Illusioni di un mondo possibile, in treno.

Salgo sull’Intercity 611 con le peggiori aspettative di vacanziera in treno: la tratta Bologna – S. Benedetto del Tronto generalmente mi fa subito rimpiangere il comfort del Frecciarossa Firenze-Bologna dal quale sono scesa poco prima.

Il treno è pieno, ma il mio scompartimento inaspettatamente vuoto.
Ad accogliermi uomo e donna di mezz’età – che sono musulmani me ne accorgo facilmente dall’hijab della signora.

“Se scendi a Bari, posso chiederti di avvisarmi quando arriviamo a Civitanova Marche? Non so dov’è, è la prima volta che vado, e non so se gli altoparlanti funzionano”, mi chiede lui in italiano perfetto.
“Scendo a S. Benedetto del Tronto, ma non preoccuparti so dov’è e vi avviso io”.

Nel frattempo, si unisce una famiglia italiana, due chiacchiere, qualche battuta sui disagi di Trenitalia, un bambina fin troppo vivace che crolla subito nel sonno.
Leggiamo tutti qualcosa, io una rivista, il signore musulmano davanti a me un libro preso da una biblioteca, ma appena mi cade l’occhio sul libro della mia vicina italiana mi scappa un sorriso: “Noi e l’Islam: un dialogo possibile”.

Il signore musulmano parla con la moglie una lingua che mi sembra arabo, riceve un paio di telefonate e sfoggia un francese madrelingua. Certo, è chiaro. Parlano tutti un paio di lingue. Certo, lo so, ma sentirli, e rendersene di nuovo conto in un Intercity vecchissimo che a fatica attraversa l’Italia, è un’esperienza un po’ strana, non so perchè.
In questo scompartimento l’atmosfera è inspiegabilmente distesa.

Mi sembra di essere tornata in Danimarca, dove nessuno fa caso ad una donna musulmana che sale sui mezzi pubblici con il capo coperto, dove nessuno giudica anche solo con uno sguardo.
Rompo il ghiaccio e inizio a parlare con loro: tredici anni in Italia, lui lavora a Verona, vanno a trovare un amico nelle Marche per farsi un po’ di mare a Civitanova. Niente di più modesto, niente di più normale.

Verona è bella sì, il lago di Garda anche, “ma il mare è un’altra cosa” – aggiungo io – e lui sorride con una velata malinconia.
“A Casablanca vicino abbiamo l’Oceano”: non un’ombra di ingratitudine o rimpianto nelle sue parole, solo dolci ricordi che trapelano dallo sguardo.

Questo scompartimento della carrozza n.4, dopo tutte le boiate che siamo costretti a sentire da politici, media e chiunque si senta in diritto di parlare in questi giorni, mi sembra un universo possibile fatto di tolleranza e condivisione.
Non c’è spazio per pregiudizi, per cattiverie pensate e magari non dette, per facili stereotipi, per l’ignoranza e la paura del diverso.
Questo Intercity sarà pure brutto, sporco, vecchio, e lento, ma oggi sembra mi porti verso un mondo migliore.

Questo (a mio avviso) splendido e dolce post lo ha scritto Silvia, una mia collega che ho già avuto il piacere di ospitare nel mio blog con il suo “Vademecum della decenza durante i viaggi di Natale“. Come allora, mi sono limitata soltanto a riportare fedelmente le sue parole.

5 thoughts on “Illusioni di un mondo possibile, in treno.

  • August 26, 2015 at 12:15 am
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    Ce ne vorrebbero di più di racconti così. Della normalità di una convivenza possibile e da cercare ad ogni coto

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    • August 27, 2015 at 8:35 am
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      Dici bene cara, ce ne vorrebbero di più. Questa convivenza è possibile e ogni volta che si palesa davanti ai nostri occhi abbiamo il dovere di raccontarla.

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  • August 27, 2015 at 1:34 am
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    Racconto molto bello.
    Giusto… anzi giustissimo: convivenza e rispetto… reciproco.
    Buona notte.
    Quarc

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    • August 27, 2015 at 8:32 am
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      Quarc, ti ringrazio a nome di Silvia!
      Ti ringrazio anche a nome mio per essere passato a trovarci sul blog.
      A presto spero!

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