare una carrozza che non fosse stracolma di turisti e con aria condizionata funzionante (più o meno) ho camminato lungo tutto il binario fino a che non sono salita sulla prima carrozza di testa.

Poco dopo essere partiti, ho messo la mia “schiscetta” sopra al tavolino e ho iniziato a gustare (si fa per dire) il mio pranzo all’insegna dell’ottimizzazione del tempo di viaggio. Proprio mentre stavo mangiando è passato l’addetto alle pulizie a bordo treno, che senza manifestare la minima espressione sul suo volto si è cordialmente limitato a dirmi “buon appetito”.

Qualche minuto dopo è arrivato il capotreno. Sembrava un uomo prossimo alla pensione o comunque con diversi anni di servizio alle spalle, capelli brizzolati e sguardo buono. Stava controllando i biglietti degli altri viaggiatori e appena mi ha visto mangiare mi ha solo chiesto “è abbonata?” e io, mentre cercavo comunque di recuperare il mio abbonamento dalla borsa, ho risposto “si”. A quel punto mi ha detto “no no, non si preoccupi non c’è bisogno e buon appetito!”.

Dopo questi due episodi ero già felice di aver incontrato in treno tanta gentilezza, perché, diciamocelo, non capita poi così spesso. Il viaggio è proseguito liscio fino a Pisa Centrale, quando il treno si ferma e la maggior parte dei passeggeri sono scesi. Sono rimasta da sola all’interno della carrozza di testa e poco prima della ri-partenza per Livorno vedo di nuovo arrivare il capotreno che si avvicina a me e sorridente mi chiede “ma si può fare questa vita?”.

Sul momento mi sono limitata a sorridere cercando di capire se intendesse dire che la sua vita di capotreno (in pieno agosto) era difficile o se la mia vita da pendolare che pranza in treno (sempre in pieno agosto) era triste. Onestamente, avevo l’imbarazzo della scelta. È venuto in mio soccorso disambiguando la sua domanda facendomene un’altra: “mangia tutti i giorni in treno?”. Ecco, ce l’aveva con me!

Gli ho spiegato che quello era un orario insolito per me, che gli altri giorni sono abituata a portarmi il pranzo in ufficio (“bè, almeno mangi in compagnia!” ha esclamato) e che quel giorno avevo preferito comunque un sano pranzo portato da casa ad un panino acquistato al bar. Mi ha dato ragione, ma forse ha letto un po’ di stanchezza nel mio volto perché con tono amorevole, quasi fosse mio padre, mi ha chiesto “sei già stata in ferie?”. “Purtroppo ancora no, però mancano pochi giorni e poi andrò a rilassarmi in Umbria dalla mia famiglia. Lei c’è già stato?”. “No, nemmeno io, ci andrò tra un mese e mezzo. Anche io torno a casa e settembre è il periodo migliore per godermi la mia Sicilia. C’è meno confusione”.

Come dargli torto! Dopo questo piacevole scambio, il capotreno è tornato all’amara realtà dicendomi “ma qui non va l’aria condizionata vero?”. “Ma all’inizio del viaggio andava, ora effettivamente sembra di no”. Sconsolato mi ha risposto “pensi che in alcune carrozze non ha mai funzionato, e in altre funziona a momenti. Sto chiamando la sala operativa ma non mi risponde nessuno. Chissà come faremo per il viaggio di ritorno verso Firenze. Va bè, provo di nuovo a vedere cosa posso fare”.

Prima di allontanarsi mi ha salutato da vero gentiluomo, augurandomi buon proseguimento di viaggio e buone ferie. Ho ricambiato con sincera gratitudine. Ancora ora, se ripenso a quell’incontro, non posso fare a meno di sorridere.