Un vicino di posto agitato

Il treno arriva alla stazione di Pisa Centrale. L’annuncio del capotreno mi sveglia, apro gli occhi e vedo gli altri pendolari salire. Tra loro c’è un passeggero che non ho mai visto. Ha un giacchetto di jeans e uno zaino sulle spalle. Attraversa tutto il corridoio e si siede accanto a me. Accenno un sorriso di cortesia e in meno di un secondo ripiombo in un sonno profondo.

Lui si muove spesso, sento il suo gomito spostarsi e tornare lungo il suo corpo frequentemente. Apro gli occhi per capire cosa sta succedendo e vedo che ha un fazzoletto in mano e continua ad asciugarsi la fronte. In un primo momento penso che abbia caldo.

Il viaggio prosegue e lui continua a tamponare il sudore. Ad un certo punto fa due starnuti consecutivi. E allora penso, sarà malato! Magari non ha potuto fare a meno di uscire di casa stamattina e ora cerca di curarsi come può. Egoisticamente, spero che non sia nulla di contagioso. Fatalista, mi riaddormento.

Arriviamo a Firenze e mentre il treno sta entrando in stazione inizio a prepararmi per scendere. Lui ha ancora in mano il suo fazzoletto di carta, lo piega, lo riapre, poi lo piega di nuovo, ogni tanto si asciuga le mani e ancora la fronte. Forse non ha caldo, né è malato. Mi sembra solo molto nervoso. Avrà un appuntamento importante, magari un colloquio di lavoro. Dovrà incontrarsi con una persona a lui cara, o forse è in ansia per un suo caro.

Arrivati a SMN si alza, si gira verso di me e mi saluta di nuovo con un sorriso molto cortese. Si avvicina alla porta, scende e inizia a camminare con passo veloce. Si fa largo tra la folla di pendolari appena scesi dal treno e in pochi secondi non lo vedo più. Qualsiasi fosse il motivo del suo nervosismo, spero gli vada tutto bene.

Il pendolare irascibile

Dopo un piacevole weekend lungo trascorso in Umbria, questa mattina riprendo la mia routine pendolare e puntuale salgo sul regionale veloce delle 6:12.

Il mio solito posto era occupato da un ragazzo che mi è capitato raramente di vedere a bordo, per cui decido di sedermi nel posto davanti a lui, sempre lato finestrino. Mi sono sistemata e mentre mi apprestavo a fare il mio consueto pisolino il ragazzo ha iniziato a giocherellare con il cestino posto sotto al finestrino.

Chiunque avesse mai preso un Vivalto sa che quando si ripone il coperchio del cestino il rumore è particolarmente forte e fastidioso. Il ragazzo continuava ad aprire e chiuderlo con delicatezza ad intervalli regolari, producendo un fastidioso “tin… tin… tin… tin…”.

La prima volta mi sono voltata verso di lui dal lato del finestrino e non ho detto nulla, perché pensavo che quel gesto sarebbe bastato per fargli capire che stava disturbando (non solo me, ma anche gli altri pendolari intorno a noi). Pensavo male. Non so se il mio voltarmi è stato interpretato come un gesto di sfida, ma appena mi sono risistemata sul mio sedile è ripartito “tin… tin… tin… tin…”.

A quel punto, la mia pazienza (che già non è il mio forte) è svanita in un istante, mi sono girata di nuovo verso di lui e gli ho detto “È necessario?”. Lo so, non è la cosa più cortese che potessi dirgli, ma a quell’ora del mattino non sono riuscita a fare di meglio.

Il ragazzo deve averla presa parecchio male, perché mi ha risposto urlando “Ma che cazzo vuoi? (Non) Lo facevo per attirare la tua attenzione. Se ti da fastidio chiama il capo stazione”. Non ho ben capito se la sua intenzione fosse quella di attirare la mia attenzione o no. Di certo con quelle urla ha attirato anche l’attenzione di tutta la carrozza fino a quel momento silenziosa.

Evitando di puntualizzare la sua confusione tra capo stazione e capo treno, ho reagito in maniera molto pacata e mi sono limitata a dirgli a bassa voce “Non ce n’è bisogno, rilassati!”. Il ragazzo però si era ormai veramente indispettivo e quindi ha raccolto tutte le sue cose per spostarsi nella carrozza successiva.

Onestamente mi è sembrata una reazione esagerata. Io non gli avrei mai dato la soddisfazione di abbandonare il mio posto! Comunque il treno è partito e io mi sono addormentata. Più tardi vengo svegliata dall’annuncio del nostro arrivo alla stazione di Empoli. Ho aperto gli occhi e ho visto lo stesso ragazzo che camminava nel corridoio e andava verso la porta per scendere dal treno. Mi ha guardato con uno sguardo serio e credo ancora arrabbiato.

Come se il simpatico teatrino non fosse stato abbastanza per iniziare al meglio la settimana lavorativa, il treno ha fatto anche un ritardo di 24 minuti a causa di un guasto ad un altro treno sulla stessa linea. Se il buongiorno si vede dal mattino…

Inizio settimana con litigio in treno

Come tutte le mattine, ma in particolar modo di lunedì, anche stamattina stavo facendo il mio sonnellino durante il viaggio di andata verso Firenze.

E’ stato il tragitto ideale: nessuno che parlava a voce alta, niente ritardo e un vicino di posto tranquillo e dormiente come me. Insomma, nulla da segnalare. Al mio risveglio però sento un uomo che parla al telefono in maniera piuttosto animata. Sul momento non metto subito a fuoco il tipo di conversazione, ma pian piano che mi sveglio inizio a capire qualcosa.

Si trattava di un classico litigio tra un uomo e una donna. Lui era particolarmente agitato, non si preoccupava del fatto che tutto il vagone potesse facilmente ascoltare la sua conversazione. Totalmente disinibito, non esitava a rafforzare i suoi concetti anche con l’uso di bestemmie.

Aveva un accento del nord Italia, azzarderei veneto, ma non se sono sicura. Ascoltandolo, ho immaginato due scenari: il primo prevedeva un tradimento. Un certo Luca si era rifatto vivo con lei dopo due settimane, “come ti avevo detto io”. L’altro scenario invece, era reso plausibile dal fatto che ad un certo punto non si parlava più solo di Luca, ma anche dei suoi colleghi. Per cui ho immaginato lei divisa tra due fazioni, quella di lui e quella dei suoi colleghi. Lui ad un certo punto ha detto “i tuoi colleghi lo so cosa ti dicono, che sono uno che bestemmia..”.

Qualsiasi fosse stato il motivo del litigio, mi ha sorpreso la lucidità con cui l’uomo affrontava la conversazione (a quell’ora del mattino). Ricordava dettagli e soprattutto sapeva interpretare il comportamento di lei, in un modo che solitamente appartiene alle donne e non agli uomini.

La frase che più mi ha colpito è stata “Tu mi dici lasciamo stare perchè non sai cosa altro dire. Quando reagisci così vuol dire che ti ho messa nell’angolo”. Non so spiegarvi perché, ma questa frase mi è suonata molto strana pronunciata da un uomo.

L’altra cosa che ho pensato è stata che, come inizio di settimana, un litigio così alle 7:30 di mattina in treno non è affatto male. Ad arrivare a venerdì…

Una nuova pendolare chiacchierona

E’ successo di nuovo. Dopo la chiacchierona di qualche settimana fa, anche questa mattina ho trovato poco lontano da me una pendolare dalla chiacchiera facile già di prima mattina.

Sono consapevole che fino a quando sarò pendolare potrò incontrare tutti i giorni altri pendolari che di mattina presto sono già vispi e pronti ad interagire con il mondo che li circonda. Non so se mi ci abituerò mai perchè anche stamattina non sono riuscita a trattenermi e stordita dal sonno ho esclamato a voce bassa “mamma mia che chiacchiera, ma è già così alle sei di mattina!?”.

Questa mattina una voce altrettanto assonnata mi risponde “mamma mia davvero!”. Con mia sorpresa apro bene gli occhi e mi giro verso la mia vicina di posto. Ci scambiamo un sorriso di complicità e lei mi dice “io la mattina riesco a malapena a respirare”.

La capisco, come capisco che lo scambio che abbiamo appena avuto non sarà l’inizio della nostra conversazione. Lei riesce appena a respirare, io più o meno sono come lei, quindi decido di chiudere con una battuta e replico “deve arrivare fino a sera, hai voglia a chiacchierare!”. Lei sorride, annuisce e mi dice “proviamo a vedere se riusciamo a dormire va..”.

E così abbiamo fatto. Distratte e rincuorate da quella complicità siamo riuscite a riprendere il sonno.

Una nuova pendolare chiacchierona

Arrivati a Firenze la ritroviamo ancora lì a parlare. Il suo interlocutore sembra a suo agio. La mia compagna di posto incontra un suo amico e inizia a parlare con lui “oggi non si riesce a dormire”, esclama.

Io invece noto che c’è una cosa che accomuna la chiacchierona di oggi con quella che ho incontrato settimane fa: la borsa. All’università ho scritto una tesi per dimostrare la possibilità che la personalità che si attribuisce ad un brand possa corrispondere alla personalità dei suoi clienti.

Che sia una nuova dimostrazione sul campo quella a cui ho assistito in treno? Se si, propongo di vietare la borsa in questione alle donne pendolari!

Il trauma del lunedì. O del martedì?

Non trovo altre parole per definirlo. Il lunedì per me è un trauma. Nel weekend mi riposo, dormo di più, esco, mi distraggo, sono ritardataria e non programmo niente. Insomma, ricarico le batterie.

Eppure non c’è niente da fare! Lunedì il suono della sveglia mi riporta alla dura realtà, fatta di minuti contati, viaggi e incastri. In certi lunedì poi il sonno è devastante. Come stamattina.

Il treno non fa in tempo a partire che io già dormo nella mia solita posizione. Testa all’indietro e braccia conserte sopra alla borsa. Oggi però ho dormito proprio profondamente. Per isolarmi ancora di più ho “ascoltato” anche un po’ di musica.

Mi sveglia il controllore che passa (mai che passasse di pomeriggio, sempre di mattina all’alba!), ma in pochi secondi riprendo il mio sonno. Arriviamo alla stazione di Firenze SMN, mi sveglio a treno già fermo e mi rendo conto che stavo dormendo a bocca aperta. Non una bella immagine.

Scendo dal treno e inizio a camminare verso l’uscita della stazione. Per raggiungere il mio ufficio la devo attraversare tutta. Esco e mi dirigo verso le strisce pedonali quando incontro un autista Ataf che cammina sorridente. Mi guarda e sorride anche a me.

Sono troppo frastornata per ricambiare il suo sorriso, ma riesco comunque a formulare due pensieri:
1. Ci sono già foto di me che dormo a bocca spalancata che hanno fatto il giro del web e lui mi ha appena riconosciuto?
2. Ma poi, che c’avrà da ridere questo alle 7:30 di lunedì mattina?

Accompagnata da questi due profondi interrogativi arrivo in ufficio. Entro e penso che c’è solo un altro giorno della settimana che può essere più traumatico del lunedì: il martedì.

Sì, per un semplice motivo. In fondo siamo tutti preparati al fatto che il lunedì sarà traumatico. La nostra mente ed il nostro fisico se lo aspettano. Tutti (o quasi) sperimentano questo trauma per cui vivono la giornata in maniera più “rallentata”.

Quello che non ti aspetti invece è che il risveglio del giorno seguente, il martedì appunto, potrebbe essere ancora più stressante. La sensazione di stanchezza è maggiore, il sonno è maggiore. Con la differenza però che la nostra mente non è preparata per quel disagio. Anzi, ha abbassato la guardia perchè ormai il lunedì è passato.

Ma con il tempo e l’esperienza io (e qualche amica fidata) stiamo imparando la lezione, per cui martedì.. sono pronta, domani non mi coglierai di sorpresa!

La pendolare chiacchierona

Ci sono dei personaggi che non vorresti mai incrociare nella tua vita da pendolare. Ma incontrarli di mattina nella settimana di rientro dalle ferie è ancora peggio.

Lei è una donna giovane, sveglia ed energica di prima mattina. Praticamente Furio di Carlo Verdone al femminile. Sale insieme ad un’altra donna, meno energica di lei. Le due iniziano a parlare ininterrottamente. O meglio, la prima parla, parla, parla. La seconda interviene ogni tanto a bassa voce quasi per non disturbare la sua interlocutrice, che invece non si preoccupa affatto del volume della sua voce.

La pendolare chiacchierona

Il mio sonno viene costantemente disturbato dai suoi racconti. Ci ha deliziato con le ferie passate con la famiglia in campeggio e con l’organizzazione della spesa, della cucina, delle uscite. “Sai gli altri anni con le altre famiglie eravamo molto affiatati, condividevamo tutto. Quest’anno c’erano delle famiglie che stavano più per conto loro”. “Ci credo!”, pensavo dentro di me.

“Un giorno siamo andati al mare da soli, devi vedere il bimbo come era tranquillo senza gli altri bimbi”. Ma dai!?

“E invece dovevi vedere quanto gli piaceva giocare a calcio! Nella nostra famiglia nessuno gioca a calcio, ma lui si divertiva troppo. Non so come mai abbia iniziato a giocarci”. Ora, metti un bambino che gioca insieme ad altri bambini della stessa età, in Italia, nazione dove lo sport del calcio domina ovunque, dai piccoli paesi alle grandi città. Secondo te, quante sono le probabilità che prima o poi tuo figlio si troverà insieme ad altri bambini per una partitella improvvisata?

Ovvietà dopo ovvietà arriviamo a Firenze Rifredi. La sua amica (che avrà detto a malapena 10 parole) scende. I miei vicini di posto tirano un sospiro di sollievo. La chiacchierona è senza interlocutore. Ma, ingenui, l’abbiamo sottovalutata. Quando le sue corde vocali iniziavano a riposarsi, prende il telefono e chiama suo marito.

“Pronto? Ti sei svegliato?”. Già iniziamo male. Ti ha risposto.. certo che è sveglio. “Hai visto ti ho lasciato il caffè. Te lo sei scaldato il latte?”. Ma parla con il marito o con il figlio? “I bambini li hai svegliati?” Sono le 7:30, la scuola non è ancora iniziata, dove li vuoi mandare sti poveri bimbi a quest’ora? E infatti anche il marito deve aver obiettato, ma lei ha rilanciato dicendo che tra pochi giorni inizia la scuola e quindi i bambini devono riprendere il ritmo. Il marito riesce a negoziare una sveglia alle 8:30.

Entriamo nella stazione di Firenze SMN e allora il marito al telefono. I pendolari iniziano ad alzarsi per avvicinarsi all’uscita. Vedo due uomini che parlano tra di loro della pendolare chiacchierona. Uno è riuscito a dormire, mentre l’altro, disturbato da tutto quel parlare, all’arrivo racconta al suo fortunato compagno di viaggio cosa è successo. E’ divertente perchè è evidente che l’uomo ne parla infastidito.

Ha nel volto lo stupore di quegli uomini che si chiedono “ma quanto parlano le donne?”. Senza nessun intento discriminatorio, devo dargli ragione. Obiettivamente ci sono delle donne che amano parlare tanto (e a detta di mio marito io rientro in questa categoria!).

Quando l’uomo pensava che più di così la chiacchierona non potesse fare, lei prende il telefono e prima ancora di scendere dal treno è di nuovo a parlare con qualcun altro! Lui sgrana gli occhi e nemmeno fosse sua moglie esclama “che rottura di c…….”!

Dormire in treno: famolo strano!

Il post sui 5 consigli per dormire in treno è stato frutto di un’attenta osservazione che è durata per qualche settimana. A dire la verità, il mio scopo era trovare consigli utili per i pendolari. Nella realtà mi sono trovata davanti a persone che dormivano nelle posizioni più assurde, approfittando della disponibilità di posto o della disponibilità del proprio compagno di viaggio.

I più fantasiosi sono sicuramente i viaggiatori occasionali, che non potendo sfruttare una collaudata esperienza improvvisano con notevole creatività. Le loro posizioni strane però mal si combinano con il pendolarismo quotidiano, perchè in certe posizioni inizi a sentire mille dolori dopo soli 5 minuti!

Ho deciso comunque di condividere una carrellata di posizione strane, giusto per fare due risate! Ci tengo a sottolineare che tutte le foto sono state scattate nel rispetto della privacy dei viaggiatori. Nonostante alcuni di loro possano sembrare vittime di un omicidio, nessuno ha fatto loro del male!!!

Dormire in treno: posizioni strane

Dormire in treno: posizioni strane

Dormire in treno: posizioni strane

Dormire in treno: posizioni strane

Dormire in treno: posizioni strane

La mia preferita è la ragazza della prima foto che con grande maestria è riuscita a dormire per oltre un’ora raggomitolata su sé stessa!

Come dormire in treno: consigli per pendolari e non

In quasi 4 anni di pendolarismo sono riuscita a dormire circa 1000 ore in treno. Ho fatto il conto considerando solo i viaggi di andata, perchè li passo sempre dormendo. Al ritorno, è più difficile che riesca a prendere sonno (ma non è comunque escluso!). Non dormendo mi capita spesso di vedere gli altri dormire e quando posso cerco di immortalarli. Anche per prendere spunto sulle posizioni più comode.

Come dormire in treno_2

Tra esperienza diretta e attenta osservazione degli altri viaggiatori ho collezionato una piccola lista di consigli su come dormire in treno, che potranno essere utili per chiunque voglia schiacciare un pisolino (pendolare o no).

1. L’importante è sistemare la testa.
Gambe accavallate o distese, braccia incrociate o mani in tasca faranno poca differenza se la vostra testa continuerà a cadere facendovi rischiare ogni volta un colpo di frusta. Viaggiando spesso con il Vivalto riesco a risolvere questo inconveniente posizionando la testa esattamente al centro del poggiatesta, dove la leggera curva verso l’interno mi permette di stabilizzare facilmente la testa. Unico rischio, inclinare troppo la testa all’indietro. Alla lunga la vostra cervicale potrebbe risentirne. Questa soluzione funziona spesso nei treni regionali, ad eccezione di quei treni che hanno nei poggiatesta una sporgenza laterale. La funzione dovrebbe essere quella di sostenere la testa, ma in realtà sono scomodissimi. Se appoggiare la testa al centro del sedile non dovesse funzionare, si può provare a posizionare il gomito vicino al finestrino e quindi appoggiare la testa sulla propria mano. Ben presto però arriverà il formicolio.

Posizione per dormire in treno

2. Portare sempre una sciarpa con sè.
Non importa che sia estate o inverno, una sciarpa può tornare utile per diverse ragioni. Può ricoprire il sedile nei mesi estivi, evitando così di rimanere attaccati ai sedili in pelle. Può coprire il poggiatesta a protezione dei capelli. Può essere utilizzato all’occorrenza come cuscino o come coprispalle in difesa dell’aria condizionata estiva. Può essere infine utilizzata come copertina in inverno nel caso in cui il riscaldamento non funzioni. Ovviamente la sciarpa seguirà il corso delle stagioni, passando da una leggera pashmina estiva ad uno sciarpone di lana invernale. Può sembrare banale, ma soprattutto nei casi di aria condizionata troppo forte o di riscaldamento assente, una sciarpa può veramente salvare il vostro sonnellino.

3. Scegliete con cura i vostri vicini di posto.
Se avete la fortuna di salire al capolinea potreste riuscire a trovare i tanto ambiti posti singoli all’inizio del vagone. Lì avrete meno probabilità di essere disturbati da vicini rumorosi. Qualora però questi fossero già occupati o se salite in treno ad una delle fermate intermedie assicuratevi di scegliere con cura il vostro vicino di posto. Provate a sedervi accanto a qualcuno che sta già dormendo o che sta leggendo un libro. Evitate i lettori di quotidiani (quando sfoglieranno le pagine faranno molto rumore) e i chiacchieroni convulsi. Fate attenzioni anche a quei viaggiatori che vi ingannano con l’uso di auricolari. Probabilmente non inizieranno a parlare perchè concentrati sull’ascolto della loro musica, ma se dovessero ascoltarla ad un volume troppo elevato finireste per sentirla anche voi. E se i vostri gusti musicali non coincidono…

4. Cuffie o auricolari sempre a portata di mano.
La scelta del posto in un treno regionale si sa, non dipende sempre dalla nostra volontà. Se non si può mettere in pratica il punto 3, c’è sempre la possibilità di rifugiarsi in un po’ di musica rilassante per conciliare il sonno. Per questo un paio di cuffie o di auricolari da collegare al proprio smartphone sono d’obbligo. Se siete circondati da chiacchieroni o da personaggi rumorosi, ma non avete voglia di ascoltare un po’ di musica, potreste sempre utilizzare le cuffie come tappi per le orecchie, semplicemente per attutire i rumori. In questo modo potrete eliminare fastidiosi elementi di disturbo del vostro sonno.

5. Biglietto o abbonamento ben in vista.
Se non volete essere disturbati durante il sonno dal controllore che, suo malgrado, è costretto a svegliarvi per controllare il vostro biglietto o abbonamento, la soluzione è semplice. Lasciate biglietto o abbonamento bene in vista. Ovviamente assicuratevi che non possa cadervi o che nessuno possa sfilarvelo. Se ben posizionato, il controllore passerà, vedrà che viaggiate regolarmente e vi lascerà nel mondo dei sogni passando oltre.

Questa era la mia top 5 dei consigli per dormire in treno. Naturalmente, qualsiasi consiglio da parte vostra è più che ben accetto!

In treno, i pendolari dormono!

Questa mattina quando il treno era quasi arrivato a Firenze SMN mi sono risvegliata dal mio sonno profondo. Apro gli occhi, metto a fuoco e vedo di fronte a me la scena di due uomini seduti uno accanto all’altro che dormono.

I pendolari dormono in treno

Hanno età diverse e fanno professioni diverse. Il pendolarismo li unisce. Proprio questo comun denominatore fa si che non importa qual è il lavoro che svolgi. Se per farlo devi prendere un treno alle 6:12 di mattina e farti un ora e venti di viaggio, è quasi sicuro che dormirai!

Se non bastasse l’impulso fisiologico che ti fa lentamente chiudere le palpebre, allora subentrerà l’impulso psicologico. La tua mente avrà bisogno di riposare ancora un po’ in treno per affrontare la giornata lavorativa e dimenticarsi della sveglia all’alba.

Nonostante questo la mattina c’è sempre qualcuno che ha energia per chiacchierare come se stesse già facendo la pausa caffè di metà mattina. Per queste persone l’impulso fisiologio e quello psicologico non esistono.

Ho provato a creare una lista di palusibili spiegazioni:

non sono pendolari: si trovano sul treno per una trasferta di lavoro occasionale o peggio ancora sono in partenza per le vacanze (questi sono i più eccitati, giustamente!);

fanno un lavoro part-time: non sentono la necessità di recuperare il sonno perso perchè la loro giornata lavorativa finirà presto;

non hanno figli: essere genitore e pendolare deve essere veramente impegnativo. Se lo sei, non puoi non sentire il bisogno di sfruttare il tempo in treno per riposare;

salgono all’ultima fermata: questo significa che potrebbero aver già dormito un’ora in più di te che sei partito al “capolinea” e quindi arrivano in treno belli freschi e riposati.

Questi sono alcuni dei motivi che mi sono venuti in mente. Si accettano suggerimenti!!

P.S.: per rimanere in tema, il ragazzo con il cappellino che si vede nella foto è lo stesso che al rientro al lavoro dopo il viaggio in Brasile, visto che non mi ero svegliata all’arrivo in stazione, mi ha chiamato dicendo “Andiamo, andiamo! Siamo arrivati, è ora di andare a lavorare”!

Delirio pendolare

Metti insieme due amiche, una pendolare assidua e una pendolare saltuaria. Tutte e due impiegate nel mondo del marketing online. Ecco come una semplice conversazione può facilmente degenerare:

Ilaria: stamattina è stata una tragedia alzarsi! In treno ho dormito sfatta e a bocca aperta.. un disastro.. che brutta fine!

Claudia: pensa quanti ti hanno fotografata! Ahahah!

Ilaria: mamma mia, sul serio! Quello vicino a me era un signore con i capelli bianchi, pure lui ha dormito di gusto, perché quando aprivo gli occhi ogni tanto lo vedevo che dormiva peso pure lui. C’avranno immortalato insieme!

Claudia: che bella coppia!

Ilaria: ogni tanto ci penso, quando vedo che qualcuno mi guarda. Penso chissà se mi riconosce perché online gira qualche foto. Tutto può essere sai!

Claudia: ahahahahahahahah!

Ilaria: mica sono tanto normale eh.. però è vero ogni tanto ci penso.

Claudia: no il dubbio è lecito.

Ilaria: eh vedi.. Dovrò far monitorare la mia reputazione online. C’è chi lo fa per i filmini hard e chi per i filmini mentre dormi in treno!!! Ognuno c’ha i suoi punti deboli!

Claudia: pensa tra 10 anni che potresti essere candidata come AD di Trenitalia e ti sputtani tutto per dei filmini mentre dormi! Ci hai mai pensato? Ahahah!

Ilaria: una carriera compromessa!

Claudia: devi stare attenta!

Ilaria: davvero.. il punto è che d’inverno mi difendo meglio.

Claudia: ti copri..

Ilaria: eh si, con il cappuccio mi mimetizzo, ma d’estate è una tragedia!

Claudia: è vero, mettiti la mascherina quella per i germi, così fai finta che ti danno fastidio e nel frattempo dormi, come fanno i giappo!

Ilaria: ahahahahah! Ci potrei quasi scrivere un post su questa conversazione! “Delirio pendolare“!!

Detto, fatto!