Suona il blues del pendolare

Suona il blues del pendolare

Ieri mi sono finalmente lanciata nel mondo di Spotify. Visto che non scarico musica gratis perché “mi fa un po’ fatica” ho deciso di crearmi un account, provarlo grautitamente per poche ore e passare subito alla versione a pagamento, la più alta da 9,90€ al mese. Non sia mai dovessi risparmiare qualche euro!

Ho subito scaricato l’app nel mio ipad e durante il viaggio del ritorno ho iniziato ad ascoltare musica e a navigare il sito per avere qualche info in più sulla soluzione che avevo da poco acquistato.

Mentre scorro la home page arrivo alla sezione “Crea la tua libreria” e la prima playlist che viene presentata si chiama “Suona il blues del pendolare“. Mi sono quasi sentita lusingata, come se l’avessero fatta per me! 😉

Questa mattina la sto ascoltando mentre scrivo ed è gradevole.. Certo se si guarda qual è il significato della parola “Blues” non mi sorprende che sia stato scelto proprio questo genere per i pendolari!

Su Wikipedia trovo: “Blues deriva dall’espressione “to have the blue devils” (letteralmente: avere i diavoli blu) col significato di “essere triste” e per questo motivo, nella lingua inglese il colore blu viene comunemente associato alla sofferenza, alla tristezza e all’infelicità”.

Pendolari su l’Espresso

L'Espresso - Vite da pendolariL’Espresso della scorsa settimana ha dedicato la copertina e l’articolo in primo piano ai pendolari. Anche se non sono un “habitué” di questo settimanale, non ho saputo resistere e l’ho comprato appositamente per leggere l’articolo.

Inizia con questa frase: “Corriamo a cento all’ora sulla pelle di un malato“. Già questo basta a capire quali sono le condizioni che generalmente caratterizzano il pendolarismo. Il giornalista Fabrizio Gatti si concentra principalmente sul pendolarismo settimanale, cioè quello che fanno i lavoratori fuori sede, che approfittano del weekend per tornare alla loro terra di origine.

Lo scenario in questo caso è chiaro: l’autobus conviene quasi sempre rispetto al treno, sia in termini di tempo sia, soprattutto, in termini economici. La linea ferroviaria si presenta spesso frammentata, richiedendo ai malcapitati di fare più cambi prima di arrivare a destinazione. L’autobus, per lo più fornito da compagnie private, viaggia soprattutto di notte, permetendo quindi di non passare l’intero weekend in viaggio.

A proposito del pendolarismo quotidiano i numeri sono impressionanti. 14 milioni di pendolari in Italia, di cui solo 3 milioni sono i “più fortunati” che viaggiano in treno. Il resto è costretto a viaggiare in auto, con costi e livelli di stress notevolmente più alti.

Il dato sconfortante è che nonostante il numero di pendolari sia in continua crescita (nell’articolo si parla di un +20% negli ultimi cinque anni), gli investimenti nelle ferrovie regionali sono in leggera controtendenza. Cito testualmente: “da 2 miliardi e 250 milioni di euro nel 2009 siamo scesi a 1 miliardo e 662 milioni dell’ultimo anno, 590 milioni sfumati“.

Il risultato è che “La realtà è fatta di disservizi e ritardi che condannano l’Italia a muoversi con una velocità media di 36 chilometri all’ora, mentre il resto d’Europa viaggia a 50“. Purtroppo niente di nuovo per noi pendolari che tutti i giorni viviamo sulla nostra pelle questi disagi.

Facendo un bilancio personale, devo ribadire ancora una volta di essere fortunata. I treni che prendo io sono tendenzialemnte puliti, a volte non troppo sovraffollati e abbastanza in orario. Mentre leggevo l’articolo ieri il Vivalto indicava una velocità di 138 km/h. Un privilegio! Anche se non parliamo certo di velocità media.

Sulla mia stessa linea però, basta ritardare tutto di un’ora e si piomba nell’inferno. Pendolari costretti a viaggiare in piedi, in treni non proprio pulitissimi e profumati e ritardi molto più consistenti. Chissà dove verrà impiegato il 20% in più che ci fanno pagare sul costo dell’abbonamento…

Quel profilo mi è familiare…

La settimana scorsa mi è capitata una cosa che mi ha fatto troppo piacere! Come ogni sera ho preso il treno per rientrare a casa. Il treno è partito con qualche minuto di ritardo, come avevo segnalato nel mio tweet:

Mi siedo, accendo il PC e inizio a scrivere un po’ di appunti per il blog. Nel frattempo faccio un salto su Twitter per controllare il mio profilo e curiosare tra i profili dei pendolari italiani.

Accanto a me si siede una ragazza, non ci parliamo, lei prima legge un libro, poi prova a schiacciare un pisolino appoggiandosi al tavolinetto davanti a lei. Scende a Pisa, mentre io proseguo per Livorno, dove il treno alla fine arriva puntuale.

Prima di cena mi arriva una mail che mi notifica un commento alla mia intervista che Pendolante ha pubblicato sul suo blog. Curiosa, vado a leggere:

post nutriarch

Non ci credo!!! La ragazza mi aveva riconosciuto! Vedendo il profilo Twitter @vitapendolare mi aveva associato all’ìntervista e dedotto quindi che fossi io ad occuparmente. Che strana sensazione! Mi ha reso molto felice. E anche un po’ orgogliosa! Alla fine questo blog non è frequentato solo da amici e parenti!

E la cosa ancora più buffa è che la ragazza ha preso il treno per caso.. grazie a quei pochi minuti di ritardo in partenza!

Pendolari del precariato

Questa mattina sul sito de Il Fatto Quotidiano ho trovato questo video che racconta l’esperienza dei precari della scuola che tutte le mattine si alzano all’alba, o anche prima, e dalla Campania prendono il treno per raggiungere Roma e dintorni nella speranza di ricevere una chiamata per andare a lavoro. La levataccia molte volte si traduce in un viaggio a vuoto, con dispendio di denaro ma soprattutto di tempo prezioso.

Precari scuola pendolari

Come se non bastasse lo stress di una vita da pendolare fatta per un lavoro fisso, la frustrazione che si deve vivere in questi casi è ancora più elevata. A questi “colleghi” pendolari va la mia massima solidarietà.

Interviste pendolanti: è il mio turno!

Come avevo anticipato qualche giorno fa Pendolante ha dato vita ad una graditissima iniziativa, fatta di interviste a pendolari che condividono le loro gioie e dolori online! Oggi è stata pubblicata la mia intervista:

Immagine

Lusingata per la descrizione che è stata fatta di me, sono molto emozionata e anche un po’ orgogliosa del risultato.

Vi invito a leggere la mia intervista, ma anche quelle degli altri pendolari, all’interno del blog di Pendolante. Basta cliccare qui!

Interviste a pendolari online

Qualche settimana fa la collega pendolare Pendolante mi ha contattato per un’intervista. Sono rimasta molto colpita dalla sua richiesta, ne ero lusingata ed emozionata. Dopo uno scambio di email le ho inviato le risposte alle sue domande. Ovviamente ho scritto le risposte mentre ero in treno. Non poteva essere altrimenti!

Pendolante ha dato vita ad un’iniziativa molto interessante. Ha infatti creato una rubrica di Interviste pendolanti dove ogni domenica è possibile leggere una nuova intervista fatta a pendolari che condividono la loro esperienza online, attraverso un blog.

Leggere queste interviste è bello perché puoi riconoscerti nei racconti di persone che vivono lontano da te e che non conosci affatto. Ed è bello vedere come la stessa routine può essere vissuta in modi così uguali e diversi allo stesso tempo.

Ansia da pendolare

Mi rendo conto sempre più spesso che la vita da pendolare porta a sviluppare una serie di ansie inconscie. Lo realizzo ora, il treno sta partendo e avverto un senso di allarme che mi spinge a chiedermi “oddio, ho preso quello giusto? ho dimenticato qualcosa in ufficio?”. Razionalmente non ho motivo di farmi queste domande perché ho controllato da quale binario sarebbe partito il treno e ho sistemato tutto quello che ho con me (per lasciare libero il posto qui accanto!).

Eppure mi sono allarmata. Non è la prima volta che mi capita di preoccuparmi per cose che non sono razionali. Un episodio che mi capita spesso è svegliarmi di soprassalto mentre la mattina dormo in treno con il pensiero “ecco non mi sono svegliata e ho perso il treno!”. E invece sono già lì da diversi minuti caduta in un sonno profondo.

Per quanto irrazionali possano sembrare queste ansie derivano sicuramente da qualcosa di più razionale, come il disagio di perdere il treno o quello di dimenticare un oggetto (a bordo del treno o a casa).

Da quando devo portare gli occhiali da vista, improvvisamente mi chiedo “li ho lasciati a casa?” e invece li porto senza percepirne il peso sul mio naso! Bè ad onor del vero una volta li ho dimenticati davvero per cui la domanda è legittima. Per fortuna quella volta il treno era in ritardo e mio marito e riuscito a portarmeli in tempo!

Comunque in cinque (anche sei) anni di Psicologia non mi è mai capitato di studiare nulla del genere. Secondo me dovrebbero considerare una sindrome del pendolare o qualcosa di simile, che si manifesta con i sintomi che ho appena descritto. O forse, molto più semplicemente.. dovrei farmi vedere da uno bravo! 😉

Pendolari alla prima fermata

Quando penso ai pendolari alla prima fermata, penso a tutte quelle persone che anziché prendere il treno al capolinea, lo prendono alla prima fermata che farà il treno. Ad esempio, io salgo a Firenze S.M.N. mentre i pendolari della prima fermata salgono a Firenze Rifredi.

Potrebbe sembrare una piccola differenza, in fondo si prende solo il treno in una zona diversa della stessa città. Eppure il livello di stress a cui si può essere sottoposti cambia e a volte anche di molto. Si, perché puntualmente chi sale alla prima fermata deve fare i conti con borse, zaini, sciarpe, giacche e quant’altro i pendolari del capolinea lasciano nel sedile accanto a sé.

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Il dilemma è sempre quello: il posto sarò occupato veramente o più semplicemente il sedile è diventato un “guardaroba da viaggio”? Se provo ad immedesimarmi penso che debba essere davvero seccante tutte le volte salire in treno, trovare un posto libero (forse) e chiedere se è veramente libero. Sono sicura che prima o poi a qualcuno glielo direi: “ma scusa, è evidente che questo treno si riempirà e anche molto in fretta, perché mi fai creare l’ingorgo in corridoio e non liberi subito il posto?”. Domanda legittima. A conferma della mia solidarietà, lascio sempre libero il posto accanto a me.

Il rituale peggiore però si verifica quando il pendolare alla prima fermata si imbatte nel viaggiatore occasionale che lascia il proprio bagaglio sopra un sedile, perché, diciamolo, il Vivalto non è un treno ideato per i bagagli. Lì ho visto scatenarsi quasi delle risse al grido di “io ho pagato e ho il diritto di sedermi, la valigia la metta dove vuole!”.

Eh si, bei momenti.. Perché poi la storia è sempre quella: ma chi li fa questi treni?

Trenitalia è sul pezzo

Stamattina volevo controllare la situazione maltempo/circolazione treni, sono andata sul sito fsnews.it e ho trovato info aggiornate alle 18:30 di ieri:

Maltempo sul sito fsnews.it

Quando si dice essere sul pezzo! 😉

Ruzzle mania

Insomma ormai non si fa che parlare di altro, o meglio non si fa che giocare ad altro! Ho provato a resistere alla tentazione di scaricare questo gioco, ma alla fine ho ceduto. Consiste nel trovare quante più parole possibili dato un certo insieme di lettere. La cosa più coinvolgente è che puoi lanciare sfide ai tuoi amici, giocare e allo stesso tempo chattare con loro.

Ruzzle-app

Questa interazione tra gli avversari credo che sia la sua vera forza. Per chi è pendolare, questo gioco aiuta sicuramente a passare il tempo in treno. Lo sa bene un mio collega che ieri ha postato questo messaggio su Facebook:

post fb ruzzle

Già, forse è il caso di smettere! 😉