Se non sopportate la gente non prendete i mezzi pubblici

Ieri, dopo un difficile pomeriggio di lavoro, ho preso il treno successivo a quello che prendo solitamente. Facendo più fermate, era più affollato di quello su cui viaggio normalmente.

Mi sono seduta nella prima carrozza in testa al treno, nella speranza che fosse un po’ più vuota, ma mi sbagliavo. In compenso, essendo piena di assidui pendolari, c’era una relativa calma e silenzio. Avevo bisogno di un po’ di musica per rilassarmi, quindi ho preso gli auricolari, acceso la musica e chiuso gli occhi nella speranza di schiacciare anche un pisolino.

Alla prima fermata a Firenze Rifredi la carrozza si è definitivamente riempita. Si è seduto accanto a me un uomo che ha iniziato a lavorare al suo PC. Dall’altra parte del corridoio, ad un certo punto ha squillato un cellulare, un ragazzo sui trenta-trentacinque anni risponde con un tono di voce onestamente un po’ alto. La telefonata è durata poco, ma la signora seduta dietro di noi deve aver fatto una qualche smorfia o commento perché appena terminata la telefonata il ragazzo ha esclamato “Signora, siamo su un mezzo pubblico e se le danno fastidio 30 secondi di conversazione al telefono forse non dovrebbe prenderli!”.

Non potevo credere alle mie orecchie! E soprattutto, non potevo tacere! Mentre la signora dietro di me deve aver esclamato qualcosa tipo “Impari l’educazione”, l’uomo accanto a me ha detto “un tono di voce un po’ più basso non ci stava male”. Rincaro la dose io con “un po’ di educazione sta bene sempre eh”.

Il ragazzo non sembrava ancora convinto e, rivolgendosi a tutti, ha ribadito “Se non sopportate la gente non prendete i mezzi pubblici”. Addio, lo stai veramente dicendo a me?! Si è sollevato un coro di voci che in maniera più o meno pacata cercava di far notare al ragazzo che il discorso andava semplicemente capovolto, ovvero “proprio perché sei su un mezzo pubblico devi avere più rispetto per le persone”. Il ragazzo continuava ad agitarsi fino a che non è stato sopraffatto dalle lamentele.

Ho pensato di concludere il mio intervento con un’ovvietà: “se sono già più di cinque le persone che te lo stanno facendo notare, qualcosa vorrà dire no?”. Non sono seguite risposte, o forse non le ho udite. Ho infatti riportato gli auricolari alle orecchie e ripreso ad ascoltare la musica. Il viaggio è proseguito in un piacevole silenzio.

Mattinata di ordinario pendolarismo

Una mattina come tante altre. Ho parcheggiato la macchina, sono salita (rigorosamente!) nella carrozza 2, ho salutato un amico pendolare con cui a volte condivido il viaggio. Ci siamo seduti, quattro chiacchiere con il treno ancora fermo in stazione, quando è arrivato lui: pendolare della tratta Livorno – Pontedera, lavoratore della Piaggio, molto alto, vestito con una tuta blu.

Tutte le mattine arriva con la sua Smart (nella quale entrerà a stento vista la sua altezza), la parcheggia e aspetta fino all’ultimo per salire in treno, arrivando a bordo sempre tutto trafelato. Non ho mai capito perché, ma pare che lo faccia per assicurarsi che la sua auto sia parcheggiata bene (una Smart!).

Devo essere sincera, è uno di quei personaggi un po’ strani, che ha sempre qualcosa di cui lamentarsi (Trenitalia, i ritardi, la politica..) cercando di trovare supporto anche nelle persone che non conosce (alle 6 di mattina!), ma che ispira comunque molta simpatia. Un gigante buono!

Ieri mattina, è salito a bordo del treno sempre con un po’ di fiatone, ha visto il mio compagno di viaggio (con il quale spesso parla) seduto lato corridoio, si è avvicinato e senza nemmeno dire buongiorno attacca con “Oh, ma questi tagli alla sanità?”.

Nonostante la drammaticità del tema, mi è scappata una risata che ho subito soffocato perché era evidente che il piglio con cui aveva iniziato la conversazione era serio, e non volevo mancargli di rispetto. Il mio compagno di viaggio risponde con un vago “Hai visto?!”. E lui ha incalzato “Che poi vedrai, ora iniziano con le visite, ma poi taglieranno anche sui medicinali. Io credevo che scherzassero e invece no!”. Sul “credevo che scherzassero” è partita una risatina generale, mista tra il divertito e l’isterico, visto quello di cui si parlava. La conversazione finisce comunque lì, con lo sconforto del nostro caro pendolare gigante che, rassegnato, è andato a sedersi.

Giusto il tempo di dire al mio compagno di viaggio “Lui mi fa morire!” che è arrivata verso di noi un’altra pendolare che con il tempo ho imparato a riconoscere. Vista la mia propensione a dormire in treno, non abbiamo mai scambiato due chiacchiere, mentre il mio compagno di viaggio sembra conoscerla bene.

Lei si è fermata accanto a lui per salutarlo “Ciao, ti saluto, domani è il mio ultimo giorno, poi inizio a lavorare qui a Livorno. Non so se ci rivedremo, magari in giro”. Dentro di me ho pensato “ecco, allora qualcuno prima o poi ce la fa! Anni di pendolarismo e poi finalmente arriva il momento in cui casa e lavoro sono nella stessa città”. L’ho guardata come un’eroina, cercando di trasmetterle con il mio sguardo tutta la mia ammirazione e gioia per lei.

Prima di andare a sedersi ha chiuso con una frase che mi ha stupito, ma fino ad un certo punto: “Eh sai, non ti credere, un po’ mi dispiace!”.

Riflettendoci, penso che potrebbe anche avere ragione. Se il pendolarismo è fatto anche di questo microcosmo di rapporti, che si costruiscono giorno dopo giorno, perderli improvvisamente, anche se a vantaggio di uno stile di vita probabilmente meno stressante, potrebbe essere comunque doloroso.

In treno con topolino, le americane e i chiacchieroni

Ieri pomeriggio nel viaggio di ritorno sono stata intrattenuta da compagni di viaggio un po’.. bizzarri! Seduto davanti a me c’era un uomo di mezza età, capelli brizzolati e occhiali da vista. Occhi puntati sul suo smartphone, non ho potuto fare a meno di notare la sua cover del telefono. Di colore nero/verde, aveva stampata al centro l’immagine di topolino. Mi è sembrato un po’ strano per un uomo di quell’età. Poco dopo la partenza del treno, ha collegato gli auricolari al telefono e ha iniziato ad ascoltare la musica ad alto volume, tanto che anche io potevo ascoltarla. Musica tosta, in netta contraddizione con la sua figura e con topolino!

Topolino e le americane in treno

Dietro di lui sentivo chiacchierare 5 ragazze americane, le tipiche ragazze americane in vacanza in Italia. Shorts, camicietta smanicata, infradito o ballerine, capelli super ordinati e trucco perfetto. Non ho mai capito come si possa stare in giro tutto il giorno e sembrare sempre appena uscite di casa, ma questa è un’altra storia. Chiacchieravano animatamente, mi piaceva ascoltarle e guardarle perché fantasticavo sul loro viaggio, sulle prossime mete e un po’ anche sulle loro vite. Sembravano il ritratto della salute, borraccia con acqua al seguito, perché l’idratazione è importante quando si cammina molto.

Alla mia destra invece c’erano due uomini, uno sarebbe sceso a Pisa, l’altro proseguiva per Livorno. Non si conoscevano, ma sono bastate poche battute prima che il treno partisse per far sì che continuassero a parlare per tutto il viaggio, entrando anche in dettagli intimi della loro vita privata, come se si conoscessero da sempre. Il primo stava rientrando da Milano, era salito sul treno di corsa, riuscendo a prendere la coincidenza giusto in tempo. Doveva fare tre telefonate e le ha fatte tutte, nonostante gallerie e un segnale presente a singhiozzo.

Uomini senza privacy in treno

Parlavano di treni, di capotreni, di donne e di tradimenti. Il livornese lamentava che la tecnologia e i social network ormai gli hanno tolto ogni forma di privacy. La sua ragazza riesce a capire se sta chattando dal pc di casa o dal cellulare e quindi lui non può più mentire su dove si trova. L’altro gli rispondeva che ormai bisogna stare attenti. In me hanno suscitato la solita domanda, ovvero: se dovete affannarvi tanto per nascondere quello che in realtà vorreste fare, perché non lo fate e basta, senza la persona da cui pensate di dovervi nascondere? Questa necessità di vivere sempre e comunque in coppia non la capisco, ma poi ho pensato che il mio è il punto di vista di una donna e ho smesso di farmi domande.

Poco prima dell’arrivo a Pisa il gruppo di ragazze americane mi ha riservato una sopresa del tutto inaspettata. Tra una chiacchiera e l’altra, una di loro ha tirato fuori dalla borsa un cartone di vino rosato Conad. Immagino non fosse nemmeno troppo fresco, ma se lo sono passato di mano in mano e ognuna ne ha bevuto un sorso, gustandolo come se fosse il più pregiato dei vini. Credo di aver sgranato gli occhi dallo stupore, le super healty american girls con un cartone di vino stile barbone? Le vedevo già sulla copertina di Sport Illustrated e invece…

Il treno è arrivato a Pisa, l’uomo con la cover di topolino, le ragazze americane e il pisano rientrato da Milano sono scesi. Siamo rimasti io e il livornese privo di privacy. Senza le chiacchiere delle ragazze americane, i discorsi di un gruppo di pendolari seduti dietro di me si sono fatti più nitidi. Parlavano dei loro programmi per il ponte del 2 giugno. Uno di loro ha detto “io la prossima settimana lavoro solo un giorno. Faccio il ponte per il 2, rientro mercoledì e poi giovedi e venerdì non ci sono perchè giovedi ho…”. Conclude la frase bisbigliando, perché evidentemente non voleva far capire a tutti il motivo della sua assenza, se non alle persone sedute proprio accanto a lui. Dallo stupore però una delle sue compagne di viaggio non è riuscita a trattenersi ed ha eclamato “DUE GIORNI PER UNA COLONSCOPIA?”.

Presto tutto il vagone ha capito come mai il malcapitato sarebbe stato via dal lavoro la prossima settimana. Capita la gaffe, la ragazza ha continuato a parlare a bassa voce, dopo aver fatto un’ultima battuta a voce alta: “va bè, tanto ormai l’hanno capito tutti che devi fare una colonscopia!”.

Arrivati a Livorno c’è stato il tempo per assistere ad un’ultima scena romantica e divertente allo stesso tempo. Appena scesa vedo una ragazza correre verso uno dei viaggiatori appena arrivati. Ho immaginato che fosse il suo ragazzo, perché gli è saltata al collo e i due si sono lasciati trasportare da un bacio appassionato. Sono sempre belle scene da vedere alla stazione. Il romanticismo è stato però spezzato da un capotreno che sostava lungo il binario. Non ha potuto fare a meno di notare il bel fondoschiena della ragazza abbracciata al fortunato fidanzato. Guardava e camminava, guardava e continuava a camminare fino a che non si è fermato, giusto prima di cadere nelle scale che portano al sottopassaggio.

Non c’è che dire, il viaggio di ritorno di ieri è stato sicuramente interessante!

Un vicino di posto agitato

Il treno arriva alla stazione di Pisa Centrale. L’annuncio del capotreno mi sveglia, apro gli occhi e vedo gli altri pendolari salire. Tra loro c’è un passeggero che non ho mai visto. Ha un giacchetto di jeans e uno zaino sulle spalle. Attraversa tutto il corridoio e si siede accanto a me. Accenno un sorriso di cortesia e in meno di un secondo ripiombo in un sonno profondo.

Lui si muove spesso, sento il suo gomito spostarsi e tornare lungo il suo corpo frequentemente. Apro gli occhi per capire cosa sta succedendo e vedo che ha un fazzoletto in mano e continua ad asciugarsi la fronte. In un primo momento penso che abbia caldo.

Il viaggio prosegue e lui continua a tamponare il sudore. Ad un certo punto fa due starnuti consecutivi. E allora penso, sarà malato! Magari non ha potuto fare a meno di uscire di casa stamattina e ora cerca di curarsi come può. Egoisticamente, spero che non sia nulla di contagioso. Fatalista, mi riaddormento.

Arriviamo a Firenze e mentre il treno sta entrando in stazione inizio a prepararmi per scendere. Lui ha ancora in mano il suo fazzoletto di carta, lo piega, lo riapre, poi lo piega di nuovo, ogni tanto si asciuga le mani e ancora la fronte. Forse non ha caldo, né è malato. Mi sembra solo molto nervoso. Avrà un appuntamento importante, magari un colloquio di lavoro. Dovrà incontrarsi con una persona a lui cara, o forse è in ansia per un suo caro.

Arrivati a SMN si alza, si gira verso di me e mi saluta di nuovo con un sorriso molto cortese. Si avvicina alla porta, scende e inizia a camminare con passo veloce. Si fa largo tra la folla di pendolari appena scesi dal treno e in pochi secondi non lo vedo più. Qualsiasi fosse il motivo del suo nervosismo, spero gli vada tutto bene.

Il sequestro della carrozza n. 2 – continua…

Purtroppo i neo pendolari che da qualche settimana hanno occupato la carrozza n.2 hanno la pelle dura, non mollano. Questa mattina mi sono piacevolmente sorpresa nel leggere un post sul profilo FB di un amico pendolare, anche lui brutalmente “cacciato” dalla nostra carrozza preferita. Sembrava mi avesse letto nel pensiero!

C’era una volta la seconda carrozza (sottotitolo: ma chi gliel’ha fatto fare di trasferirvi a Firenze se non vi volevano più bene).
Ore 6 e 10, più o meno l’orario in cui cerco posto sul treno tutte le mattine nella seconda carrozza in basso (in alto la mattina non ci piace). Entravi e vedevi le solite facce, taciturne, assonnate, ogni spazio da due posti occupato da una sola persona, uno di loro, che nonostante tutto ispirava simpatia. Con qualcuno ci siamo scambiati due parole, altri li rivedi in piscina, altri invece scopri che fanno più o meno il tuo lavoro e la tua stessa vita se non peggio della tua. Questa insomma è la famiglia dei pendolari. Ma si sa… Tutte le belle storie finiscono prima o poi. Questa è terminata un paio di mesi fa, più o meno, proprio quando una mattina percorrendo il corridoio centrale del solito scompartimento senti un disagio dentro, dovuto esclusivamente all’inquinamento acustico di un gruppo di più o meno 6-8 persone che parlano convulsamente a voce alta. Dentro di te pensi in quei momenti che meglio la giornata non poteva cominciare, prendi le tue carabattole, zaino e giacca e te ne vai a cercare un altro posto. Forse sono io che stamattina sono sceso dal letto con il piede sbagliato e non tollero niente, penso tra me e me. Mi sposto nella prima e sorpresa… Trovo almeno 6 o 7 persone della mia famiglia. Anche loro avevano traslocato per lo stesso motivo. Queste sono le cose che il pendolare non vorrebbe mai… Casino sul treno la mattina alle sei e le luci bianche sparate negli occhi, per queste però non c’è rimedio. Dopo quel giorno di diaspora in prima carrozza ho pensato che quelle persone fossero solo viaggiatori occasionali ma mi sbagliavo di grosso. Poi ho pensato che quelle persone fossero diventati pendolari per un trasferimento di sede da Livorno a Firenze, come probabile che sia dati i chiari di luna, e che come tutti i pendolari all’inizio sei ringalluzzito ma alla lunga questa vita ti tronca e la mattina vuoi soltanto una di queste cose 1 dormire 2 leggere 3 ascoltare musica 4 guardare lo smartphone/tablet, tutte completamente in silenzio. Mi sbagliavo ancora, perché questi di stare zitti proprio non ne vogliono sapere. Una cosa l’hanno ottenuta, la carrozza a Pisa arriva vuota, solo loro dentro. Ma non finisce qui…

E’sempre bello scoprire che ci sono altri pendolari che la pensano esattamente come te, che in quella carrozza 2 si sentivano come a casa, come in famiglia. Ma a questo punto, non finisce qui!

Cosa potremmo fare? Affrontarli apertamente e chiedergli di fare meno rumore perché sono le 6 di mattina e qualcuno gradirebbe silenzio? Mmm.. non lo so, un tentativo si potrebbe fare, ma in questi casi temo sempre una reazione esattamente contraria a quella sperata (la mia esperienza mi suggerisce questo). Ho pensato anche che potremmo stampare il post del mio amico pendolare e anonimamente lasciarlo domattina all’interno della carrozza 2. Ma anche in questo caso credo che rischieremmo solo di stuzzicare il loro ego e non di reprimerlo, anche se la scena potrebbe essere divertente!

Cosa rimane da fare allora? Aspettare. Sono ancora convinta che quell’entusiamo non può durare troppo a lungo. Nel frattempo la famiglia della carrozza n.2 cercherà di non disgregarsi. Forza ragazzi, ce la possiamo fare!

Il sequestro della carrozza n.2

Dagli inizi del mio pendolarismo, dopo vari tentativi, sono giunta alla conclusione che viaggiare nella carrozza n.2 è la scelta migliore per andare a Firenze di prima mattina. Questo per almeno un paio di ragioni: 1. all’arrivo a Firenze SMN, se ci si trova nelle prime carrozze si farà prima a raggiungere l’uscita della stazione; 2. proprio perché questo è vero, quando il treno entra in stazione iniziano ad accalcarsi tutte quelle persone che, dopo aver viaggiato nelle carrozze di coda, si avvicinano alla testa del treno per velocizzare i tempi di uscita dalla stazione.

Questo fa sì che si crei un certo caos nella prima carrozza, con il risultato che se tu sei seduto lì, dovrai aspettare qualche minuto prima di alzarti, farti spazio nel corridoio e scendere. Da qui la conclusione che la seconda carrozza è il giusto compromesso tra vicinanza all’uscita e confusione all’arrivo in stazione.

Da qualche settimana, la seconda carrozza del Vivalto dove tutte le mattine salgo per andare a Firenze è ostaggio di un nuovo gruppo di pendolari. Non sono bulli, sono semplicemente neofiti.

La prima mattina che li ho visti a bordo non sono nemmeno salita nella mia carrozza preferita, sono andata direttamente alla prima carrozza dove ho ritrovato tutti i miei “amici” che solitamente come me salivano nella seconda. Uno di loro mi ha salutato e mi ha detto “siamo venuti tutti di qua stamattina eh” e io ho risposto “guarda, li ho visti chiacchierare allegramente e non sono nemmeno salita, sono venuta direttamente qui”.

Era chiaro a tutti che quel festante gruppo avrebbe disturbato la tanto desiderata quiete delle 6:12. Pensavo che sarebbe stato un episodio occasionale e che la mattina dopo tutto sarebbe tornato alla normalità. E invece no.

Mattina dopo mattina ho continuato a ritrovarli lì, a chiacchierare animatamente come se stessero prendendo l’aperitivo di mezzogiorno al bar! La scorsa settimana ho provato a passare tra di loro lanciando sguardi fulminanti nel tentativo di fargli capire che avrebbero potuto amabilmente conversare anche senza urlare, visto che erano seduti a solo mezzo metro di distanza l’uno dall’altro. Ma nulla, non ho ottenuto il risultato sperato.

Una cosa l’ho notata però. Con il passare dei giorni il gruppo si è sensibilmente ridotto. La prima mattina saranno stati almeno in otto. Qualche giorno dopo in cinque, poi in tre. Stamattina erano soltanto in due. Il nucleo più resistente. Nonostante fossero le 6 di lunedì mattina erano già intente a chiacchierare come se non esistesse un domani.

La speranza che la selezione della specie pendolare faccia il suo corso è comunque sempre viva in me. L’entusiasmo dei primi giorni sta lentamente scemando e qualche neo pendolare è già caduto sul campo. A me non resta che attendere l’estinzione totale della neo specie o (cosa di gran lunga più gradita) il loro adattamento agli usi e costumi del resto della specie.

In attesa di recuperare il mio posto alla carrozza n.2, ho fatto alcuni tentativi tra carrozza 1 e 3 e ho deciso che la soluzione migliore è comunque la prima carrozza. Infatti se mi siedo in coda alla carrozza 1, all’arrivo a Firenze SMN la folla uscirà dalle porte in testa e io, con un po’ di pazienza, potrò uscire abbastanza facilmente dalle porte in fondo alla carrozza.

Vademecum della decenza durante i viaggi di Natale

Il titolo di questo post è già tutto un programma! Questa volta non l’ho scritto io, ma pubblico molto volentieri questo vademecum su come viaggiare in treno durante il periodo natalizio, rispettando sé stessi e soprattutto gli altri passeggeri. Lo ha scritto Silvia, una mia collega di lavoro che ha esorcizzato lo stress del rientro a casa per Natale scrivendo tutto nero su bianco.

Lascio quindi la parola a lei:

“Son ormai diversi anni che, ahimé, mi muovo in treno per tratti medio-lunghi. Dopo aver percorso migliaia di km da Milano a Lecce, da S.Benedetto del Tronto a Firenze, passando per Roma e Torino, posso dire di essere abbastanza avvezza a tutte le criticità (chiamiamole così) che si possono riscontrare. Ogni volta salgo sul treno e mi sento forte e sicura: forte della mia pazienza, sicura del fatto che tutto potrà succedere. Eppure ogni anno, in prossimità di Natale-Capodanno-Epifania, tutte le mie certezze vacillano; tutta la mia variopinta e solida esperienza con Trenitalia si annulla: salgo sul treno e rimango inerme, esterrefatta, come fosse la prima volta che mi barcameno tra vagoni pieni di persone, cibo, animali, cose. Dopo aver esternato la mia frustrazione con sfoghi più o meno estemporanei, ecco invece un ragionato, pacato, distaccato vademecum per chi viaggia in treno durante le feste.

in treno c’è un limite di bagagli. Non è 20kg, non è 8kg, non dipende neanche dalla dimensione. È il buonsenso. È quel sesto senso che dovrebbe suggerirvi che sì, 4 trolley, uno zaino, una tracolla e due borse termiche, sono troppi.

se siete abituati a viaggiare in macchina, per favore, viaggiate in macchina anche a Natale. Se siete abituati a caricare valigie, parenti, animali, senza il senso della misura sopra citato, e lamentandovi del poco spazio, dei ritardi, della scomodità, fateci un favore: mettetevi in fila in autostrada e ritrovate la vostra pace interiore.

sorvolerei su tutti coloro che: Sbagliano posto. Sbagliano carrozza. Sbagliano treno. Non ho ancora metabolizzato il disagio che si crea nel bel mezzo di un freccia rossa perché una signora saccente è convinta di avere il 15b, mentre una cinese non capisce che ha sbagliato carrozza. No, non me la sento ancora di dare consigli freddi e distaccati a quest’adorabile categoria di viaggiatori occasionali (e confusi).

veniamo all’ultimo punto, già inconsciamente accennato fin dall’inizio: il cibo, specie nei viaggi di ritorno. Siamo Italiani, ed è importante, parte della nostra cultura, del nostro dna. Ma le mozzarelle, così come le focacce, i pasticciotti, e tutto quello che più vi piace, può essere comodamente spedito. Non state partendo per un paese in carestia, state solo tornando nella città in cui avete deciso di lavorare, studiare, vivere. Che sia Quintodecimo o Poppi, sono sicura che troverete dei supermercati anche lì. Evitiamo dunque di portare in treno sei valigie a testa, di cui 4 cariche di cibo. Lo so che le cose preparate da mamma e nonna sono più buone, concordo. Ma cerchiamo di pensare anche a chi, con la sua essenziale valigetta, vuole tornare a casa senza essere sommerso da buste, pacchi, valigie che odorano di melanzane e peperoni.

Ancora una volta, utilizziamo il Buonsenso: può fare miracoli, soprattutto a Natale.

Grazie Silvia per questi preziosi consigli. Personalmente, li sottoscrivo dal primo all’ultimo. Il viaggio di andata verso casa ormai è andato, ma cari viaggiatori, potrete sempre fare tesoro di questi preziosi consigli per il viaggio di ritorno!

Il pendolare irascibile

Dopo un piacevole weekend lungo trascorso in Umbria, questa mattina riprendo la mia routine pendolare e puntuale salgo sul regionale veloce delle 6:12.

Il mio solito posto era occupato da un ragazzo che mi è capitato raramente di vedere a bordo, per cui decido di sedermi nel posto davanti a lui, sempre lato finestrino. Mi sono sistemata e mentre mi apprestavo a fare il mio consueto pisolino il ragazzo ha iniziato a giocherellare con il cestino posto sotto al finestrino.

Chiunque avesse mai preso un Vivalto sa che quando si ripone il coperchio del cestino il rumore è particolarmente forte e fastidioso. Il ragazzo continuava ad aprire e chiuderlo con delicatezza ad intervalli regolari, producendo un fastidioso “tin… tin… tin… tin…”.

La prima volta mi sono voltata verso di lui dal lato del finestrino e non ho detto nulla, perché pensavo che quel gesto sarebbe bastato per fargli capire che stava disturbando (non solo me, ma anche gli altri pendolari intorno a noi). Pensavo male. Non so se il mio voltarmi è stato interpretato come un gesto di sfida, ma appena mi sono risistemata sul mio sedile è ripartito “tin… tin… tin… tin…”.

A quel punto, la mia pazienza (che già non è il mio forte) è svanita in un istante, mi sono girata di nuovo verso di lui e gli ho detto “È necessario?”. Lo so, non è la cosa più cortese che potessi dirgli, ma a quell’ora del mattino non sono riuscita a fare di meglio.

Il ragazzo deve averla presa parecchio male, perché mi ha risposto urlando “Ma che cazzo vuoi? (Non) Lo facevo per attirare la tua attenzione. Se ti da fastidio chiama il capo stazione”. Non ho ben capito se la sua intenzione fosse quella di attirare la mia attenzione o no. Di certo con quelle urla ha attirato anche l’attenzione di tutta la carrozza fino a quel momento silenziosa.

Evitando di puntualizzare la sua confusione tra capo stazione e capo treno, ho reagito in maniera molto pacata e mi sono limitata a dirgli a bassa voce “Non ce n’è bisogno, rilassati!”. Il ragazzo però si era ormai veramente indispettivo e quindi ha raccolto tutte le sue cose per spostarsi nella carrozza successiva.

Onestamente mi è sembrata una reazione esagerata. Io non gli avrei mai dato la soddisfazione di abbandonare il mio posto! Comunque il treno è partito e io mi sono addormentata. Più tardi vengo svegliata dall’annuncio del nostro arrivo alla stazione di Empoli. Ho aperto gli occhi e ho visto lo stesso ragazzo che camminava nel corridoio e andava verso la porta per scendere dal treno. Mi ha guardato con uno sguardo serio e credo ancora arrabbiato.

Come se il simpatico teatrino non fosse stato abbastanza per iniziare al meglio la settimana lavorativa, il treno ha fatto anche un ritardo di 24 minuti a causa di un guasto ad un altro treno sulla stessa linea. Se il buongiorno si vede dal mattino…

Capotreno, una di noi!

Ho scherzato qualche settimana fa sull’esistenza di qualche “capotreno fenomeno” che risponde alle domande dei passeggeri in maniera insufficiente e arrogante.

Quello che è successo ieri però è esattamente il contrario, ovvero a bordo del mio treno c’era una capotreno che ha cercato di fare tutto il possibile per permettere ad alcuni passeggeri di non perdere la coincidenza.

Ma andiamo con ordine. Il treno delle 16:28 in partenza da Firenze SMN e diretto a Livorno Centrale segnava già 30 minuti di ritardo quando sono arrivata alla stazione per prendere il mio treno delle 17. C’era un fiume di persone che scendevano da quel treno e correvano verso il mio, forse perché avevano già capito la mala parata! E infatti, pochi minuti dopo arriva l’annuncio: treno cancellato a causa di un guasto.

Il treno delle 17 parte più pieno del solito con a bordo le persone dirette a Pisa Centrale (unica fermata del treno), dove alcuni avrebbero dovuto prendere una coincidenza in direzione Genova o Roma. Essendo però partiti 30 minuti di ritardo rispetto a quanto programmato, la loro coincidenza era a rischio.

Capotreno una di noi

Ed è qui che, alle porte della stazione di Pisa Centrale, la nostra capotreno ha dato il meglio di sé. Inizia a chiamare la sala operativa chiedendo se i due treni interessati potessero aspettare qualche minuto perché “io sto entrando in stazione e ho delle persone che altrimenti perdono la coincidenza, cosa gli dico a questi? Sono su questo treno perché quello precedente è stato soppresso”.

Il tono della sua voce si alza, ha un forte accento livornese (e forse parla a voce alta per il solo fatto di esserlo!) e parla con la sfontatezza che è propria di questo popolo così diretto e verace. Questa volta però si scalda per una giusta causa. Nelle sue parole c’è tutta l’umanità e la consapevolezza di chi sa che è stata Trenitalia a mettere questi passeggeri in difficoltà, e dovrebbe essere Trenitalia a fornirgli la soluzione.

Mentre parlava al telefono era in piedi proprio accanto a me e inizialmente mi è venuto in mente il tormentone #faicomefossiacasatua perché stava veramente parlando a voce alta, ma al contrario di alcuni viaggiatori maleducati, lei lo faceva per “noi”.

Purtroppo dalla sala operativa non arrivano notizie positive, ma la capotreno ribadisce la sua intenzione di non lasciare i passeggeri che perderanno la coincidenza in attesa per un paio d’ore alla stazione di Pisa. Chiude la conversazione telefonica e inizia a parlare con alcuni dei viaggiatori direttamente interessati da questo possibile disagio. Si mostra solidale: “loro mica ci pensano, la fanno facile, dicono che non aspettano e basta”.

Non si perde d’animo e chiama direttamente i capotreno dei treni interessati. Primo obiettivo portato a casa: il treno che prosegue in direzione Roma aspetterà. Rimane quello in direzione Genova. Parte la telefonata al capotreno dell’IC per Genova e dopo una piccola insistenza (“sto entrando in stazione, tra poco ci vedi”) anche il secondo obiettivo è conquistato!

Parte l’annuncio: “Si avvisano i signori viaggiatori che tra qualche minuto arriveremo alla stazione di Pisa Centrale. Viaggiatori diretti a Roma dovranno correre al binario 5”. Appena finisce l’annuncio controlla il telefono e dice “ma perché mi hanno detto al binario 5? Parte dal binario 13!”.

Nuovo annuncio: “Si avvisano i signori viaggiatori che tra qualche minuto arriveremo alla stazione di Pisa Centrale. Viaggiatori diretti a Roma troveranno coincidenza al binario 13”. Il treno si ferma e i viaggiatori la prendono in parola. Appena scesi iniziano una corsa forsennata verso il binario indicato, qualcuno tenta l’ardua operazione di correre e fumare una sigaretta allo stesso tempo.

Comunque, tutto è bene quel che finisce bene. E per una volta è stato bello sentire che la capotreno era una di noi!

#faicomefossiacasatua: in treno come a casa

Come tutti i pendolari avranno notato, capita spesso di trovare viaggiatori che in treno si rilassano e si sentono talmente a loro agio da comportarsi quasi come fossero a casa loro.

#faicomefossiacasatua

Quando vedo persone che si tolgono le scarpe e appoggiano i piedi sul sedile, quando alcuni viaggiatori scambiano il vagone per il loro ufficio dando vita a numerose conference call (perché ora va di moda dire così) o quando coppie di amanti si lasciano andare ad attenzioni amorose che personalmente preferirei proteggere all’interno della mia sfera privata, il primo pensiero che ho è “ma fai pure come se fossi a casa tua!”.

E’ da qui che nasce l’hashtag che utilizzo quando riesco ad immortalare questi viaggiatori: #faicomefossiacasatua. Dopo che Gloria, una delle stoiche pendolari da una vita intervistata settimane fa, mi ha detto di trovare piacevole questo hashtag ho deciso di dedicargli un intero album fotografico nella pagina Facebook di Vita da Pendolare.

Vi invito ad utilizzare l’hashtag #faicomefossiacasatua tutte le volte che vi trovate di fronte a persone che sono veramente a loro agio in treno, forse troppo. Nel frattempo, godetevi la gallery fotografica pubblicata su Facebook, destinata sicuramente ad essere costantemente aggiornata!