In viaggio verso il 4° raduno pendolare – la gita scolastica

Come ho anticipato nel post dedicato al racconto del nostro ultimo raduno pendolare a Napoli, il viaggio di andata da Firenze SMN a Napoli Centrale è stato ricco di spunti. In questo post mi soffermerò sulla prima parte del tragitto: Firenze SMN – Roma Termini.

Che sarebbe stato un viaggio travagliato l’abbiamo capito subito. Binario 13, ItaloTreno delle 15:08. I nostri posti sono nella carrozza numero 6. Cerchiamo di capire attraverso i monitor disposti lungo il binario a quale altezza sarebbe arrivata la carrozza 6. In lontananza vediamo un gruppo di ragazzi delle scuole superiori di rientro da una gita scolastica.

Dico a mio marito “ti prego, dimmi che non siamo nella stessa carrozza”. Detto, fatto. Eppure la convivenza nel periodo universitario con due ragazze napoletane mi aveva insegnato che per scaramanzia certe cose non vanno mai dette, ma è più forte di me!

Salire a bordo del treno sembra un’operazione già abbastanza complicata. Tra i ragazzi della gita c’è una ragazza disabile che ha bisogno di un apposito elevatore per salire, ma il resto della classe non sembra intenzionato a darle la precedenza. Forse per il timore di perdere il treno, forse per maleducazione, tutti si accalcano davanti alla porta della carrozza 6, impedendo ai viaggiatori in arrivo di scendere.

Le professoresse non sembrano in grado di gestire la situazione, tanto che alla fine uno degli assistenti del servizio disabili si mette a dirigere il traffico: “ragazzi, lasciate scendere le persone e iniziate a salire dall’altra porta così qui facciamo salire la vostra compagna”. Lo dovrà ripetere più volte perché l’intero gruppo, insegnanti compresi, sono nel panico e quindi poco recettivi a questa semplice quanto chiara istruzione.

Noi assistiamo attoniti alla scena e pazientemente aspettiamo che l’intera classe si sia sistemata prima di salire. Superato il piccolo corridoio che separa la porta dai primi sedili del vagone, ci rendiamo conto che ancora non tutti sono seduti. E a ricordarcelo è l’insegnante che con fare “pacato” urla: “noi abbiamo i posti dal 23 al 26. Si è seduto qualcuno a quei posti? DAL 23 AL 26. FORZA CHE CI SONO ALTRE PERSONE CHE SI DEVONO SEDERE!”.

Dopo qualche minuto finalmente siamo tutti seduti. Il treno parte e tra i ragazzi c’è chi crolla in un sonno profondo (meno male qualcuno dorme!), chi ascolta la musica (e canta senza rendersi conto che tutti lo stanno ascontando) e chi parla con i propri compagni. Di certo non si può pretendere che stiano in silenzio. Sono pur sempre dei ragazzi di 16-17 anni in gita, anche se stanno rientrando nella loro città c’è sempre quell’euforia diffusa di chi si è allontatato da casa e inizia a sentirsi grande.

Urla e schiamazzi ogni tanto superano il limite e allora una delle insegnanti è costretta ad intervenire: “tu, la smetti di urlare?”. “Ma professore’, non sono solo io”, come se questo lo rendesse meno colpevole. Avanti e indietro una, due, tre, quattro volte, senza troppo successo, fino a che l’insegnante non decide di viaggiare in piedi in mezzo a quel gruppetto di ragazzi più indisciplinati.

Mi sorprende molto vedere che nemmeno questo li dissuade dal prendersi in giro reciprocamente, parlare a voce alta e ridere sguaiatamente. L’insegnante è lì, sguardo perso nel vuoto di chi è provato da giorni di gita scolastica e forse anche per questo non riesce ad imporre la sua autorità. Dopo un ultimo richiamo (caduto nel vuoto), torna a sedersi.

Per fortuna Italo sfreccia ad alta velocità e in un’ora e mezzo siamo a Roma. Poco prima di scendere, l’altra insegnante, con un po’ più di autorevolezza, dice a tutti di iniziare a prepararsi dieci minuti prima dell’arrivo del treno, per scendere tutti in maniera ordinata. Apprezziamo molto il suo tentativo.

Poco prima di prepararsi i ragazzi cominciano a tornare all’amara realtà: “oh, ma martedì c’è il compito di inglese?”. “Sì, sui verbi”. “Ihhhh sui verbi? Guarda che è difficile eh”. “Ma che difficile, i verbi li sai”. “Si li sai, ma te l’immagini quando te comincia a chiede il presente de quello, il passato de quell’altro. Te impicci, co i verbi te impicci”. Nonostante i ricordi del liceo linguistico siano ormai lontani, devo ammettere che la ragazza dall’aria da prima della classe che teme di “impicciarsi” forse non ha tutti i torti.

È arrivato il momento di prepararsi. “Aò, m’aiuti a tira’ giù la valigia? Dai che non c’arivo”. “Ferme, ferme, ve le tiro giù tutte io”. Per fortuna la cavalleria ancora esiste.

La classe è finalmente scesa e senza aver appreso la lezione della partenza esclamo “speriamo che ora non salga un’altra gita di ritorno verso Napoli”. Mio marito mi guarda terrorizzato, ma per fortuna nessuno studente sale a bordo.

In compenso ci ha pensato qualcun altro a disturbare l’ultima parte del viaggio. Ma di questo vi parlerò in un altro post.

4° Raduno di Blogger Pendolari a Napoli: un raduno diverso

Dopo Firenze, Bologna e Roma, l’appuntamento per il 4° raduno di blogger-pendolari dello scorso 9 maggio era fissato a Napoli.

Stazione di Napoli Centrale

Sembrava un raduno come gli altri. Lo scambio di email pre-raduno, la gioia di rivedersi, di ritrovarsi in una nuova città e di confrontarsi nuovamente su questa vita da pendolare che in regioni diverse dell’Italia ci accomuna comunque così tanto.

Che fosse un raduno diverso invece l’ho capito appena sono arrivata al binario 19 della stazione di Napoli Centrale. Lì ho incontrato Pendolante, Pendolo0 e Foxcola (new entry del raduno e unico capotreno-blogger a partecipare) che hanno viaggiato insieme a bordo di un Frecciarossa arrivato con “soli” 50 minuti di ritardo. Pochi minuti dopo, a bordo di Italo Treno (con 10 minuti di ritardo, principiante!) è arrivata anche Leuconoe. Ad aspettarle insieme a me c’era tiZ, padrona di casa di questo raduno partenopeo che ci ha accolto con un prezioso cadeau.

Regalo di Tiz al 4 raduno pendolare

Era solo la quarta volta (al massimo!) che ci incontravamo in vita nostra eppure sembrava che stessi ritrovando amiche di lunga data, persone che frequenti abitualmente e con cui sei estremamente a tuo agio. Per la prima volta ognuna di noi era accompagnata dalla sua dolce metà, perché quando vivi esperienze che ti coinvolgono così tanto probabilmente vuoi che non siano una cosa solo tua, ma hai piacere a condividerle.

Mancava all’appello la nostra pendolare tarantina di Esperienze da Autobus. Per ingannare l’attesa del suo arrivo in autobus (anche quello in ritardo, #maiunagioia!) ci siamo concessi la prima sfogliatella del giorno, accompagnata da un ottimo caffè.

Il gruppo era finalmente al completo! tiZ ha coinvolto nel raduno anche Marino del Photoclub Partenope, preziosa presenza che ci ha condotto per le vie di Napoli e ha documentato il raduno con le sue splendide foto (come questo super selfie di gruppo!).

Raduno blogger pendolari a Napoli

Inizia il tour: si comincia con la Chiesa di Santa Chiara e il suo meraviglioso chiostro maiolicato, si prosegue per la Chiesa del Gesù e per le caratteristiche vie di Napoli fino ad arrivare a San Severo per ammirare la statua del Cristo Velato e le affascinanti Macchine Anatomiche.

Chiostro maiolicato Complesso Santa Chiara

Una sosta a San Gregorio Armeno, un saluto a Pulcinella e arriviamo a Piazza Dante, dove inizia il vero e proprio dibattito pendolare, anche questo con sfumature diverse dal solito.

Sì, perché questa volta con noi c’è anche un capotreno e la discussione si completa di un punto di vista che finora potevamo solo immaginare, ma che di fatto ci era mancato. E allora scopri che anche il capotreno viene controllato e che a volte per lui anche fare del bene può essere un problema.

Lo stomaco brontola e la conversazione si sposta a tavola dove davanti ad una bella (e buona) pizza margherita si gettano le basi per un futuro progetto di scrittura collettiva. Anche questa è una novità di questo raduno, proposta da Pendolante e accolta subito con grande entusiasmo.

Il nostro pranzo-dibattito prosegue con il racconto di viaggiatori molesti senza biglietto, ritardi frustranti, personaggi strani e a volte commoventi. Pendolo0 ci omaggia con un suo graditissimo pensiero, condividendo con noi la sua passione per i lego (da oggi in poi in treno viaggia con me anche il Mago Pendolare).

Regalo di Monica al 4 raduno pendolare

Purtroppo il mio raduno pendolare è finito qui, giusto il tempo di un caffè dopo pranzo ed era già il momento di dirigersi verso la stazione per riprendere un treno verso casa. Sono ripartita con un bagaglio carico di emozioni e di bei ricordi, impaziente di fissare il prossimo raduno, con la speranza che da ora in poi ci si possa incontrare anche in occasioni meno “istituzionali”.

Ad un ulteriore testimonianza del fatto che questo raduno non è stato come quelli passati c’è l’intervento di Pendolante nella trasmissione Caterpillar andata in onda su RadioDue lunedì scorso. Nel caso ve lo foste perso, potete riascoltarlo grazie a questo podcast (minuto 34 circa).

Se siete interessati ai punti di vista delle altre blogger su questo raduno, vi consiglio di leggere anche i loro post (in ordine di pubblicazione):

Un permesso a lavoro e la “puntualità” di Trenitalia

Avevo pianificato la giornata di ieri nel minimo dettaglio. A causa di una visita di controllo a metà mattinata all’ospedale di Livorno avevo chiesto un permesso a lavoro. Mi sono alzata presto (comunque due ore dopo il solito orario di sveglia, una festa!), ho fatto colazione a casa, ho finito il cambio di stagione nell’armadio e spolverato qua e là. Quando è arrivato il momento, mi sono diretta verso l’ospedale per arrivare puntuale alla mia visita. L’ospedale è stato un po’ meno puntuale, ma poco importa perché avevo calcolato anche un piccolo margine sulla mia tabella di marcia. È andato tutto bene, sono tornata a casa e mi sono preparata il pranzo per poter arrivare puntuale alla stazione e prendere il treno che mi avrebbe portato a Firenze per le 14 in punto, dove avrei potuto lavorare almeno per mezza giornata.

Immaginerete già che le cose non sono andate fino in fondo come le avevo pianificate. Avevo lasciato trapelare qualcosa sui profili social di Vita da Pendolare:

Post FB Vita da Pendolare a Pisa

Quando ho scritto questo post erano le 13:45 ed eravamo ancora alla stazione di Pisa Centrale. Quei 15 minuti di ritardo si sono poi trasformati in 40 minuti di ritardo. La prima causa del ritardo è stata per “attesa personale”. Qualcuno che doveva essere a lavoro non c’era (per mille possibili motivi) e stando alle parole del capotreno questo avrebbe causato 15 minuti di ritardo. Ne erano passati 20 quando è arrivato un secondo annuncio: “il treno è in partenza”. Ok dai, ho pensato, alla fine 20 minuti di ritardo sono ancora gestibili. Illusa…

Sono passati altri venti minuti ed eravamo sempre lì, nel silenzio più assoluto. All’improvviso il povero capotreno è passato correndo per andare verso la carrozza di testa e ho sentito che al telefono parlava di un problema con il blocco delle porte. Un’altra volta?! Ma chi le ha progettate le porte dei Vivalto? Ce n’è sempre una che non si chiude.

Ogni mia speranza di arrivare a lavoro non dico puntuale, ma almeno ad un orario decente era andata definitivamente in frantumi. Non mi rimaneva che chiamare in ufficio e avvisare che ormai non sarei più andata.

Dal momento che un permesso di poche ore si era appena trasformato in un inutile giorno di ferie, ho deciso di non sprecare del tutto la giornata e di fare un giro turistico nella città di Pisa (visto che con un marito livornese, non sono molte le occasioni per andarci!).

Sono uscita dalla stazione, ho percorso viale Italia, attraversato l’Arno e con l’aiuto di Google Maps mi sono diretta verso Piazza dei Miracoli.

Lungarno a Pisa

È stata una bella emozione vedere spuntare la Torre Pendente da una delle vie adiacenti la piazza. Credo sia una di quelle cose a cui non ti abitui mai, come quando abitavo a Roma e mi trovano davanti al Colosseo. Dopo sette anni era sempre un momento di grande stupore.

Piazza dei Miracoli da lontano

Dimenticata la frustrazione della vita da pendolare, mi sono immedesimata nella vita da turista. Fotocamera accesa, ho iniziato a fare lo slalom tra turisti in pose improbabili alla ricerca dello scatto perfetto con la Torre Pendente e venditori di bastoni per i selfie (che vedendomi da sola avevano individuato in me il target perfetto).

Il Battistero e i turisti in posa

Ho cercato di raggiungere il punto migliore da cui osservare la piazza e godere della vista del Duomo e del Battistero.

Il Duomo di Pisa

Peccato per il cielo nuvoloso perché lo spettacolo era veramente bello, con la Torre che spunta dal Duomo come a dire “cucù”!

La Torre Pendente di Pisa

Piazza dei Miracoli a Pisa

Trascorse due ore in giro per la città, mi sono incamminata verso la stazione concedendomi due ultimi scatti davanti la Scuola Normale Superiore e il murale Tuttotondo realizzato da Keith Haring.

Scuola Normale Superiore di Pisa

Tuttomondo di Keith Haring a Pisa

L’arrabbiatura era ormai passata, ho ripreso il treno per Livorno che, non avendo piani da scombinare, è arrivato alla stazione con estrema puntualità.

Un vicino di posto agitato

Il treno arriva alla stazione di Pisa Centrale. L’annuncio del capotreno mi sveglia, apro gli occhi e vedo gli altri pendolari salire. Tra loro c’è un passeggero che non ho mai visto. Ha un giacchetto di jeans e uno zaino sulle spalle. Attraversa tutto il corridoio e si siede accanto a me. Accenno un sorriso di cortesia e in meno di un secondo ripiombo in un sonno profondo.

Lui si muove spesso, sento il suo gomito spostarsi e tornare lungo il suo corpo frequentemente. Apro gli occhi per capire cosa sta succedendo e vedo che ha un fazzoletto in mano e continua ad asciugarsi la fronte. In un primo momento penso che abbia caldo.

Il viaggio prosegue e lui continua a tamponare il sudore. Ad un certo punto fa due starnuti consecutivi. E allora penso, sarà malato! Magari non ha potuto fare a meno di uscire di casa stamattina e ora cerca di curarsi come può. Egoisticamente, spero che non sia nulla di contagioso. Fatalista, mi riaddormento.

Arriviamo a Firenze e mentre il treno sta entrando in stazione inizio a prepararmi per scendere. Lui ha ancora in mano il suo fazzoletto di carta, lo piega, lo riapre, poi lo piega di nuovo, ogni tanto si asciuga le mani e ancora la fronte. Forse non ha caldo, né è malato. Mi sembra solo molto nervoso. Avrà un appuntamento importante, magari un colloquio di lavoro. Dovrà incontrarsi con una persona a lui cara, o forse è in ansia per un suo caro.

Arrivati a SMN si alza, si gira verso di me e mi saluta di nuovo con un sorriso molto cortese. Si avvicina alla porta, scende e inizia a camminare con passo veloce. Si fa largo tra la folla di pendolari appena scesi dal treno e in pochi secondi non lo vedo più. Qualsiasi fosse il motivo del suo nervosismo, spero gli vada tutto bene.

Vita da pendolare-igers

Gli affezionati seguaci che hanno visitato il profilo Instagram di Vita da Pendolare avranno notato strani scatti pubblicati durante la giornata di sabato 21 marzo. Lo scorso weekend infatti c’è stato l’11° Instagram Worldwide Instameet tenutosi in sincronia tra gli appassionati di mobile photography di tutto il mondo. Gli Istagramers della Toscana, insieme al team di Pirati e Sirene, hanno deciso di organizzare la versione toscana dell’Instameet a Castiglioncello (LI).

WWIM11TOSCANA

Visti i passati contatti con il team di Pirati e Sirene e vista la mia personale passione per questo social network, ho deciso di partecipare. Da buona pendolare ho ovviamente fatto il tragitto Livorno – Castiglioncello in treno, godendo di una vista mozzafiato sul mare per quasi l’intero viaggio.

Il pomeriggio è trascorso all’insegna dei palloncini colorati e di una caccia al tesoro fotografica divisi per squadre, basata sui seguenti temi: riflessi, jump, fiori, ombre e libertà. Non avevo mai partecipato ad un Instameet e devo dire che mi sono divertita moltissimo. Sincronia perfetta tra offline e online, quello di sabato è stato un pomeriggio di condivisione in tutti i sensi.

Accompagnata dalla mia cara collega Silvia (ve la ricordate? aveva scritto il “Vademecum della decenza durante i viaggi di Natale“) abbiamo dato vita a diversi scatti cercando di interpretare al meglio i temi previsti.

WWIM11TOSCANA - #jump

WWIM11TOSCANA - a ciascuno il suo mezzo

WWIM11TOSCANA - #libertà

WWIM11TOSCANA - #riflessi

L’Instameet organizzato a Castiglioncello è stata anche una piacevole occasione per incontrare nuovamente Nicola Carmignani, conosciuto mesi fa grazie ad un caffè alla stazione, e per conoscere di persona il blogger pendolare Bassa Velocità, che infrangendo ogni sua regola, ha anche deciso di immortalarsi in un simpatico selfie con me. Sono curiosa di vedere il risultato di quello scatto! 🙂

Nel frattempo, restiamo in attesa del prossimo Instameet e ringraziamo Pirati e Sirene e la comunità di Instagramers Toscana per la splendida organizzazione!

Fermata straordinaria (e privata)

Da quando è stato modificato il tragitto del regionale 3177 a fine dicembre 2013, questo treno è diventato il mio preferito per il rientro a casa. Veloce, poco affollato, effettua un’unica fermata solo a Pisa Centrale. Tendenzialmente puntuale (tranne martedì e giovedì che ho i minuti contati per andare in palestra).

Da quando lo prendo, ho visto diversi passeggieri in preda al panico già alla fermata di Firenze Rifredi perchè si rendono conto, quando ormai è troppo tardi, che il treno non effettua fermate intermedie, se non a Pisa Centrale. La scusa che ripetono più frequentemente è che “di solito i treni per Livorno fanno tutte le fermate”. La vera causa però è la disattenzione, perché i capotreno annunciano più volte prima della partenza che “questo treno non effettua fermate intermedie”. Solitamente lo dicono anche in inglese.

Ieri è successo un episodio strano che io e altri pendolari molto attenti abbiamo notato. Il treno rallenta all’ingresso della stazione di Empoli e stranamente si ferma. A volte capita, il treno spesso viaggia in anticipo quindi inizialmente non ci ho fatto troppo caso. Poi però ho sentito il segnale acustico di apertura delle porte. Subito ho pensato “eccone un altro che ha sbagliato a prendere il treno, vuole provare a scendere e magari ora fa anche qualche casino con il blocco porte”.

Ma ieri le porte della prima carrozza in testa al treno si sono aperte veramente e lo hanno fatto, in via del tutto straordinaria, per far scendere un dipendente delle ferrovie che aveva sbagliato a prendere il treno.

La conferma mi è arrivata quando un altro pendolare ha pubblicato questo status nel suo profilo FB: “Aggiornamento per i passeggeri del treno delle 17 da Santa Maria Novella per Livorno Centrale. Il treno si è fermato a Empoli (fermata non prevista) per far scendere un dipendente delle ferrovie dello stato che aveva preso il treno credendo che fermasse a Firenze rifredi. La cosa comica, oltre al dipendente delle ferrovie che sbaglia treno, è che ora va a 2000 per recuperare il ritardo.”

Ed è andata esattamente così. Lui ha sbagliato treno, abbiamo perso qualche minuto per farlo scendere dove non avrebbe dovuto e poi abbiamo continuato a gran velocità per recuperare il ritardo. Che poi quando succedono queste cose, che si deve pensare? Meno male che almeno hanno recuperato il ritardo? Se hanno fatto scendere lui potrebbero far scendere tutti i passeggieri che sbagliano? Almeno ai passeggieri che sbagliano potrebbero evitare la multa?

Non lo so, io preferirei non interrogarmi su episodi del genere perchè semplicemente, in un paese normale, non dovrebbero verificarsi.

“La vita del pendolare” – una canzone sul tema

C’è chi decide di aprire un blog e chi decide di scrivere una canzone. Questa è la storia di Michele, pendolare per studio, musicista e cantautore. Mi ha scritto pochi giorni fa e questo era il suo messaggio:

“Salve, mi chiamo Michele Mainardi, ho 26 anni e abito a Tarquinia. Da anni per motivi di studio (sono allievo del Conservatorio di Roma) sono costretto a percorrere ogni giorno, o quasi, ben 100 km all’andata e altrettanti al ritorno in treno. Essendo musicista e cantautore, i miei seppur pochi anni di pendolarismo mi hanno dato l’ispirazione per scrivere una canzone sul tema. S’intitola “La vita del pendolare”, è contenuta nel mio primo album (“Senza convenzioni”, 2014) e a mio avviso sembra fatta apposta per voi…magari potete sentirla (è su YouTube, basta digitare “Michele Mainardi La vita del pendolare”) e farmi sapere cosa ne pensate!
Un saluto
Michele”

Io l’ho ascoltata e mi è piaciuta un sacco! La trovo perfetta da ascoltare in treno, perchè la musica ti mette sicuramente di buon umore. E poi, come non riconoscersi in “è la vita del pendolare, di chi ha deciso di farsi male..”.

Pendolari a rischio stress, ma va?

Ieri un utente è arrivato sul blog digitando questa chiave di ricerca: “sono stanca di fare la pendolare”. Chiunque tu sia, semmai tornerai a leggere questo blog, sappi che anche io sono stanca e che hai tutta la mia solidarietà!

Stando a quanto riportato ieri da un articolo de Il Sole 24 Ore, abbiamo anche tutti i motivi per sentirci stanche. Lo studio di cui si parla sostiene che i pendolari, che siano al volante o sui mezzi pubblici, sono più esposti al rischio di stress. Dice il medico del Lavoro Stefano Massimo Candura che “Il pendolarismo è una forte causa di stress e le conseguenze sull’organismo sono avvertibili sia a livello fisico che sul piano psicologico”. A pensarci bene dottor Cardura, ce ne eravamo accorti!

Comunque, a leggere tutto l’articolo ne emerge un quadro inquietante. Si passa da “manifestazioni emotive come ansia, irritabilità, attacchi di panico, depressione, crisi di pianto” per arrivare a “disturbi della sfera comportamentale, come disturbi alimentari (mangiare troppo o troppo poco) e l’abuso di sostanze voluttuarie come il fumo”.

Nei casi più gravi “si arriva all’abuso di coca e altre sostanze” e a “disturbi della sfera sessuale, come perdita di interesse e diminuzione della libido”. Ma non finisce qui eh.. Sul piano fisico abbiamo ancora: mal di testa, ulcera, colon irritabile, pressione alta e depressione del sistema immunitario (pure lui depresso?).

Insomma, un bollettino di guerra! Però, una magra consolazione almeno per chi viaggia per oltre un’ora c’è. Infatti uno studio svedese rivela che “i pendolari che impiegano tra i 30 e i 60 minuti di viaggio sono più stressati di quelli che impiegano più di un’ora: infatti questi ultimi avrebbero più tempo per rilassarsi”.

Studi a parte, come mi è capitato di sottolineare già qualche giorno fa, è vero che la vita da pendolare è causa di stress. Ma è anche vero che a volte ti regala momenti di inaspettato divertimento, quando ad esempio ti imbatti nei tanti personaggi buffi e assurdi che popolano i mezzi pubblici. Come è altrettanto vero che può farti incontrare persone che altrimenti non avresti mai conosciuto, con le quali condividere le esperienze pendolari e non solo.

Quindi cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno, anche nei periodi di maggiore stress! E se proprio non ce la fate più, in queste “pagine” troverete sempre la mia comprensione e solidarietà.. per quello che vale!

Il sequestro della carrozza n. 2 – continua…

Purtroppo i neo pendolari che da qualche settimana hanno occupato la carrozza n.2 hanno la pelle dura, non mollano. Questa mattina mi sono piacevolmente sorpresa nel leggere un post sul profilo FB di un amico pendolare, anche lui brutalmente “cacciato” dalla nostra carrozza preferita. Sembrava mi avesse letto nel pensiero!

C’era una volta la seconda carrozza (sottotitolo: ma chi gliel’ha fatto fare di trasferirvi a Firenze se non vi volevano più bene).
Ore 6 e 10, più o meno l’orario in cui cerco posto sul treno tutte le mattine nella seconda carrozza in basso (in alto la mattina non ci piace). Entravi e vedevi le solite facce, taciturne, assonnate, ogni spazio da due posti occupato da una sola persona, uno di loro, che nonostante tutto ispirava simpatia. Con qualcuno ci siamo scambiati due parole, altri li rivedi in piscina, altri invece scopri che fanno più o meno il tuo lavoro e la tua stessa vita se non peggio della tua. Questa insomma è la famiglia dei pendolari. Ma si sa… Tutte le belle storie finiscono prima o poi. Questa è terminata un paio di mesi fa, più o meno, proprio quando una mattina percorrendo il corridoio centrale del solito scompartimento senti un disagio dentro, dovuto esclusivamente all’inquinamento acustico di un gruppo di più o meno 6-8 persone che parlano convulsamente a voce alta. Dentro di te pensi in quei momenti che meglio la giornata non poteva cominciare, prendi le tue carabattole, zaino e giacca e te ne vai a cercare un altro posto. Forse sono io che stamattina sono sceso dal letto con il piede sbagliato e non tollero niente, penso tra me e me. Mi sposto nella prima e sorpresa… Trovo almeno 6 o 7 persone della mia famiglia. Anche loro avevano traslocato per lo stesso motivo. Queste sono le cose che il pendolare non vorrebbe mai… Casino sul treno la mattina alle sei e le luci bianche sparate negli occhi, per queste però non c’è rimedio. Dopo quel giorno di diaspora in prima carrozza ho pensato che quelle persone fossero solo viaggiatori occasionali ma mi sbagliavo di grosso. Poi ho pensato che quelle persone fossero diventati pendolari per un trasferimento di sede da Livorno a Firenze, come probabile che sia dati i chiari di luna, e che come tutti i pendolari all’inizio sei ringalluzzito ma alla lunga questa vita ti tronca e la mattina vuoi soltanto una di queste cose 1 dormire 2 leggere 3 ascoltare musica 4 guardare lo smartphone/tablet, tutte completamente in silenzio. Mi sbagliavo ancora, perché questi di stare zitti proprio non ne vogliono sapere. Una cosa l’hanno ottenuta, la carrozza a Pisa arriva vuota, solo loro dentro. Ma non finisce qui…

E’sempre bello scoprire che ci sono altri pendolari che la pensano esattamente come te, che in quella carrozza 2 si sentivano come a casa, come in famiglia. Ma a questo punto, non finisce qui!

Cosa potremmo fare? Affrontarli apertamente e chiedergli di fare meno rumore perché sono le 6 di mattina e qualcuno gradirebbe silenzio? Mmm.. non lo so, un tentativo si potrebbe fare, ma in questi casi temo sempre una reazione esattamente contraria a quella sperata (la mia esperienza mi suggerisce questo). Ho pensato anche che potremmo stampare il post del mio amico pendolare e anonimamente lasciarlo domattina all’interno della carrozza 2. Ma anche in questo caso credo che rischieremmo solo di stuzzicare il loro ego e non di reprimerlo, anche se la scena potrebbe essere divertente!

Cosa rimane da fare allora? Aspettare. Sono ancora convinta che quell’entusiamo non può durare troppo a lungo. Nel frattempo la famiglia della carrozza n.2 cercherà di non disgregarsi. Forza ragazzi, ce la possiamo fare!

Quando il pendolarismo non è solo stress

Ci sono giornate in cui il treno arriva a Livorno con 15 minuti di ritardo. Un ritardo che è stato accumulato prima ancora di partire. Non si sa quale sia stato il problema, perché a bordo nessuno si è degnato di farci sapere nulla. Il capotreno non si è fatto vedere per tutto il viaggio. In queste giornate vivo una delle situazioni di massimo stress per me, perché non solo viaggiamo in ritardo, ma nessuno si sente in dovere di doverti avvisare. Tanto tu quel treno lo devi prendere, alternative non ne hai e quindi poco ti deve importare se e soprattutto perché quel treno viaggia in ritardo.

Poi però ci sono giornate in cui ti ritrovi per un raduno con altri pendolari conosciuti online e allora pensi che il pendolarismo non ti porta solo stress, ma anche momenti di relax e divertimento. Addirittura ci sono anche giornate in cui ricevi a casa un piccolo pacchetto da parte di uno di questi super pendolari conosciuti ormai sempre meglio raduno dopo raduno. E allora decici che quel pacchetto va scartato in treno, quasi per rispettare una sorta di rituale!

Il pacchetto spedito da Pendolante

E così ho fatto quando ho ricevuto a casa il pacco che Pendolante mi ha spedito. Una piccola busta gialla che ho portato con me in treno e da cui ho sfilato una deliziona confezione rossa.

Il regalo di Pendolante

Da una parte c’è il timbro ufficiale di Pendolante, dall’altra una professionale chiusura in cera lacca. Apro la confezione e trovo al suo interno quattro segnalibri raffiguranti le testate del blog pendolante.wordpress.com presenti e passate.

I segnalibro di Pendolante

Ecco, spero che Pendolante non se la prenda se rendo pubblico questo suo apprezzatissimo gesto, ero combattuta anche io sull’opportunità di scrivere e pubblicare questo post. Ma ho deciso di farlo per ricordare a tutti i pendolari che anche dalle situazioni più frustranti possono nascere rapporti e situazioni positive.

Piccole soprese come quella che Pendolante mi (ci) ha fatto danno alla vita da pendolare tutto un altro sapore. Grazie!