Pendolari zen

La prima volta che ho parlato di pendolari “zen” è stato attraverso questo tweet:

Non pensavo che avrebbe riscosso successo e invece ho ricevuto risposte positive di persone che si sono riconosciute in questa etichetta. Vi prego di concedermi la licenza poetica nel poter usare il termine “zen” forse anche impropriamente, ma quello che volevo esprimere era semplice. Per fare il pendolare e per sopravvivere alla vita da pendolare si sviluppa un atteggiamento “zen”.

All’inizio ti arrabbi per tante cose: i ritardi, le giustificazioni che Trenitalia da o non da ai ritardi, l’aria condizionata/riscaldamento troppo forte, l’aria condizionata/riscaldamento fuori uso, le persone che parlano a voce alta, i telefonini che quasi nessuno tiene in modalità vibrazione/silenzioso, le persone che continuano a dire “mi senti? pronto? mi senti?” anche se sono nel bel mezzo di una galleria, la musica che fuoriesce dagli auricolari… La lista potrebbe essere ancora molto lunga.

Visti tutti i possibili fattori di stress, l’istino umano della sopravvivenza ti permette di sviluppare un atteggiamento “zen” grazie al quale smetti di arrabbiarti. Improvvisamente ti ritroverai dotato di una grande quantità di pazienza che ti permetterà di affrontare tutto con estremo distacco. Altrimenti, ti consumi il fegato giorno dopo giorno!

Ed è così che ti ritroverai a spiegare ai viaggiatori occasionali, meno abituati alle disavventure in treno, che in quel tratto i telefoni non prendono per cui è inutile provare a chiamare e richiamare, che anche se l’aria condizionata non funziona è impossibile aprire i finestrini perchè sono bloccati, solo il capotreno può farlo, che anche se il ritardo non viene annunciato, c’è e come!

Ovviamente l’atteggiamento “zen” arriva fin dove può.. Poi di fronte ad una settimana che inizia con 30 minuti di ritardo anche il pendolare “zen” perde la pazienza!

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