Liceo, università e lavoro: una “nuova” pendolare da una vita

Incredibile ma vero i pendolari da una vita ci sono, sono tanti e conducono una vita normale (per quanto normale possa essere la vita di un pendolare!). Oggi vi presento Gloria. Ci siamo conosciute virtualmente attraverso alcuni scambi nei profili Twitter e Facebook di Vita da Pendolare.

Mi ha fornito risposte veramente esaustive e dettagliate per cui non voglio anticipare nulla e lasciare alle sue parole il racconto della sua pluriennale esperienza.

Come è iniziato il tuo pendolarismo? Per studio o per lavoro?

Ho cominciato a prendere il treno a metà settembre 1992 per frequentare il liceo nel capoluogo, a circa 20 km da casa. Ho continuato poi per frequentare l’Università, a circa 60 km. Laureata nel 2003, ho trovato uno stage nella stessa città e da questo, attraverso vari passaggi, anche un lavoro, prima temporaneo e poi a tempo indeterminato.
La scelta di usare il treno, fin dai 14 anni, deriva da vari fattori che l’hanno reso l’opzione migliore. Infatti, abito a meno di 5 minuti d’auto da una piccola stazione in cui fermano i regionali e usualmente parto da questa e qui torno. In caso di particolari necessità, c’è un’altra stazione più grande a circa 15-20 minuti di strada e lì fermano ora anche i regionali veloci (una volta gli interregionali e per un breve periodo gli Intercity). Arrivata a destinazione, sia i luoghi di studio che di lavoro erano e sono facilmente raggiungibili dalle stazioni. La linea è la Milano-Venezia, quindi una linea normalmente ben servita (anche se mentre lo scrivo già mi verrebbe da fare gli scongiuri…).

Oggi perché usi il treno, quanto ci stai e come passi il tuo tempo a bordo?

Continuo a usare il treno per i motivi indicati sopra ma anche e soprattutto per motivi economici. Infatti, con il viaggio in auto i tempi forse non cambierebbero molto, visto che comunque prenderei l’autostrada, ma i costi sarebbero insostenibili (gestione auto, benzina, pedaggio, parcheggi e autobus per raggiungere il centro), senza contare i maggiori rischi. Se malauguratamente dovessero chiudere le stazioni per me utilizzabili, come ventilato talvolta in passato, dovrei sicuramente affrontare un grande cambiamento della mia vita, cambiando lavoro o trasferendomi.

Attualmente passo in treno circa 50 minuti all’andata e altrettanti al ritorno. Il principale passatempo è navigare in Internet con lo smartphone, benedetti tutti quelli che hanno contribuito a renderlo possibile! Mi piace poter aggiornarmi già al mattino presto, anche sulle notizie di attualità che potrebbero riguardare il mio lavoro, in modo da arrivare in ufficio sapendo già cosa aspettarmi. Inoltre, frequentare Facebook e Twitter mi ha permesso di approfondire temi interessanti e conoscere persone da cui avere spunti utili per la vita professionale…senza dimenticare l’aspetto ludico e, riguardo al treno, la scoperta di tante persone che condividono gli stessi problemi. Quando sono troppo stanca, ovviamente cedo al classico sonnellino. A volte il riposo è accompagnato dalla musica con l’indispensabile lettore mp3. Ai libri invece ho rinunciato anni fa per il problema peso, visto che la mia borsa è già stracolma; ora sto valutando l’opzione tablet/e-book reader, non riesco a decidermi ma non ho fretta.

Come cambia il pendolarismo quando si passa dallo studio al lavoro? I pro e i contro sono sempre quelli?

Col tempo è cambiato soprattutto l’aspetto “sociale”: dai viaggi rigorosamente in gruppo del liceo, tra tante chiacchere, alle frequentazioni occasionali del periodo universitario, a seconda degli orari di lezioni ed esami, al preferire oggi viaggi in solitaria. Non perché sia diventata una misantropa! Conosco gli altri pendolari, soprattutto i lavoratori, ci salutiamo e parliamo in attesa sul marciapiede, a volte ci aspettiamo a vicenda per tenere le porte aperte finché qualcuno è ancora sulle scale, ma poi preferisco essere autonoma nella scelta di dove sedermi e cosa fare, visto che il tempo da trascorrere non è poco. Se poi mi trovo vicino qualcuno che conosco, naturalmente qualche chiacchera si fa!
Sui pro non trovo grandi differenze, mentre sui contro devo purtroppo ammettere che negli anni la salute è cambiata. Un tempo sopportavo tranquillamente un viaggio scomodo, ma poi ho avuto problemi, soprattutto alla schiena, quindi ora faccio di tutto pur di trovare un posto a sedere, a costo di far scomodare turisti stravaccati e spostare ingombranti bagagli.

Quali sono state le peggiori disavventure causate dai disservizi di Trenitalia? Cosa ti fa arrabbiare di più?

Le disavventure peggiori sono state causate soprattutto dai guasti, spesso in giornate di neve e ghiaccio. Diversi anni fa, durante il ritorno, a causa del gelo un treno davanti al mio si fermò in aperta campagna. Il mio fu fatto fermare in una stazione, per fortuna, ma lì rimanemmo per diverse ore, insieme ad altri, naturalmente con poche e vaghe notizie su quello che stava succedendo. In treno per fortuna tennero acceso il riscaldamento, ma ad un certo punto arrivò la Protezione Civile a portarci un tè caldo e poi ci diedero addirittura l’autorizzazione per prendere gratis i prodotti del bar (scene da accaparramento, ovviamente). Nel frattempo eravamo venuti a sapere che quella bloccata in aperta campagna era una vecchia motrice; era stata mandata una motrice di emergenza per trainarla, ma quella rotta era talmente obsoleta che non aveva i ganci adatti; avevano dunque dovuto cercare e mandare degli operai che aggiustassero il guasto, sotto la neve. Per fare tutto questo, avevano dovuto interrompere per lunghe ore la circolazione in entrambe le direzioni. Infine ripartimmo, ormai storditi dalla lunghissima attesa. Ero partita alle 15.30 ed entrai in casa alle 23.45.

Come credo per tutti i pendolari, la causa principale delle arrabbiature, anche feroci, è la mancanza di informazioni sulle cause di ciò che accade. Perché non dire subito come stanno le cose, visto che prima o poi si verrà a sapere? Perché fino a poco tempo fa nell’ufficio informazioni di una grande stazione non mi sapevano dire se un certo treno, già in ritardo, era partito o no dal capolinea in quanto loro non facevano parte “della stessa divisione”? Perchè trattare i propri clienti come poveri stupidi? Fortunatamente, pian piano (anche troppo) questo atteggiamento sta cambiando, anche se noto una certa schizofrenia da parte delle Ferrovie: da una lato, hanno profili Twitter abbastanza curati, rispetto agli standard degli uffici informazioni, e mettono a disposizione la app Pronto Treno con aggiornamenti abbastanza affidabili; dall’altro, continuano nella prassi ormai ridicola di indicare sui tabelloni un ritardo inferiore a quello già accumulato…mentre tutti i passeggeri con cellulare in mano aggiornano a voce i compagni! Mi chiedo il senso di queste politiche, se non fare la figura dello struzzo.

Immagino che il pendolarismo influisca molto sulla tua vita, ma nello specifico in che modo? Come ha cambiato la tua routine quotidiana?

Non saprei dire come il pendolarismo ha cambiato la mia vita quotidiana perché pendolo praticamente da sempre, ma posso dire che la principale conseguenza è la strettissima dipendenza dall’orologio. Certamente, tutte le persone che lavorano o hanno altri impegni devono essere puntuali, ma perdere un treno vuol dire arrivare in ritardo anche di ore, non di qualche minuto, e quindi non deve succedere, per non rischiare conseguenze sul lavoro. Purtroppo non sono tra quelli che si svegliano già attivi come grilli, anzi! Per limitare i rischi ho sparso tre orologi tra camera e bagno, oltre al telefono e quello al polso, ma l’imprevisto è sempre dietro l’angolo e basta veramente poco per vedere il treno partire senza di me! In compenso, mi sfogo nei fine settimana: da tempo ho detto ai miei amici che la mia dose di puntualità la esaurisco nei giorni lavorativi, quindi nei festivi devono portare pazienza.
Altro aspetto del pendolarismo in treno, più frivolo, riguarda l’abbigliamento: invidio molto quelle rare viaggiatrici che viaggiano in pantaloni bianchi, camicette di seta e giacca senza pieghe, riuscendo a scendere in perfetto ordine. Da sempre cerco un equilibrio tra la comodità, la praticità e la presentabilità per poter lavorare a contatto con il pubblico, certi giorni ci riesco, certi mi arrendo a jeans e scarponi con suola a carrarmato. I peggiori sono i giorni in cui credo di essermi preparata in modo abbastanza carino, poi in treno e in ufficio per qualche motivo mi sento inadeguata. Viaggiare costantemente a contatto con studentesse ventenni poi non aiuta!

Chi non è pendolare vive meglio dei pendolari? Oppure, oltre allo stress, si perde anche aspetti positivi del pendolarismo?

Chi non è pendolare è più autonomo. Decide quando partire e quando tornare, se vuole si ferma per strada o fa deviazioni, non ha vincoli d’orario oltre a quelli dell’ufficio. La sua vita non dipende dai mille fattori che possono causare ritardi o cancellazioni e, soprattutto, non è soggetta alla volontà imperscrutabile di un’entità suprema che può stravolgere la sua giornata, senza rendere conto. Potrà trovare un incidente, o addirittura farne uno: ma la causa del cambiamento di programma sarà davanti ai suoi occhi.
La sottomissione a un volere altrui è sicuramente un aspetto negativo che il non pendolare si risparmia. Quello che si perde di positivo è il tempo a disposizione, da passare come si preferisce.
Non so se in fin dei conti siamo più stressati noi col treno o chi si sposta in auto, quel che è certo è che se parlo del mio pendolarismo a sconosciuti la reazione più frequente è quasi di pietà!

Come si sopravvive ad oltre 20 anni di pendolarismo? Non hai mai pensato di trasferirti?

Devo dire, per quanto sia triste, che oltrepassato un certo punto tutti gli anni sono uguali e non li distinguo più nel ricordo. La routine si impone con un potere quasi obnubilante. A parte qualche trucco pratico, per sopravvivere serve una pazienza letteralmente infinita, sia con le ferrovie che con gli altri passeggeri, la capacità di reggere lunghe e scomode attese, una certa resistenza fisica, senza dimenticare l’importanza di parenti e colleghi abbastanza flessibili da comprendere e sopportare tutto quello che potrebbe accadere. Temo sempre che i miei colleghi prima o poi dicano “Nooo, questa non può essere, è una scusa”, ma per fortuna non è ancora successo!

Mi chiedo spesso se tutti i pendolari sognino di trasferirsi. Anch’io ogni tanto ci penso, soprattutto in certi momenti di nervosismo, ma mi frena un po’ tutto, sia dal punto di vista economico, che organizzativo, che affettivo, visto che a casa sto bene. Comunque ci avevo anche provato, quando ero molto più giovane, poco dopo aver cominciato a lavorare. Trovato la stanza, bella zona, coinquilini simpatici, già portato qualche bagaglio. La prima notte in cui dormii là, mio papà, da poco in pensione, fu ricoverato per un’operazione urgente, a cui sarebbe seguita una lunga convalescenza. Fine del mio soggiorno fuori sede!

Cosa consigli ai neo pendolari (sia studenti che lavoratori) e a quelli che dopo pochi mesi/anni si sentono già stanchi?

Ai neopendolari:
– di essere educati per non farsi odiare da chi in treno c’è già da molto tempo;
– di dotarsi di tutte le tecnologie per essere aggiornati su cosa combina Trenitalia e per essere in contatto con altri pendolari;
– di prepararsi comunque a una certa dose di destino avverso.

A quelli che dopo poco si sentono stanchi:
se studenti, suvvia, tenete duro e alla fine deciderete cosa fare, magari la vostra vita nel frattempo cambierà radicalmente;
se lavoratore, valuta quanto ti piace il lavoro, quanto facilmente potresti trovarne un altro più vicino, quanto guadagni ora e guadagnersti poi, quanto spendi ora e spenderesti poi per raggiungerlo e decidi. Non considerare quanto ti manca alla pensione perché ti passerebbe subito la voglia di saltare su e giù per i treni!

9 thoughts on “Liceo, università e lavoro: una “nuova” pendolare da una vita

    • August 4, 2014 at 11:31 am
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      Anche io non ci avevo mai pensato. Ma dopo soli 4 anni i dolori alla cervicale mi fanno pensare che difficilmente potrò resistere a 22 anni di pendolarismo!

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    • August 6, 2014 at 8:30 am
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      Grazie, ma il merito è tutto di Gloria che ci ha fatto entrare nel suo mondo pendolare! La prima pendolare da una vita donna, che ha attraversato diverse fasi della vita (liceo, università, lavoro) in treno. Ammirevole! 🙂

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    • August 7, 2014 at 3:15 pm
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      Carissima, sei già alla doppia cifra. Il dilettantismo l’hai superato da un bel po’! 😉

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  • August 10, 2014 at 7:33 pm
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    Anche io pendolo da così tanto che certi rituali della vita quotidiana non li percepisco nemmeno più come determinati dalla vita pendolare. Eppure se mi fermo e ci penso, so che lo sono.
    Il mio record sono stati gli anni di due lavori, una casa, distanza massima tra i due luoghi più lontani 180 km e un giorno in cui me li facevo tutti avanti e metà indietro. E’ durato per quattro o cinque anni, ed era faticoso, ma, devo dire, anche per un certo tempo uno dei periodi più divertenti che abbia mai avuto.

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    • August 11, 2014 at 11:06 pm
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      Sì è vero, bisogna essere onesti. La vita da pendolare può essere anche molto divertente. Anche.. 😉

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  • Pingback: #faicomefossiacasatua: in treno come a casa | Vita da Pendolare

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