Firenze SMN shopping gallery. Now open.

Dopo l’inaugurazione nell’agosto del 2013 e le prime vetrine rotte a pochi giorni di distanza, possiamo finalmente annunciare che alcuni negozi hanno aperto i battenti nella nuova galleria della stazione di Firenze SMN.

Nuova galleria a SMN - scale mobili

Nuova galleria a SMN - pubblicità

Al mio arrivo questa mattina ho notato i cartelli pubblicitari che informavano dell’apertura della nuova shopping gallery. In pausa pranzo ho deciso di fare un giro per scoprire quali novità aspettano i tanti viaggiatori che tra un treno e l’altro approfittano per fare un po’ di acquisti. Che sia chiaro, la mia è stata un’incursione da blogger pendolare che vuole documentare i fatti. Lo shopping non c’entrava affatto!

Nuova galleria a SMN - nuovi negozi

Scendendo ho notato che non tutte le vetrine sono popolate dai nuovi negozi. Per il momento infatti ce ne sono soltanto 6 aperti: 4 di abbigliamento, 1 di cosmetici e 1 di una compagnia telefonica. Nelle altre vetrine rimane solo il nome dei futuri negozi, all’interno dei quali si possono intravedere gli operai a lavoro. A dire la verità, alcuni operai stavano ancora lavorando anche in qualche negozio già aperto!

Nuova galleria a SMN - operai a lavoro

Come prima dell’apertura dei negozi, anche oggi ho trovato un uomo della sicurezza che camminava lungo il corridoio della nuova galleria. Il flusso di persone era ancora scarso, forse perchè dalla vecchia galleria non ci sono indicazioni per la nuova o forse perché sono andata in un orario di scarsa affluenza. Sicuramente potremo trovare un maggiore via vai quando la galleria sarà a pieno regime, con tutti i negozi aperti.

Nuova galleria a SMN - guardia

Prometto che sacrificherò qualche altra pausa pranzo per andare a controllare la situazione. Lo faccio solo per il blog!

Il capotreno fenomeno

In treno capita spesso di imbattersi in qualche capotreno fenomeno, dove con “fenomeno” intendo il particolare atteggiamento di quei capotreno che se la tirano un po’, che assumono l’atteggiamento da sceriffo se qualcuno ha sbagliato a fare il biglietto (figuriamoci se non ce l’ha proprio) e che rispondono sgarbatamente ai passeggeri che gli pongono domande.

Come se prendere un treno all’alba non fosse già abbastanza frustrante, stamattina, nel Vivalto con partenza alle 6:12, avevamo a bordo uno di questi fenomeni.

Vivalto interno

Poco dopo la partenza, il capotreno passa a controllare biglietti e abbonamenti. Appena entra nella carrozza in cui mi ero seduta, la prima persona in cui si imbatte gli chiede di abbassare l’aria condizionata, perché effettivamente faceva freddo. Lui con un tono abbastanza serio e privo di empatia risponde: “Guardi, nell’altra carrozza c’è meno freddo e ci sono posti liberi. Se vuole può spostarsi lì”.

Se c’è una cosa che mi fa innervosire sono queste risposte. Sono fortemente convinta che per un pendolare la scelta del posto non sia casuale, quindi chiedergli di cambiare posto dopo che il treno è partito e che tanti altri pendolari si sono già sistemati potrebbe essere fastidioso. Per me lo è sicuramente, tanto che avendo udito la risposta del capotreno esclamo: “ma perché dobbiamo essere sempre noi a cambiare carrozza?”.

Lui forse non ha sentito, o forse ha preferito ignorarmi, sta di fatto che visto il mio abbonamento è passato oltre. Non fa in tempo ad arrivare a metà carrozza che una signora gli fa la stessa richiesta e a quel punto lui stizzito sbotta e con tono seccato dice: “Non ve la posso spegnere l’aria condizionata, se no qui dentro ci morite. L’ultima volta che l’ho fatto c’era una signora incinta e si è sentita male. Ho dovuto chiamare l’ambulanza e questo treno è stato fermo per mezz’ora!”.

Quell’affermazione finale, per il modo in cui è stata pronunciata, suonava come “Cosa preferisci? Che ti spenga l’aria condizionata o che facciamo ritardo perché qualcuno si sentirà male?”. Ho molto apprezzato il controllo che la signora è riuscita ad esercitare su sé stessa per non inveire contro questo capotreno fenomeno che, anche ammesso avesse ragione, si era posto in modo così sgarbato nei suoi confronti.

Il viaggio è proseguito verso Firenze con qualcuno che ha cambiato carrozza e con altri, stoici, che sono rimasti al loro posto. Di fatto, nonostante avessimo “optato” per l’aria condizionata accesa, il treno ha fatto 15 minuti di ritardo. Eppure nessuno si è sentito male!

Rimane il grande mistero del sistema di condizionamento del Vivalto. Ormai le ho sentite di tutti i colori: c’è il capotreno che alla richiesta di abbassare il livello dell’aria lo fa, c’è quello che ti dice che è tutto centralizzato e che lui non può fare niente, c’è chi ti dice che la temperatura interna è regolata sulla base di quella esterna (e qui ci deve essere qualcosa che sfugge nella logica, perchè se fuori ci sono 10 gradi, dentro non può partire l’aria condizionata fredda!) e c’è chi ti dice che non può spegnerti l’aria perché se no qui “ci morite”.

Se qualcuno può illuminarci sul tema “aria condizionata nel Vivalto” lo apprezzeremmo molto. Così saremmo in grado di controbattere, sempre garbatamente si intende, alle fantasiose argomentazioni di questi controllori fenomeni che se ne inventano sempre una. Grazie!

Non c’è 2 senza 3: raduno di blogger pendolari a Roma

L’appuntamento con i pendolari blogger è previsto per sabato mattina al binario 1 della stazione Termini. Arrivo e trovo Leuconoe, cioè Veronica, nostro cicerone per la giornata. Dagli altri binari arrivano Katia, la Pendolante ideatrice dei nostri raduni, e Tiziana (tiZ), una delle piacevolissime new enrty di questo raduno romano che gestisce il blog “da – diario di una pendolare che..”.

Pendolare senza treno, ma con corriera/bus, l’ultima a raggiungerci è Valentina di Esperienze da autobus. Manca purtroppo all’appello Pendolo0, che però con grande piacere abbiamo almeno raggiunto al telefono più tardi. Al nostro fianco ci sono tre valorosi accompagnatori, che si sono prestati allo scatto di foto con i numerosi dispositivi in nostro possesso.

Il terzo raduno pendolare inizia alla stazione Termini

Il gruppo parte dalla stazione Termini dirigendosi verso la Basilica di Santa Maria Maggiore, per poi proseguire verso il rione Monti e sbucare improvvisamente di fronte alla maestosità del Colosseo. I primi passi servono per raccontarsi le ultime novità e per conoscere meglio le ultime arrivate. Il clima è sempre quello che caratterizza i nostri raduni: si ride, si parla, ci si diverte.

Scattate le foto d’obbligo al Colosseo, ci dirigiamo verso via dei Fori Imperiali (che, non me ne vogliano i romani, senza traffico non è affatto male!). Ultima tappa, prima di una meritata merenda, è stato il Campidoglio. Provati dalla lunga scalinata che abbiamo fatto per raggiungerlo, ci siamo chiesti se nel nostro tempo libero fosse opportuno fare sforzi fisici e mentali. Dopo un simpatico confronto, siamo tutti d’accordo sul fatto che, esaurita la dose di puntualità e ottimizzazione che il nostro pendolarismo richiede, il weekend è fatto per rilassarsi, andare piano e non stancarsi (famiglia permettendo si intende!).

I pendolari salgono verso il Campidoglio

E visto che il raduno si svolge di sabato, per non affaticarci troppo ci dirigiamo verso largo Argentina dove troviamo un bar molto particolare nel quale riprenderci dal caldo della giornata. Ci sistemiamo intorno ad una grande tavola, perfetta per stimolare la nostra già viva conversazione. Accanto ad una finestra ci sono delle valigie e quindi l’associazione con il viaggio, la partenza, i mezzi pubblici viene da sé. I nostri accompagnatori si mettono a lavoro e scattano una simpatica foto di rito.

Pendolari blogger pronte a partire

Usciti dal bar, non riusciamo a darci pace per la mancanza di libri che ci impedisce di mantenere la promessa fatta a Cartaresistente di scattarci una foto con un libro ciascuno. Ci dirigiamo così verso la libreria Feltrinelli, passiamo un po’ di tempo a cercare dei libri sul tema viaggio e ci mettiamo in un angolo della libreria per scattare una foto. Nemmeno avessimo rubato, si avvicina prima uno e poi un’altro uomo della sicurezza a dirci “qui non siamo al cinema, niente foto”.

Basiti, lasciamo i libri negli scaffali (perché a quel punto non te lo compro più) e guadagniamo l’uscita prima che la rabbia potesse dare vita ad inutili discussioni, anche se Pendolante che dice “mi chiami il direttore” avrei tanto voluto vederla. Comunque, strano ma vero, la Feltrinelli ci ha regalato l’unico momento negativo di una giornata perfetta. Ci muoviamo in direzione Pantheon, dove prima di mischiarci alla folta folla di turisti proviamo comunque a realizzare lo scatto promesso a Cartaresistente con i libri a disposizione.

Siamo pendolari ma pur sempre donne

E’ il momento del meritato pranzo: matriciana, gricia, carbonara e cacio e pepe, alla faccia della Feltrinelli e di chi ci vuole male! A tavola inizia un confronto sui tanti maleducati che ci capita di trovare a bordo dei mezzi che quotidianamente utilizziamo. A malincuore scopriamo che da nord a sud certe brutte abitudini non cambiamo: persone che parlano a voce alta, giocano con gli smartphone senza eliminare la suoneria, ascoltano musica senza gli auricolari. Qual è il migliore atteggiamento che possiamo avere di fronte a queste persone? Ammetto con tutta onestà e rassegnazione che personalmente non posso farmi carico della loro educazione, per cui la maggior parte delle volte resisto dal dire qualsiasi cosa e mi limito a lanciare occhiate di fuoco, facendomi il sangue amaro per il nervoso che mi provocano. Così fanno anche i miei colleghi pendolari, anche se concordiamo tutti che ogni tanto far partire qualche gomitata camuffata da sbadataggine ci sta bene!

Una volta recuperate le forze ci spostiamo verso Castel Sant’Angelo, ma prima di arrivare a San Pietro accompagniamo alla fermata dell’autobus tiZ, che torna verso la stazione per riprendere il suo treno, direzione Napoli.

Il raduno pendolare si sposta all’estero, con un’escursione a Città del Vaticano dove oltre all’esterno della basilica e al colonnato di Bernini ammiriamo anche l’operazione marketing della Misericordina di Papa Francesco. Rientrati in patria arriviamo al Palazzaccio (palazzo della Corte di Cassazione) e attraversato il ponte di Tor di Nona ci fermiamo per un’altra pausa ristoro: è il momento della grattachecca sul lungo Tevere.

Finalmente ci raggiunge anche Skaiosgaio che non vedevamo dal nostro primo raduno a Firenze. Felici di rivederlo e dopo avergli chiesto notizie sui suoi ultimi racconti ambientati in terra friulana, ripartiamo alla volta della stazione Termini, passando per piazza Navona, la chiesa di San Luigi dei Francesi e piazza Colonna, dove scattiamo un’altra foto ricordo.

Foto ricordo dei pendolari a piazza Colonna

Riprende il nostro cammino per via del Tritone, dove riusciamo anche ad assistere al tamponamento di un autobus ai danni di un motorino. A piazza Barberini salutiamo Valentina di Esperienze da autobus ed il suo simpaticissimo accompagnatore che vanno a prendere un autobus per tornare a casa. Il resto del gruppo scende a prendere la metro (sì, alla fine non abbiamo resistito e siamo saliti su un mezzo di trasporto pubblico) per separarsi definitivamente alla stazione Termini.

Un altro raduno pendolare è arrivato al termine. Rimane in bocca un sapore di positività, ce ne siamo andati con il sorriso sulle labbra pensando alle belle persone che il pendolarismo ci ha fatto conoscere.

Per il prossimo appuntamento abbiamo già fissato la meta: Napoli. Manca solo giorno e ora.

Il facchinaggio alla stazione non è più abusivo!

Udite udite, la notizia è di oggi. Sul sito di Repubblica (edizione Roma) si legge che dal 6 ottobre è operativo un servizio di facchinaggio totalmente legale con un costo che varia dai 6 agli 8 euro.

Facchinaggio autorizzato nelle stazioni

Le stazioni interessate per il momento sarebbero Roma Termini, Milano Centrale e Firenze SMN.

Per il momento i facchini non sarebbero ancora provvisti di divise ufficiali, ma solo di pettorine fluorescenti. Tra ieri e oggi io non ho notato nulla alla stazione di Firenze. Vedrò nei prossimi giorni se qualche facchino autorizzato si avvicinerà ai binari 1A, 1 e 2 per prestare servizio ai tanti turisti che da quei binari prendono il treno per raggiungere o per tornare dall’aeroporto di Pisa.

L’articolo di Repubblica (da cui è tratta la foto) spiega nel dettaglio il tipo di servizio che verrà offerto. Nel leggerlo, le parole “raccontano gli ideatori del servizio” mi hanno strappato un sorriso. Come dire, non mi è sembrata l’idea del secolo!

Gli abusivi sono stati cacciati dalla stazione per finire in altre zone della città e qualcuno ha trovato il modo di monetizzare con un servizio che bene o male sembrava comunque richiesto.

Ora attendiamo solo fiduciosi la rimozione di quelle orribili, quanto ingombranti, transenne.

Il ritardo variabile

Il ritardo di un treno dovrebbe essere per definizione variabile, perché rappresenta un imprevisto, qualcosa che al momento della stesura degli orari delle corse non era stato ovviamente calcolato. Con Trenitalia si possono riscontrare due anomalie in questo senso.

La prima è che il ritardo da variabile diventa costante, ovvero ci sono treni che ormai partono o arrivano costantemente con alcuni minuti di ritardo. La seconda anomalia è relativa al fatto che il ritardo, in quanto variabile, a volte diventa ancora più variabile. Provo a spiegarmi con un esempio.

Ieri il mio regionale veloce 3177 da Firenze SMN a Livorno Centrale parte con 10 minuti di ritardo. Prima della partenza non vengono fatti annunci a bordo, ma per fortuna riusciamo a sentire l’annuncio in stazione relativo non solo ai 10 minuti di ritardo, ma anche a delle fermate straordinarie che il treno farà (è quindi probabile che arriveremo a Livorno con un ritardo ancora più elevato).

Il treno parte, fa le sue fermate aggiuntive e continua ad accumulare ritardo. A bordo treno tutto tace. In prossimità di Pisa Centrale (dopo un’ora di viaggio!), si vede finalmente il controllore che passa a controllare biglietti e abbonamenti. Una ragazza chiede informazioni e scopre di aver perso la coincidenza per La Spezia.

A quel punto il controllore deve aver capito che un annuncio a bordo poteva essere di aiuto ai passeggeri, quindi prende coraggio e ci informa delle coincidenze che sarà possibile prendere al nostro arrivo a Pisa Centrale. Dei minuti di ritardo però meglio non parlarne.

Il ritardo variabile

Guardo l’orologio, faccio due conti e come previsto avevamo superato i 10 minuti di ritardo iniziale. All’arrivo a Livorno Centrale, guardo il display e leggo un ritardo di 10 minuti.

La matematica non mente però e come è possibile vedere dalla foto se l’arrivo era previsto alle 18:08 e al momento dello scatto erano le 18:25 allora vuol dire che i minuti di ritardo erano 17.

Quando affermo che il ritardo è a volte doppiamente variabile intendo esattamente questo. Non solo è variabile rispetto all’orario di arrivo del treno, ma è variabile anche a seconda dei punti di vista: per il controllore non esiste, per Trenitalia è di 10 minuti, per la matematica è di 17 minuti.

Dopo anni di pendolarismo, trovo questa gestione dei ritardi e soprattutto della comunicazione in merito ai ritardi fortemente irrispettosa dei passeggeri che pagano per avere in cambio un servizio efficiente.

La prossima volta che vado in biglietteria provo anche io ad applicare la stessa creatività anche al pagamento del mio abbonamento: devo pagare 109€, mi scuso per il disagio e ti dico che purtroppo ne pago 99 quando il realtà ne pago 92. Dite che accetteranno?

Vuoi accedere al binario? Biglietto prego!

Sull’abusivismo in stazione a Firenze credo di aver già scritto abbastanza. Mi ero ripromessa di abbandonare l’argomento per un po’ e non accanirmi sul tema nonostante sia sotto i miei occhi ogni giorno.

Martedì scorso stavo andando verso il binario 2 della stazione di Firenze SMN dove avrei preso il treno per Livorno Centrale delle 15. Orario insolito per me, come insolita è l’accoglienza che ho trovato.

In cima al binario, all’altezza della prima carrozza c’era come sempre il capotreno. Martedì però era accompagnato da un uomo con una pettorina blu. Insieme si assicuravano che chiunque accedesse al binario 2 avesse con sé un biglietto valido. Non mi era mai capitato da quando sono state prese le ormai note misure di lotta all’abusivismo in stazione.

A parte la seccatura di tirare fuori l’abbonamento dal portafoglio, non ho avuto problemi a salire in treno. Non è stato così per altre due persone che davanti a me hanno tentato di accedere al binario senza successo.

Erano un ragazzo e una ragazza. Non stavano camminando insieme, ma entrambi hanno fatto finta di nulla quando gli è stato chiesto di mostrare il biglietto. Il ragazzo ha avviato una negoziazione cercando di spiegare che voleva solo camminare lungo il binario, non doveva prendere il treno ma voleva solo raggiungere i binari 3 e 4. Questa spiegazione non ha convinto l’uomo della sicurezza che non l’ha lasciato passare.

Mentre il ragazzo cercava di spiegare la sua posizione, la ragazza ha tentato di incamminarsi lungo il binario costeggiando il muro. Capotreno e uomo della sicurezza se ne accorgono e chiamano la ragazza. Piccolo particolare: la ragazza era di colore e uno dei due ha pensato carinamente di attirare la sua attenzione chiamandola “Bionda! Il biglietto!”.

Lei, probabilmente a causa dell’imbarazzo per essere in difetto, ha sorriso ed è tornata indietro senza polemizzare su quel “Bionda” che francamente, al di là del possibile intento discriminatorio, dimostra una confidenza da parte dell’uomo decisamente fuori luogo. Non so come sia andata a finire perché sono salita in treno ma immagino che per lei l’epilogo sia stato lo stesso dell’altro ragazzo.

Non mi siedo alla prima carrozza perché non funzionava l’aria condizionata. Vado avanti fino alla seconda, mi siedo, guardo fuori dal finestrino e mi ricordo che al binario 2 si può accedere anche da un secondo punto.

Infatti chi frequenta spesso la stazione di Santa Maria Novella sa che andando lungo il binario 5 si può arrivare non solo all’inizio del binario 4 e 3, ma girando a sinistra si può arrivare tranquillamente a metà del binario 2.

E se lì non c’è nessuno che controlla.. si potrebbe facilmente rendere nullo anche il controllo fatto in testa al binario 2. Fatta la legge, scoperto l’inganno!

Rientro in treno commovente

Dopo il traumatico risveglio di ieri mattina e dopo aver trascorso l’intera giornata in ufficio, mi preparo per tornare a casa. Alla stazione leggo che il treno mi aspetta al binario 5, binario insolito per il mio orario.

Salgo e mi siedo in attesa che parta. Il capotreno annuncia che il treno fa solo le fermate di Pisa e Livorno e che per le fermate intermedie c’è un treno in partenza al binario 1A. A quel punto si scatena il caos. I due treni erano stati precedentemente annunciati al contrario, ovvero il mio al binario 1A e l’altro al binario 5. Non si sa perché ad un certo punto sono stati scambiati.

Il caos di pendolari e turisti che cercavano di capire quale fosse il treno giusto e un “inconveniente tecnico” hanno fatto sì che il treno accumulasse 20 minuti di ritardo. Inizio a guardarmi intorno per capire chi sono oggi i miei compagni di viaggio.

All’improvviso squilla un telefono, non posso fare a meno di notarlo perché è del signore seduto davanti a me ed ha squillato ad un volume altissimo. Capisco che sta ricevendo delle informazioni mediche, su uno stato di salute, non so se il suo o quello di qualcuno a lui caro. Appena finisce di parlare con il medico chiama una donna e capisco che le condizioni di salute di cui stanno parlando sono le sue.

Viaggiatore riceve buone notizie al telefono

Parlano di reni e del fatto che “sono uguali, sono uguali! Le macchie che si vedono sono vecchie calcificazioni. Forse dovrai fare qualcosa per quelle, ma l’importante è che non si tratta di quello che pensavamo. Ce l’abbiamo fatta!”. Intuisco che si tratta di una bella notizia e appena l’uomo pronuncia quel “Ce l’abbiamo fatta” si commuove.

Smette di parlare e porta una mano sul viso per nascondere la commozione. La conversazione si interrompe per qualche istante e poi l’uomo, per placare quella commozione, cambia argomento e con la voce rotta dal pianto dice “questo treno non parte!”. Scoppia a ridere ed esclama “Ma che ce ne frega a noi se il treno non parte!”.

Io assisto alla scena con il magone in gola. Avevo anche io gli occhi lucidi perché quella telefonata aveva trasmesso tutta la disperazione di quell’uomo e allo stesso tempo anche la sua immensa gioia.

Turisti americani in treno

Il treno finalmente parte e a quel punto la mia attenzione è stata catturata da due turisti americani seduti dall’altra parte del corridoio. Mi colpisce in particolare lei perché ad un certo punto apre la valigia e appoggia un paio di stivaletti sopra il cestino. Prende una pochette e inizia a tagliarsi le unghie. Appena finita la manicure, prende il deodorante e rinfresca le ascelle. Una volta terminato, prende pochette e stivaletti e rimette tutto in valigia.

La mia attenzione però viene catturata nuovamente dall’uomo di fronte a me che riceve un’altra telefonata. Risponde e racconta al suo interlocutore quanto ha appena appreso “Temevamo una metastasi che in sei mesi la faceva morire. Potrebbe esserci comunque qualche problema, ma niente in confronto a quello che temevamo. Sono stato male, sono stato tanto male. Lei sta meglio di me, ma del resto quando è toccato a me ero io a stare meglio di lei”.

Con quelle poche parole è riuscito a trasmettere il forte legame che c’è tra i due, indissolubile nonostante le avversità. E non potendo far capire a lei quanto fosse stato in pena ha chiamato un paio di amici per raccontare l’accaduto e per sfogarsi. Ripeteva a tutti “quanto sono stato male” e poi faceva un forte sospiro.

Arriviamo a Pisa Centrale e l’uomo si prepara per scendere. Mi sembrava quasi di conoscerlo perché non volendo mi aveva fatto partecipare ad un momento così importante della sua vita. I nostri sguardi si incrociano e i suoi profondi occhi celesti sono ancora lucidi di lacrime.

Proseguo il viaggio per Livorno ripensando a questo felice epilogo. “Ce l’abbiamo fatta!” continua a riecheggiarmi nella testa.

Il trauma del lunedì. O del martedì?

Non trovo altre parole per definirlo. Il lunedì per me è un trauma. Nel weekend mi riposo, dormo di più, esco, mi distraggo, sono ritardataria e non programmo niente. Insomma, ricarico le batterie.

Eppure non c’è niente da fare! Lunedì il suono della sveglia mi riporta alla dura realtà, fatta di minuti contati, viaggi e incastri. In certi lunedì poi il sonno è devastante. Come stamattina.

Il treno non fa in tempo a partire che io già dormo nella mia solita posizione. Testa all’indietro e braccia conserte sopra alla borsa. Oggi però ho dormito proprio profondamente. Per isolarmi ancora di più ho “ascoltato” anche un po’ di musica.

Mi sveglia il controllore che passa (mai che passasse di pomeriggio, sempre di mattina all’alba!), ma in pochi secondi riprendo il mio sonno. Arriviamo alla stazione di Firenze SMN, mi sveglio a treno già fermo e mi rendo conto che stavo dormendo a bocca aperta. Non una bella immagine.

Scendo dal treno e inizio a camminare verso l’uscita della stazione. Per raggiungere il mio ufficio la devo attraversare tutta. Esco e mi dirigo verso le strisce pedonali quando incontro un autista Ataf che cammina sorridente. Mi guarda e sorride anche a me.

Sono troppo frastornata per ricambiare il suo sorriso, ma riesco comunque a formulare due pensieri:
1. Ci sono già foto di me che dormo a bocca spalancata che hanno fatto il giro del web e lui mi ha appena riconosciuto?
2. Ma poi, che c’avrà da ridere questo alle 7:30 di lunedì mattina?

Accompagnata da questi due profondi interrogativi arrivo in ufficio. Entro e penso che c’è solo un altro giorno della settimana che può essere più traumatico del lunedì: il martedì.

Sì, per un semplice motivo. In fondo siamo tutti preparati al fatto che il lunedì sarà traumatico. La nostra mente ed il nostro fisico se lo aspettano. Tutti (o quasi) sperimentano questo trauma per cui vivono la giornata in maniera più “rallentata”.

Quello che non ti aspetti invece è che il risveglio del giorno seguente, il martedì appunto, potrebbe essere ancora più stressante. La sensazione di stanchezza è maggiore, il sonno è maggiore. Con la differenza però che la nostra mente non è preparata per quel disagio. Anzi, ha abbassato la guardia perchè ormai il lunedì è passato.

Ma con il tempo e l’esperienza io (e qualche amica fidata) stiamo imparando la lezione, per cui martedì.. sono pronta, domani non mi coglierai di sorpresa!

Vita da Pendolare va in ferie!

Buone ferie da Vita da Pendolare

Eh si, è arrivato anche per me il momento di mettere in stand by la vita da pendolare e godermi le tanto attese ferie. Mi aspettano giorni con i miei cari, giorni da turista, giorni di relax ma soprattutto giorni senza treno!

A tutti quelli che come me fanno una pausa auguro buone ferie.

A chi invece continuerà con il pendolarismo, coraggio! Godetevi questi giorni in treno con meno pendolari e più turisti. Nuovi compagni di viaggio vuol dire nuove stranezze da osservare.

Ci vediamo tra qualche giorno!

Incontri pendolari 2.0

Il caso a volte ci regala delle piacevoli soprese! Ieri sera ho passato una divertente serata con “le bimbe della pallavolo”, variegato gruppo di ragazze con cui ho avuto il piacere di giocare un campionato amatoriale nel 2012 a Livorno. Chiacchiera, ridi e chiacchiera ancora, abbiamo fatto tardi e questa mattina non ho preso il treno al solito orario perché proprio non ce la potevo fare ad alzarmi alle 5:30. E allora, ho posticipato la sveglia di un’ora e preso il treno successivo.

Salgo comunque fortemente insonnolita, il treno parte e poco dopo mi addormento. Arriviamo alla stazione di Pisa Centrale, mi sveglio, guardo fuori dal finestrino e tra i passeggeri in attesa di salire riconosco Nicola Carmignani, un “giovane freelance che opera nel mondo del web” (come dice lui stesso nel suo sito).

Appena l’ho visto ho pensato “nooo, guarda chi è lui!”. L’ho riconosciuto perchè seguo il suo profilo Instagram e l’ho visto spesso interagire (sempre via Instagram) con il team di Igerslivorno.

Presa dall’entusiamo ho twittato:

Ne è nato un simpatico scambio via Twitter che è culminato con un caffè preso insieme al bar. Fa piacere quando una forte passione per il web rende incontri di questo tipo quasi naturali, come se davvero tu stessi prendendo un caffè al bar con qualcuno che conosci da tempo.

Nicola mi ha raccontato del suo periodo di pendolarismo, in macchina tra Pisa e Volterra. Decisamente una forma di pendolarismo estremo, visto che era costretto a fare circa un’ora e mezzo di macchina ad andare e a tornare, affrontando anche la neve durante l’inverno. E’ durata qualche mese, poi inevitabile il trasferimento.

Quattro chiacchiere, il tempo di un caffè e via, io mi dirigo verso l’ufficio e Nicola verso il suo prossimo treno. Certo che potevamo anche immortalare l’incontro con una foto! Comunque, è stato un modo originale e piacevole di inziare la giornata.

Grazie ancora per il caffè Nicola!