Pensavo fosse amore…

Se il viaggio mattutino è stato tormentato a causa di un litigio che chissà come è andato a finire, il rientro di ieri pomeriggio è stato caratterizzato invece da un velato corteggiamento.

Salgo in treno pochi minuti prima della partenza, attraverso il corridoio in cerca di un posto libero e un ragazzo che era lì in piedi si sposta per farmi passare. Stava parlando con un suo amico e stavano guardando qualcosa al telefono. Poco prima che il treno partisse, il ragazzo che era in piedi si sposta dall’altra parte del vagone e si siede di fronte ad una ragazza. Erano proprio accanto a me.

Mentre si siede le dice “posso? ti disturbo?”. Lei timida ma sorridente gli dice che può tranquillamente sedersi. Iniziano a parlare e a raccontare un po’ di sé stessi. Lui le dice che lavora a Firenze, che si alza alle 5:30 e prende tutte le mattine il treno delle 6:12 da Livorno. Lo dice con il tono di chi tenta di fare colpo con un po’ di sano vittimismo.

Avevo voglia di intervenire e dirgli “guarda che anche io faccio come te, tutte le mattine”. Ma ovviamente non ho voluto rovinare quel potenziale idillio e mi sono limitata ad osservarli. Una cosa però l’ho pensata: ma una donna che si alza presto per andare a lavoro farebbe colpo agli occhi di un uomo? Perché io ho la sensazione che quando è una donna a fare un sacrificio del genere, sembra tutto più normale e meno faticoso. Non fa notizia ecco.

Comunque, tornando al flirt, i due continuano a parlare. Lui racconta del suo recente compleanno, ha 21 anni ma secondo lei ne dimostra 25 o 26. Lei invece ne ha 34. Lui vive ancora con i suoi genitori, mentre lei vive da sola.

Appresa questa notizia, lui fa la più scontata delle domande “come da sola? e il tuo fidanzato dov’è?”. E lei a quel punto ha risposto, quasi con imbarazzo, che non esiste né un fidanzato né un marito. E’ stato strano perché l’imbarazzo non dipendeva tanto dal fatto che lo stesse dicendo a lui, ma dal fatto che lo stesse dicendo a voce alta a sé stessa. Sembrava quasi mortificata perché non stava rispettando la tabella di marcia che la società ancora impone ad una donna che ha superato i 30 anni. Per risollevare la situazione ha però precisato che “da poco esco con uno” e che “a dicembre ho comprato casa”, perché pagare l’affitto era un inutile spreco di soldi.

Flirt in treno

Si sente che nessuno dei due ha un accento toscano, e infatti lui è albanese mentre lei viene dalla provincia di Varese, vicino Malpensa. E’ soprattutto lei ad attrarre la mia curiosità, indossa vestiti mascolini, ha una cuffia in testa che ricorda un personaggio dei cartoni animati che non riesco a mettere a fuoco. Dice di non sopportare le metropoli, per questo ha scelto di vivere a Fauglia.

Ieri era a Firenze per visitare la città, voleva andare anche a Siena ma non c’era abbastanza tempo. Ha pranzato al mercato centrale con un panino e un bicchiere di vino. E’ strana perché parla come se fosse una ragazzina che sta scoprendo il mondo soltanto ora, a 34 anni.

Continuano a parlare del più e del meno quando lei ad un certo punto esclama “ma qua dove siamo?”. Stavamo entrando nella stazione di Pisa Centrale, in anticipo. Quando serve qualche minuti di ritardo, si sa…

I due interrompono la conversazione, anche perché a lui squilla il telefono. Risponde ma bruscamente riattacca. E’ giunto il momento dei saluti, che si scambiano con molta esitazione. Forse avrebbero voluto scambiarsi reciprocamente i numeri di telefono, ma nessuno dei due ha avuto il coraggio di fare la prima mossa. Lei si avvicina alla porta e lui riprende il telefono. Chiama e dice “si è riattaccato da solo, no non ho attaccato io”. Poi si alza anche lui e torna dal suo amico. Poteva essere l’inizio di un amore o di un tradimento.

Il capotreno fenomeno

In treno capita spesso di imbattersi in qualche capotreno fenomeno, dove con “fenomeno” intendo il particolare atteggiamento di quei capotreno che se la tirano un po’, che assumono l’atteggiamento da sceriffo se qualcuno ha sbagliato a fare il biglietto (figuriamoci se non ce l’ha proprio) e che rispondono sgarbatamente ai passeggeri che gli pongono domande.

Come se prendere un treno all’alba non fosse già abbastanza frustrante, stamattina, nel Vivalto con partenza alle 6:12, avevamo a bordo uno di questi fenomeni.

Vivalto interno

Poco dopo la partenza, il capotreno passa a controllare biglietti e abbonamenti. Appena entra nella carrozza in cui mi ero seduta, la prima persona in cui si imbatte gli chiede di abbassare l’aria condizionata, perché effettivamente faceva freddo. Lui con un tono abbastanza serio e privo di empatia risponde: “Guardi, nell’altra carrozza c’è meno freddo e ci sono posti liberi. Se vuole può spostarsi lì”.

Se c’è una cosa che mi fa innervosire sono queste risposte. Sono fortemente convinta che per un pendolare la scelta del posto non sia casuale, quindi chiedergli di cambiare posto dopo che il treno è partito e che tanti altri pendolari si sono già sistemati potrebbe essere fastidioso. Per me lo è sicuramente, tanto che avendo udito la risposta del capotreno esclamo: “ma perché dobbiamo essere sempre noi a cambiare carrozza?”.

Lui forse non ha sentito, o forse ha preferito ignorarmi, sta di fatto che visto il mio abbonamento è passato oltre. Non fa in tempo ad arrivare a metà carrozza che una signora gli fa la stessa richiesta e a quel punto lui stizzito sbotta e con tono seccato dice: “Non ve la posso spegnere l’aria condizionata, se no qui dentro ci morite. L’ultima volta che l’ho fatto c’era una signora incinta e si è sentita male. Ho dovuto chiamare l’ambulanza e questo treno è stato fermo per mezz’ora!”.

Quell’affermazione finale, per il modo in cui è stata pronunciata, suonava come “Cosa preferisci? Che ti spenga l’aria condizionata o che facciamo ritardo perché qualcuno si sentirà male?”. Ho molto apprezzato il controllo che la signora è riuscita ad esercitare su sé stessa per non inveire contro questo capotreno fenomeno che, anche ammesso avesse ragione, si era posto in modo così sgarbato nei suoi confronti.

Il viaggio è proseguito verso Firenze con qualcuno che ha cambiato carrozza e con altri, stoici, che sono rimasti al loro posto. Di fatto, nonostante avessimo “optato” per l’aria condizionata accesa, il treno ha fatto 15 minuti di ritardo. Eppure nessuno si è sentito male!

Rimane il grande mistero del sistema di condizionamento del Vivalto. Ormai le ho sentite di tutti i colori: c’è il capotreno che alla richiesta di abbassare il livello dell’aria lo fa, c’è quello che ti dice che è tutto centralizzato e che lui non può fare niente, c’è chi ti dice che la temperatura interna è regolata sulla base di quella esterna (e qui ci deve essere qualcosa che sfugge nella logica, perchè se fuori ci sono 10 gradi, dentro non può partire l’aria condizionata fredda!) e c’è chi ti dice che non può spegnerti l’aria perché se no qui “ci morite”.

Se qualcuno può illuminarci sul tema “aria condizionata nel Vivalto” lo apprezzeremmo molto. Così saremmo in grado di controbattere, sempre garbatamente si intende, alle fantasiose argomentazioni di questi controllori fenomeni che se ne inventano sempre una. Grazie!

Una nuova pendolare chiacchierona

E’ successo di nuovo. Dopo la chiacchierona di qualche settimana fa, anche questa mattina ho trovato poco lontano da me una pendolare dalla chiacchiera facile già di prima mattina.

Sono consapevole che fino a quando sarò pendolare potrò incontrare tutti i giorni altri pendolari che di mattina presto sono già vispi e pronti ad interagire con il mondo che li circonda. Non so se mi ci abituerò mai perchè anche stamattina non sono riuscita a trattenermi e stordita dal sonno ho esclamato a voce bassa “mamma mia che chiacchiera, ma è già così alle sei di mattina!?”.

Questa mattina una voce altrettanto assonnata mi risponde “mamma mia davvero!”. Con mia sorpresa apro bene gli occhi e mi giro verso la mia vicina di posto. Ci scambiamo un sorriso di complicità e lei mi dice “io la mattina riesco a malapena a respirare”.

La capisco, come capisco che lo scambio che abbiamo appena avuto non sarà l’inizio della nostra conversazione. Lei riesce appena a respirare, io più o meno sono come lei, quindi decido di chiudere con una battuta e replico “deve arrivare fino a sera, hai voglia a chiacchierare!”. Lei sorride, annuisce e mi dice “proviamo a vedere se riusciamo a dormire va..”.

E così abbiamo fatto. Distratte e rincuorate da quella complicità siamo riuscite a riprendere il sonno.

Una nuova pendolare chiacchierona

Arrivati a Firenze la ritroviamo ancora lì a parlare. Il suo interlocutore sembra a suo agio. La mia compagna di posto incontra un suo amico e inizia a parlare con lui “oggi non si riesce a dormire”, esclama.

Io invece noto che c’è una cosa che accomuna la chiacchierona di oggi con quella che ho incontrato settimane fa: la borsa. All’università ho scritto una tesi per dimostrare la possibilità che la personalità che si attribuisce ad un brand possa corrispondere alla personalità dei suoi clienti.

Che sia una nuova dimostrazione sul campo quella a cui ho assistito in treno? Se si, propongo di vietare la borsa in questione alle donne pendolari!

La pendolare chiacchierona

Ci sono dei personaggi che non vorresti mai incrociare nella tua vita da pendolare. Ma incontrarli di mattina nella settimana di rientro dalle ferie è ancora peggio.

Lei è una donna giovane, sveglia ed energica di prima mattina. Praticamente Furio di Carlo Verdone al femminile. Sale insieme ad un’altra donna, meno energica di lei. Le due iniziano a parlare ininterrottamente. O meglio, la prima parla, parla, parla. La seconda interviene ogni tanto a bassa voce quasi per non disturbare la sua interlocutrice, che invece non si preoccupa affatto del volume della sua voce.

La pendolare chiacchierona

Il mio sonno viene costantemente disturbato dai suoi racconti. Ci ha deliziato con le ferie passate con la famiglia in campeggio e con l’organizzazione della spesa, della cucina, delle uscite. “Sai gli altri anni con le altre famiglie eravamo molto affiatati, condividevamo tutto. Quest’anno c’erano delle famiglie che stavano più per conto loro”. “Ci credo!”, pensavo dentro di me.

“Un giorno siamo andati al mare da soli, devi vedere il bimbo come era tranquillo senza gli altri bimbi”. Ma dai!?

“E invece dovevi vedere quanto gli piaceva giocare a calcio! Nella nostra famiglia nessuno gioca a calcio, ma lui si divertiva troppo. Non so come mai abbia iniziato a giocarci”. Ora, metti un bambino che gioca insieme ad altri bambini della stessa età, in Italia, nazione dove lo sport del calcio domina ovunque, dai piccoli paesi alle grandi città. Secondo te, quante sono le probabilità che prima o poi tuo figlio si troverà insieme ad altri bambini per una partitella improvvisata?

Ovvietà dopo ovvietà arriviamo a Firenze Rifredi. La sua amica (che avrà detto a malapena 10 parole) scende. I miei vicini di posto tirano un sospiro di sollievo. La chiacchierona è senza interlocutore. Ma, ingenui, l’abbiamo sottovalutata. Quando le sue corde vocali iniziavano a riposarsi, prende il telefono e chiama suo marito.

“Pronto? Ti sei svegliato?”. Già iniziamo male. Ti ha risposto.. certo che è sveglio. “Hai visto ti ho lasciato il caffè. Te lo sei scaldato il latte?”. Ma parla con il marito o con il figlio? “I bambini li hai svegliati?” Sono le 7:30, la scuola non è ancora iniziata, dove li vuoi mandare sti poveri bimbi a quest’ora? E infatti anche il marito deve aver obiettato, ma lei ha rilanciato dicendo che tra pochi giorni inizia la scuola e quindi i bambini devono riprendere il ritmo. Il marito riesce a negoziare una sveglia alle 8:30.

Entriamo nella stazione di Firenze SMN e allora il marito al telefono. I pendolari iniziano ad alzarsi per avvicinarsi all’uscita. Vedo due uomini che parlano tra di loro della pendolare chiacchierona. Uno è riuscito a dormire, mentre l’altro, disturbato da tutto quel parlare, all’arrivo racconta al suo fortunato compagno di viaggio cosa è successo. E’ divertente perchè è evidente che l’uomo ne parla infastidito.

Ha nel volto lo stupore di quegli uomini che si chiedono “ma quanto parlano le donne?”. Senza nessun intento discriminatorio, devo dargli ragione. Obiettivamente ci sono delle donne che amano parlare tanto (e a detta di mio marito io rientro in questa categoria!).

Quando l’uomo pensava che più di così la chiacchierona non potesse fare, lei prende il telefono e prima ancora di scendere dal treno è di nuovo a parlare con qualcun altro! Lui sgrana gli occhi e nemmeno fosse sua moglie esclama “che rottura di c…….”!

Il lettore usa e getta è tornato

Lo scorso gennaio avevo scritto un post su un pendolare che vedevo sempre in treno e che un giorno si era cimentato nella lettura di un libro usa e getta.

Per chi non avesse letto il post, il comportamento del pendolare era questo: leggeva un libro molto vecchio, già senza copertina e ogni volta che terminava una pagina la strappava e la gettava nel cestino.

Lettore usa e getta

Da quel giorno stranamente non l’ho più incontrato.

Ieri, al rientro dal secondo traumatico giorno di lavoro dopo le ferie, l’ho rivisto in treno. Sempre con la sua corporatura robusta, occhialini blu da vista e baffi.

Foulard al collo anti aria condizionata e borsa da “ggiovane”. Anche ieri leggeva un libro ma questa volta non strappava nessuna pagina, il libro era visibilmente nuovo e con una copertina ancora intatta.

Aveva con sé una stampella che usava per sorreggersi mentre camminava. Forse era per questo che non lo vedevo da mesi.

In ogni caso, mi ha fatto piacere rivederlo con quel suo aspetto un po’ dandy. Ritrovare anche lui al rientro dalle ferie è stato rassicurante!

Aperitivo in treno: cin cin!

E’ un giovedì di fine luglio, esco dall’ufficio e mi dirigo verso la stazione. Il treno delle 17 mi aspetta al binario 2. Salgo e mi siedo accanto a quattro ragazzi, tre donne e un uomo, che parlano una lingua che non conosco.

Aperitivo in treno

A prima vista sembrano turisti, le donne sono molto carine, lui un po’ meno. Una di loro ha sulle ginocchia una busta con dentro una bottiglia di vino. Ho pensato si trattasse di un souvenir, perchè è abbastanza tipico per chi viaggia in Toscana. Ma il souvenir ha vita breve perchè appena parte il treno l’uomo stappa la bottiglia e inizia la degustazione.

Bicchieri di plastica (si fa quel che si può, dopo tutto siamo in treno!) e cin cin! Brindisi di rito, primo sorso di vino e amabile conversazione. Non c’è che dire, un modo sicuramente originale per passare il tempo in treno. Naturalmente continuo a non capire di cosa stiano parlando, ma il loro è un comportamento abbastanza pacato. Bevono e parlano, come se fossero in un’enoteca. L’unica parola che sono riuscita a riconoscere è stata “Romania” ma ora vai a capire se stavano parlando della loro provenienza o della prossima vacanza!

Aperitivo in treno

Il primo bicchiere finisce presto. Si passa al secondo giro. E qui si iniziano a sentire e vedere i primi effetti dell’alcol. Il volume della voce aumenta leggermente, le parole escono un po’ più lente e le risatine pre-ubriachezza totale cominciano a farsi sentire.

L’alcol si sa fa abbassare i freni inibitori e allora il ragazzo e la ragazza seduta di fronte a lui mostrano a tutti la loro verità: sono fidanzati. Ora non immaginate chissà che, semplicemente si sono presi per mano, si sono scambiati qualche carezza e lei ha appoggiato i suoi piedi sulle sue gambe. Arriviamo a Pisa e una delle ragazze chiede conferma sulla stazione in cui stiamo arrivando. Capisco quindi che almeno lei parla l’italiano. Forse non sono turisti?

Aperitivo in treno

In ogni caso, arriviamo a Livorno. Il vino è finito, i quattro si preparano a scendere. Nonostante abbiano bevuto alcol a quell’ora del pomeriggio, non sono mai stati molesti.
Chiacchieroni, molto, ma quelli ci sono sempre in treno!

Scendo dal treno e mi dirigo verso il sottopassaggio. Da un’altra carrozza scendono due ragazze, loro sì entrambe turiste, con un bicchiere di vino bianco in mano. Con mio grande stupore mi guardo intorno e mi chiedo “oggi è la giornata delle degustazioni di vino in treno e me la sono persa?”. Un po’ come quando ti accorgi che c’è uno sciopero e non ne sapevi nulla.

Le due si avviano per le scale con qualche difficoltà. Perplessa mi dirigo verso la macchina e vado a casa.

Dormire in treno: famolo strano!

Il post sui 5 consigli per dormire in treno è stato frutto di un’attenta osservazione che è durata per qualche settimana. A dire la verità, il mio scopo era trovare consigli utili per i pendolari. Nella realtà mi sono trovata davanti a persone che dormivano nelle posizioni più assurde, approfittando della disponibilità di posto o della disponibilità del proprio compagno di viaggio.

I più fantasiosi sono sicuramente i viaggiatori occasionali, che non potendo sfruttare una collaudata esperienza improvvisano con notevole creatività. Le loro posizioni strane però mal si combinano con il pendolarismo quotidiano, perchè in certe posizioni inizi a sentire mille dolori dopo soli 5 minuti!

Ho deciso comunque di condividere una carrellata di posizione strane, giusto per fare due risate! Ci tengo a sottolineare che tutte le foto sono state scattate nel rispetto della privacy dei viaggiatori. Nonostante alcuni di loro possano sembrare vittime di un omicidio, nessuno ha fatto loro del male!!!

Dormire in treno: posizioni strane

Dormire in treno: posizioni strane

Dormire in treno: posizioni strane

Dormire in treno: posizioni strane

Dormire in treno: posizioni strane

La mia preferita è la ragazza della prima foto che con grande maestria è riuscita a dormire per oltre un’ora raggomitolata su sé stessa!

Lo “sceriffo della stazione” incontra Nogarin

Il neo eletto sindaco di Livorno ha tenuto ieri pomeriggio una conferenza stampa per presentare due assessori della sua giunta. La notizia non sarebbe oggetto di un blog sulla vita da pendolare se a quella conferenza non fosse intervenuto lo “sceriffo della stazione“. All’anagrafe Maurizio Donati, lo sceriffo è un curioso personaggio che i pendolari della stazione di Livorno Centrale sono abituati a vedere quasi quotidianamente.

Solitamente indossa un cappello da sceriffo e un gilet multitasche. La sua passione? Le donne! Non perde occasione per fermare tantissime donne nei pressi della stazione e di via Grande per far loro proposte di matrimonio.

Nogarin insieme allo sceriffo della stazione - Livorno

Ora, avrei voluto parlare di lui tante volte ma non sono mai riuscita a scattargli una foto. Sì, perchè le parole non basterebbero a descriverlo come merita. Ma il nostro caro sceriffo è ormai diventato noto al grande pubblico e prendo quindi in prestito una foto pubblicata da Il Tirreno per mostrarvelo con grande orgoglio.

Con orgoglio sì, perchè anche io sono stata oggetto di una sua proposta di matrimonio e di diverse lusinghe all’uscita dalla stazione. La prima volta che l’ho incontrato mi ha un po’ spaventato. Non capivo cosa volesse, si limitava a dire “Ciao, come sei bella!”. Poi ho capito che in maniera molto innoqua lo diceva a tutte le donne, così una sera mentre ero in fila per rinnovare l’abbonamento, lui si avvicina ed il copione è sempre lo stesso “Ciao, come sei bella!”. Quella sera decido di ricambiare gentilmente il suo saluto e quindi gli dico “Ciao!”.

Il mio saluto deve avergli dato coraggio, perchè si è lanciato subito in una proposta di matrimonio (un grande classico!). “Sei proprio bella, ci sposiamo? Se mi sposi ti porto in cima alla Torre Eiffel e ci sposiamo lì.

Obiettivamente, il programma non era male! Nonostante ciò ho dovuto rifiutare la sua proposta in quanto già promessa sposa del mio futuro marito: “Mi dispiace, sono già fidanzata ma grazie”. Senza grossi drammi mi ha salutato e si è spostato dalla signora dietro di me. Nuova proposta di matrimonio, ma questa volta niente Torre Eiffel. Non lo nego, un po’ mi ha fatto piacere!

Tornando alla cronaca, il motivo per cui lo sceriffo era seduto accanto al sindaco di Livorno Nogarin è spiegato nel sito de Il Tirreno: “Maurizio – come si è capito più tardi – si è intrufolato alla conferenza stampa, indossando un cappello da cowboy e una spillina di M5S al petto, con l’intenzione di chiedere al sindaco che ripulisse la stazione. Si è così seduto accanto a Nogarin che ha scelto di non allontanarlo ma anzi ha interloquito spesso con lui, con dei siparietti dal sapore della provocazione.”.

Lo sceriffo è stato subito ribattezzato “Assessore al Folklore”, ma l’idea che ha proposto al sindaco, in fondo, non era così sbagliata! I livornesi hanno commentato l’episodio divertiti, ripetendo nella maggior parte dei casi la frase “Solo a Livorno poteva succedere!“.

Pitti Immagine raccontato dai pendolari

Pitti e i pendolari

La settimana di Pitti Immagine Uomo e Pitti Immagine W a Firenze è terminata. 86^ edizione per l’uomo, 14^ per la donna. Quattro giorni di fuoco, con modaioli di tutte le età che hanno invaso la città per lavoro o per semplice esibizionismo.

Saranno molte le testate di moda che avranno già parlato dell’evento e riportato i fatti più interessanti: le nuove tendenze maschili e femminili, le feste più cool, le farfalle di Luisa Via Roma, i fashion blogger in città.

Quello che vorrei offrirvi io invece è il punto di vista dei pendolari . Ho già parlato nel precedente post del maxi schermo messo al centro della stazione di Firenze SMN per mostrare in diretta streaming “My Vintage Academy”. Ma proviamo ad osservare il quadro completo.

Dunque, il cuore di Pitti è la Fortezza da Basso, situata a poche centinaia di metri dalla stazione e a pochi minuti dal centro della città, dove si trovano i negozi delle principali firme della moda. Il popolo di Pitti si muove in questo ristretto angolo della città.

Pitti-Immagine-Uomo-86-street-style

Mentre i film ci hanno insegnato (“Il diavolo veste Prada” su tutti) che il mondo della moda è frenetico e si va sempre di corsa, quello che mi è capitato di vedere la scorsa settimana a Firenze è stato qualcosa di diverso.

Uomini e donne vestiti sempre di tutto punto (vedi foto, ripresa dal sito www.thefashionheels.com), qualcuno con le mise più stravaganti, che giravano per la città con relativa calma. Tra un selfie e l’altro hanno riempito le strade circostanti la stazione creando qualche disagio ai pendolari che di corsa (loro si!) tentavano di raggiungere la stazione o di attraversarla per raggiungere il proprio binario.

Questo tweet vi aiuterà a capire bene quello che intendevo dire:

Va detto però, che ai fiorentini e ai pendolari in macchina/autobus sarà andata sicuramente peggio! Per cui non lamentiamoci troppo e ammettiamo, tutto sommato, che la fantasia di colore che per quattro giorni ha invaso la città ci ha messo anche un po’ di buon umore. Per cui.. ci vediamo a gennaio Pitti!

Delirio pendolare

Metti insieme due amiche, una pendolare assidua e una pendolare saltuaria. Tutte e due impiegate nel mondo del marketing online. Ecco come una semplice conversazione può facilmente degenerare:

Ilaria: stamattina è stata una tragedia alzarsi! In treno ho dormito sfatta e a bocca aperta.. un disastro.. che brutta fine!

Claudia: pensa quanti ti hanno fotografata! Ahahah!

Ilaria: mamma mia, sul serio! Quello vicino a me era un signore con i capelli bianchi, pure lui ha dormito di gusto, perché quando aprivo gli occhi ogni tanto lo vedevo che dormiva peso pure lui. C’avranno immortalato insieme!

Claudia: che bella coppia!

Ilaria: ogni tanto ci penso, quando vedo che qualcuno mi guarda. Penso chissà se mi riconosce perché online gira qualche foto. Tutto può essere sai!

Claudia: ahahahahahahahah!

Ilaria: mica sono tanto normale eh.. però è vero ogni tanto ci penso.

Claudia: no il dubbio è lecito.

Ilaria: eh vedi.. Dovrò far monitorare la mia reputazione online. C’è chi lo fa per i filmini hard e chi per i filmini mentre dormi in treno!!! Ognuno c’ha i suoi punti deboli!

Claudia: pensa tra 10 anni che potresti essere candidata come AD di Trenitalia e ti sputtani tutto per dei filmini mentre dormi! Ci hai mai pensato? Ahahah!

Ilaria: una carriera compromessa!

Claudia: devi stare attenta!

Ilaria: davvero.. il punto è che d’inverno mi difendo meglio.

Claudia: ti copri..

Ilaria: eh si, con il cappuccio mi mimetizzo, ma d’estate è una tragedia!

Claudia: è vero, mettiti la mascherina quella per i germi, così fai finta che ti danno fastidio e nel frattempo dormi, come fanno i giappo!

Ilaria: ahahahahah! Ci potrei quasi scrivere un post su questa conversazione! “Delirio pendolare“!!

Detto, fatto!