La Giornata della Memoria

I pendolari parlano spesso dei treni. Il pendolarismo scandisce così tanto la nostra vita che ad ogni occasione ci ritroviamo a parlare di “quello che mi è successo l’altro giorno nel treno”, del “ritardo in palestra per colpa del treno” e di tante altre situazioni di disagio ma anche divertenti.

C’è stato però un periodo in cui il treno non rappresentava il mezzo con cui andavamo a lavoro o a studiare, non era un mezzo che ci conduceva alla nostra emancipazione, ma era un mezzo che ci conduceva alla morte.

Oggi è la Giornata della Memoria. Come ogni anno ci impegniamo a non dimenticare, durante questo giorno ma (si spera) anche durante il resto dell’anno.

“Mai dimenticherò quella notte”

Oggi 27 Gennaio è la giornata della memoria. Come ogni anno, dal 2001, in questo giorno si ricordano le vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, della Shoah e di tutti coloro che, a rischio della propria vita, hanno protetto i perseguitati.

In queste giornate è impossibile non far riaffiorare alla mente le immagini terrificanti di quegli anni, di quei treni carichi di deportati, di quei campi pieni di sofferenza e odio.

Per ricordare le vittime che si commemorano in questa giornata ho scelto di usare le parole che Elie Wiesel ha usato nel suo libro “La notte” per raccontare la sua prima notte nel campo di concetramento di Auschwitz:

« Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai. »

Mai dimenticare. Che sia di monito per ognuno di noi.

Meditate che questo è stato

Il 27 gennaio 1945 il campo di concentramento di Auschwitz fu liberato dai sovietici. A partire dal 2001, ogni anno in quella data ricordiamo le vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, della Shoah e coloro che, a rischio della propria vita, hanno protetto i perseguitati. Li commemoriamo in Italia come in altri paesi.

Essendo questo un blog che parla di treni e di pendolari, mi piace ricordare qui l’iniziativa che ha coinvolto alcune scuole superiori della Toscana. Alle 12:30 di oggi é infatti partito da Firenze Il treno della Memoria, diretto in Polonia. Sarà un’esperienza molto forte e formativa.

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Per una volta possiamo parlare di treni senza polemizzare o ironizzare. Perché in fondo, oggi prendere il treno significa essere liberi, liberi di andare a lavoro, liberi di viaggiare.

È difficile trattare argomenti di questa importanza, per cui mi limiterò solo a ricordare le parole di qualcuno che ha vissuto in prima persona quell’orrore, che a volte tendiamo a dimenticare:

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no

Considerate se questa è una donna
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno

Meditate che questo è stato
Vi comando queste parole
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via

Coricandovi alzandovi
Ripetetele ai vostri figli
O vi si sfaccia la casa
La malattia vi impedisca
I vostri cari torcano il viso da voi.

Primo Levi, Se questo è un uomo