Mummyinprogress: vita di una mamma pendolare

Ho fatto la conoscenza (virtuale) di Mummyinprogress solo qualche giorno fa, attraverso il mio e il suo blog, ma devo dire che c’è stata subito una certa empatia.

Capito che avevo di fronte a me una neo mamma pendolare, ho pensato che potesse essere interessante conoscere meglio lei e il suo pendolarismo. Da una parte per rassicurare tutte quelle ragazze che per ora sono solo pendolari, ma che si chiedono come sarà un giorno essere una pendolare mamma, dall’altra, per essere di conforto a tutte quelle mamme pendolari che magari credono di vivere particolari ansie e preoccupazioni che invece, nella realtà, sono condivise dalla maggior parte delle mamme pendolari.

Questa intervista è anche l’occasione per far conoscere il “Manifesto della Mamma Pendolare” che Mummyinprogress ha redatto e pubblicato da pochi giorni nel suo blog. Vi invito a leggerlo anche se non siete mamme, perché potreste riconoscervi nelle sue parole più di quanto pensiate!

Sei diventata prima mamma o pendolare?

Domanda difficile! Diciamo che sono sempre stata pendolare “dentro”: pendolare al Liceo, ho avuto amori pendolari e poi, se hai vissuto a Roma, sei pendolare pur abitando nella stessa città.
Pensando alla mia nuova storia di pendolarismo, allora no, sono diventata prima mamma, 11 mesi fa.

Come hai vissuto l’attesa della nascita? È stato difficile continuare a pendolare? Gli altri pendolari come si sono comportati?

Durante l’attesa sono stata pendolare in town (quando impieghi oltre 45 min. per raggiungere il posto di lavoro e cambi almeno due mezzi pubblici, credo si abbia tutto il diritto di definirsi pendolari). È stato difficile al punto di aver dovuto lasciare anticipatamente il lavoro: da un lato c’erano le nausee, dall’altro il sovraffollamento degli autobus e metro che non rendevano le condizioni di viaggio adatte a una donna in attesa (tipo dover viaggiare in piedi contro le porte degli autobus o in uno scomodo corpo a corpo con gli altri passeggeri). Purtroppo devo dire che c’è un generale disinteresse verso i pancioni: sono state di gran lunga maggiori le volte in cui ho chiesto il posto (e solo quando particolarmente affaticata) di quelle in cui mi è stato ceduto spontaneamente. Di solito la tecnica è fare il vago, e rispondere alla richiesta “Ah, scusi. È incinta? Non me ne ero accorto” (no, non sono incinta, ho mangiato un’anguria, intera!). Non voglio cadere in generalizzazioni perché ci sarà chi commenterà dicendo “non è vero, io lo faccio sempre”, ma quello che posso dire dalla mia esperienza è che è più propensa a cedere il posto una donna che un uomo.

Quali sono i pensieri, le preoccupazioni che accompagnano la “nascita” del proprio pendolarismo?

Superata l’idea che il proprio figlio sopravvivrà benissimo senza di te, la preoccupazione maggiore è legata al “non esserci” in alcuni momenti fondamentali (io ero ossessionata dall’idea di perdere ad esempio la sua prima parola, o i suoi primi passi, invece ha camminato da sola per la prima volta proprio il giorno della festa della mamma!) e al timore che si affezioni alla persona con cui trascorre più tempo (nel mio caso il papà, capisci che tragedia sarebbe?!), ma per il momento almeno, la mamma resta in cima alle sue preferenze.

Come si affronta una nuova vita da pendolare? Come ci si organizza?

C’è una regola universale che vale per tutte le mamme: lasciare i propri figli in mani fidate, onde evitare di passare tutto il giorno al telefono per assicurarsi che il pargolo abbia a) fatto merenda b) fatto il riposino c) fatto la cacca. Le soluzioni sono diverse e varie a seconda dell’età del bambino e della rete familiare che si ha intorno o meno. Noi abbiamo scelto di vivere fuori città da un lato per beneficiare dell’appoggio dei nonni, dall’altro perché apprezziamo una vita più a misura d’uomo e meno di traffico. In molti scelgono la soluzione del nido; per il momento abbiamo deciso di fare qualche sacrificio in più e posticipare il più possibile. La seconda regola è delegare: cercare di lasciare fare agli altri (che siano familiari o aiuti a pagamento) ciò che riguarda la casa, perché se il tempo che si ha a disposizione con i figli si riduce pendolando, allora deve essere almeno un tempo di qualità.

Come si combina la vita da mamma e la vita da pendolare? Si influenzano reciprocamente o sono due mondi separati?

Sono due mondi che si influenzano assolutamente! Basta guardare il comportamento di una donna che viaggia per capire se è mamma o meno: proprio dall’osservazione, oltre che dalla mia esperienza, mi sono divertita a buttare giù quello che chiamo il “Manifesto della Mamma Pendolare” perché ci sono dei tratti che accomunano tutte le mamme, in primis la fretta di tornare a casa e tutte le annesse strategie per abbreviare i tempi il più possibile!

Come passi il tempo in treno? Ne fai un arco temporale dedicato solo a te o la tua vita di mamma non ti lascia mai?

Vorrei rispondere romanticamente un “la vita di mamma non ti lascia mai”… Invece no, io ne approfitto alla grande per fare tutto quello che non faccio quando sono a casa: blog, social, leggo ed essendo un’appassionata guardo le serie TV! È un tempo che dedico a me stessa in maniera “sana” e che mi consente di ricaricarmi e dedicarmi a lei quando torno a casa.
Da poco ho stretto amicizia con un’altra mamma pendolare, spesso viaggiamo insieme e va da se’ che l’argomento principale sono i bambini, anche perché molto vicini come età. Poi ci sono i whatsapp del Daddy che mi aggiornano sullo stato dell’arte della figliola. Quindi se da un lato il viaggio è una parentesi dalla vita di mamma, dall’altro una volta che sei mamma non smetti mai di esserlo!

Se il “Manifesto della Mamma Pendolare” vi è piaciuto, Mummyinprogress mette a disposizione un apposito widget da caricare sul proprio blog e vi invita ad utilizzare l’hashtag #mammapendolare:
Mamma pendolare

Liceo, università e lavoro: una “nuova” pendolare da una vita

Incredibile ma vero i pendolari da una vita ci sono, sono tanti e conducono una vita normale (per quanto normale possa essere la vita di un pendolare!). Oggi vi presento Gloria. Ci siamo conosciute virtualmente attraverso alcuni scambi nei profili Twitter e Facebook di Vita da Pendolare.

Mi ha fornito risposte veramente esaustive e dettagliate per cui non voglio anticipare nulla e lasciare alle sue parole il racconto della sua pluriennale esperienza.

Come è iniziato il tuo pendolarismo? Per studio o per lavoro?

Ho cominciato a prendere il treno a metà settembre 1992 per frequentare il liceo nel capoluogo, a circa 20 km da casa. Ho continuato poi per frequentare l’Università, a circa 60 km. Laureata nel 2003, ho trovato uno stage nella stessa città e da questo, attraverso vari passaggi, anche un lavoro, prima temporaneo e poi a tempo indeterminato.
La scelta di usare il treno, fin dai 14 anni, deriva da vari fattori che l’hanno reso l’opzione migliore. Infatti, abito a meno di 5 minuti d’auto da una piccola stazione in cui fermano i regionali e usualmente parto da questa e qui torno. In caso di particolari necessità, c’è un’altra stazione più grande a circa 15-20 minuti di strada e lì fermano ora anche i regionali veloci (una volta gli interregionali e per un breve periodo gli Intercity). Arrivata a destinazione, sia i luoghi di studio che di lavoro erano e sono facilmente raggiungibili dalle stazioni. La linea è la Milano-Venezia, quindi una linea normalmente ben servita (anche se mentre lo scrivo già mi verrebbe da fare gli scongiuri…).

Oggi perché usi il treno, quanto ci stai e come passi il tuo tempo a bordo?

Continuo a usare il treno per i motivi indicati sopra ma anche e soprattutto per motivi economici. Infatti, con il viaggio in auto i tempi forse non cambierebbero molto, visto che comunque prenderei l’autostrada, ma i costi sarebbero insostenibili (gestione auto, benzina, pedaggio, parcheggi e autobus per raggiungere il centro), senza contare i maggiori rischi. Se malauguratamente dovessero chiudere le stazioni per me utilizzabili, come ventilato talvolta in passato, dovrei sicuramente affrontare un grande cambiamento della mia vita, cambiando lavoro o trasferendomi.

Attualmente passo in treno circa 50 minuti all’andata e altrettanti al ritorno. Il principale passatempo è navigare in Internet con lo smartphone, benedetti tutti quelli che hanno contribuito a renderlo possibile! Mi piace poter aggiornarmi già al mattino presto, anche sulle notizie di attualità che potrebbero riguardare il mio lavoro, in modo da arrivare in ufficio sapendo già cosa aspettarmi. Inoltre, frequentare Facebook e Twitter mi ha permesso di approfondire temi interessanti e conoscere persone da cui avere spunti utili per la vita professionale…senza dimenticare l’aspetto ludico e, riguardo al treno, la scoperta di tante persone che condividono gli stessi problemi. Quando sono troppo stanca, ovviamente cedo al classico sonnellino. A volte il riposo è accompagnato dalla musica con l’indispensabile lettore mp3. Ai libri invece ho rinunciato anni fa per il problema peso, visto che la mia borsa è già stracolma; ora sto valutando l’opzione tablet/e-book reader, non riesco a decidermi ma non ho fretta.

Come cambia il pendolarismo quando si passa dallo studio al lavoro? I pro e i contro sono sempre quelli?

Col tempo è cambiato soprattutto l’aspetto “sociale”: dai viaggi rigorosamente in gruppo del liceo, tra tante chiacchere, alle frequentazioni occasionali del periodo universitario, a seconda degli orari di lezioni ed esami, al preferire oggi viaggi in solitaria. Non perché sia diventata una misantropa! Conosco gli altri pendolari, soprattutto i lavoratori, ci salutiamo e parliamo in attesa sul marciapiede, a volte ci aspettiamo a vicenda per tenere le porte aperte finché qualcuno è ancora sulle scale, ma poi preferisco essere autonoma nella scelta di dove sedermi e cosa fare, visto che il tempo da trascorrere non è poco. Se poi mi trovo vicino qualcuno che conosco, naturalmente qualche chiacchera si fa!
Sui pro non trovo grandi differenze, mentre sui contro devo purtroppo ammettere che negli anni la salute è cambiata. Un tempo sopportavo tranquillamente un viaggio scomodo, ma poi ho avuto problemi, soprattutto alla schiena, quindi ora faccio di tutto pur di trovare un posto a sedere, a costo di far scomodare turisti stravaccati e spostare ingombranti bagagli.

Quali sono state le peggiori disavventure causate dai disservizi di Trenitalia? Cosa ti fa arrabbiare di più?

Le disavventure peggiori sono state causate soprattutto dai guasti, spesso in giornate di neve e ghiaccio. Diversi anni fa, durante il ritorno, a causa del gelo un treno davanti al mio si fermò in aperta campagna. Il mio fu fatto fermare in una stazione, per fortuna, ma lì rimanemmo per diverse ore, insieme ad altri, naturalmente con poche e vaghe notizie su quello che stava succedendo. In treno per fortuna tennero acceso il riscaldamento, ma ad un certo punto arrivò la Protezione Civile a portarci un tè caldo e poi ci diedero addirittura l’autorizzazione per prendere gratis i prodotti del bar (scene da accaparramento, ovviamente). Nel frattempo eravamo venuti a sapere che quella bloccata in aperta campagna era una vecchia motrice; era stata mandata una motrice di emergenza per trainarla, ma quella rotta era talmente obsoleta che non aveva i ganci adatti; avevano dunque dovuto cercare e mandare degli operai che aggiustassero il guasto, sotto la neve. Per fare tutto questo, avevano dovuto interrompere per lunghe ore la circolazione in entrambe le direzioni. Infine ripartimmo, ormai storditi dalla lunghissima attesa. Ero partita alle 15.30 ed entrai in casa alle 23.45.

Come credo per tutti i pendolari, la causa principale delle arrabbiature, anche feroci, è la mancanza di informazioni sulle cause di ciò che accade. Perché non dire subito come stanno le cose, visto che prima o poi si verrà a sapere? Perché fino a poco tempo fa nell’ufficio informazioni di una grande stazione non mi sapevano dire se un certo treno, già in ritardo, era partito o no dal capolinea in quanto loro non facevano parte “della stessa divisione”? Perchè trattare i propri clienti come poveri stupidi? Fortunatamente, pian piano (anche troppo) questo atteggiamento sta cambiando, anche se noto una certa schizofrenia da parte delle Ferrovie: da una lato, hanno profili Twitter abbastanza curati, rispetto agli standard degli uffici informazioni, e mettono a disposizione la app Pronto Treno con aggiornamenti abbastanza affidabili; dall’altro, continuano nella prassi ormai ridicola di indicare sui tabelloni un ritardo inferiore a quello già accumulato…mentre tutti i passeggeri con cellulare in mano aggiornano a voce i compagni! Mi chiedo il senso di queste politiche, se non fare la figura dello struzzo.

Immagino che il pendolarismo influisca molto sulla tua vita, ma nello specifico in che modo? Come ha cambiato la tua routine quotidiana?

Non saprei dire come il pendolarismo ha cambiato la mia vita quotidiana perché pendolo praticamente da sempre, ma posso dire che la principale conseguenza è la strettissima dipendenza dall’orologio. Certamente, tutte le persone che lavorano o hanno altri impegni devono essere puntuali, ma perdere un treno vuol dire arrivare in ritardo anche di ore, non di qualche minuto, e quindi non deve succedere, per non rischiare conseguenze sul lavoro. Purtroppo non sono tra quelli che si svegliano già attivi come grilli, anzi! Per limitare i rischi ho sparso tre orologi tra camera e bagno, oltre al telefono e quello al polso, ma l’imprevisto è sempre dietro l’angolo e basta veramente poco per vedere il treno partire senza di me! In compenso, mi sfogo nei fine settimana: da tempo ho detto ai miei amici che la mia dose di puntualità la esaurisco nei giorni lavorativi, quindi nei festivi devono portare pazienza.
Altro aspetto del pendolarismo in treno, più frivolo, riguarda l’abbigliamento: invidio molto quelle rare viaggiatrici che viaggiano in pantaloni bianchi, camicette di seta e giacca senza pieghe, riuscendo a scendere in perfetto ordine. Da sempre cerco un equilibrio tra la comodità, la praticità e la presentabilità per poter lavorare a contatto con il pubblico, certi giorni ci riesco, certi mi arrendo a jeans e scarponi con suola a carrarmato. I peggiori sono i giorni in cui credo di essermi preparata in modo abbastanza carino, poi in treno e in ufficio per qualche motivo mi sento inadeguata. Viaggiare costantemente a contatto con studentesse ventenni poi non aiuta!

Chi non è pendolare vive meglio dei pendolari? Oppure, oltre allo stress, si perde anche aspetti positivi del pendolarismo?

Chi non è pendolare è più autonomo. Decide quando partire e quando tornare, se vuole si ferma per strada o fa deviazioni, non ha vincoli d’orario oltre a quelli dell’ufficio. La sua vita non dipende dai mille fattori che possono causare ritardi o cancellazioni e, soprattutto, non è soggetta alla volontà imperscrutabile di un’entità suprema che può stravolgere la sua giornata, senza rendere conto. Potrà trovare un incidente, o addirittura farne uno: ma la causa del cambiamento di programma sarà davanti ai suoi occhi.
La sottomissione a un volere altrui è sicuramente un aspetto negativo che il non pendolare si risparmia. Quello che si perde di positivo è il tempo a disposizione, da passare come si preferisce.
Non so se in fin dei conti siamo più stressati noi col treno o chi si sposta in auto, quel che è certo è che se parlo del mio pendolarismo a sconosciuti la reazione più frequente è quasi di pietà!

Come si sopravvive ad oltre 20 anni di pendolarismo? Non hai mai pensato di trasferirti?

Devo dire, per quanto sia triste, che oltrepassato un certo punto tutti gli anni sono uguali e non li distinguo più nel ricordo. La routine si impone con un potere quasi obnubilante. A parte qualche trucco pratico, per sopravvivere serve una pazienza letteralmente infinita, sia con le ferrovie che con gli altri passeggeri, la capacità di reggere lunghe e scomode attese, una certa resistenza fisica, senza dimenticare l’importanza di parenti e colleghi abbastanza flessibili da comprendere e sopportare tutto quello che potrebbe accadere. Temo sempre che i miei colleghi prima o poi dicano “Nooo, questa non può essere, è una scusa”, ma per fortuna non è ancora successo!

Mi chiedo spesso se tutti i pendolari sognino di trasferirsi. Anch’io ogni tanto ci penso, soprattutto in certi momenti di nervosismo, ma mi frena un po’ tutto, sia dal punto di vista economico, che organizzativo, che affettivo, visto che a casa sto bene. Comunque ci avevo anche provato, quando ero molto più giovane, poco dopo aver cominciato a lavorare. Trovato la stanza, bella zona, coinquilini simpatici, già portato qualche bagaglio. La prima notte in cui dormii là, mio papà, da poco in pensione, fu ricoverato per un’operazione urgente, a cui sarebbe seguita una lunga convalescenza. Fine del mio soggiorno fuori sede!

Cosa consigli ai neo pendolari (sia studenti che lavoratori) e a quelli che dopo pochi mesi/anni si sentono già stanchi?

Ai neopendolari:
– di essere educati per non farsi odiare da chi in treno c’è già da molto tempo;
– di dotarsi di tutte le tecnologie per essere aggiornati su cosa combina Trenitalia e per essere in contatto con altri pendolari;
– di prepararsi comunque a una certa dose di destino avverso.

A quelli che dopo poco si sentono stanchi:
se studenti, suvvia, tenete duro e alla fine deciderete cosa fare, magari la vostra vita nel frattempo cambierà radicalmente;
se lavoratore, valuta quanto ti piace il lavoro, quanto facilmente potresti trovarne un altro più vicino, quanto guadagni ora e guadagnersti poi, quanto spendi ora e spenderesti poi per raggiungerlo e decidi. Non considerare quanto ti manca alla pensione perché ti passerebbe subito la voglia di saltare su e giù per i treni!

21 anni di pendolarismo: la storia di un altro pendolare da una vita

Qualche settimana ho pubblicato la testimonianza di Mr Wolf che ci ha raccontato i suoi 18 anni di pendolarismo. Condividere quell’articolo mi ha permesso di entrare in contatto, con mia grande sorpresa, con altri pendolari di lunga data. Sì con sorpresa, perchè prima di conoscere queste persone non pensavo si potesse resistere così a lungo con la vita da pendolare.

Ammennicolidipensiero - il blog

Per questo ho deciso di dedicare un’intera categoria a questi eroi, chiamata non a caso “Pendolari da una vita“.

Oggi vi presento Ammennicolidipensiero che fa il pendolare da ormai 21 anni. Lo pseudonimo che ha scelto per parlare di sè deriva dal suo blog ammennicolidipensiero.wordpress.com (ma il nostro Ammennicolidipensiero scrive anche in altri due blog I discutibili e Aironi di Carta).

Per conoscerlo meglio, passiamo direttamente alla sua intervista!

Perché usi il treno e quanto ci stai?

Solco quotidianamente i binari dell’alta pianura padana verso e da Milano.
Mi ospitano i treni antologici di Trenord, quelli che oggi rappresentano il fiore (appassito) all’occhiello della regione dell’Expo e che, rispetto ai sedili in legno degli storici treni delle ferrovie Nord, hanno guadagnato unicamente in occasioni perse per dimostrare che l’evoluzione della specie è dalla nostra parte. Il mio viaggio ha durata varia ed eventuale compresa tra i quarantacinque e i sessantacinque-settanta minuti; ha una temperatura varia ed eventuale compresa tra gli otto-dieci e i trentasei-trentotto gradi; ha un rumore di sottofondo vario ed eventuale compreso tra i sessanta e i centodieci decibel.

Come passi il tuo tempo sul treno. Se leggi, qual è Il miglior libro da treno? Se navighi, qual è la migliore app o sito?

Per chi è pendolare su medie distanze (cinquantaquattro chilometri), come me, il tempo sul treno è, inevitabilmente, un importante momento di vita (foss’anche solo in termini di spazio che occupa nella quotidianità). A seconda del periodo e dell’umore ne colgo la bellezza, per la varietà e la ricchezza di quanto offre, o fatico a sopportarne i ritmi e le modalità, ma in ogni caso cerco di valorizzarlo per quanto possibile. Mi ascolto, per scegliere come occuparlo: dormo, leggo, chiacchiero con i compagni di viaggio, penso (mai sottovalutare il grande riordino mentale che il pendolarismo consente!), raramente mangio, occasionalmente lavoro (anche se più spesso durante il viaggio alzo e abbasso le saracinesche che separano il lavoro dal resto della vita). Possiedo uno smartphone più nominalmente che nei fatti; dato il modello antidiluviano, le uniche app a cui concede una discreta funzionalità devono occupare (molto) poca memoria e chiedere pochi sforzi operativi: controllo la posta di gmail e le notifiche di wordpress. Sui libri, invece, non conosco confini: ho letto e leggo di tutto. Tuttavia, ancorché possa sembrare banale la considerazione, mi sbilancio a dire che, dovendo scegliere fra più libri, il migliore da treno è quello che pesa di meno. Chi viaggia un giorno solo può non far caso ai grammi o allo spazio occupato, per un pendolare possono diventare questioni fondamentali.

Ci sono aspetti divertenti nel pendolarismo? Ci sono stati episodi o persone che ti hanno proprio fatto ridere?

Il pendolarismo è, per fortuna, anche e soprattutto divertimento. Alcuni giorni scelgo di viaggiare in un vagone o nell’altro a seconda di chi so o penso di poter incontrare: alcuni tipi umani sono fonte inesauribile di ilarità o di ironia. Più spesso, di storie di vita – che mi è per altro capitato più e più volte di trasporre in altri contesti personali, in particolare teatrali.

Quali sono state le peggiori disavventure causate dai disservizi di Trenitalia? Cosa ti fa arrabbiare di più?

Non tollero la mancanza di comunicazione e di rispetto, anche nelle condizioni più spiacevoli. Un ritardo di quattro ore su quarantacinque minuti di viaggio (il famoso dicembre nero dell’anno scorso) in una società perfetta non dovrebbe esistere, ma perfetti non siamo e posso concepire che capiti e accettare di viverlo, anche con ironia, purché dalla controparte non vengano meno i presupposti basilari di una civile relazione umana. Dei corsi e delle regole di comunicazione e relazione farebbero un gran bene a tanti lavoratori delle ferrovie che si relazionano con il pubblico, non solo per vendere le patatine nel corridoio dei treni.

Immagino che il pendolarismo influisca molto sulla tua vita, ma nello specifico in che modo? Come ha cambiato la tua routine quotidiana?

Ciò che in questo momento mi pesa maggiormente è il tempo che toglie a quello che vorrei dedicare alla famiglia: accompagnare i bimbi a scuola, avere del tempo prima di cena per attività che troppo spesso vengono relegate al fine settimana o all’occasionalità. Per contro, il pendolarismo si sposa molto bene con precariato e flessibilità di orari. Dei ventun anni (quasi) di pendolarismo su Milano, dall’ottobre del 1993, non sono stati pochi i momenti e le occasioni in cui la versatilità del lavoro (paragonabile a quella dell’università) ha consentito di attenuare i disagi provocati dai disservizi.

Quali opportunità ti ha offerto il pendolarismo? Hai incontrato nuove persone, hai conosciuto contatti “utili”, hai imparato ad usare il tablet o gli e-book?

In parte ho risposto con la riflessione sulla domanda precedente; più importante, ho incontrato bellissime persone. Sono nate amicizie o storie di gioventù al tempo dei vent’anni dell’università, tra una partita a carte e i Pink Floyd in cuffia; e sono nate amicizie in questi ultimi anni (e non m’azzardo a dire “quelli della maturità” che mi faccio ridere da solo), alcune di queste davvero importanti, quelle che oggi rappresentano la nostra quotidianità. Non posseggo tablet; ho scoperto invece ultimamente la grande comodità del reader di e-book; non sul treno, ma il treno ne è diventato habitat naturale.

Chi non è pendolare vive meglio dei pendolari? Oppure, oltre allo stress, si perde anche aspetti positivi del pendolarismo?

A questo non saprei risponderti generalizzando. Posso dirti che in questo momento della mia vita vorrei decisamente ridurre il tempo dedicato ai viaggi. Cerco di conservare, inguaribile ottimista, uno sguardo di positività sui tanti spaccati e le opportunità che il pendolarismo offre, ma confesso che in questo momento non è facile: in queste condizioni anche un semplice viaggio, ad esempio, con una persona che non desideri incontrare può arrivare ad essere davvero provante.

Come si sopravvive a 21 anni di pendolarismo? Cosa consigli ai neo pendolari e a quelli che dopo pochi mesi/anni si sentono già stanchi?

Questa è una domanda a cui mi risulta facile rispondere. Un consiglio su tutti: non smettere di osservare, di stupirsi, di essere curiosi. Nessun viaggio è uguale ad un altro.

Quanti dei tuoi Ammennicoli di Pensiero hanno origine grazie al pendolarismo? Cosa ti inspira di più in treno?

Molti; molti sono stati scritti in treno, su lunghe percorrenze (ad esempio, per un certo periodo ho pendolato settimanalmente da Milano verso il Nord-est per viaggi di circa due ore e mezza ciascuno). Quando non ho scritto su argomenti che avevo in testa già da prima, spesso in treno sono stato ispirato da frasi captate casualmente nell’ambiente. Penso in particolare a questo post: “Confessioni sentimentali di una post-adolescente del nuovo millennio“.
Per concludere. “Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?”, era solito dire Joseph Conrad. Da blogger pendolare, ça va sans dire, mi prendo la licenza di sostituire finestra con finestrino e lavorando con “sto pensando ad un post”.

Come si sopravvive a 18 anni di pendolarismo?

Avete letto bene. Parliamo di 18 anni di pendolarismo.

Sono quasi 4 anni che faccio avanti e indietro in treno e pensavo di essere qualcuno nell’universo dei pendolari.

Poi una sera ti imbatti (felicemente) su Twitter in Mr Wolf e capisci che in realtà non sei nessuno!

Aver letto che qualcuno fa il pendolare da 18 anni devo dire che mi ha colpito molto. Ho contattato Mr Wolf e gli ho proposto di raccontare la sua esperienza. Ci tengo fin da subito a ringraziarlo per la sua disponibilità.

Ma veniamo a lui. Mr Wolf (che in realtà si chiama Fabio) pendola sulla linea Civitavecchia – Roma. E’ un Enterprise Solution Architect (“spesso assimilato alla grande famiglia dei Consulenti Informatici”). Per divertimento sviluppa applicazioni per Windows 8 e Windows Phone sotto lo pseudonimo MrWolfPST. Ma non voglio aggiungere altro, perché lui stesso, dopo aver risposto alle domande, ha scritto una sorta di epilogo che merita di essere pubblicato (anche come introduzione!).

“Oltre a quanto scritto in risposta alle tue domande, posso aggiungere che con il tempo ho osservato che la vita di un pendolare è una sorta di sinusoide, ci sono periodi (picco positivo) in cui tutti i disagi e lo stress non ti scalfiscono minimamente, altri periodi (picco negativo) dove anche il semplice non sedere sul tuo lato preferito sembra una cosa impossibile da sopportare. Aggiungici che anche il servizio ferroviario italiano ha un andamento simile, per un periodo il servizio migliora giorno dopo giorno fino ad arrivare al picco di massima efficienza (raggiungibile secondo i loro limiti si intende) per poi scendere fino a raggiungere il punto di massima inefficienza, ritardi di ore, corse saltate etc etc. Le due sinusoidi hanno ampiezze diverse, a volte sono in armonia, a volte in controfase, così l’umore del pendolare risulta essere la somma delle due onde. Sinceramente in 18 anni non mi è ancora capitato che entrambe le sinusoidi siano nel loro picco massimo contemporaneamente, ma c’è ancora tempo.”

Iniziamo con l’intervista:

Perché viaggi in treno e come usi il tuo tempo?

Ovviamente come per il 99% dei pendolari, viaggio perché sono obbligato per lavoro, e nonostante tutto, il viaggio in treno per lunghe distanze è immensamente più conveniente del viaggio in auto, e non solo da un punto di vista economico. Fortunatamente la mia tratta non è delle peggiori in Italia, Civitavecchia è una città portuale abbastanza importante e Roma è Roma, questo ha fatto in modo che nel tempo i collegamenti ferroviari siano stati potenziati, soprattutto in virtù del crescente numero dei maledetti turisti che scendono dalle navi da crociera per visitare Roma.
In media il viaggio in treno dura circa un’ora, ma si sa, quando c’è di mezzo Trenitalia il tempo è un concetto relativo. Purtroppo il mio viaggio non si conclude arrivato alla stazione, ma nelle migliore delle ipotesi (non vado da un cliente) ho davanti altri 20/30 minuti di metro ed autobus. Tutto sommato non mi posso lamentare, negli anni tante cose sono cambiate, quando ho iniziato a lavorare passavo in viaggio ben tre ore all’andata e altrettante al ritorno (ritardi a parte ovviamente), partivo alle 6 e rientravo alle 22, adesso che sono senior mi permetto il lusso di prendere il treno poco prima delle 8:00 e di essere a casa comunque entro le 20:30, il che comunque mi colloca su un treno ogni 12 ore.

Come passi il tuo tempo sul treno. Se leggi, qual è Il miglior libro da treno? Se navighi, qual è la migliore app o sito?

In 18 anni ho fatto di tutto, ho letto libri, ho studiato, ho lavorato, ho giocato, cantato, dormito, chiacchierato, cazzeggiato in rete. Durante gli anni si sono avvicendati diversi compagni di viaggio, a volte eravamo un gruppo (anche abbastanza numeroso), altre volte ho viaggiato da solo, altre ancora con uno o due amici. In questo periodo sono in una fase solitaria, ogni tanto scrivo qualche stupidaggine su twitter, altre volte lavoro o guardo un film, ma la maggior parte delle volte dormo.
Dormire in treno è una delle poche cose positive della vita da pendolare, anche se a volte ti ritrovi a viaggiare con gente che non rende la cosa facile. Dopo tanto tempo credo di aver sviluppato una sorta di sesto senso GPS, che il treno sia in orario, in ritardo o in anticipo (si lo so che sembra impossibile, ma mi è successo anche quello) io mi sveglio sempre una decina di minuti prima di arrivare alla mia fermata.

Ci sono aspetti divertenti nel pendolarismo? Ci sono stati episodi o persone che ti hanno proprio fatto ridere?

In realtà scavando in fondo, ma molto in fondo, si possono trovare diversi aspetti positivi nell’essere pendolare, o almeno se lo fai su una tratta umanamente sostenibile come quella in cui viaggio io. Dico sempre che buona parte della mia formazione professionale la devo grazie al treno, avere un paio d’ore al giorno in cui non poter far molto altro, mi ha portato a studiare molto, ma soprattutto, grazie al notebook, mi ha permesso di mettere subito in pratica quello che studiavo. Negli anni si è rivelato un vantaggio essenziale per la mia carriera. In generale l’aspetto positivo è l’esser obbligati ad avere del tempo da impiegare in modo vincolato, il che spesso si trasforma in dedicare tempo ad attività che diversamente non avresti mai fatto o a cui comunque avresti dedicato molto meno tempo.
Quando viaggiavo in gruppo, rivoluzionavamo il vagone, se eravamo tutti occupavamo almeno 8 sedili, e comunque qualcuno viaggiava in piedi (i famigerati abbonati strapontino, o pendolari da bracciolo), è stato uno dei periodi meno stressanti e più divertenti in assoluto, a parte il maxi torneo di briscola e tresette che è durato mesi, c’era l’appuntamento fisso con la settimana enigmistica, urlavamo talmente tanto le definizioni e le condizioni, che con il tempo anche gli altri passeggeri hanno cominciato a partecipare ed a rispondere.
Inutile dire che incontri la gente più improbabile, trascurando le donne che si truccano (uno degli interrogativi più oscuri della storia dell’umanità, roba da farci una puntata di Mistero, come diavolo faranno a non impiastrarsi tutta la faccia che i binari italiani sembrano essere pieni di buche), ho incontrato la gente più strana, vuoi per aspetto o per quello che fa, l’ultimo soggettone che ho incontrato è un signore di una certa età che si è messo a fare manicure con tagliaunghie e carta vetrata, ma ce ne sarebbero, a volte mi viene una voglia di fargli una foto o un video perché nemmeno i più grandi scrittori della storia troverebbe le parole adatte a descriverli.

Quali sono state le peggiori disavventure causate dai disservizi di Trenitalia?

Ti dico solo che ho proiettato i disagi di trenitalia in un personaggio, il disagista di trenitalia, questo individuo brutto ed odioso, ha lo specifico compito di inventarsi ogni giorno un disagio nuovo per rendere la vita del pendolare quanto più impegnativa possibile. Furti di rame, crolli di linee aeree, climatizzazione impazzita, addirittura neve e nubifragi non sono altro che piani architettati a tavolino dal disagista, che gobbo dietro la sua console piena di bottoni, sghignazza e si sfrega le mani al pensiero di quei poveri viaggiatori che subiranno le sue angherie.
Nonostante tutto, la piaga peggiore della mia tratta non è il disagista, ma i crocieristi. Appena arrivano i primi raggi di sole si riversano sulle banchine in branchi di chiassosi esseri arroganti. Dicono che gli italiani all’estero si riconoscono a chilometri di distanza, vorrei farvi vedere gli stranieri in Italia come si comportano. Pare che il biglietto l’hanno pagato solo loro, nel salire ti travolgono, spingono sgomitano nemmeno stessero salendo sull’arca di Noè a diluvio iniziato. Molti di loro vanno a Roma per poi tornare a casa in aereo, e così li vedi salire con sti valigioni che ovviamente finiscono per occupare un posto a sedere o bloccare il corridoio. Scusate lo sfogo, ma non ho saputo resistere.

Immagino che il pendolarismo influisca molto sulla tua vita, ma nello specifico in che modo? Come ha cambiato la tua routine quotidiana?

Ormai è talmente tanto che faccio questa vita, che non ricordo nemmeno più come vivevo prima, viaggiavo (anche se solo nel fine settimana) che ancora ero studente, e subito dopo ho iniziato a viaggiare per lavoro.
Quando parlo della mia condizione a chi si sposta con mezzi propri, dico sempre la stessa cosa, a differenza di loro, i pendolari non sono padroni del loro tempo, non possono uscire un’ora prima per andarsi a comprare un paio di scarpe, quando arrivano a destinazione i negozi sono comunque già chiusi, non possono uscire 10 minuti dopo perché se perdono il treno non arrivano a casa 10 minuti dopo, ma nella migliore delle ipotesi 30 minuti dopo. Il pendolare organizza la sua vita in funzione degli orari dei treni. Chi passa le ore nel traffico del raccordo o della tangenziale potrà eccepire che anche loro non se la passano bene, ma sia dal raccordo che dalla tangenziale puoi sempre uscire, puoi cambiare strada, puoi decidere di cenare fuori e rientrare più tardi, io dopo le 22 ho solo una manciata di treni che mi portano a casa, e dopo le 24, vado a far compagnia a barboni.

Come si sopravvive a 18 anni di pendolarismo? Cosa consigli ai neo pendolari e a quelli che dopo pochi mesi/anni si sentono già stanchi?

Nel kit del giovane pendolare non possono mancare, lettore mp3 con annesse cuffie (con il massimo grado di isolamento acustico possibile) e occhiali da sole. Sono l’unica difesa contro il viaggiatore molesto, questi soggetti, solitamente viaggiatori occasionali, sfruttano qualsiasi cosa per attaccare bottone e sviolinarvi nella durata di un viaggio tutta la loro esistenza presente, passata e futura, dall’alto della vostra posizione di viaggiatore abituale, dovete evitare in ogni modo il contatto con questi individui, ne va del vostro e del loro bene, finché non capiranno che in treno non ci si sale senza avere qualcosa da fare durante il viaggio, questi soggetti continueranno a distogliere i poveri pendolari dai loro passatempi obbligati preferiti.

Hai mai pensato di scrivere del tuo pendolarismo? Dopo 18 anni potresti scrivere direttamente un libro!

Scrivo moltissimo della mia vita pendolare, buona parte dei miei tweet si riferiscono al mio viaggio in treno, in molti di questi uso hashtag come #vitadapendolare, #intreno, #trenitalia, #disagista, è una valvola di sfogo, ma anche una fonte di frustrazione. Il servizio ferroviario sulla mia tratta non sarà dei peggiori, ma la copertura della rete dati è rimasta ai tempi della terza classe, non c’è niente che scuota di più la mia stabilità psichica (chi mi conosce starà per morire dal ridere) che il dover provare ad inviare un tweet trecento volte prima che parta.
18 anni di pendolarismo sono molti, ma conosco e ho conosciuto gente che lo ha fatto per parecchio più tempo, lascio a loro l’onere/onore di scrivere un libro sui viaggi in treno, io non sono una buona penna, e preferisco concentrarmi sul trovare il modo di non dover viaggiare ancora per molto, del resto a 18 anni si prende la patente, non si sa mai che pure la mia vita da pendolare si fa la macchina e se ne va in giro per conto suo :D.

Un’altra intervista per Vita da Pendolare

Era il 27 Gennaio 2013 quando Pendolante ha pubblicato sul suo blog l’intervista fatta a me sulla mia vita da pendolare e sul mio blog. Il 27 Gennaio 2014, ad esattamente un anno di distanza, sono stata contattata dalla giornalista Luisa Santinello del Messaggero di sant’Antonio (mensile cattolico con oltre 500 mila abbonati in Italia) perchè stava lavorando ad un pezzo sul pendolarismo. Nella sua mail mi chiede se può farmi qualche domanda sulla mia esperienza di pendolare e sul sito che gestisco. Le rispondo entusiasta di sì!

Ci sentiamo telefonicamente e per circa mezz’ora parliamo della mia esperienza, le racconto perchè sono pendolare, quali sono ormai le mie abitudini (le è piaciuta molto l’espressione “il treno diventa un po’ come una seconda casa”!), quali sono i disagi che devo affrontare e quali sono gli episodi divertenti a cui mi è capitato di assistere in treno.

Intervista a Vita da Pendolare sul Messaggero di sant'Antonio

Ne è venuta fuori una piacevole chiacchierata, a tratti anche divertente perchè a parlare di gente che si asciuga i capelli in mezzo alla carrozza del treno o che legge il libro e butta le pagine lette.. come fai a non farti due risate?!

L’intervista è stata pubblicata nel numero di Marzo. E’ piacevole da leggere. Ovviamente non parla solo di me, ma anche di altri pendolari che in diverse parti di Italia affrontano il pendolarismo per studio o lavoro.

Questo il trafiletto che parla di Vita da Pendolare:

Qualunque sia il mezzo con cui si muove, ciò che il pendolare deve evitare come la peste è la noia, capace di trasformare anche il più motivato dei lavoratori in uno zombie. Ilaria Pietrolati, 30 anni, sposata da due e pendolare da tre, ha ben presente il rischio. E proprio per questo nel 2011 ha creato il sito www.vitadapendolare.it, un diario di viaggio in cui appuntare impressioni, curiosità, ma anche consigli e informazioni utili per tutti i «colleghi» che come lei «smanettano» al pc durante il tragitto in treno. Seconda carrozza, «posto finestrino» sul regionale che, dal lunedì al venerdì, collega Livorno a Firenze: ecco da dove, per tre ore al giorno, Ilaria osserva, riflette e scrive accompagnata dall’immancabile sottofondo musicale degli Skunk Anansie – gruppo rock «aggressivo al punto giusto» –: «Ormai il vagone è per me una seconda casa. Col tempo ti affezioni al tuo posto e acquisisci abitudini precise» racconta la ragazza che lavora nel settore marketing di una internet company. «Le cose più strane che ho visto in carrozza? Una donna che si asciugava i capelli nel bel mezzo del vagone, un uomo di mezza età che leggeva le pagine di un libro e man mano le strappava. Infine, una signora che si faceva la manicure e raccoglieva unghie e pellicine in un’apposita bustina. Vista la capacità di organizzarsi, non ho dubbi che si trattasse di una pendolare!».

Per leggere l’intervista integrale basta andare sul sito del Messaggero di sant’Antonio. Buona lettura!

Una tesi sui pendolari

Una tesi sui pendolari

Oggi sono stata contattata attraverso la pagina Vita da pendolare su FB da una ragazza che sta facendo una tesi sperimentale sugli effetti dello stress da pendolarismo.

Mi scrive:
“Salve, per il mio lavoro di tesi, sto cercando di reperire il maggior numero di studenti, iscritti presso facoltà romane che siano pendolari e non, la ricerca tratta appunto degli effetti del pendolarismo sugli studenti, mi chiedo se possiate darmi una mano, condividendo e postando sulla vostra bacheca il link: www.testmobilita.altervista.org. Attendo vostre notizie, grazie anticipatamente.”

Non potevo non aiutarla per diverse ragioni. Il tema mi sta sicuramente a cuore, anche se circoscritto solo agli studenti. Meriterebbe una tesi a parte l’effetto che il pendolarismo ha sui lavoratori o su madri/padri di famiglia. Oltre a questo anche io all’università ho realizzato una tesi sperimentale e la raccolta dei dati tramite somministrazione di questionari è sempre un lavoro impegnativo. Molto! La terza ragione è che questa ragazza sta frequentando la facoltà di Psicologia, la stessa che ho frequentato io per cui.. come posso dirle di no!

A questo punto non mi rimane che augurare un grosso in bocca al lupo a Dalila (questo il nome della ragazza) e chiedere a chiunque legga questo post di condividerlo il più possibile al fine di aiutarla.
Se poi rientrate nel campione, bè non vi rimane che spendere pochi minuti per compilare il questionario online!

Quel profilo mi è familiare…

La settimana scorsa mi è capitata una cosa che mi ha fatto troppo piacere! Come ogni sera ho preso il treno per rientrare a casa. Il treno è partito con qualche minuto di ritardo, come avevo segnalato nel mio tweet:

Mi siedo, accendo il PC e inizio a scrivere un po’ di appunti per il blog. Nel frattempo faccio un salto su Twitter per controllare il mio profilo e curiosare tra i profili dei pendolari italiani.

Accanto a me si siede una ragazza, non ci parliamo, lei prima legge un libro, poi prova a schiacciare un pisolino appoggiandosi al tavolinetto davanti a lei. Scende a Pisa, mentre io proseguo per Livorno, dove il treno alla fine arriva puntuale.

Prima di cena mi arriva una mail che mi notifica un commento alla mia intervista che Pendolante ha pubblicato sul suo blog. Curiosa, vado a leggere:

post nutriarch

Non ci credo!!! La ragazza mi aveva riconosciuto! Vedendo il profilo Twitter @vitapendolare mi aveva associato all’ìntervista e dedotto quindi che fossi io ad occuparmente. Che strana sensazione! Mi ha reso molto felice. E anche un po’ orgogliosa! Alla fine questo blog non è frequentato solo da amici e parenti!

E la cosa ancora più buffa è che la ragazza ha preso il treno per caso.. grazie a quei pochi minuti di ritardo in partenza!

Interviste pendolanti: è il mio turno!

Come avevo anticipato qualche giorno fa Pendolante ha dato vita ad una graditissima iniziativa, fatta di interviste a pendolari che condividono le loro gioie e dolori online! Oggi è stata pubblicata la mia intervista:

Immagine

Lusingata per la descrizione che è stata fatta di me, sono molto emozionata e anche un po’ orgogliosa del risultato.

Vi invito a leggere la mia intervista, ma anche quelle degli altri pendolari, all’interno del blog di Pendolante. Basta cliccare qui!

Interviste a pendolari online

Qualche settimana fa la collega pendolare Pendolante mi ha contattato per un’intervista. Sono rimasta molto colpita dalla sua richiesta, ne ero lusingata ed emozionata. Dopo uno scambio di email le ho inviato le risposte alle sue domande. Ovviamente ho scritto le risposte mentre ero in treno. Non poteva essere altrimenti!

Pendolante ha dato vita ad un’iniziativa molto interessante. Ha infatti creato una rubrica di Interviste pendolanti dove ogni domenica è possibile leggere una nuova intervista fatta a pendolari che condividono la loro esperienza online, attraverso un blog.

Leggere queste interviste è bello perché puoi riconoscerti nei racconti di persone che vivono lontano da te e che non conosci affatto. Ed è bello vedere come la stessa routine può essere vissuta in modi così uguali e diversi allo stesso tempo.