Inizio settimana con litigio in treno

Come tutte le mattine, ma in particolar modo di lunedì, anche stamattina stavo facendo il mio sonnellino durante il viaggio di andata verso Firenze.

E’ stato il tragitto ideale: nessuno che parlava a voce alta, niente ritardo e un vicino di posto tranquillo e dormiente come me. Insomma, nulla da segnalare. Al mio risveglio però sento un uomo che parla al telefono in maniera piuttosto animata. Sul momento non metto subito a fuoco il tipo di conversazione, ma pian piano che mi sveglio inizio a capire qualcosa.

Si trattava di un classico litigio tra un uomo e una donna. Lui era particolarmente agitato, non si preoccupava del fatto che tutto il vagone potesse facilmente ascoltare la sua conversazione. Totalmente disinibito, non esitava a rafforzare i suoi concetti anche con l’uso di bestemmie.

Aveva un accento del nord Italia, azzarderei veneto, ma non se sono sicura. Ascoltandolo, ho immaginato due scenari: il primo prevedeva un tradimento. Un certo Luca si era rifatto vivo con lei dopo due settimane, “come ti avevo detto io”. L’altro scenario invece, era reso plausibile dal fatto che ad un certo punto non si parlava più solo di Luca, ma anche dei suoi colleghi. Per cui ho immaginato lei divisa tra due fazioni, quella di lui e quella dei suoi colleghi. Lui ad un certo punto ha detto “i tuoi colleghi lo so cosa ti dicono, che sono uno che bestemmia..”.

Qualsiasi fosse stato il motivo del litigio, mi ha sorpreso la lucidità con cui l’uomo affrontava la conversazione (a quell’ora del mattino). Ricordava dettagli e soprattutto sapeva interpretare il comportamento di lei, in un modo che solitamente appartiene alle donne e non agli uomini.

La frase che più mi ha colpito è stata “Tu mi dici lasciamo stare perchè non sai cosa altro dire. Quando reagisci così vuol dire che ti ho messa nell’angolo”. Non so spiegarvi perché, ma questa frase mi è suonata molto strana pronunciata da un uomo.

L’altra cosa che ho pensato è stata che, come inizio di settimana, un litigio così alle 7:30 di mattina in treno non è affatto male. Ad arrivare a venerdì…

Una foto per Cartaresistente

Come si legge nel blog, Cartaresistente è un spazio virtuale a protezione di una specie in via di estinzione: i libri, ma anche delle persone che li apprezzano chiamati “lettori”.

Ho fatto la loro conoscenza grazie a Pendolante, che collabora con loro e spesso ne condivide i post nel suo blog. Nello specifico, i post che hanno catturato la mia intenzione consistono in una foto di lettori a bordo del treno, immortalati con il loro libro. La foto è seguita da una breve didascalia in cui si riportano le informazioni del libro in oggetto.

Lunedì ero in treno e avevo davanti a me una ragazza che leggeva un libro. Il libro le copriva perfettamente il viso. Per un attimo mi è sembrato di rivedere i post di Cartaresistente dal vivo e seguendo l’esempio di Pendolante ho scattato una foto. Gliel’ho inviata e lei ha gentilmente fatto da tramite tra me e la redazione.

Il risultato? Eccolo qua: cartaresistente.wordpress.com.

Lettrice con stelle e strisce in treno

Pendolare senza cellulare

La mia settimana è iniziata con il solito trauma. Mi sono svegliata pensando “ma è di nuovo lunedì?”, mi sono preparata e puntuale come un orologio svizzero sono salita sul treno delle 6:12. Mi sono sistemata al mio solito posto e quando ho messo la mano dentro la borsa per prendere il telefono ho fatto l’amara scoperta: l’avevo lasciato a casa.

Dopo una prima reazione mista tra panico e smarrimento mi faccio coraggio e penso “ce la puoi fare”. Non sarei mai tornata a casa a riprendere il telefono per poi tornare alla stazione e salire sul treno successivo. Ho pensato che dall’ufficio avrei potuto avvisare i miei familiari della mia dimenticanza utilizzando FB o Skype. E così parto.

Il viaggio all’andata scorre velocemente grazie ad un bel pisolino. La mia preoccupazione era il ritorno. Cosa avrei fatto in treno senza telefono? Niente musica, niente notizie, niente social network, niente giochi. Una noia mortale!

Ho pensato “va bè, forse per la prima volta guarderò il paesaggio dal finestrino”. Effettivamente in quattro anni di pendolarismo, credo di aver visto più spesso lo schermo del mio smartphone che attraverso il finestrino. E così ho fatto.

Rimaneva un ultimo piccolo problema da risolvere. Nell’agenda del mio telefono ho impostato un promemoria ricorrente che ogni 28 del mese mi ricorda di rinnovare l’abbonamento mensile del treno. Domenica avevo già posticipato il promemoria, perché almeno nel weekend vorrei evitare di frequentare la stazione.

Promemoria abbonamento treno

Non mi rimaneva che fare affidamento sulla mia memoria, che per definizione è selettiva, quindi il rischio di dimenticare l’abbonamento era alto. Decido di rimediare con un promemoria vecchio stile: il caro e sempre efficiente post it.

Lo lascio in bella vista sulla scrivania per tutto il giorno, sperando che lasci una traccia profonda nella mia memoria, tanto da poter resistere fino al mio arrivo in stazione.

Il segnale di pericolo serviva a sottolineare l’importanza del promemoria che, fortunatamente, ha funzionato!

Incontri pendolari 2.0

Il caso a volte ci regala delle piacevoli soprese! Ieri sera ho passato una divertente serata con “le bimbe della pallavolo”, variegato gruppo di ragazze con cui ho avuto il piacere di giocare un campionato amatoriale nel 2012 a Livorno. Chiacchiera, ridi e chiacchiera ancora, abbiamo fatto tardi e questa mattina non ho preso il treno al solito orario perché proprio non ce la potevo fare ad alzarmi alle 5:30. E allora, ho posticipato la sveglia di un’ora e preso il treno successivo.

Salgo comunque fortemente insonnolita, il treno parte e poco dopo mi addormento. Arriviamo alla stazione di Pisa Centrale, mi sveglio, guardo fuori dal finestrino e tra i passeggeri in attesa di salire riconosco Nicola Carmignani, un “giovane freelance che opera nel mondo del web” (come dice lui stesso nel suo sito).

Appena l’ho visto ho pensato “nooo, guarda chi è lui!”. L’ho riconosciuto perchè seguo il suo profilo Instagram e l’ho visto spesso interagire (sempre via Instagram) con il team di Igerslivorno.

Presa dall’entusiamo ho twittato:

Ne è nato un simpatico scambio via Twitter che è culminato con un caffè preso insieme al bar. Fa piacere quando una forte passione per il web rende incontri di questo tipo quasi naturali, come se davvero tu stessi prendendo un caffè al bar con qualcuno che conosci da tempo.

Nicola mi ha raccontato del suo periodo di pendolarismo, in macchina tra Pisa e Volterra. Decisamente una forma di pendolarismo estremo, visto che era costretto a fare circa un’ora e mezzo di macchina ad andare e a tornare, affrontando anche la neve durante l’inverno. E’ durata qualche mese, poi inevitabile il trasferimento.

Quattro chiacchiere, il tempo di un caffè e via, io mi dirigo verso l’ufficio e Nicola verso il suo prossimo treno. Certo che potevamo anche immortalare l’incontro con una foto! Comunque, è stato un modo originale e piacevole di inziare la giornata.

Grazie ancora per il caffè Nicola!

Ma le transenne nella stazione di Firenze SMN funzionano?

Ho già scritto diversi post sulla questione Firenze SMN, i facchini abusivi e le transenne utilizzate per combattere questo fenomeno. Lo ha fatto anche Bassa Velocità (qui il suo ultimo post).

Ora.. è inutile negarlo, in stazione si vedono meno abusivi. Meno, perchè non sono scomparsi. Mi è capitato già più volte di vederli nelle vie circostanti la stazione, dove si trova il mio ufficio, così come mi è capitato di vederli nei binari “secondari”. Le misure adottate infatti hanno interessato inizialmente solo i binari dell’alta velocità per estendersi poi ad altri binari su cui viaggiano treni regionali.

Facchinaggio abusivo alla stazione di Firenze

Ci sono però alcuni binari che sfuggono ancora al controllo. Un esempio è il binario 1A dove più volte ho trovato poliziotti in cima al binario e abusivi lungo il treno che svolgevano la loro attività abbastanza indisturbati.

Ieri ho avuto l’ennesima conferma (come testimonia la foto di questo post scattata a bordo del treno in partenza). Il regionale veloce 3177 diretto a Livorno Centrale partiva dal binario 4, uno dei binari secondari tra i secondari! Come immaginavo non c’erano forze dell’ordine o agenti della Polfer a presidiare la zona.

Riconosco subuto quello che credo sia un “capo clan” fare da palo all’inizio del binario. Salgo alla prima carrozza e trovo una ragazza svolgere la classica attività di facchinaggio abusivo. Sistema i bagagli senza che nessuno abbia chiesto il suo aiuto e chiede in cambio (insistentemente) una ricompensa.

Ci tengo a sottolineare che la mia volontà di riportare questa “falla” nel sistema risolutivo individuato non vuole essere una fastidiosa voce nel coro dei “no sempre e comunque”. Apprezzo lo sforzo che si sta facendo per porre fine a questo fenomeno ma temo che, come detto più volte, questa non sia una soluzione duratura nel lungo termine.

Se già ora ci sono episodi di abusivismo in quei binari meno presidiati, cosa succederà quanto transenne e forze dell’ordine non saranno più in stazione?

Dormire in treno: famolo strano!

Il post sui 5 consigli per dormire in treno è stato frutto di un’attenta osservazione che è durata per qualche settimana. A dire la verità, il mio scopo era trovare consigli utili per i pendolari. Nella realtà mi sono trovata davanti a persone che dormivano nelle posizioni più assurde, approfittando della disponibilità di posto o della disponibilità del proprio compagno di viaggio.

I più fantasiosi sono sicuramente i viaggiatori occasionali, che non potendo sfruttare una collaudata esperienza improvvisano con notevole creatività. Le loro posizioni strane però mal si combinano con il pendolarismo quotidiano, perchè in certe posizioni inizi a sentire mille dolori dopo soli 5 minuti!

Ho deciso comunque di condividere una carrellata di posizione strane, giusto per fare due risate! Ci tengo a sottolineare che tutte le foto sono state scattate nel rispetto della privacy dei viaggiatori. Nonostante alcuni di loro possano sembrare vittime di un omicidio, nessuno ha fatto loro del male!!!

Dormire in treno: posizioni strane

Dormire in treno: posizioni strane

Dormire in treno: posizioni strane

Dormire in treno: posizioni strane

Dormire in treno: posizioni strane

La mia preferita è la ragazza della prima foto che con grande maestria è riuscita a dormire per oltre un’ora raggomitolata su sé stessa!

Come dormire in treno: consigli per pendolari e non

In quasi 4 anni di pendolarismo sono riuscita a dormire circa 1000 ore in treno. Ho fatto il conto considerando solo i viaggi di andata, perchè li passo sempre dormendo. Al ritorno, è più difficile che riesca a prendere sonno (ma non è comunque escluso!). Non dormendo mi capita spesso di vedere gli altri dormire e quando posso cerco di immortalarli. Anche per prendere spunto sulle posizioni più comode.

Come dormire in treno_2

Tra esperienza diretta e attenta osservazione degli altri viaggiatori ho collezionato una piccola lista di consigli su come dormire in treno, che potranno essere utili per chiunque voglia schiacciare un pisolino (pendolare o no).

1. L’importante è sistemare la testa.
Gambe accavallate o distese, braccia incrociate o mani in tasca faranno poca differenza se la vostra testa continuerà a cadere facendovi rischiare ogni volta un colpo di frusta. Viaggiando spesso con il Vivalto riesco a risolvere questo inconveniente posizionando la testa esattamente al centro del poggiatesta, dove la leggera curva verso l’interno mi permette di stabilizzare facilmente la testa. Unico rischio, inclinare troppo la testa all’indietro. Alla lunga la vostra cervicale potrebbe risentirne. Questa soluzione funziona spesso nei treni regionali, ad eccezione di quei treni che hanno nei poggiatesta una sporgenza laterale. La funzione dovrebbe essere quella di sostenere la testa, ma in realtà sono scomodissimi. Se appoggiare la testa al centro del sedile non dovesse funzionare, si può provare a posizionare il gomito vicino al finestrino e quindi appoggiare la testa sulla propria mano. Ben presto però arriverà il formicolio.

Posizione per dormire in treno

2. Portare sempre una sciarpa con sè.
Non importa che sia estate o inverno, una sciarpa può tornare utile per diverse ragioni. Può ricoprire il sedile nei mesi estivi, evitando così di rimanere attaccati ai sedili in pelle. Può coprire il poggiatesta a protezione dei capelli. Può essere utilizzato all’occorrenza come cuscino o come coprispalle in difesa dell’aria condizionata estiva. Può essere infine utilizzata come copertina in inverno nel caso in cui il riscaldamento non funzioni. Ovviamente la sciarpa seguirà il corso delle stagioni, passando da una leggera pashmina estiva ad uno sciarpone di lana invernale. Può sembrare banale, ma soprattutto nei casi di aria condizionata troppo forte o di riscaldamento assente, una sciarpa può veramente salvare il vostro sonnellino.

3. Scegliete con cura i vostri vicini di posto.
Se avete la fortuna di salire al capolinea potreste riuscire a trovare i tanto ambiti posti singoli all’inizio del vagone. Lì avrete meno probabilità di essere disturbati da vicini rumorosi. Qualora però questi fossero già occupati o se salite in treno ad una delle fermate intermedie assicuratevi di scegliere con cura il vostro vicino di posto. Provate a sedervi accanto a qualcuno che sta già dormendo o che sta leggendo un libro. Evitate i lettori di quotidiani (quando sfoglieranno le pagine faranno molto rumore) e i chiacchieroni convulsi. Fate attenzioni anche a quei viaggiatori che vi ingannano con l’uso di auricolari. Probabilmente non inizieranno a parlare perchè concentrati sull’ascolto della loro musica, ma se dovessero ascoltarla ad un volume troppo elevato finireste per sentirla anche voi. E se i vostri gusti musicali non coincidono…

4. Cuffie o auricolari sempre a portata di mano.
La scelta del posto in un treno regionale si sa, non dipende sempre dalla nostra volontà. Se non si può mettere in pratica il punto 3, c’è sempre la possibilità di rifugiarsi in un po’ di musica rilassante per conciliare il sonno. Per questo un paio di cuffie o di auricolari da collegare al proprio smartphone sono d’obbligo. Se siete circondati da chiacchieroni o da personaggi rumorosi, ma non avete voglia di ascoltare un po’ di musica, potreste sempre utilizzare le cuffie come tappi per le orecchie, semplicemente per attutire i rumori. In questo modo potrete eliminare fastidiosi elementi di disturbo del vostro sonno.

5. Biglietto o abbonamento ben in vista.
Se non volete essere disturbati durante il sonno dal controllore che, suo malgrado, è costretto a svegliarvi per controllare il vostro biglietto o abbonamento, la soluzione è semplice. Lasciate biglietto o abbonamento bene in vista. Ovviamente assicuratevi che non possa cadervi o che nessuno possa sfilarvelo. Se ben posizionato, il controllore passerà, vedrà che viaggiate regolarmente e vi lascerà nel mondo dei sogni passando oltre.

Questa era la mia top 5 dei consigli per dormire in treno. Naturalmente, qualsiasi consiglio da parte vostra è più che ben accetto!

“Trenitalia si scusa per il disagio…”

Qualche giorno fa su Twitter mi è stata segnalata la presentazione del libro “Trenitalia si scusa per il disagio…“:

Il libro è stato scritto dall’attore Gaetano Gennai e presentato mercoledì 11 giugno dal consigliere regionale Eugenio Giani nella sede del consiglio regionale toscano. Purtroppo per ragioni di lavoro non sono potuta andare alla presentazione, ma in questo articolo di Toscana Media News potete trovare le interviste ai protagonisti e la foto gallery dell’evento.

Il libro racconta le avventure/disavventure dei pendolari toscani presentate in chiave ironica. Non ho ancora letto il libro ma sono davvero curiosa di leggere quali episodi sono riportati, perché sono sicura che alcuni li avrò vissuti in prima persona. E sono sicura anche che nonostante il libro sia circoscritto al territorio toscano, sarà divertente leggerlo anche per i pendolari di altre regioni. Alla fine, siamo tutti sulla stessa barca!

Se siete curiosi di leggerlo, il libro è distribuito nelle edicole di cento stazioni d’Italia. Appena lo avrò trovato e letto vi aggiornerò!

Letto – treno in 10 minuti. E’ record!

In un post di qualche tempo fa avevo parlato dell’importanza della sveglia per un pendolare. Sia chiaro, la sveglia è importante per tutti. Ma per un pendolare può essere di aiuto in diversi momenti della giornata: per alzarsi la mattina, per scendere alla fermata giusta, per non rimanere a bordo del treno che arriva al capolinea, etc.

Questa mattina io e la mia sveglia non ci siamo proprio capite. Ora non so se non ha suonato lei, o se non l’ho sentita io. Sta di fatto che anzichè alzarmi regolarmente come tutte le mattine alle 5:30, mi sono alzata dal letto alle 6 (e solo grazie alla sveglia di mio marito!). Piccolo problema: il mio treno parte alle 6:12!

Scatto in piedi, tolgo il pigiama, corro in bagno, posso fare solo le cose essenziali, prendo i trucchi e li metto in borsa, torno in camera, mi vesto al volo (meno male preparo sempre i vestiti la sera prima!), prendo tre/quattro cose sparse qua e là e le infilo nella borsa. Tutto questo mentre mio marito mi guarda basito. Ancora insonnolito, si fa da parte per lasciarmi girare come una trottola per la nostra piccola casa.

Nella mia testa un solo pensiero: “è tardi, è tardi, è tardi”. Ok si, lo confesso, c’era anche qualche parolaccia qua e là!

Insomma, ho fatto giusto il minimo indispensabile per salvaguardare l’igiene personale ed uscire di casa con dei vestiti addosso. Saluto mio marito dicendo: “ci vediamo stasera, o tra 10 minuti!”. Giù per le scale di corsa, di corsa vado verso la macchina, salgo e parto. Per fortuna a quell’ora non c’è traffico. Chissà se beccherò il semaforo verde.. sì, è verde! Perfetto, proseguo verso la stazione, parcheggio la macchina e via di corsa verso il treno.

Ho dimenticato la cintura dei pantaloni, quindi nel frattempo devo tenere con una mano anche quelli. Ma non importa, posso farcela. Corro verso il sottopassaggio (con tutti i pendolari che dal treno mi guardano) e finalmente salgo in treno!!!

Ce l’ho fatta. Sono le 6:10. Addirittura due minuti di anticipo rispetto all’orario di partenza. Sono soddisfatta di me stessa. Entro nel vagone alla ricerca di un posto. Questa mattina c’è anche un treno diverso dal solito, quindi doppia scarica di adrenalina. Ho un fiatone che è impossibile nascondere. Cerco di fare una camminata sciolta e disinvolta, ma chi voglio ingannare?!

Mi siedo e provo a riprendermi dallo shock. Il treno intanto parte e io cerco qualcosa nella borsa con la quale farmi aria. Ci metterò una ventina di minuti a riprendermi. Piano piano mi rilasso e schiaccio un pisolino. Arrivo alla stazione di Firenze SMN e mi dirigo verso l’ufficio.

Lì posso finire di sistemarmi un pochino, risciacquo di nuovo il viso e mi trucco un po’ per nascondere lo stress. Mi siedo alla scrivania e sono già esausta! Inizia una nuova giornata di lavoro, ma a me sembra di aver fatto già troppo. Meno male che è venerdì!

I consigli pendolari di Pirati e Sirene

Tutto è iniziato con un tweet! Ho conosciuto così la ciurma di Pirati e Sirene (Vita, stile e cultura della Costa degli Etruschi e dintorni). Lo scorso aprile mi hanno segnalato via Twitter un articolo nel quale presentavano 9 preziosi consigli per i pendolari.

Tra questi, con mia grande sorpresa ho scoperto l’esistenza addirittura di Cityglance, un social network dedicato ai pendolari (che non ho ancora provato!). Sottoscrivo sicuramente il kit di sopravvivenza, ogni pendolare deve avere il suo. “In extremis perché non cercare lavoro più vicino a casa?” è una bella domanda! Ma quello che mi ha colpito di più è stato aver scoperto che tra i consigli c’era anche “Segui vita pendolare su Twitter. twitter.com/vitapendolare“.

Da allora ho continuato a seguire la simpatica ciurma (così si definiscono) sia attraverso il loro sito sia nei loro profili social. Lo scorso sabato ho avuto il piacere di partecipare alla loro prima festa di compleanno. E’ stata un’occasione per conoscere meglio loro e l’ambiente in cui lavorano.

Vita da pendolare al compleanno di Pirati e Sirene

Location mozzafiato con vista sul mare, tavoli e sedie sostituiti dalla paglia e tanta allegria. Si festeggia un anno di attività, ma non si presentato i risultati ottenuti come si fa nelle noiose riunioni di lavoro. Semplicemente si festeggia, come si fa tra amici.

Per questo ci tengo a ringraziare ancora la ciurma di Pirati e Sirene per avermi dato la possibilità di partecipare. Ci vediamo al prossimo compleanno o alla prossima lista di consigli pendolari!