Rientro in treno commovente

Dopo il traumatico risveglio di ieri mattina e dopo aver trascorso l’intera giornata in ufficio, mi preparo per tornare a casa. Alla stazione leggo che il treno mi aspetta al binario 5, binario insolito per il mio orario.

Salgo e mi siedo in attesa che parta. Il capotreno annuncia che il treno fa solo le fermate di Pisa e Livorno e che per le fermate intermedie c’è un treno in partenza al binario 1A. A quel punto si scatena il caos. I due treni erano stati precedentemente annunciati al contrario, ovvero il mio al binario 1A e l’altro al binario 5. Non si sa perché ad un certo punto sono stati scambiati.

Il caos di pendolari e turisti che cercavano di capire quale fosse il treno giusto e un “inconveniente tecnico” hanno fatto sì che il treno accumulasse 20 minuti di ritardo. Inizio a guardarmi intorno per capire chi sono oggi i miei compagni di viaggio.

All’improvviso squilla un telefono, non posso fare a meno di notarlo perché è del signore seduto davanti a me ed ha squillato ad un volume altissimo. Capisco che sta ricevendo delle informazioni mediche, su uno stato di salute, non so se il suo o quello di qualcuno a lui caro. Appena finisce di parlare con il medico chiama una donna e capisco che le condizioni di salute di cui stanno parlando sono le sue.

Viaggiatore riceve buone notizie al telefono

Parlano di reni e del fatto che “sono uguali, sono uguali! Le macchie che si vedono sono vecchie calcificazioni. Forse dovrai fare qualcosa per quelle, ma l’importante è che non si tratta di quello che pensavamo. Ce l’abbiamo fatta!”. Intuisco che si tratta di una bella notizia e appena l’uomo pronuncia quel “Ce l’abbiamo fatta” si commuove.

Smette di parlare e porta una mano sul viso per nascondere la commozione. La conversazione si interrompe per qualche istante e poi l’uomo, per placare quella commozione, cambia argomento e con la voce rotta dal pianto dice “questo treno non parte!”. Scoppia a ridere ed esclama “Ma che ce ne frega a noi se il treno non parte!”.

Io assisto alla scena con il magone in gola. Avevo anche io gli occhi lucidi perché quella telefonata aveva trasmesso tutta la disperazione di quell’uomo e allo stesso tempo anche la sua immensa gioia.

Turisti americani in treno

Il treno finalmente parte e a quel punto la mia attenzione è stata catturata da due turisti americani seduti dall’altra parte del corridoio. Mi colpisce in particolare lei perché ad un certo punto apre la valigia e appoggia un paio di stivaletti sopra il cestino. Prende una pochette e inizia a tagliarsi le unghie. Appena finita la manicure, prende il deodorante e rinfresca le ascelle. Una volta terminato, prende pochette e stivaletti e rimette tutto in valigia.

La mia attenzione però viene catturata nuovamente dall’uomo di fronte a me che riceve un’altra telefonata. Risponde e racconta al suo interlocutore quanto ha appena appreso “Temevamo una metastasi che in sei mesi la faceva morire. Potrebbe esserci comunque qualche problema, ma niente in confronto a quello che temevamo. Sono stato male, sono stato tanto male. Lei sta meglio di me, ma del resto quando è toccato a me ero io a stare meglio di lei”.

Con quelle poche parole è riuscito a trasmettere il forte legame che c’è tra i due, indissolubile nonostante le avversità. E non potendo far capire a lei quanto fosse stato in pena ha chiamato un paio di amici per raccontare l’accaduto e per sfogarsi. Ripeteva a tutti “quanto sono stato male” e poi faceva un forte sospiro.

Arriviamo a Pisa Centrale e l’uomo si prepara per scendere. Mi sembrava quasi di conoscerlo perché non volendo mi aveva fatto partecipare ad un momento così importante della sua vita. I nostri sguardi si incrociano e i suoi profondi occhi celesti sono ancora lucidi di lacrime.

Proseguo il viaggio per Livorno ripensando a questo felice epilogo. “Ce l’abbiamo fatta!” continua a riecheggiarmi nella testa.

5 thoughts on “Rientro in treno commovente

  • September 9, 2014 at 9:30 am
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    Ce l’abbiamo fatta !!! Evviva la condivisione, inconsapevole, delle belle notizie !!!

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    • September 9, 2014 at 9:42 am
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      Si! Quando stava per scendere avrei voluto dirgli che ero felice per lui! Mi ha fatto tornare a casa con il sorriso.

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  • September 9, 2014 at 5:49 pm
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    Un viaggio davvero fortunato, il tuo, ma soprattutto quello di quest’uomo (e della moglie). Tutto si ridimensiona davanti a certe cose

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    • September 10, 2014 at 11:38 am
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      Esattamente, tutto si ridimensiona. La routine pendolare, ma anche quella quotidiana, ci fa assumere prospettive non sempre ottimali.

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  • September 10, 2014 at 1:22 pm
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    Quel “ce l’abbiamo fatta!” compensa abbondantemente ed ha infinitamente più valore in positivo dei venti minuti di ritardo del treno… Un bel racconto, che ha fatto venire gli occhi lucidi anche a me 🙂

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