Il ritardo variabile

Il ritardo di un treno dovrebbe essere per definizione variabile, perché rappresenta un imprevisto, qualcosa che al momento della stesura degli orari delle corse non era stato ovviamente calcolato. Con Trenitalia si possono riscontrare due anomalie in questo senso.

La prima è che il ritardo da variabile diventa costante, ovvero ci sono treni che ormai partono o arrivano costantemente con alcuni minuti di ritardo. La seconda anomalia è relativa al fatto che il ritardo, in quanto variabile, a volte diventa ancora più variabile. Provo a spiegarmi con un esempio.

Ieri il mio regionale veloce 3177 da Firenze SMN a Livorno Centrale parte con 10 minuti di ritardo. Prima della partenza non vengono fatti annunci a bordo, ma per fortuna riusciamo a sentire l’annuncio in stazione relativo non solo ai 10 minuti di ritardo, ma anche a delle fermate straordinarie che il treno farà (è quindi probabile che arriveremo a Livorno con un ritardo ancora più elevato).

Il treno parte, fa le sue fermate aggiuntive e continua ad accumulare ritardo. A bordo treno tutto tace. In prossimità di Pisa Centrale (dopo un’ora di viaggio!), si vede finalmente il controllore che passa a controllare biglietti e abbonamenti. Una ragazza chiede informazioni e scopre di aver perso la coincidenza per La Spezia.

A quel punto il controllore deve aver capito che un annuncio a bordo poteva essere di aiuto ai passeggeri, quindi prende coraggio e ci informa delle coincidenze che sarà possibile prendere al nostro arrivo a Pisa Centrale. Dei minuti di ritardo però meglio non parlarne.

Il ritardo variabile

Guardo l’orologio, faccio due conti e come previsto avevamo superato i 10 minuti di ritardo iniziale. All’arrivo a Livorno Centrale, guardo il display e leggo un ritardo di 10 minuti.

La matematica non mente però e come è possibile vedere dalla foto se l’arrivo era previsto alle 18:08 e al momento dello scatto erano le 18:25 allora vuol dire che i minuti di ritardo erano 17.

Quando affermo che il ritardo è a volte doppiamente variabile intendo esattamente questo. Non solo è variabile rispetto all’orario di arrivo del treno, ma è variabile anche a seconda dei punti di vista: per il controllore non esiste, per Trenitalia è di 10 minuti, per la matematica è di 17 minuti.

Dopo anni di pendolarismo, trovo questa gestione dei ritardi e soprattutto della comunicazione in merito ai ritardi fortemente irrispettosa dei passeggeri che pagano per avere in cambio un servizio efficiente.

La prossima volta che vado in biglietteria provo anche io ad applicare la stessa creatività anche al pagamento del mio abbonamento: devo pagare 109€, mi scuso per il disagio e ti dico che purtroppo ne pago 99 quando il realtà ne pago 92. Dite che accetteranno?

10 thoughts on “Il ritardo variabile

  • October 2, 2014 at 9:46 am
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    sono convinta che il limare minuti di ritardo ( mai quando si arriva in stazione i minuti di ritardo effettivi sono quelli riportati sui tabelloni) incida e non poco sul famoso indice 4 che stabilisce il risarcimento per i ritardi.

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    • October 2, 2014 at 10:02 am
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      Sì, probabilmente questa modalità rientra nella più ampia logica che cerca di evitare il rimborso dei ritardi, come del resto lo è stato aver fissato il ritardo minimo per richiedere rimborsi a 60 minuti (e chissà perchè ufficialmente il ritardo dei treni si ferma sempre a 59 minuti!).

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  • October 2, 2014 at 9:54 am
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    hai notato anche tu come si applichi perfettamente il principio di indeterminazione di heisenberg ai ritardi dei treni annunciati da trenitalia? 😀

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    • October 2, 2014 at 10:38 am
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      Ahah! E’ un principio troppo alto e sottile per Trenitalia! 😉

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  • October 2, 2014 at 11:11 am
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    direi che devi assolutamente provare e farci sapere come è andata !

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    • October 2, 2014 at 11:29 am
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      Per questo mese è andata, proverò a novembre. Purtroppo temo già di sapere come andrà a finire.

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  • October 2, 2014 at 1:23 pm
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    A luglio ho viaggiato in treno tra Svizzera e Francia, il mio itinerario prevedeva tre treni e due coincidenze. Alla biglietteria mi hanno proposto una soluzione che prevedeva sei minuti (!!!) di interscambio tra un treno e l’altro, io ho provato a dire che secondo me non era troppo sicuro un tempo così limitato, ma l’impiegato ha sgranato gli occhi e ha detto: “Perché? Partono il treno in arrivo e quello in partenza sono in due binari vicini…” Tutto ciò a pochi chilometri dal regno dell’indeterminatezza di Trenitalia….

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    • October 3, 2014 at 8:35 am
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      E pensare che io stamattina avevo l’ansia pur avendo il secondo treno a 30 minuti dal primo.. Ad onor del vero però, entrambi i treni sono stati puntuali!

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  • October 2, 2014 at 8:48 pm
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    Voglio provare anche io la risposta dell’abbonamento. Invece, spezzo non una, ma due lance contro i treni sia francesi, sia svizzeri: non solo quest’anno io li ho trovati SOLO in ritardo e ho perso SEMPRE tutte le coincidenze, ma il mio Amico Mostro, che pendola costantemente tra la Francia e la Germania, via Svizzera, mette in conto di arrivare a prendere il treno crucco (l’unico puntuale) come se arrivasse con la coincidenza successiva.

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    • October 3, 2014 at 8:40 am
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      Quindi i nostri vicini europei potrebbero anche smetterla di guardarci con la puzza sotto al naso? Comunque la storia dell’abbonamento me la ripeto in testa tutte me volte che immagino di discutere con un capotreno per un ritardo (sì, nella mia testa do vita a conversazioni che non esistono e mai esisteranno). Aspetto di prendere coraggio un giorno e giocarmi questa carta! 😉

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