Pendolari su l’Espresso

L'Espresso - Vite da pendolariL’Espresso della scorsa settimana ha dedicato la copertina e l’articolo in primo piano ai pendolari. Anche se non sono un “habitué” di questo settimanale, non ho saputo resistere e l’ho comprato appositamente per leggere l’articolo.

Inizia con questa frase: “Corriamo a cento all’ora sulla pelle di un malato“. Già questo basta a capire quali sono le condizioni che generalmente caratterizzano il pendolarismo. Il giornalista Fabrizio Gatti si concentra principalmente sul pendolarismo settimanale, cioè quello che fanno i lavoratori fuori sede, che approfittano del weekend per tornare alla loro terra di origine.

Lo scenario in questo caso è chiaro: l’autobus conviene quasi sempre rispetto al treno, sia in termini di tempo sia, soprattutto, in termini economici. La linea ferroviaria si presenta spesso frammentata, richiedendo ai malcapitati di fare più cambi prima di arrivare a destinazione. L’autobus, per lo più fornito da compagnie private, viaggia soprattutto di notte, permetendo quindi di non passare l’intero weekend in viaggio.

A proposito del pendolarismo quotidiano i numeri sono impressionanti. 14 milioni di pendolari in Italia, di cui solo 3 milioni sono i “più fortunati” che viaggiano in treno. Il resto è costretto a viaggiare in auto, con costi e livelli di stress notevolmente più alti.

Il dato sconfortante è che nonostante il numero di pendolari sia in continua crescita (nell’articolo si parla di un +20% negli ultimi cinque anni), gli investimenti nelle ferrovie regionali sono in leggera controtendenza. Cito testualmente: “da 2 miliardi e 250 milioni di euro nel 2009 siamo scesi a 1 miliardo e 662 milioni dell’ultimo anno, 590 milioni sfumati“.

Il risultato è che “La realtà è fatta di disservizi e ritardi che condannano l’Italia a muoversi con una velocità media di 36 chilometri all’ora, mentre il resto d’Europa viaggia a 50“. Purtroppo niente di nuovo per noi pendolari che tutti i giorni viviamo sulla nostra pelle questi disagi.

Facendo un bilancio personale, devo ribadire ancora una volta di essere fortunata. I treni che prendo io sono tendenzialemnte puliti, a volte non troppo sovraffollati e abbastanza in orario. Mentre leggevo l’articolo ieri il Vivalto indicava una velocità di 138 km/h. Un privilegio! Anche se non parliamo certo di velocità media.

Sulla mia stessa linea però, basta ritardare tutto di un’ora e si piomba nell’inferno. Pendolari costretti a viaggiare in piedi, in treni non proprio pulitissimi e profumati e ritardi molto più consistenti. Chissà dove verrà impiegato il 20% in più che ci fanno pagare sul costo dell’abbonamento…