21 anni di pendolarismo: la storia di un altro pendolare da una vita

Qualche settimana ho pubblicato la testimonianza di Mr Wolf che ci ha raccontato i suoi 18 anni di pendolarismo. Condividere quell’articolo mi ha permesso di entrare in contatto, con mia grande sorpresa, con altri pendolari di lunga data. Sì con sorpresa, perchè prima di conoscere queste persone non pensavo si potesse resistere così a lungo con la vita da pendolare.

Ammennicolidipensiero - il blog

Per questo ho deciso di dedicare un’intera categoria a questi eroi, chiamata non a caso “Pendolari da una vita“.

Oggi vi presento Ammennicolidipensiero che fa il pendolare da ormai 21 anni. Lo pseudonimo che ha scelto per parlare di sè deriva dal suo blog ammennicolidipensiero.wordpress.com (ma il nostro Ammennicolidipensiero scrive anche in altri due blog I discutibili e Aironi di Carta).

Per conoscerlo meglio, passiamo direttamente alla sua intervista!

Perché usi il treno e quanto ci stai?

Solco quotidianamente i binari dell’alta pianura padana verso e da Milano.
Mi ospitano i treni antologici di Trenord, quelli che oggi rappresentano il fiore (appassito) all’occhiello della regione dell’Expo e che, rispetto ai sedili in legno degli storici treni delle ferrovie Nord, hanno guadagnato unicamente in occasioni perse per dimostrare che l’evoluzione della specie è dalla nostra parte. Il mio viaggio ha durata varia ed eventuale compresa tra i quarantacinque e i sessantacinque-settanta minuti; ha una temperatura varia ed eventuale compresa tra gli otto-dieci e i trentasei-trentotto gradi; ha un rumore di sottofondo vario ed eventuale compreso tra i sessanta e i centodieci decibel.

Come passi il tuo tempo sul treno. Se leggi, qual è Il miglior libro da treno? Se navighi, qual è la migliore app o sito?

Per chi è pendolare su medie distanze (cinquantaquattro chilometri), come me, il tempo sul treno è, inevitabilmente, un importante momento di vita (foss’anche solo in termini di spazio che occupa nella quotidianità). A seconda del periodo e dell’umore ne colgo la bellezza, per la varietà e la ricchezza di quanto offre, o fatico a sopportarne i ritmi e le modalità, ma in ogni caso cerco di valorizzarlo per quanto possibile. Mi ascolto, per scegliere come occuparlo: dormo, leggo, chiacchiero con i compagni di viaggio, penso (mai sottovalutare il grande riordino mentale che il pendolarismo consente!), raramente mangio, occasionalmente lavoro (anche se più spesso durante il viaggio alzo e abbasso le saracinesche che separano il lavoro dal resto della vita). Possiedo uno smartphone più nominalmente che nei fatti; dato il modello antidiluviano, le uniche app a cui concede una discreta funzionalità devono occupare (molto) poca memoria e chiedere pochi sforzi operativi: controllo la posta di gmail e le notifiche di wordpress. Sui libri, invece, non conosco confini: ho letto e leggo di tutto. Tuttavia, ancorché possa sembrare banale la considerazione, mi sbilancio a dire che, dovendo scegliere fra più libri, il migliore da treno è quello che pesa di meno. Chi viaggia un giorno solo può non far caso ai grammi o allo spazio occupato, per un pendolare possono diventare questioni fondamentali.

Ci sono aspetti divertenti nel pendolarismo? Ci sono stati episodi o persone che ti hanno proprio fatto ridere?

Il pendolarismo è, per fortuna, anche e soprattutto divertimento. Alcuni giorni scelgo di viaggiare in un vagone o nell’altro a seconda di chi so o penso di poter incontrare: alcuni tipi umani sono fonte inesauribile di ilarità o di ironia. Più spesso, di storie di vita – che mi è per altro capitato più e più volte di trasporre in altri contesti personali, in particolare teatrali.

Quali sono state le peggiori disavventure causate dai disservizi di Trenitalia? Cosa ti fa arrabbiare di più?

Non tollero la mancanza di comunicazione e di rispetto, anche nelle condizioni più spiacevoli. Un ritardo di quattro ore su quarantacinque minuti di viaggio (il famoso dicembre nero dell’anno scorso) in una società perfetta non dovrebbe esistere, ma perfetti non siamo e posso concepire che capiti e accettare di viverlo, anche con ironia, purché dalla controparte non vengano meno i presupposti basilari di una civile relazione umana. Dei corsi e delle regole di comunicazione e relazione farebbero un gran bene a tanti lavoratori delle ferrovie che si relazionano con il pubblico, non solo per vendere le patatine nel corridoio dei treni.

Immagino che il pendolarismo influisca molto sulla tua vita, ma nello specifico in che modo? Come ha cambiato la tua routine quotidiana?

Ciò che in questo momento mi pesa maggiormente è il tempo che toglie a quello che vorrei dedicare alla famiglia: accompagnare i bimbi a scuola, avere del tempo prima di cena per attività che troppo spesso vengono relegate al fine settimana o all’occasionalità. Per contro, il pendolarismo si sposa molto bene con precariato e flessibilità di orari. Dei ventun anni (quasi) di pendolarismo su Milano, dall’ottobre del 1993, non sono stati pochi i momenti e le occasioni in cui la versatilità del lavoro (paragonabile a quella dell’università) ha consentito di attenuare i disagi provocati dai disservizi.

Quali opportunità ti ha offerto il pendolarismo? Hai incontrato nuove persone, hai conosciuto contatti “utili”, hai imparato ad usare il tablet o gli e-book?

In parte ho risposto con la riflessione sulla domanda precedente; più importante, ho incontrato bellissime persone. Sono nate amicizie o storie di gioventù al tempo dei vent’anni dell’università, tra una partita a carte e i Pink Floyd in cuffia; e sono nate amicizie in questi ultimi anni (e non m’azzardo a dire “quelli della maturità” che mi faccio ridere da solo), alcune di queste davvero importanti, quelle che oggi rappresentano la nostra quotidianità. Non posseggo tablet; ho scoperto invece ultimamente la grande comodità del reader di e-book; non sul treno, ma il treno ne è diventato habitat naturale.

Chi non è pendolare vive meglio dei pendolari? Oppure, oltre allo stress, si perde anche aspetti positivi del pendolarismo?

A questo non saprei risponderti generalizzando. Posso dirti che in questo momento della mia vita vorrei decisamente ridurre il tempo dedicato ai viaggi. Cerco di conservare, inguaribile ottimista, uno sguardo di positività sui tanti spaccati e le opportunità che il pendolarismo offre, ma confesso che in questo momento non è facile: in queste condizioni anche un semplice viaggio, ad esempio, con una persona che non desideri incontrare può arrivare ad essere davvero provante.

Come si sopravvive a 21 anni di pendolarismo? Cosa consigli ai neo pendolari e a quelli che dopo pochi mesi/anni si sentono già stanchi?

Questa è una domanda a cui mi risulta facile rispondere. Un consiglio su tutti: non smettere di osservare, di stupirsi, di essere curiosi. Nessun viaggio è uguale ad un altro.

Quanti dei tuoi Ammennicoli di Pensiero hanno origine grazie al pendolarismo? Cosa ti inspira di più in treno?

Molti; molti sono stati scritti in treno, su lunghe percorrenze (ad esempio, per un certo periodo ho pendolato settimanalmente da Milano verso il Nord-est per viaggi di circa due ore e mezza ciascuno). Quando non ho scritto su argomenti che avevo in testa già da prima, spesso in treno sono stato ispirato da frasi captate casualmente nell’ambiente. Penso in particolare a questo post: “Confessioni sentimentali di una post-adolescente del nuovo millennio“.
Per concludere. “Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?”, era solito dire Joseph Conrad. Da blogger pendolare, ça va sans dire, mi prendo la licenza di sostituire finestra con finestrino e lavorando con “sto pensando ad un post”.

38 thoughts on “21 anni di pendolarismo: la storia di un altro pendolare da una vita

  • July 3, 2014 at 11:02 am
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    Un eroe. 21 anni sono davvero tanti. Condivido tutto quello che dici A. Peccato fare tratte diverse; due chiacchiere le farei volentieri.

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    • July 3, 2014 at 11:29 am
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      Si, io non vorrei abusare del termine eroe, perchè credo di averlo usato anche nell’intervista a Mr Wolf, ma davvero non saprei come altro definire questi super pendolari. Insomma, significa vivere la propria vita al netto di un costante pendolarismo che condiziona inevitabilmente le tue abitudini e le tue scelte. Veramente tanto di cappello..

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    • July 3, 2014 at 1:20 pm
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      mai dire mai. è verosimile che cambierò presto lavoro, non escludo geografia e possibile tratta pendolare. non escludo che potrebbero addirittura coincidere (ma per ora non dico nulla: ipotesi troppo premature).
      (e poi in ogni caso prima o poi ci si incontra, dai!)

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      • July 3, 2014 at 2:52 pm
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        Si si, prima o poi ci incontriamo tutti quanti. Qualcosa mi dice che finiremo seduti intorno ad un tavolo a mangiare. 😀

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  • July 3, 2014 at 11:14 am
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    ..ogni viaggio è una scoperta nuova; se non partissimo con questa filosofia non si potrebbe resistere tutti questi anni.

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    • July 3, 2014 at 11:31 am
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      Esatto, credo che per resistere tutti questi anni ci sia bisogno di adottare una filosofia che funzioni. Quella individuata da Ammennicolidipensiero lo è sicuramente.

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  • July 3, 2014 at 12:16 pm
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    “…non smettere di osservare, di stupirsi, di essere curiosi. Nessun viaggio è uguale ad un altro.”.Credo che sia la cosa più bella, vera e positiva che si possa dire. Ma io sono di parte: sono spesso d’accordo con Ammennicolidipensiero 🙂

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    • July 3, 2014 at 12:22 pm
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      Guarda, potrei essere di parte anche io, ma credo che Ammennicolidipensiero abbia veramente centrato il punto. In maniera oggettiva!

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  • July 3, 2014 at 12:36 pm
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    ventuno anni… ohiohi io sono al sesto e già mi sembra un’eternità!

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    • July 3, 2014 at 12:37 pm
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      Non me lo dire.. io non sono nemmeno arrivata a 4!

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    • July 3, 2014 at 6:16 pm
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      ma sapete che ve ne davo parecchi di più? si dice in questo caso: li portate bene? come dire, “ben vissuti”? 😉

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      • July 3, 2014 at 6:55 pm
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        Ahahahah! Effettivamente a lamentele sembra che la mia età pendolare sia quella di un centenario! Comunque anche in questo caso “li portate bene” si può dire! 🙂

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  • July 3, 2014 at 2:13 pm
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    Caspita, 21 anni mi batti… Che i miei sono solo 13 anni. Però c’è stato un interessante periodo della mia vita in cui pendolavo quotidianamente sui 50 km, più o meno come te, ma con due giorni a settimana in cui i km complessivi diventavano 360 a/r con due lavori e due mondi, tra giovedì e venerdì (con cambio in corsa di lavoro e mondo il giovedì tra l’ante e il post meridium)!

    Tra le varie cose che dici, questa “dormo, leggo, chiacchiero con i compagni di viaggio, penso (mai sottovalutare il grande riordino mentale che il pendolarismo consente!), raramente mangio, occasionalmente lavoro” si adatta molto anche al mio rapporto con il treno. Anche se devo dire che, da pendolare, ho fatto di tutto, incluso salire sulla motrice e fermare un treno.

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    • July 3, 2014 at 2:55 pm
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      Solo? 13 è una cifra di tutto rispetto.
      Ma possiamo approfondire questo episodio “ho fatto di tutto, incluso salire sulla motrice e fermare un treno”? 😉

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      • July 4, 2014 at 4:27 pm
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        Incluso anche spedire cose via passeggeri conosciuti al binario in quel momento da un capo all’altro dell’Italia, se è per quello, scrivere la declaratoria di un convegno internazionale con la collaborazione di un intero vagone di sconosciuti e varie altre cose! 😀

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        • July 4, 2014 at 4:40 pm
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          Ma che meraviglia.. 😀 Raccontato così il pendolarismo sembra proprio divertente! 😀 😀 Quasi qualcosa che a non farla ci si perde!

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      • July 3, 2014 at 6:58 pm
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        Potrebbe essere una valida opzione. Rischiosa, ma pur sempre valida.

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      • July 4, 2014 at 4:28 pm
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        Ho anche quella. (Ma non mi riferivo a quello, nel commento precedente). Vale sì, anche per la rivoluzione.

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    • July 3, 2014 at 2:56 pm
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      Accidenti! Complimenti a tutti. Va a finire che qui sono la più “giovane”! 🙂 Che nell’ottica del pendolarismo non sono sicura sia una cosa necessariamente positiva.

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    • July 3, 2014 at 6:19 pm
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      quindi 35 di famiglia, in totale: direi che i genitori che ci hanno separato alla nascita hanno ripagato almeno in finanziamenti alle ferrovie dello stato. 😀

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  • July 4, 2014 at 10:51 am
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    cioè mi state dicendo che sono 22 anni che pago per un disserviziO???? allora sono proprio sadicA!! Ecco perchè non li avevo mai calcolati prima 😉

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    • July 4, 2014 at 12:01 pm
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      Fammi capire, sono 22 anni che anche tu sei pendolare? Perchè se si, sto realizzando che questo è un tunnel dal quale non si esce! Io vivo nella convinzione che prima o poi finirà..

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    • July 4, 2014 at 2:12 pm
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      vero che fa un certo effetto quando li conti tutti?!? come quando le candeline sulla torta coprono la visuale della panna… 😛

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      • July 4, 2014 at 2:46 pm
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        Quando coprono la visuale della panna… si comprano le candeline a forma di numeri! 😉

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  • July 4, 2014 at 12:50 pm
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    Pendolo da quando ne avevo 15 anni…. quindi, sì ..non se ne esce, altrimenti che sadismo sarebbe?

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    • July 4, 2014 at 2:49 pm
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      Che poi sì, io considero solo il pendolarismo da lavoro ma tra scuole medie e liceo mi sono fatta il mio bell’avanti e indietro. Ma allora non si diceva che facevi il pendolare.. non conoscevo proprio l’esistenza di questo mondo. Ok quindi non se ne esce.. fa piacere almeno aver trovato una comunità di simpatiche persone di supporto! 😀

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  • July 4, 2014 at 3:37 pm
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    No ragazzi…ci provo eh? ma non vi invidio! 😀
    Anzi…vi ammiro moltissssimo per la positività!
    Io ho fatto solo 2 anni roma-torino-roma nei we (bhè, un we si e uno no) e non credo possa valere come esperienza pendolarica…però credo non avrei resistito un mese di più! 🙂

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    • July 4, 2014 at 4:24 pm
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      Ahah! Grazie! Ma sai che ora che mi ci fai pensare, prima di essere pendolare quotidiana per lavoro, lo ero anche io (per amore) solo nel weekend. E l’ho fatto pure per diversi anni. Meno male che quell’uomo alla fine l’ho sposato.. Anche se, scegliendo lui e la sua città, sono passata dal pendolarismo del weekend a quello quotidiano.. Cosa non si fa per amore! 😉

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      • July 6, 2014 at 10:32 pm
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        Alla fine anche io ho optato per spostarmi definitivamente a Torino! 🙂
        Bhè è un tipo di pendolarismo diverso perché non ti permette di conoscere veramente i tuoi compagni di viaggio, che non sono mai gli stessi. Quindi non c’è nulla di affiatante. Però l’aspetto riorganizzativo delle idee vale!

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  • July 4, 2014 at 9:37 pm
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    Ma allora lo vedi che siamo masochiste? Tanto di cappello a te 😉

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