Come si sopravvive a 18 anni di pendolarismo?

Avete letto bene. Parliamo di 18 anni di pendolarismo.

Sono quasi 4 anni che faccio avanti e indietro in treno e pensavo di essere qualcuno nell’universo dei pendolari.

Poi una sera ti imbatti (felicemente) su Twitter in Mr Wolf e capisci che in realtà non sei nessuno!

Aver letto che qualcuno fa il pendolare da 18 anni devo dire che mi ha colpito molto. Ho contattato Mr Wolf e gli ho proposto di raccontare la sua esperienza. Ci tengo fin da subito a ringraziarlo per la sua disponibilità.

Ma veniamo a lui. Mr Wolf (che in realtà si chiama Fabio) pendola sulla linea Civitavecchia – Roma. E’ un Enterprise Solution Architect (“spesso assimilato alla grande famiglia dei Consulenti Informatici”). Per divertimento sviluppa applicazioni per Windows 8 e Windows Phone sotto lo pseudonimo MrWolfPST. Ma non voglio aggiungere altro, perché lui stesso, dopo aver risposto alle domande, ha scritto una sorta di epilogo che merita di essere pubblicato (anche come introduzione!).

“Oltre a quanto scritto in risposta alle tue domande, posso aggiungere che con il tempo ho osservato che la vita di un pendolare è una sorta di sinusoide, ci sono periodi (picco positivo) in cui tutti i disagi e lo stress non ti scalfiscono minimamente, altri periodi (picco negativo) dove anche il semplice non sedere sul tuo lato preferito sembra una cosa impossibile da sopportare. Aggiungici che anche il servizio ferroviario italiano ha un andamento simile, per un periodo il servizio migliora giorno dopo giorno fino ad arrivare al picco di massima efficienza (raggiungibile secondo i loro limiti si intende) per poi scendere fino a raggiungere il punto di massima inefficienza, ritardi di ore, corse saltate etc etc. Le due sinusoidi hanno ampiezze diverse, a volte sono in armonia, a volte in controfase, così l’umore del pendolare risulta essere la somma delle due onde. Sinceramente in 18 anni non mi è ancora capitato che entrambe le sinusoidi siano nel loro picco massimo contemporaneamente, ma c’è ancora tempo.”

Iniziamo con l’intervista:

Perché viaggi in treno e come usi il tuo tempo?

Ovviamente come per il 99% dei pendolari, viaggio perché sono obbligato per lavoro, e nonostante tutto, il viaggio in treno per lunghe distanze è immensamente più conveniente del viaggio in auto, e non solo da un punto di vista economico. Fortunatamente la mia tratta non è delle peggiori in Italia, Civitavecchia è una città portuale abbastanza importante e Roma è Roma, questo ha fatto in modo che nel tempo i collegamenti ferroviari siano stati potenziati, soprattutto in virtù del crescente numero dei maledetti turisti che scendono dalle navi da crociera per visitare Roma.
In media il viaggio in treno dura circa un’ora, ma si sa, quando c’è di mezzo Trenitalia il tempo è un concetto relativo. Purtroppo il mio viaggio non si conclude arrivato alla stazione, ma nelle migliore delle ipotesi (non vado da un cliente) ho davanti altri 20/30 minuti di metro ed autobus. Tutto sommato non mi posso lamentare, negli anni tante cose sono cambiate, quando ho iniziato a lavorare passavo in viaggio ben tre ore all’andata e altrettante al ritorno (ritardi a parte ovviamente), partivo alle 6 e rientravo alle 22, adesso che sono senior mi permetto il lusso di prendere il treno poco prima delle 8:00 e di essere a casa comunque entro le 20:30, il che comunque mi colloca su un treno ogni 12 ore.

Come passi il tuo tempo sul treno. Se leggi, qual è Il miglior libro da treno? Se navighi, qual è la migliore app o sito?

In 18 anni ho fatto di tutto, ho letto libri, ho studiato, ho lavorato, ho giocato, cantato, dormito, chiacchierato, cazzeggiato in rete. Durante gli anni si sono avvicendati diversi compagni di viaggio, a volte eravamo un gruppo (anche abbastanza numeroso), altre volte ho viaggiato da solo, altre ancora con uno o due amici. In questo periodo sono in una fase solitaria, ogni tanto scrivo qualche stupidaggine su twitter, altre volte lavoro o guardo un film, ma la maggior parte delle volte dormo.
Dormire in treno è una delle poche cose positive della vita da pendolare, anche se a volte ti ritrovi a viaggiare con gente che non rende la cosa facile. Dopo tanto tempo credo di aver sviluppato una sorta di sesto senso GPS, che il treno sia in orario, in ritardo o in anticipo (si lo so che sembra impossibile, ma mi è successo anche quello) io mi sveglio sempre una decina di minuti prima di arrivare alla mia fermata.

Ci sono aspetti divertenti nel pendolarismo? Ci sono stati episodi o persone che ti hanno proprio fatto ridere?

In realtà scavando in fondo, ma molto in fondo, si possono trovare diversi aspetti positivi nell’essere pendolare, o almeno se lo fai su una tratta umanamente sostenibile come quella in cui viaggio io. Dico sempre che buona parte della mia formazione professionale la devo grazie al treno, avere un paio d’ore al giorno in cui non poter far molto altro, mi ha portato a studiare molto, ma soprattutto, grazie al notebook, mi ha permesso di mettere subito in pratica quello che studiavo. Negli anni si è rivelato un vantaggio essenziale per la mia carriera. In generale l’aspetto positivo è l’esser obbligati ad avere del tempo da impiegare in modo vincolato, il che spesso si trasforma in dedicare tempo ad attività che diversamente non avresti mai fatto o a cui comunque avresti dedicato molto meno tempo.
Quando viaggiavo in gruppo, rivoluzionavamo il vagone, se eravamo tutti occupavamo almeno 8 sedili, e comunque qualcuno viaggiava in piedi (i famigerati abbonati strapontino, o pendolari da bracciolo), è stato uno dei periodi meno stressanti e più divertenti in assoluto, a parte il maxi torneo di briscola e tresette che è durato mesi, c’era l’appuntamento fisso con la settimana enigmistica, urlavamo talmente tanto le definizioni e le condizioni, che con il tempo anche gli altri passeggeri hanno cominciato a partecipare ed a rispondere.
Inutile dire che incontri la gente più improbabile, trascurando le donne che si truccano (uno degli interrogativi più oscuri della storia dell’umanità, roba da farci una puntata di Mistero, come diavolo faranno a non impiastrarsi tutta la faccia che i binari italiani sembrano essere pieni di buche), ho incontrato la gente più strana, vuoi per aspetto o per quello che fa, l’ultimo soggettone che ho incontrato è un signore di una certa età che si è messo a fare manicure con tagliaunghie e carta vetrata, ma ce ne sarebbero, a volte mi viene una voglia di fargli una foto o un video perché nemmeno i più grandi scrittori della storia troverebbe le parole adatte a descriverli.

Quali sono state le peggiori disavventure causate dai disservizi di Trenitalia?

Ti dico solo che ho proiettato i disagi di trenitalia in un personaggio, il disagista di trenitalia, questo individuo brutto ed odioso, ha lo specifico compito di inventarsi ogni giorno un disagio nuovo per rendere la vita del pendolare quanto più impegnativa possibile. Furti di rame, crolli di linee aeree, climatizzazione impazzita, addirittura neve e nubifragi non sono altro che piani architettati a tavolino dal disagista, che gobbo dietro la sua console piena di bottoni, sghignazza e si sfrega le mani al pensiero di quei poveri viaggiatori che subiranno le sue angherie.
Nonostante tutto, la piaga peggiore della mia tratta non è il disagista, ma i crocieristi. Appena arrivano i primi raggi di sole si riversano sulle banchine in branchi di chiassosi esseri arroganti. Dicono che gli italiani all’estero si riconoscono a chilometri di distanza, vorrei farvi vedere gli stranieri in Italia come si comportano. Pare che il biglietto l’hanno pagato solo loro, nel salire ti travolgono, spingono sgomitano nemmeno stessero salendo sull’arca di Noè a diluvio iniziato. Molti di loro vanno a Roma per poi tornare a casa in aereo, e così li vedi salire con sti valigioni che ovviamente finiscono per occupare un posto a sedere o bloccare il corridoio. Scusate lo sfogo, ma non ho saputo resistere.

Immagino che il pendolarismo influisca molto sulla tua vita, ma nello specifico in che modo? Come ha cambiato la tua routine quotidiana?

Ormai è talmente tanto che faccio questa vita, che non ricordo nemmeno più come vivevo prima, viaggiavo (anche se solo nel fine settimana) che ancora ero studente, e subito dopo ho iniziato a viaggiare per lavoro.
Quando parlo della mia condizione a chi si sposta con mezzi propri, dico sempre la stessa cosa, a differenza di loro, i pendolari non sono padroni del loro tempo, non possono uscire un’ora prima per andarsi a comprare un paio di scarpe, quando arrivano a destinazione i negozi sono comunque già chiusi, non possono uscire 10 minuti dopo perché se perdono il treno non arrivano a casa 10 minuti dopo, ma nella migliore delle ipotesi 30 minuti dopo. Il pendolare organizza la sua vita in funzione degli orari dei treni. Chi passa le ore nel traffico del raccordo o della tangenziale potrà eccepire che anche loro non se la passano bene, ma sia dal raccordo che dalla tangenziale puoi sempre uscire, puoi cambiare strada, puoi decidere di cenare fuori e rientrare più tardi, io dopo le 22 ho solo una manciata di treni che mi portano a casa, e dopo le 24, vado a far compagnia a barboni.

Come si sopravvive a 18 anni di pendolarismo? Cosa consigli ai neo pendolari e a quelli che dopo pochi mesi/anni si sentono già stanchi?

Nel kit del giovane pendolare non possono mancare, lettore mp3 con annesse cuffie (con il massimo grado di isolamento acustico possibile) e occhiali da sole. Sono l’unica difesa contro il viaggiatore molesto, questi soggetti, solitamente viaggiatori occasionali, sfruttano qualsiasi cosa per attaccare bottone e sviolinarvi nella durata di un viaggio tutta la loro esistenza presente, passata e futura, dall’alto della vostra posizione di viaggiatore abituale, dovete evitare in ogni modo il contatto con questi individui, ne va del vostro e del loro bene, finché non capiranno che in treno non ci si sale senza avere qualcosa da fare durante il viaggio, questi soggetti continueranno a distogliere i poveri pendolari dai loro passatempi obbligati preferiti.

Hai mai pensato di scrivere del tuo pendolarismo? Dopo 18 anni potresti scrivere direttamente un libro!

Scrivo moltissimo della mia vita pendolare, buona parte dei miei tweet si riferiscono al mio viaggio in treno, in molti di questi uso hashtag come #vitadapendolare, #intreno, #trenitalia, #disagista, è una valvola di sfogo, ma anche una fonte di frustrazione. Il servizio ferroviario sulla mia tratta non sarà dei peggiori, ma la copertura della rete dati è rimasta ai tempi della terza classe, non c’è niente che scuota di più la mia stabilità psichica (chi mi conosce starà per morire dal ridere) che il dover provare ad inviare un tweet trecento volte prima che parta.
18 anni di pendolarismo sono molti, ma conosco e ho conosciuto gente che lo ha fatto per parecchio più tempo, lascio a loro l’onere/onore di scrivere un libro sui viaggi in treno, io non sono una buona penna, e preferisco concentrarmi sul trovare il modo di non dover viaggiare ancora per molto, del resto a 18 anni si prende la patente, non si sa mai che pure la mia vita da pendolare si fa la macchina e se ne va in giro per conto suo :D.

8 thoughts on “Come si sopravvive a 18 anni di pendolarismo?

  • June 11, 2014 at 9:50 am
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    La mia prima risposta al titolo del post è NO, ma Fabio pare contraddirmi. Una bella intervista, avrei voluto farla io 😉

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    • June 11, 2014 at 10:01 am
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      Esattamente! Anche la mia reazione è stata “non è possibile durare così a lungo”. E invece si può fare.

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  • June 11, 2014 at 12:52 pm
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    aiuto. questo post mi ha fatto realizzzare che quest’anno sono 21. l’avevo scotomizzato.
    molto bella l’intervista, solamente salverei tutto, e non solo il dormire, dell’aver letto libri, studiato, lavorato, giocato, cantato, dormito, chiacchierato, cazzeggiato.

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    • June 11, 2014 at 1:02 pm
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      21?!? Accidenti ragazzi, voi mi state dando una grande speranza! Complimenti per la vostra tenacia. Capisco che molte volte non si ha la possibilità di scegliere, per cui 21 anni di pendolarismo potrebbero rappresentare l’unica possibilità di lavorare. Ma questo non toglie che per affrontarli ci vogliono comunque perseveranza e pazienza. Chapeau! 🙂

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  • Pingback: 21 anni di pendolarismo: ce ne parla Ammennicolidipensiero | Vita da Pendolare

  • July 3, 2014 at 11:12 am
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    bellissima intervista ! fantastica l’idea del disagista …
    devo usarla per indirizzare a lui tutta la mia frustrazione per il disagio da pendolare 😉

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    • July 3, 2014 at 11:40 am
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      L’idea del disagista è geniale! E’ come dire “non è possibile che questa azienda sia così inefficiente, ci deve essere la mano volontaria di qualcuno”. Da quando l’ho scoperto inizio anche io a maledirlo quando ci mette lo zampino e mi fa arrivare in ritardo (per dirne una)!

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