Vademecum della decenza durante i viaggi di Natale

Il titolo di questo post è già tutto un programma! Questa volta non l’ho scritto io, ma pubblico molto volentieri questo vademecum su come viaggiare in treno durante il periodo natalizio, rispettando sé stessi e soprattutto gli altri passeggeri. Lo ha scritto Silvia, una mia collega di lavoro che ha esorcizzato lo stress del rientro a casa per Natale scrivendo tutto nero su bianco.

Lascio quindi la parola a lei:

“Son ormai diversi anni che, ahimé, mi muovo in treno per tratti medio-lunghi. Dopo aver percorso migliaia di km da Milano a Lecce, da S.Benedetto del Tronto a Firenze, passando per Roma e Torino, posso dire di essere abbastanza avvezza a tutte le criticità (chiamiamole così) che si possono riscontrare. Ogni volta salgo sul treno e mi sento forte e sicura: forte della mia pazienza, sicura del fatto che tutto potrà succedere. Eppure ogni anno, in prossimità di Natale-Capodanno-Epifania, tutte le mie certezze vacillano; tutta la mia variopinta e solida esperienza con Trenitalia si annulla: salgo sul treno e rimango inerme, esterrefatta, come fosse la prima volta che mi barcameno tra vagoni pieni di persone, cibo, animali, cose. Dopo aver esternato la mia frustrazione con sfoghi più o meno estemporanei, ecco invece un ragionato, pacato, distaccato vademecum per chi viaggia in treno durante le feste.

in treno c’è un limite di bagagli. Non è 20kg, non è 8kg, non dipende neanche dalla dimensione. È il buonsenso. È quel sesto senso che dovrebbe suggerirvi che sì, 4 trolley, uno zaino, una tracolla e due borse termiche, sono troppi.

se siete abituati a viaggiare in macchina, per favore, viaggiate in macchina anche a Natale. Se siete abituati a caricare valigie, parenti, animali, senza il senso della misura sopra citato, e lamentandovi del poco spazio, dei ritardi, della scomodità, fateci un favore: mettetevi in fila in autostrada e ritrovate la vostra pace interiore.

sorvolerei su tutti coloro che: Sbagliano posto. Sbagliano carrozza. Sbagliano treno. Non ho ancora metabolizzato il disagio che si crea nel bel mezzo di un freccia rossa perché una signora saccente è convinta di avere il 15b, mentre una cinese non capisce che ha sbagliato carrozza. No, non me la sento ancora di dare consigli freddi e distaccati a quest’adorabile categoria di viaggiatori occasionali (e confusi).

veniamo all’ultimo punto, già inconsciamente accennato fin dall’inizio: il cibo, specie nei viaggi di ritorno. Siamo Italiani, ed è importante, parte della nostra cultura, del nostro dna. Ma le mozzarelle, così come le focacce, i pasticciotti, e tutto quello che più vi piace, può essere comodamente spedito. Non state partendo per un paese in carestia, state solo tornando nella città in cui avete deciso di lavorare, studiare, vivere. Che sia Quintodecimo o Poppi, sono sicura che troverete dei supermercati anche lì. Evitiamo dunque di portare in treno sei valigie a testa, di cui 4 cariche di cibo. Lo so che le cose preparate da mamma e nonna sono più buone, concordo. Ma cerchiamo di pensare anche a chi, con la sua essenziale valigetta, vuole tornare a casa senza essere sommerso da buste, pacchi, valigie che odorano di melanzane e peperoni.

Ancora una volta, utilizziamo il Buonsenso: può fare miracoli, soprattutto a Natale.

Grazie Silvia per questi preziosi consigli. Personalmente, li sottoscrivo dal primo all’ultimo. Il viaggio di andata verso casa ormai è andato, ma cari viaggiatori, potrete sempre fare tesoro di questi preziosi consigli per il viaggio di ritorno!

Come dormire in treno: consigli per pendolari e non

In quasi 4 anni di pendolarismo sono riuscita a dormire circa 1000 ore in treno. Ho fatto il conto considerando solo i viaggi di andata, perchè li passo sempre dormendo. Al ritorno, è più difficile che riesca a prendere sonno (ma non è comunque escluso!). Non dormendo mi capita spesso di vedere gli altri dormire e quando posso cerco di immortalarli. Anche per prendere spunto sulle posizioni più comode.

Come dormire in treno_2

Tra esperienza diretta e attenta osservazione degli altri viaggiatori ho collezionato una piccola lista di consigli su come dormire in treno, che potranno essere utili per chiunque voglia schiacciare un pisolino (pendolare o no).

1. L’importante è sistemare la testa.
Gambe accavallate o distese, braccia incrociate o mani in tasca faranno poca differenza se la vostra testa continuerà a cadere facendovi rischiare ogni volta un colpo di frusta. Viaggiando spesso con il Vivalto riesco a risolvere questo inconveniente posizionando la testa esattamente al centro del poggiatesta, dove la leggera curva verso l’interno mi permette di stabilizzare facilmente la testa. Unico rischio, inclinare troppo la testa all’indietro. Alla lunga la vostra cervicale potrebbe risentirne. Questa soluzione funziona spesso nei treni regionali, ad eccezione di quei treni che hanno nei poggiatesta una sporgenza laterale. La funzione dovrebbe essere quella di sostenere la testa, ma in realtà sono scomodissimi. Se appoggiare la testa al centro del sedile non dovesse funzionare, si può provare a posizionare il gomito vicino al finestrino e quindi appoggiare la testa sulla propria mano. Ben presto però arriverà il formicolio.

Posizione per dormire in treno

2. Portare sempre una sciarpa con sè.
Non importa che sia estate o inverno, una sciarpa può tornare utile per diverse ragioni. Può ricoprire il sedile nei mesi estivi, evitando così di rimanere attaccati ai sedili in pelle. Può coprire il poggiatesta a protezione dei capelli. Può essere utilizzato all’occorrenza come cuscino o come coprispalle in difesa dell’aria condizionata estiva. Può essere infine utilizzata come copertina in inverno nel caso in cui il riscaldamento non funzioni. Ovviamente la sciarpa seguirà il corso delle stagioni, passando da una leggera pashmina estiva ad uno sciarpone di lana invernale. Può sembrare banale, ma soprattutto nei casi di aria condizionata troppo forte o di riscaldamento assente, una sciarpa può veramente salvare il vostro sonnellino.

3. Scegliete con cura i vostri vicini di posto.
Se avete la fortuna di salire al capolinea potreste riuscire a trovare i tanto ambiti posti singoli all’inizio del vagone. Lì avrete meno probabilità di essere disturbati da vicini rumorosi. Qualora però questi fossero già occupati o se salite in treno ad una delle fermate intermedie assicuratevi di scegliere con cura il vostro vicino di posto. Provate a sedervi accanto a qualcuno che sta già dormendo o che sta leggendo un libro. Evitate i lettori di quotidiani (quando sfoglieranno le pagine faranno molto rumore) e i chiacchieroni convulsi. Fate attenzioni anche a quei viaggiatori che vi ingannano con l’uso di auricolari. Probabilmente non inizieranno a parlare perchè concentrati sull’ascolto della loro musica, ma se dovessero ascoltarla ad un volume troppo elevato finireste per sentirla anche voi. E se i vostri gusti musicali non coincidono…

4. Cuffie o auricolari sempre a portata di mano.
La scelta del posto in un treno regionale si sa, non dipende sempre dalla nostra volontà. Se non si può mettere in pratica il punto 3, c’è sempre la possibilità di rifugiarsi in un po’ di musica rilassante per conciliare il sonno. Per questo un paio di cuffie o di auricolari da collegare al proprio smartphone sono d’obbligo. Se siete circondati da chiacchieroni o da personaggi rumorosi, ma non avete voglia di ascoltare un po’ di musica, potreste sempre utilizzare le cuffie come tappi per le orecchie, semplicemente per attutire i rumori. In questo modo potrete eliminare fastidiosi elementi di disturbo del vostro sonno.

5. Biglietto o abbonamento ben in vista.
Se non volete essere disturbati durante il sonno dal controllore che, suo malgrado, è costretto a svegliarvi per controllare il vostro biglietto o abbonamento, la soluzione è semplice. Lasciate biglietto o abbonamento bene in vista. Ovviamente assicuratevi che non possa cadervi o che nessuno possa sfilarvelo. Se ben posizionato, il controllore passerà, vedrà che viaggiate regolarmente e vi lascerà nel mondo dei sogni passando oltre.

Questa era la mia top 5 dei consigli per dormire in treno. Naturalmente, qualsiasi consiglio da parte vostra è più che ben accetto!

21 anni di pendolarismo: la storia di un altro pendolare da una vita

Qualche settimana ho pubblicato la testimonianza di Mr Wolf che ci ha raccontato i suoi 18 anni di pendolarismo. Condividere quell’articolo mi ha permesso di entrare in contatto, con mia grande sorpresa, con altri pendolari di lunga data. Sì con sorpresa, perchè prima di conoscere queste persone non pensavo si potesse resistere così a lungo con la vita da pendolare.

Ammennicolidipensiero - il blog

Per questo ho deciso di dedicare un’intera categoria a questi eroi, chiamata non a caso “Pendolari da una vita“.

Oggi vi presento Ammennicolidipensiero che fa il pendolare da ormai 21 anni. Lo pseudonimo che ha scelto per parlare di sè deriva dal suo blog ammennicolidipensiero.wordpress.com (ma il nostro Ammennicolidipensiero scrive anche in altri due blog I discutibili e Aironi di Carta).

Per conoscerlo meglio, passiamo direttamente alla sua intervista!

Perché usi il treno e quanto ci stai?

Solco quotidianamente i binari dell’alta pianura padana verso e da Milano.
Mi ospitano i treni antologici di Trenord, quelli che oggi rappresentano il fiore (appassito) all’occhiello della regione dell’Expo e che, rispetto ai sedili in legno degli storici treni delle ferrovie Nord, hanno guadagnato unicamente in occasioni perse per dimostrare che l’evoluzione della specie è dalla nostra parte. Il mio viaggio ha durata varia ed eventuale compresa tra i quarantacinque e i sessantacinque-settanta minuti; ha una temperatura varia ed eventuale compresa tra gli otto-dieci e i trentasei-trentotto gradi; ha un rumore di sottofondo vario ed eventuale compreso tra i sessanta e i centodieci decibel.

Come passi il tuo tempo sul treno. Se leggi, qual è Il miglior libro da treno? Se navighi, qual è la migliore app o sito?

Per chi è pendolare su medie distanze (cinquantaquattro chilometri), come me, il tempo sul treno è, inevitabilmente, un importante momento di vita (foss’anche solo in termini di spazio che occupa nella quotidianità). A seconda del periodo e dell’umore ne colgo la bellezza, per la varietà e la ricchezza di quanto offre, o fatico a sopportarne i ritmi e le modalità, ma in ogni caso cerco di valorizzarlo per quanto possibile. Mi ascolto, per scegliere come occuparlo: dormo, leggo, chiacchiero con i compagni di viaggio, penso (mai sottovalutare il grande riordino mentale che il pendolarismo consente!), raramente mangio, occasionalmente lavoro (anche se più spesso durante il viaggio alzo e abbasso le saracinesche che separano il lavoro dal resto della vita). Possiedo uno smartphone più nominalmente che nei fatti; dato il modello antidiluviano, le uniche app a cui concede una discreta funzionalità devono occupare (molto) poca memoria e chiedere pochi sforzi operativi: controllo la posta di gmail e le notifiche di wordpress. Sui libri, invece, non conosco confini: ho letto e leggo di tutto. Tuttavia, ancorché possa sembrare banale la considerazione, mi sbilancio a dire che, dovendo scegliere fra più libri, il migliore da treno è quello che pesa di meno. Chi viaggia un giorno solo può non far caso ai grammi o allo spazio occupato, per un pendolare possono diventare questioni fondamentali.

Ci sono aspetti divertenti nel pendolarismo? Ci sono stati episodi o persone che ti hanno proprio fatto ridere?

Il pendolarismo è, per fortuna, anche e soprattutto divertimento. Alcuni giorni scelgo di viaggiare in un vagone o nell’altro a seconda di chi so o penso di poter incontrare: alcuni tipi umani sono fonte inesauribile di ilarità o di ironia. Più spesso, di storie di vita – che mi è per altro capitato più e più volte di trasporre in altri contesti personali, in particolare teatrali.

Quali sono state le peggiori disavventure causate dai disservizi di Trenitalia? Cosa ti fa arrabbiare di più?

Non tollero la mancanza di comunicazione e di rispetto, anche nelle condizioni più spiacevoli. Un ritardo di quattro ore su quarantacinque minuti di viaggio (il famoso dicembre nero dell’anno scorso) in una società perfetta non dovrebbe esistere, ma perfetti non siamo e posso concepire che capiti e accettare di viverlo, anche con ironia, purché dalla controparte non vengano meno i presupposti basilari di una civile relazione umana. Dei corsi e delle regole di comunicazione e relazione farebbero un gran bene a tanti lavoratori delle ferrovie che si relazionano con il pubblico, non solo per vendere le patatine nel corridoio dei treni.

Immagino che il pendolarismo influisca molto sulla tua vita, ma nello specifico in che modo? Come ha cambiato la tua routine quotidiana?

Ciò che in questo momento mi pesa maggiormente è il tempo che toglie a quello che vorrei dedicare alla famiglia: accompagnare i bimbi a scuola, avere del tempo prima di cena per attività che troppo spesso vengono relegate al fine settimana o all’occasionalità. Per contro, il pendolarismo si sposa molto bene con precariato e flessibilità di orari. Dei ventun anni (quasi) di pendolarismo su Milano, dall’ottobre del 1993, non sono stati pochi i momenti e le occasioni in cui la versatilità del lavoro (paragonabile a quella dell’università) ha consentito di attenuare i disagi provocati dai disservizi.

Quali opportunità ti ha offerto il pendolarismo? Hai incontrato nuove persone, hai conosciuto contatti “utili”, hai imparato ad usare il tablet o gli e-book?

In parte ho risposto con la riflessione sulla domanda precedente; più importante, ho incontrato bellissime persone. Sono nate amicizie o storie di gioventù al tempo dei vent’anni dell’università, tra una partita a carte e i Pink Floyd in cuffia; e sono nate amicizie in questi ultimi anni (e non m’azzardo a dire “quelli della maturità” che mi faccio ridere da solo), alcune di queste davvero importanti, quelle che oggi rappresentano la nostra quotidianità. Non posseggo tablet; ho scoperto invece ultimamente la grande comodità del reader di e-book; non sul treno, ma il treno ne è diventato habitat naturale.

Chi non è pendolare vive meglio dei pendolari? Oppure, oltre allo stress, si perde anche aspetti positivi del pendolarismo?

A questo non saprei risponderti generalizzando. Posso dirti che in questo momento della mia vita vorrei decisamente ridurre il tempo dedicato ai viaggi. Cerco di conservare, inguaribile ottimista, uno sguardo di positività sui tanti spaccati e le opportunità che il pendolarismo offre, ma confesso che in questo momento non è facile: in queste condizioni anche un semplice viaggio, ad esempio, con una persona che non desideri incontrare può arrivare ad essere davvero provante.

Come si sopravvive a 21 anni di pendolarismo? Cosa consigli ai neo pendolari e a quelli che dopo pochi mesi/anni si sentono già stanchi?

Questa è una domanda a cui mi risulta facile rispondere. Un consiglio su tutti: non smettere di osservare, di stupirsi, di essere curiosi. Nessun viaggio è uguale ad un altro.

Quanti dei tuoi Ammennicoli di Pensiero hanno origine grazie al pendolarismo? Cosa ti inspira di più in treno?

Molti; molti sono stati scritti in treno, su lunghe percorrenze (ad esempio, per un certo periodo ho pendolato settimanalmente da Milano verso il Nord-est per viaggi di circa due ore e mezza ciascuno). Quando non ho scritto su argomenti che avevo in testa già da prima, spesso in treno sono stato ispirato da frasi captate casualmente nell’ambiente. Penso in particolare a questo post: “Confessioni sentimentali di una post-adolescente del nuovo millennio“.
Per concludere. “Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?”, era solito dire Joseph Conrad. Da blogger pendolare, ça va sans dire, mi prendo la licenza di sostituire finestra con finestrino e lavorando con “sto pensando ad un post”.

Cosa regalare ad un pendolare

Sono molto contenta che il mio pendolarismo abbia ispirato una giovane blogger e amica a dedicare un articolo ai pendolari! Lei è la persona giusta quando si tratta di fare un regalo, talmente giusta che quando è il suo compleanno c’è anche chi le dice “ma se raccogliamo i soldi, te lo compri da sola il regalo?”.

Cosa regalare ad un pendolare

Il suo blog Consigli Regalo offre idee e spunti utilissimi per realizzare il regalo perfetto e nel suo ultimo articolo ha trovato dei regali interessanti che un pendolare apprezzerebbe di sicuro.

I miei preferiti? Il kit per dormire in treno non è niente male: mascherina, copertino e cuscino. E chi scende più dal treno?

La lunch bag è un acquisto che ho fatto di recente, mangio spesso in ufficio e ci vuole una borsa che sia pratica da portare in treno e che contenga i vari contenitori di cibo. La musica per un pendolare è indispensabile, quindi ricevere in regalo un lettore mp3/mp4 o delle super cuffie sarà sicuramente cosa gradita.

Insomma se avete amici pendolari ora avete qualche idea in più su cosa regalargli!

Consigli per viaggiare in treno: il Vivalto

L’influenza mi costringe a casa e navigando su Facebook mi imbatto nel post di uno dei miei contatti, pendolare anche lui:

Ora mi direte che sono monotono, ma ho il LEGGERISSIMO sospetto che i miei malanni di (quasi tutto) gennaio siano dovuti al cambio di treno, l'ormai seminuovo Vivalto, dove indipendentemente dalla stagione il riscaldamento si trasforma magicamente in mega spifferoni, manco arrivassero dalle Alpi! "Viaggio con Merditalia = visita alle grotte del vento andata e ritorno". Parappappappaaaaa ♡ I'm lovin'it ♡‪#‎Trenitalia‬ ‪#‎ferroviedellostato‬ ‪#‎fatecaa‬

Da veterana pendolare del Vivalto mi sento in dovere di dare qualche consiglio su come viaggiare a bordo di uno di questi treni e su come sopravvivere ai cosiddetti “mega spifferoni”. Per iniziare, il treno di cui parliamo è a due piani, ideale per trasportare molti viaggiatori pendolari.

Treno Vivalto

La lamentela che sento fare più spesso ai pendolari che ci viaggiano è proprio sull’aria condizionata/riscaldamento. In questi treni non fa mai particolarmente caldo in inverno, probabilmente sedersi al piano superiore aiuta ma la “sauna” di cui si sente ironicamente parlare in riferimento ad altri treni, in questo caso non esiste (almeno non durante la stagione invernale!). Da qui nasce il consiglio n. 1: in inverno viaggiare sempre con una sciarpa in più per coprirsi ulteriormente nel caso in cui faccia freddo anche all’interno.

L’aria condizionata per l’estate può essere veramente gelida, a meno che il treno non sia troppo affollato e la temperatura esterna particolarmente elevata (risultato: quando serve un po’ di refrigerio, l’aria condizionata non è sufficiente!). Quindi, consiglio n. 2: in estate portare con sè sempre un ventaglio. Questo treno ha i finestrini bloccati, un viaggio in piena estate potrebbe essere un vero incubo.

A prescindere dalla stagione, la costante è che il getto di aria (solitamente freddo) ti arriva addosso, all’altezza della testa. A volte può farti veramente impazzire, sei seduto, il treno è pieno, non puoi cambiare posto e non sai come resistere per tutto il tempo del viaggio. Per questo però c’è il consiglio n. 3: per evitare i “mega spifferoni” di aria gelida può essere utile sedersi agli estremi del vagone. Più ci si sposta verso il centro, più il getto d’aria sarà forte.

Treno Vivalto all'interno

Se questo non fosse ancora sufficiente o se non ci fosse posto agli estremi del vagone, può essere utile il consiglio n. 4: soprattutto in inverno, viaggiare con un giacchetto dotato di cappuccio. Fare il viaggio in versione Cappuccetto Rosso vi renderà forse buffi agli occhi degli ignari, ma il beneficio vi ripagherà!

Il Vivalto è un treno moderno, il piano inferiore e quello superiore sono organizzati diversamente. Al piano inferiore ci sono file di due posti, separate da un corridoio centrale, con tanto di piano di appoggio reclinabile attaccato allo schienale del sedile anteriore. Al piano superiore invece i sedili sono organizzati “a quattro”, permettendo ai viaggiatori di sedersi di fronte ad altre persone. Nasce quindi il consiglio n. 5: se viaggiate in compagnia e volete intrattenere una conversazione con i vostri compagni di viaggio sedetevi al piano di sopra, se invece cercate un posto più tranquillo dove fare un pisolino o poter lavorare allora sedetevi al piano inferiore.

Bene, direi che questi cinque consigli sono già sufficienti per sopravvivere alla vita da pendolare all’interno di un Vivalto. Spero possano esservi di aiuto!