Salviamo i pendolari dagli annunci automatici

Ore 6:12 parte il treno.

Primo annuncio: il treno effettuerà fermata a Pisa Centrale, Pontedera – Casciana Terme, Empoli, Lastra a Signa, Firenze Rifredi e arriverà a Firenze SMN alle ore 7:27. “Trenitalia vi augura buon viaggio”. In italiano e in inglese. Legittimo e corretto informare i viaggiatori.

Secondo annuncio: a bordo ci sono le forze dell’ordine a disposizione del capotreno. Bene ci sentiamo più sicuri, solo noi italiani però, agli stranieri questo non glielo traduciamo.

Terzo annuncio: il treno è dotato di un sistema di videocamere. Ottimo, ci sentiamo ancora più al sicuro, sempre solo noi italiani. Fortunati!

Quarto annuncio: siamo in arrivo nella stazione di Pisa Centrale. We’re now arriving in Pisa Centrale.

Quinto annuncio: dal 1 luglio, per richiedere l’abbonamento con la riduzione ISEE è necessario seguire il nuovo regolamento. Bene, grazie, è da luglio che ce lo state dicendo. Siamo ad ottobre. Ma grazie lo stesso. Questo agli stranieri non c’è bisogno di tradurglielo.

Sesto annuncio: nelle stazioni di Milano Centrale, Roma Termini e Firenze SMN per accedere ai binari è necessario mostrare il biglietto. FALSO. A Firenze succede pochissime volte e solo nei binari dell’alta velocità. Gli abusivi sono sempre lì a rompere le scatole ai turisti. Possiamo smetterla con questo annuncio? Soprattutto a quest’ora del mattino. Amici stranieri non credete all’annuncio appena fatto anche in inglese!

Settimo annuncio: siamo in arrivo nella stazione di Pontedera – Casciana Terme. We’re now arriving in Pontedera – Casciana Terme.

Ottavo annuncio: a bordo ci sono le forze dell’ordine a disposizione del capotreno. Bene, ora anche chi è salito a Pisa e Pontedera sa che può stare tranquillo.

Nono annuncio: il treno è dotato di un sistema di videocamere. Ok, i pisani sono rassicurati.

Decimo annuncio: siamo in arrivo nella stazione di Empoli. We’re now arriving in Empoli. Segue elenco delle possibili coincidenze, rigorosamente senza indicazione del binario, in italiano e inglese.

Undicesimo annuncio: dal 1 luglio, per richiedere l’abbonamento con la riduzione ISEE è necessario seguire il nuovo regolamento. Capito evasori della provincia di Pisa e Firenze? Avete finito di fare i furbetti.

Dodicesimo annuncio: nelle stazioni di Milano Centrale, Roma Termini e Firenze SMN per accedere ai binari è necessario mostrare il biglietto. NON È VERO! IT’S NOT TRUE.

Tredicesimo annuncio: siamo in arrivo nella stazione di Lastra a Signa. We’re now arriving in Lastra a Signa.

Quattordicesimo annuncio: siamo in arrivo nella stazione di Firenze Rifredi. We’re now arriving in Firenze Rifredi. Via, coincidenze come se non esistesse un domani. Nessuna indicazione di binario. A che servirà allora quell’elenco?

Quindicesimo annuncio: siamo in arrivo nella stazione di Firenze SMN, termine corsa del treno. We’re now arriving in Firenze SMN, final destination of this journey. Giù, nuovo elenco di coincidenze.

Ore 7:27 il treno è arrivato a destinazione puntuale.

Conclusioni:

    – Ringraziamo per la puntualità, purtroppo mai scontata.
    – Ringraziamo anche per la lunga lista di annunci, ovviamente nulla da dire sulle informazioni relative alle prossime fermate.
    – Sulle altre info.. farei un po’ di selezione. Soprattutto in un treno che parte alle 6:12 del mattino, carico di pendolari, sempre i soliti pendolari, che ormai ne sanno quasi più dei capotreno.
    – Apprezzeremmo inoltre la stessa volontà di informare i viaggiatori anche quando il treno è in ritardo o improvvisamente si ferma nella campagna pisana a causa di chissà quale guasto. Perché è in quei momenti che vorremmo veramente sapere cosa sta succedendo.
    – Anche se ci sono le telecamere, apprezzeremmo inoltre che il capotreno si faccia vivo ogni tanto tra le carrozze, così per assicurarsi che sia tutto ok.
    – Chiedo scusa per la vena polemica appena percettibile, ma quei 15 annunci in un’ora e venti di viaggio non mi hanno fatto dormire stamattina e questo mi rende facilmente irritabile.

Mi consolo pensando che il treno è arrivato puntuale e che, al di là di tutto, oggi è venerdì!

Il capotreno amorevole

La scorsa settimana, ad un passo dalle tanto attese (seppur brevi) ferie, ho approfittato di un permesso a lavoro per prendere il regionale veloce delle 13. Per trovare una carrozza che non fosse stracolma di turisti e con aria condizionata funzionante (più o meno) ho camminato lungo tutto il binario fino a che non sono salita sulla prima carrozza di testa.

Poco dopo essere partiti, ho messo la mia “schiscetta” sopra al tavolino e ho iniziato a gustare (si fa per dire) il mio pranzo all’insegna dell’ottimizzazione del tempo di viaggio. Proprio mentre stavo mangiando è passato l’addetto alle pulizie a bordo treno, che senza manifestare la minima espressione sul suo volto si è cordialmente limitato a dirmi “buon appetito”.

Qualche minuto dopo è arrivato il capotreno. Sembrava un uomo prossimo alla pensione o comunque con diversi anni di servizio alle spalle, capelli brizzolati e sguardo buono. Stava controllando i biglietti degli altri viaggiatori e appena mi ha visto mangiare mi ha solo chiesto “è abbonata?” e io, mentre cercavo comunque di recuperare il mio abbonamento dalla borsa, ho risposto “si”. A quel punto mi ha detto “no no, non si preoccupi non c’è bisogno e buon appetito!”.

Dopo questi due episodi ero già felice di aver incontrato in treno tanta gentilezza, perché, diciamocelo, non capita poi così spesso. Il viaggio è proseguito liscio fino a Pisa Centrale, quando il treno si ferma e la maggior parte dei passeggeri sono scesi. Sono rimasta da sola all’interno della carrozza di testa e poco prima della ri-partenza per Livorno vedo di nuovo arrivare il capotreno che si avvicina a me e sorridente mi chiede “ma si può fare questa vita?”.

Sul momento mi sono limitata a sorridere cercando di capire se intendesse dire che la sua vita di capotreno (in pieno agosto) era difficile o se la mia vita da pendolare che pranza in treno (sempre in pieno agosto) era triste. Onestamente, avevo l’imbarazzo della scelta. È venuto in mio soccorso disambiguando la sua domanda facendomene un’altra: “mangia tutti i giorni in treno?”. Ecco, ce l’aveva con me!

Gli ho spiegato che quello era un orario insolito per me, che gli altri giorni sono abituata a portarmi il pranzo in ufficio (“bè, almeno mangi in compagnia!” ha esclamato) e che quel giorno avevo preferito comunque un sano pranzo portato da casa ad un panino acquistato al bar. Mi ha dato ragione, ma forse ha letto un po’ di stanchezza nel mio volto perché con tono amorevole, quasi fosse mio padre, mi ha chiesto “sei già stata in ferie?”. “Purtroppo ancora no, però mancano pochi giorni e poi andrò a rilassarmi in Umbria dalla mia famiglia. Lei c’è già stato?”. “No, nemmeno io, ci andrò tra un mese e mezzo. Anche io torno a casa e settembre è il periodo migliore per godermi la mia Sicilia. C’è meno confusione”.

Come dargli torto! Dopo questo piacevole scambio, il capotreno è tornato all’amara realtà dicendomi “ma qui non va l’aria condizionata vero?”. “Ma all’inizio del viaggio andava, ora effettivamente sembra di no”. Sconsolato mi ha risposto “pensi che in alcune carrozze non ha mai funzionato, e in altre funziona a momenti. Sto chiamando la sala operativa ma non mi risponde nessuno. Chissà come faremo per il viaggio di ritorno verso Firenze. Va bè, provo di nuovo a vedere cosa posso fare”.

Prima di allontanarsi mi ha salutato da vero gentiluomo, augurandomi buon proseguimento di viaggio e buone ferie. Ho ricambiato con sincera gratitudine. Ancora ora, se ripenso a quell’incontro, non posso fare a meno di sorridere.

Aggressioni a capotreno e controllori

Nell’ultima settimana ci sono stati in Toscana diversi episodi di aggressione a capotreno o controllori a bordo dei treni regionali. Purtroppo non è la prima volta che si verificano episodi di questo tipo. Durante la mia ultima trasferta a Milano, ho trovato un articolo nel mensile “La Freccia” che riportava alcune testimonianze del personale RFI e Trenitalia impegnato “quotidianamente a bordo e in stazione per la massima sicurezza dei viaggiatori e la prevenzione dei fenomeni illeciti”.

Testimonianze del personale RFI e Trenitalia

Testimonianze del personale RFI e Trenitalia - 2

Le testimonianze raccontano di abusivi violenti, di minacce e di biglietti non fatti. Più o meno questo è quello che è capitato in questi giorni anche in Toscana, ma sentirne parlare più volte a distanza di pochi giorni fa un certo effetto.

Il primo episodio risale al 2 dicembre scorso ed è avvenuto sul treno per Aulla (MS). Come si legge nell’articolo, “Una donna, di origini rumene, appena salita sul convoglio della linea Lucca Aulla ha rubato la borsa del capotreno, contenendo documenti di viaggio, e due martelli frangivetro collocati nel vagone, con i quali avrebbe minacciato il dipendente delle Ferrovie che l’ha sorpresa”. Per fortuna nessuno si è fatto male.

Il secondo episodio, a distanza di soli tre giorni, è avvenuto su un treno della linea Lucca – Firenze dove un gruppo di “giovani molesti” ha “aggredito la capotreno fra le stazioni di Pescia e Pistoia, creando notevole scompiglio nonché disagi alla circolazione ferroviaria”. Risultato: treno soppresso e capotreno accompagnata in ospedale in ambulanza.

L’ultimo episodio in ordine di tempo è avvenuto l’8 dicembre. Un controllore è stato aggredito alla stazione di Lucca da un clochard sorpreso a dormire in treno. Spintonato e caduto a terra, il capotreno ha riportato delle microfratture ad entrambe le mani.

Ho già parlato in passato di un capotreno fenomeno e di una capotreno molto empatica con i viaggiatori, criticando il primo ed elogiando la seconda. Spesso il rapporto pendolari – capotreno viene vissuto (erroneamente) con antagonismo, ma in questi casi è impossibile non esprimere la massima solidarietà a chi deve rischiare la propria incolumità per svolgere un normale lavoro.

A Lucca, la Prefettura ha convocato per oggi 10 dicembre un vertice con le forze dell’ordine per analizzare la situazione e studiare iniziative di prevenzione e contrasto alle aggressioni.

Capotreno, una di noi!

Ho scherzato qualche settimana fa sull’esistenza di qualche “capotreno fenomeno” che risponde alle domande dei passeggeri in maniera insufficiente e arrogante.

Quello che è successo ieri però è esattamente il contrario, ovvero a bordo del mio treno c’era una capotreno che ha cercato di fare tutto il possibile per permettere ad alcuni passeggeri di non perdere la coincidenza.

Ma andiamo con ordine. Il treno delle 16:28 in partenza da Firenze SMN e diretto a Livorno Centrale segnava già 30 minuti di ritardo quando sono arrivata alla stazione per prendere il mio treno delle 17. C’era un fiume di persone che scendevano da quel treno e correvano verso il mio, forse perché avevano già capito la mala parata! E infatti, pochi minuti dopo arriva l’annuncio: treno cancellato a causa di un guasto.

Il treno delle 17 parte più pieno del solito con a bordo le persone dirette a Pisa Centrale (unica fermata del treno), dove alcuni avrebbero dovuto prendere una coincidenza in direzione Genova o Roma. Essendo però partiti 30 minuti di ritardo rispetto a quanto programmato, la loro coincidenza era a rischio.

Capotreno una di noi

Ed è qui che, alle porte della stazione di Pisa Centrale, la nostra capotreno ha dato il meglio di sé. Inizia a chiamare la sala operativa chiedendo se i due treni interessati potessero aspettare qualche minuto perché “io sto entrando in stazione e ho delle persone che altrimenti perdono la coincidenza, cosa gli dico a questi? Sono su questo treno perché quello precedente è stato soppresso”.

Il tono della sua voce si alza, ha un forte accento livornese (e forse parla a voce alta per il solo fatto di esserlo!) e parla con la sfontatezza che è propria di questo popolo così diretto e verace. Questa volta però si scalda per una giusta causa. Nelle sue parole c’è tutta l’umanità e la consapevolezza di chi sa che è stata Trenitalia a mettere questi passeggeri in difficoltà, e dovrebbe essere Trenitalia a fornirgli la soluzione.

Mentre parlava al telefono era in piedi proprio accanto a me e inizialmente mi è venuto in mente il tormentone #faicomefossiacasatua perché stava veramente parlando a voce alta, ma al contrario di alcuni viaggiatori maleducati, lei lo faceva per “noi”.

Purtroppo dalla sala operativa non arrivano notizie positive, ma la capotreno ribadisce la sua intenzione di non lasciare i passeggeri che perderanno la coincidenza in attesa per un paio d’ore alla stazione di Pisa. Chiude la conversazione telefonica e inizia a parlare con alcuni dei viaggiatori direttamente interessati da questo possibile disagio. Si mostra solidale: “loro mica ci pensano, la fanno facile, dicono che non aspettano e basta”.

Non si perde d’animo e chiama direttamente i capotreno dei treni interessati. Primo obiettivo portato a casa: il treno che prosegue in direzione Roma aspetterà. Rimane quello in direzione Genova. Parte la telefonata al capotreno dell’IC per Genova e dopo una piccola insistenza (“sto entrando in stazione, tra poco ci vedi”) anche il secondo obiettivo è conquistato!

Parte l’annuncio: “Si avvisano i signori viaggiatori che tra qualche minuto arriveremo alla stazione di Pisa Centrale. Viaggiatori diretti a Roma dovranno correre al binario 5”. Appena finisce l’annuncio controlla il telefono e dice “ma perché mi hanno detto al binario 5? Parte dal binario 13!”.

Nuovo annuncio: “Si avvisano i signori viaggiatori che tra qualche minuto arriveremo alla stazione di Pisa Centrale. Viaggiatori diretti a Roma troveranno coincidenza al binario 13”. Il treno si ferma e i viaggiatori la prendono in parola. Appena scesi iniziano una corsa forsennata verso il binario indicato, qualcuno tenta l’ardua operazione di correre e fumare una sigaretta allo stesso tempo.

Comunque, tutto è bene quel che finisce bene. E per una volta è stato bello sentire che la capotreno era una di noi!

Il capotreno fenomeno

In treno capita spesso di imbattersi in qualche capotreno fenomeno, dove con “fenomeno” intendo il particolare atteggiamento di quei capotreno che se la tirano un po’, che assumono l’atteggiamento da sceriffo se qualcuno ha sbagliato a fare il biglietto (figuriamoci se non ce l’ha proprio) e che rispondono sgarbatamente ai passeggeri che gli pongono domande.

Come se prendere un treno all’alba non fosse già abbastanza frustrante, stamattina, nel Vivalto con partenza alle 6:12, avevamo a bordo uno di questi fenomeni.

Vivalto interno

Poco dopo la partenza, il capotreno passa a controllare biglietti e abbonamenti. Appena entra nella carrozza in cui mi ero seduta, la prima persona in cui si imbatte gli chiede di abbassare l’aria condizionata, perché effettivamente faceva freddo. Lui con un tono abbastanza serio e privo di empatia risponde: “Guardi, nell’altra carrozza c’è meno freddo e ci sono posti liberi. Se vuole può spostarsi lì”.

Se c’è una cosa che mi fa innervosire sono queste risposte. Sono fortemente convinta che per un pendolare la scelta del posto non sia casuale, quindi chiedergli di cambiare posto dopo che il treno è partito e che tanti altri pendolari si sono già sistemati potrebbe essere fastidioso. Per me lo è sicuramente, tanto che avendo udito la risposta del capotreno esclamo: “ma perché dobbiamo essere sempre noi a cambiare carrozza?”.

Lui forse non ha sentito, o forse ha preferito ignorarmi, sta di fatto che visto il mio abbonamento è passato oltre. Non fa in tempo ad arrivare a metà carrozza che una signora gli fa la stessa richiesta e a quel punto lui stizzito sbotta e con tono seccato dice: “Non ve la posso spegnere l’aria condizionata, se no qui dentro ci morite. L’ultima volta che l’ho fatto c’era una signora incinta e si è sentita male. Ho dovuto chiamare l’ambulanza e questo treno è stato fermo per mezz’ora!”.

Quell’affermazione finale, per il modo in cui è stata pronunciata, suonava come “Cosa preferisci? Che ti spenga l’aria condizionata o che facciamo ritardo perché qualcuno si sentirà male?”. Ho molto apprezzato il controllo che la signora è riuscita ad esercitare su sé stessa per non inveire contro questo capotreno fenomeno che, anche ammesso avesse ragione, si era posto in modo così sgarbato nei suoi confronti.

Il viaggio è proseguito verso Firenze con qualcuno che ha cambiato carrozza e con altri, stoici, che sono rimasti al loro posto. Di fatto, nonostante avessimo “optato” per l’aria condizionata accesa, il treno ha fatto 15 minuti di ritardo. Eppure nessuno si è sentito male!

Rimane il grande mistero del sistema di condizionamento del Vivalto. Ormai le ho sentite di tutti i colori: c’è il capotreno che alla richiesta di abbassare il livello dell’aria lo fa, c’è quello che ti dice che è tutto centralizzato e che lui non può fare niente, c’è chi ti dice che la temperatura interna è regolata sulla base di quella esterna (e qui ci deve essere qualcosa che sfugge nella logica, perchè se fuori ci sono 10 gradi, dentro non può partire l’aria condizionata fredda!) e c’è chi ti dice che non può spegnerti l’aria perché se no qui “ci morite”.

Se qualcuno può illuminarci sul tema “aria condizionata nel Vivalto” lo apprezzeremmo molto. Così saremmo in grado di controbattere, sempre garbatamente si intende, alle fantasiose argomentazioni di questi controllori fenomeni che se ne inventano sempre una. Grazie!