Il lettore usa e getta è tornato

Lo scorso gennaio avevo scritto un post su un pendolare che vedevo sempre in treno e che un giorno si era cimentato nella lettura di un libro usa e getta.

Per chi non avesse letto il post, il comportamento del pendolare era questo: leggeva un libro molto vecchio, già senza copertina e ogni volta che terminava una pagina la strappava e la gettava nel cestino.

Lettore usa e getta

Da quel giorno stranamente non l’ho più incontrato.

Ieri, al rientro dal secondo traumatico giorno di lavoro dopo le ferie, l’ho rivisto in treno. Sempre con la sua corporatura robusta, occhialini blu da vista e baffi.

Foulard al collo anti aria condizionata e borsa da “ggiovane”. Anche ieri leggeva un libro ma questa volta non strappava nessuna pagina, il libro era visibilmente nuovo e con una copertina ancora intatta.

Aveva con sé una stampella che usava per sorreggersi mentre camminava. Forse era per questo che non lo vedevo da mesi.

In ogni caso, mi ha fatto piacere rivederlo con quel suo aspetto un po’ dandy. Ritrovare anche lui al rientro dalle ferie è stato rassicurante!

Aperitivo in treno: cin cin!

E’ un giovedì di fine luglio, esco dall’ufficio e mi dirigo verso la stazione. Il treno delle 17 mi aspetta al binario 2. Salgo e mi siedo accanto a quattro ragazzi, tre donne e un uomo, che parlano una lingua che non conosco.

Aperitivo in treno

A prima vista sembrano turisti, le donne sono molto carine, lui un po’ meno. Una di loro ha sulle ginocchia una busta con dentro una bottiglia di vino. Ho pensato si trattasse di un souvenir, perchè è abbastanza tipico per chi viaggia in Toscana. Ma il souvenir ha vita breve perchè appena parte il treno l’uomo stappa la bottiglia e inizia la degustazione.

Bicchieri di plastica (si fa quel che si può, dopo tutto siamo in treno!) e cin cin! Brindisi di rito, primo sorso di vino e amabile conversazione. Non c’è che dire, un modo sicuramente originale per passare il tempo in treno. Naturalmente continuo a non capire di cosa stiano parlando, ma il loro è un comportamento abbastanza pacato. Bevono e parlano, come se fossero in un’enoteca. L’unica parola che sono riuscita a riconoscere è stata “Romania” ma ora vai a capire se stavano parlando della loro provenienza o della prossima vacanza!

Aperitivo in treno

Il primo bicchiere finisce presto. Si passa al secondo giro. E qui si iniziano a sentire e vedere i primi effetti dell’alcol. Il volume della voce aumenta leggermente, le parole escono un po’ più lente e le risatine pre-ubriachezza totale cominciano a farsi sentire.

L’alcol si sa fa abbassare i freni inibitori e allora il ragazzo e la ragazza seduta di fronte a lui mostrano a tutti la loro verità: sono fidanzati. Ora non immaginate chissà che, semplicemente si sono presi per mano, si sono scambiati qualche carezza e lei ha appoggiato i suoi piedi sulle sue gambe. Arriviamo a Pisa e una delle ragazze chiede conferma sulla stazione in cui stiamo arrivando. Capisco quindi che almeno lei parla l’italiano. Forse non sono turisti?

Aperitivo in treno

In ogni caso, arriviamo a Livorno. Il vino è finito, i quattro si preparano a scendere. Nonostante abbiano bevuto alcol a quell’ora del pomeriggio, non sono mai stati molesti.
Chiacchieroni, molto, ma quelli ci sono sempre in treno!

Scendo dal treno e mi dirigo verso il sottopassaggio. Da un’altra carrozza scendono due ragazze, loro sì entrambe turiste, con un bicchiere di vino bianco in mano. Con mio grande stupore mi guardo intorno e mi chiedo “oggi è la giornata delle degustazioni di vino in treno e me la sono persa?”. Un po’ come quando ti accorgi che c’è uno sciopero e non ne sapevi nulla.

Le due si avviano per le scale con qualche difficoltà. Perplessa mi dirigo verso la macchina e vado a casa.

Dormire in treno: famolo strano!

Il post sui 5 consigli per dormire in treno è stato frutto di un’attenta osservazione che è durata per qualche settimana. A dire la verità, il mio scopo era trovare consigli utili per i pendolari. Nella realtà mi sono trovata davanti a persone che dormivano nelle posizioni più assurde, approfittando della disponibilità di posto o della disponibilità del proprio compagno di viaggio.

I più fantasiosi sono sicuramente i viaggiatori occasionali, che non potendo sfruttare una collaudata esperienza improvvisano con notevole creatività. Le loro posizioni strane però mal si combinano con il pendolarismo quotidiano, perchè in certe posizioni inizi a sentire mille dolori dopo soli 5 minuti!

Ho deciso comunque di condividere una carrellata di posizione strane, giusto per fare due risate! Ci tengo a sottolineare che tutte le foto sono state scattate nel rispetto della privacy dei viaggiatori. Nonostante alcuni di loro possano sembrare vittime di un omicidio, nessuno ha fatto loro del male!!!

Dormire in treno: posizioni strane

Dormire in treno: posizioni strane

Dormire in treno: posizioni strane

Dormire in treno: posizioni strane

Dormire in treno: posizioni strane

La mia preferita è la ragazza della prima foto che con grande maestria è riuscita a dormire per oltre un’ora raggomitolata su sé stessa!

Lo “sceriffo della stazione” incontra Nogarin

Il neo eletto sindaco di Livorno ha tenuto ieri pomeriggio una conferenza stampa per presentare due assessori della sua giunta. La notizia non sarebbe oggetto di un blog sulla vita da pendolare se a quella conferenza non fosse intervenuto lo “sceriffo della stazione“. All’anagrafe Maurizio Donati, lo sceriffo è un curioso personaggio che i pendolari della stazione di Livorno Centrale sono abituati a vedere quasi quotidianamente.

Solitamente indossa un cappello da sceriffo e un gilet multitasche. La sua passione? Le donne! Non perde occasione per fermare tantissime donne nei pressi della stazione e di via Grande per far loro proposte di matrimonio.

Nogarin insieme allo sceriffo della stazione - Livorno

Ora, avrei voluto parlare di lui tante volte ma non sono mai riuscita a scattargli una foto. Sì, perchè le parole non basterebbero a descriverlo come merita. Ma il nostro caro sceriffo è ormai diventato noto al grande pubblico e prendo quindi in prestito una foto pubblicata da Il Tirreno per mostrarvelo con grande orgoglio.

Con orgoglio sì, perchè anche io sono stata oggetto di una sua proposta di matrimonio e di diverse lusinghe all’uscita dalla stazione. La prima volta che l’ho incontrato mi ha un po’ spaventato. Non capivo cosa volesse, si limitava a dire “Ciao, come sei bella!”. Poi ho capito che in maniera molto innoqua lo diceva a tutte le donne, così una sera mentre ero in fila per rinnovare l’abbonamento, lui si avvicina ed il copione è sempre lo stesso “Ciao, come sei bella!”. Quella sera decido di ricambiare gentilmente il suo saluto e quindi gli dico “Ciao!”.

Il mio saluto deve avergli dato coraggio, perchè si è lanciato subito in una proposta di matrimonio (un grande classico!). “Sei proprio bella, ci sposiamo? Se mi sposi ti porto in cima alla Torre Eiffel e ci sposiamo lì.

Obiettivamente, il programma non era male! Nonostante ciò ho dovuto rifiutare la sua proposta in quanto già promessa sposa del mio futuro marito: “Mi dispiace, sono già fidanzata ma grazie”. Senza grossi drammi mi ha salutato e si è spostato dalla signora dietro di me. Nuova proposta di matrimonio, ma questa volta niente Torre Eiffel. Non lo nego, un po’ mi ha fatto piacere!

Tornando alla cronaca, il motivo per cui lo sceriffo era seduto accanto al sindaco di Livorno Nogarin è spiegato nel sito de Il Tirreno: “Maurizio – come si è capito più tardi – si è intrufolato alla conferenza stampa, indossando un cappello da cowboy e una spillina di M5S al petto, con l’intenzione di chiedere al sindaco che ripulisse la stazione. Si è così seduto accanto a Nogarin che ha scelto di non allontanarlo ma anzi ha interloquito spesso con lui, con dei siparietti dal sapore della provocazione.”.

Lo sceriffo è stato subito ribattezzato “Assessore al Folklore”, ma l’idea che ha proposto al sindaco, in fondo, non era così sbagliata! I livornesi hanno commentato l’episodio divertiti, ripetendo nella maggior parte dei casi la frase “Solo a Livorno poteva succedere!“.

Delirio pendolare

Metti insieme due amiche, una pendolare assidua e una pendolare saltuaria. Tutte e due impiegate nel mondo del marketing online. Ecco come una semplice conversazione può facilmente degenerare:

Ilaria: stamattina è stata una tragedia alzarsi! In treno ho dormito sfatta e a bocca aperta.. un disastro.. che brutta fine!

Claudia: pensa quanti ti hanno fotografata! Ahahah!

Ilaria: mamma mia, sul serio! Quello vicino a me era un signore con i capelli bianchi, pure lui ha dormito di gusto, perché quando aprivo gli occhi ogni tanto lo vedevo che dormiva peso pure lui. C’avranno immortalato insieme!

Claudia: che bella coppia!

Ilaria: ogni tanto ci penso, quando vedo che qualcuno mi guarda. Penso chissà se mi riconosce perché online gira qualche foto. Tutto può essere sai!

Claudia: ahahahahahahahah!

Ilaria: mica sono tanto normale eh.. però è vero ogni tanto ci penso.

Claudia: no il dubbio è lecito.

Ilaria: eh vedi.. Dovrò far monitorare la mia reputazione online. C’è chi lo fa per i filmini hard e chi per i filmini mentre dormi in treno!!! Ognuno c’ha i suoi punti deboli!

Claudia: pensa tra 10 anni che potresti essere candidata come AD di Trenitalia e ti sputtani tutto per dei filmini mentre dormi! Ci hai mai pensato? Ahahah!

Ilaria: una carriera compromessa!

Claudia: devi stare attenta!

Ilaria: davvero.. il punto è che d’inverno mi difendo meglio.

Claudia: ti copri..

Ilaria: eh si, con il cappuccio mi mimetizzo, ma d’estate è una tragedia!

Claudia: è vero, mettiti la mascherina quella per i germi, così fai finta che ti danno fastidio e nel frattempo dormi, come fanno i giappo!

Ilaria: ahahahahah! Ci potrei quasi scrivere un post su questa conversazione! “Delirio pendolare“!!

Detto, fatto!

Sembrava un pomeriggio di ordinario pendolarismo

Esco dall’ufficio di fretta e vado a prendere il treno. Salgo sulla seconda carrozza ma c’era molta confusione: risate, urla e anche un cattivo odore abbastanza diffuso. Non ci sono dubbi, si tratta di una gita scolastica! Passo quindi alla carrozza successiva dove mi siedo accanto ad un ragazzo con pc sulle ginocchia e auricolari alle orecchie.

Sembrava tutto tranquillo. Il treno parte puntuale e proprio mentre stava partendo si siede di fronte a me un ragazzo salito all’ultimo momento. All’inizio non ci faccio caso, poi alzo gli occhi e mi rendo conto che è davvero un bel ragazzo. Da lì nasce la mia profonda riflessione su Twitter:

Il viaggio iniziava a farsi interessante. Tuttavia ancora non avevo notato nulla di particolare. Passa qualche minuto e arriva il controllore a verificare che tutti abbiano il proprio biglietto. Treno puntuale e controllo dei biglietti dovevano mettermi in guardia sulla non ordinarietà del mio viaggio di ritorno, ma ingenua non ci faccio caso.

Il mio abbonamento è ovviamente in regola e il controllore passa oltre. E qui accade un altro episodio insolito. Il controllore vede il biglietto di una signora diretta a Pisa Aeroporto e senza che lei chieda nulla inizia a spiegarle come dovrà fare per arrivare a destinazione perchè il treno su cui viaggia la lascerà soltanto a Pisa Centrale e poi proseguirà per Livorno.

Inizia così una cortese digressione sull’introduzione del Pisa Mover (così è indicato nei cartelli alla stazione), sulla scelta fatta dal Comune di togliere a Trenitalia quella tratta e sul mezzo sostitutivo attualmente in uso.

Sì perchè il Pisa Mover, nonostante venga già indicato nei cartelli, non è ancora pronto. Il controllore dice che ci vorranno circa sei/sette mesi. Fatta la sua introduzione, con molta simpatia inizia a dare indicazioni alla signora (un po’ dura di comprendonio), coinvolgendo anche i passeggeri lì accanto. Ripete spesso con ironia “sembra facile, ma non lo è!”.

Insomma alla fine la signora sembra aver capito e il controllore prosegue con il suo lavoro e si dirige verso la carrozza infernale, quella della gita scolastica!

Ok, ora l’episodio del controllore ha catturato la mia attenzione. Non ne abbiano a male i controllori d’Italia, ma devo essere onesta: questi episodi di cortesia e simpatia sono più l’eccezione che la regola. Il bello però deve ancora venire.

Arriviamo a Pisa Centrale, il treno si svuota quasi completamente. Rimaniamo io e il bel ragazzo seduti uno di fronte all’altro. All’improvviso lui si alza, si dirige verso i sedili accanto e da terra raccoglie qualcosa. Si tratta di una banconota da 5€ che deve essere caduta alla coppia di turisti che prima viaggiava seduta proprio lì. Dice qualcosa che non riesco a capire ma visto quanto accaduto faccio un sorriso di circostanza.

Il ragazzo prende il suo portafolgio per sistemare la banconota raccolta, ma prima di metterlo via prende una moneta da 1€ e la da a me. In una frazione di secondo interpreto il suo gesto come la volontà di condividere il bottino con me. Un po’ in imbarazzo dico al mio compagno di viaggio che non importa, non è necessario che mi dia quei soldi. Lui insiste e dice “dai prendili, te li voglio regalare”.

Per tutto il resto del viaggio verso Livorno la mia espressione è stata un misto di imbarazzo e sopresa. Il ragazzo non era italiano e questo già può aiutare a capire il suo gesto. Forse dalle sue parti per un dono che “ricevi”, un dono regali…

Letture in treno usa e getta

Facendo pendolarismo estremo da più di tre anni sulla stessa tratta ho ormai familiarizzato con diversi volti. Ogni tanto provo a fantasticare su professioni e vite degli altri. Il pendolare-lettore di cui sto per parlarvi lo incontro quasi tutti i giorni in treno. Non so perchè ma nella mia testa sono convinta che sia un professore.

Avrà circa 60 anni, corporatura robusta, baffi e occhiali. Viaggia sempre con una borsa, a volte è la classica borsa da professore (forse è questa che mi ha tratto in inganno), altre volte è una borsa a tracolla molto moderna e colorata. Una cosa è costante: ha sempre un libro da leggere.

Una delle ultime volte che l’ho incontrato in treno aveva un libro molto vecchio e consumato. Non aveva più nemmeno la copertina. Quel giorno era seduto proprio accanto a me per cui non ho potuto fare a meno di notare che nella sua lettura in treno c’era qualcosa di strano. Non c’è voluto molto a capire di cosa si trattava: il professore strappava ogni pagina che finiva di leggere e la buttava nel cestino.

letture_usa_e_getta_in_treno

A me, che ogni volta che leggo un libro devo tornare sempre indietro per rileggere qualcosa (mi distraggo facilmente!), è sembrato un comportamento davvero bizzarro! Mi immaginavo già a rovistare nel piccolo cestino del treno per ricercare la pagina precedente e riprendere il filo. Ma lui no, senza battere ciglio andava avanti nella lettura e man mano il libro diventava sempre più sottile. Ai miei occhi è sembrato un genio!

Arrivato a Livorno ha portato con sè quello che rimaneva del libro ed è sceso dal treno. Il resto l’ha lasciato a bordo.

Treno cancellato. Rientro divertente.

Come anticipato sul mio profilo Facebook, mercoledì il rientro a casa non è andato esattamente liscio come l’olio. Il primo annuncio del capotreno dice “a causa di un guasto questo treno riprenderà la sua corsa tra 15 minuti“. Peccato ci fosse ben poco da riprendere, visto che dovevamo ancora partire.

Il ritardo aumenta e il capotreno consiglia ai viaggiatori diretti a Firenze Rifredi, Empoli e Pisa di prendere un altro treno in partenza al binario di fronte. Per gli altri viaggiatori silenzio, mentre il ritardo aumenta. Nuovo annuncio: per le stesse destinazioni un altro treno in partenza al binario 1.

Ancora ottimista (o illusa) circa la possibilità di partire rimango seduta in treno, quando qualcuno bussa al vetro e mi dice “questo treno non parte”. Come non parte? Era un omino abbastanza distinto, giacca e camicia, sale a bordo e mi dice “signorina, il treno non parte”. Io ribatto: “scusi lei è di Trenitalia?”. Si, è di Trenitalia e mi dice che avevano già annunciato di spostarsi sul treno al binario 1. Mi innervosisco un po’ e gli faccio notare che i viaggiatori diretti a Firenze Rifredi, Empoli e Pisa sono stati invitati a cambiare treno, gli altri no.

In ogni caso, non mi rimane che cambiare treno e intanto dirigermi verso Pisa. Poi a Livorno ci arriverò. Salgo ed il treno è stracolmo. Scorro verso le ultime carrozze e trovo un posto a sedere. Accanto a me c’è un ragazzo con le cuffie dei NY Yankees che prova a dormire. Di fronte a me un uomo e una donna, probabilemnte colleghi. Lui le dice “ti faccio vedere le foto della laurea di mio nipote”. Tira fuori il portatile e dopo aver notato l’ordine che regna nel desktop (il signore sostiene che le uniche icone che devono esserci sono quelle relative a cestino, computer e rete), iniziano a guardare le foto. Insieme a loro anche il ragazzo in piedi alle loro spalle si gusta gli scatti dell’evento.

Iniziano i commenti: “mamma mia come è alto tuo nipote, chi gliel’ha fatto fare di laurearsi in medicina? alto com’è potrebbe fare un sacco di soldi giocando a basket”. Ora, non è che se uno è alto è automaticamente in grado di giocare a basket come Michael Jordan. E soprattutto, uno che gioca a basket, non può anche essere laureato in medicina?

In ogni caso, non posso fare a meno di seguire i loro discorsi, sono proprio lì davanti a me. Lei continua a mettersi/togliersi la sciarpa intorno al collo per colpa del vento. Vento che c’è mentre il treno va e i finestrini sono aperti e che sparisce quando ci fermiamo nelle varie stazioni. Tutto il viaggio così.. un’ora passata a dire “oddio che freddo, oddio che caldo”. Continua ad aprire e chiudere il finestrino accanto a sè, senza rendersi conto che la grande quantità di aria che le arriva addosso mentre viaggiamo in realtà viene dal finestrino alle sue spalle.

Arriviamo ad Empoli e un po’ di persone scendono dal treno. Quasi tutti ora possono viaggiare seduti e quasi tutti viaggiano in compagnia di un e-book o di uno smartphone. Attraversiamo i campi con i finiestrini aperti e assaporiamo gli odori che la natura ci offre. Odori..

Il ragazzo con le cuffie degli Yankees si sveglia, smette di ascoltare la musica e telefona a Massi. Parlano del programma previsto per il weekend del 1 Novembre. Una conversazione banale come tante improvvisamente diventa interessante: “si veniamo a Roma per il 1, poi la settimana dopo c’è il mio compleanno e poi mi lascio”. Mi lascio? E lo dici così, con quella leggerezza? Cerca di riprendersi con il suo amico Massi dicendo “no dai scherzo”. No, su queste cose non si scherza! Se l’hai detto, lo vorresti fare veramenete.

Comunque, perso ormai il sonno il ragazzo decide di dedicarsi alla musica ad alto volume. Normalmente mi avrebbe dato molto fastidio dover ascoltare per forza la musica di qualcun altro ma visti i suoi gusti musicali ero quasi contenta. Si inizia con Summer of ’69 di Brian Adams. La cantiamo praticamente insieme. Si prosegue con Bohemian Rhapsody dei Queen. Anche questa cantata all’unisono.

Abbiamo ormai passato Pontedera e finalmente qualcuno decide di chiuedere il finestrino alle spalle della signora con la sciarpa. Ancora una volta questo viaggio di ritorno mi regala grandi emozioni. Si alza un uomo sulla cinquantina, capelli tinti di rosso, maglia senza maniche e scollo a V con la scritta “Anarchy”. Non riesco a trattenermi e mi metto a ridere. Ero proprio contenta di quel viaggio. Mi stavo divertendo troppo.

Quando stiamo per arrivare a Pisa qualcuno risolleva la questione del ritardo e della cancellazione del treno che sono stati gestiti male da Trenitalia. Una coppia di signori un po’ in là con gli anni mi offrono la ciliegina sulla torta. Lui dice: “uno perde fiducia nelle autorità quando succedono queste cose” e lei risponde: “L’importante è che arriviamo sani”. E alla fine è vero, il ritardo o la cancellazione del treno non importano. L’importante è arrivare sani!

Le sveglie del pendolare

La sveglia è un elemento fondamentale nella vita di un pendolare. Ho già espresso qualche giorno fa tutto il mio disprezzo nei confronti della sveglia del lunedì.

Ora.. per i pendolari come me, la sveglia non si usa solo al mattino per essere sicuri che ci si alzerà dal tanto amato letto. No, la sveglia diventa parte integrante della vita in treno quando i pendolari la utilizzano per accertarsi di scendere alla fermata giusta!

Le sveglie del pendolare

Nel mio caso succede al ritorno: se non mi svegliassi in tempo e non mi accorgessi della fermata a Livorno, sarei capace di arrivare direttamente a Grosseto (destinazione finale del treno, dove comunque mi risveglierei sicuramente riposata)!

Qualche volta vengo comunque svegliata dal gran numero di persone che alla stazione di Pisa Centrale scende e sale dal treno. Ma a volte è capitato che non mi accorgessi di niente per cui.. prevenire è meglio che curare!

Ecco quindi quali sono le sveglie del mio telefono: una per le mattine lavorative (ad un orario tristissimo), una per il treno del ritorno (8 minuti prima dell’arrivo del treno) e una per il weekend (da utilizzare solo in caso di estrema necessità). Anche questa è vita da pendolare…

I macchinisti indossano la gonna

I macchinisti indossano la gonna

Mentre in Italia siamo ancora in attesa del caldo che tarda ad arrivare, i macchinisti svedesi devono fare i conti con il caldo e con le divise. E visto che il regolamento vieta loro di indossare i pantaloni corti.. i macchinisti della compagnia ferroviaria svedese “Arriva” hanno iniziato a protestare indossando una gonna!

Thomas Hedenius, direttore della comunicazione di Arriva spiega: “Il regolamento che riguarda l’abbigliamento dei nostri dipendenti vuole il suo personale pulito e ordinato, ritenendo i pantaloncini trasandati e casual. Ma se un uomo preferisce portare un abito da donna, come la gonna, per noi è ok”.

Il video pubblicato su Repubblica è della TV Svedese e rende bene l’idea. Ti aiuta a capire, tra le altre cose, che i treni e il personale svedese sono molto più puliti e ordinati di quelli che puoi trovare in Italia. Il più trasandato macchinista/capotreno svedese in pantaloncini corti o gonna sarà sempre più ordinato rispetto a tanti macchinisti/capotreni che si incontrano sui regionali italiani.

Ora non dico di usare un regolamento da caserma militare, però anche l’occhio vuole la sua parte!