Settimana turbolenta per i pendolari toscani

È stata una settimana impegnativa per i pendolari in Toscana, soprattutto a partire da mercoledì 25 novembre.

Si inizia con la segnalazione che mi è arrivata dalla pagina FB di Toscana Media News e che si riferisce alla linea Firenze – Roma. Un guasto ad un Frecciarossa ha fatto deviare tutti i treni dell’alta velocità sulla linea lenta, causando grandi ritardi anche tra i treni regionali. I pendolari si sono sfogati su FB, denunciando la disinformazione che regna a bordo del treno in questi casi ed il fatto che i treni dell’alta velocità hanno sempre la meglio sui treni regionali.

Mercoledì è stata una giornata nera anche su un’altra linea toscana, quella che frequento da ormai 5 anni: come si legge sul sito de Il Tirreno, una persona è stata investita da un treno alle porte di Firenze. Gli accertamenti che le autorità giudiziarie devono svolgere in questi casi hanno causato ritardi ai regionali da e per Empoli, quindi di conseguenza i ritardi si sono estesi anche verso Pisa e Livorno.

Per fortuna, un permesso dal lavoro ha fatto sì che scampassi al delirio che si è scatenato a causa dell’interruzione della linea e dei ritardi. Dalle 17:30 sono stati fatti partire dei bus sostitutivi da Firenze, ma come succede sempre in questi casi, gli autobus sono stati presi d’assalto e il rischio è quello di aspettare molto tempo prima di riuscire a salire a bordo.

Soluzioni alternative sono sempre auspicabili, quando possibili. Un amico pendolare mi ha raccontato di aver preso un bus Terravision diretto all’aeroporto di Pisa, per poi prendere alla stazione Centrale un treno che lo portasse finalmente a Livorno. Orario di arrivo: 21 inoltrate!

Una cara follower del profilo Twitter di Vita da Pendolare mi ha scritto:

Alle 20:45 era ancora bloccata alla stazione di Firenze SMN, quindi presumo che potrebbe essere arrivata a a destinazione intorno alle 23.

Per concludere in bellezza, oggi 27 novembre è in corso uno sciopero (dalle 21 di ieri sera) che durerà fino alle 21 di questa sera su tutto il territorio nazionale. Disagi per i regionali, le frecce invece viaggiano regolari.

Non ci resta che appellarci alla solita, magra consolazione: è venerdì e il weekend è alle porte! Coraggio pendolari!

Se anche l’annuncio arriva in ritardo..

Ho già lanciato qualche giorno fa il mio appello (caduto nel vuoto) per salvare i pendolari dagli annunci automatici fatti andare a ruota in treno. Questa mattina non solo siamo stati inondati di annunci automatici (e inutili in alcuni casi), ma abbiamo iniziato la lunga serie con un annuncio in ritardo!

Il treno parte puntale alle 6:12 e alle 6:13 parte anche l’annuncio “Questo treno partità tra qualche minuto diretto a Firenze SMN. Eventuali accompagnatori sono pregati di scendere”. Come tra qualche minuto? Ma se siamo già partiti?

Dietro di me c’erano seduti due pendolari, di quelli che vedo tutte le mattine, credo siano anche colleghi e se ho capito bene lavorano proprio per le Ferrovie. Uno dei due ha esclamato “che figura di merda!”. Ha risposto l’altro “ma poi, cosa pensano che la gente è scema? Eventuali accompagnatori sono pregati di scendere, ma che la gente resta a bordo così, fino a che il treno non parte?”.

Sulla figura di merda vi do sicuramente ragione. Sul fatto che qualche accompagnatore possa distrattamente rimanere a bordo.. devo dare ragione a Trenitalia. Nella mia esperienza di pendolare prima universitario e poi lavoratore, devo ammettere, con un certo rammarico, che ci sono e come gli accompagnatori che rimangono a bordo!

Un permesso a lavoro e la “puntualità” di Trenitalia

Avevo pianificato la giornata di ieri nel minimo dettaglio. A causa di una visita di controllo a metà mattinata all’ospedale di Livorno avevo chiesto un permesso a lavoro. Mi sono alzata presto (comunque due ore dopo il solito orario di sveglia, una festa!), ho fatto colazione a casa, ho finito il cambio di stagione nell’armadio e spolverato qua e là. Quando è arrivato il momento, mi sono diretta verso l’ospedale per arrivare puntuale alla mia visita. L’ospedale è stato un po’ meno puntuale, ma poco importa perché avevo calcolato anche un piccolo margine sulla mia tabella di marcia. È andato tutto bene, sono tornata a casa e mi sono preparata il pranzo per poter arrivare puntuale alla stazione e prendere il treno che mi avrebbe portato a Firenze per le 14 in punto, dove avrei potuto lavorare almeno per mezza giornata.

Immaginerete già che le cose non sono andate fino in fondo come le avevo pianificate. Avevo lasciato trapelare qualcosa sui profili social di Vita da Pendolare:

Post FB Vita da Pendolare a Pisa

Quando ho scritto questo post erano le 13:45 ed eravamo ancora alla stazione di Pisa Centrale. Quei 15 minuti di ritardo si sono poi trasformati in 40 minuti di ritardo. La prima causa del ritardo è stata per “attesa personale”. Qualcuno che doveva essere a lavoro non c’era (per mille possibili motivi) e stando alle parole del capotreno questo avrebbe causato 15 minuti di ritardo. Ne erano passati 20 quando è arrivato un secondo annuncio: “il treno è in partenza”. Ok dai, ho pensato, alla fine 20 minuti di ritardo sono ancora gestibili. Illusa…

Sono passati altri venti minuti ed eravamo sempre lì, nel silenzio più assoluto. All’improvviso il povero capotreno è passato correndo per andare verso la carrozza di testa e ho sentito che al telefono parlava di un problema con il blocco delle porte. Un’altra volta?! Ma chi le ha progettate le porte dei Vivalto? Ce n’è sempre una che non si chiude.

Ogni mia speranza di arrivare a lavoro non dico puntuale, ma almeno ad un orario decente era andata definitivamente in frantumi. Non mi rimaneva che chiamare in ufficio e avvisare che ormai non sarei più andata.

Dal momento che un permesso di poche ore si era appena trasformato in un inutile giorno di ferie, ho deciso di non sprecare del tutto la giornata e di fare un giro turistico nella città di Pisa (visto che con un marito livornese, non sono molte le occasioni per andarci!).

Sono uscita dalla stazione, ho percorso viale Italia, attraversato l’Arno e con l’aiuto di Google Maps mi sono diretta verso Piazza dei Miracoli.

Lungarno a Pisa

È stata una bella emozione vedere spuntare la Torre Pendente da una delle vie adiacenti la piazza. Credo sia una di quelle cose a cui non ti abitui mai, come quando abitavo a Roma e mi trovano davanti al Colosseo. Dopo sette anni era sempre un momento di grande stupore.

Piazza dei Miracoli da lontano

Dimenticata la frustrazione della vita da pendolare, mi sono immedesimata nella vita da turista. Fotocamera accesa, ho iniziato a fare lo slalom tra turisti in pose improbabili alla ricerca dello scatto perfetto con la Torre Pendente e venditori di bastoni per i selfie (che vedendomi da sola avevano individuato in me il target perfetto).

Il Battistero e i turisti in posa

Ho cercato di raggiungere il punto migliore da cui osservare la piazza e godere della vista del Duomo e del Battistero.

Il Duomo di Pisa

Peccato per il cielo nuvoloso perché lo spettacolo era veramente bello, con la Torre che spunta dal Duomo come a dire “cucù”!

La Torre Pendente di Pisa

Piazza dei Miracoli a Pisa

Trascorse due ore in giro per la città, mi sono incamminata verso la stazione concedendomi due ultimi scatti davanti la Scuola Normale Superiore e il murale Tuttotondo realizzato da Keith Haring.

Scuola Normale Superiore di Pisa

Tuttomondo di Keith Haring a Pisa

L’arrabbiatura era ormai passata, ho ripreso il treno per Livorno che, non avendo piani da scombinare, è arrivato alla stazione con estrema puntualità.

Fermata straordinaria (e privata)

Da quando è stato modificato il tragitto del regionale 3177 a fine dicembre 2013, questo treno è diventato il mio preferito per il rientro a casa. Veloce, poco affollato, effettua un’unica fermata solo a Pisa Centrale. Tendenzialmente puntuale (tranne martedì e giovedì che ho i minuti contati per andare in palestra).

Da quando lo prendo, ho visto diversi passeggieri in preda al panico già alla fermata di Firenze Rifredi perchè si rendono conto, quando ormai è troppo tardi, che il treno non effettua fermate intermedie, se non a Pisa Centrale. La scusa che ripetono più frequentemente è che “di solito i treni per Livorno fanno tutte le fermate”. La vera causa però è la disattenzione, perché i capotreno annunciano più volte prima della partenza che “questo treno non effettua fermate intermedie”. Solitamente lo dicono anche in inglese.

Ieri è successo un episodio strano che io e altri pendolari molto attenti abbiamo notato. Il treno rallenta all’ingresso della stazione di Empoli e stranamente si ferma. A volte capita, il treno spesso viaggia in anticipo quindi inizialmente non ci ho fatto troppo caso. Poi però ho sentito il segnale acustico di apertura delle porte. Subito ho pensato “eccone un altro che ha sbagliato a prendere il treno, vuole provare a scendere e magari ora fa anche qualche casino con il blocco porte”.

Ma ieri le porte della prima carrozza in testa al treno si sono aperte veramente e lo hanno fatto, in via del tutto straordinaria, per far scendere un dipendente delle ferrovie che aveva sbagliato a prendere il treno.

La conferma mi è arrivata quando un altro pendolare ha pubblicato questo status nel suo profilo FB: “Aggiornamento per i passeggeri del treno delle 17 da Santa Maria Novella per Livorno Centrale. Il treno si è fermato a Empoli (fermata non prevista) per far scendere un dipendente delle ferrovie dello stato che aveva preso il treno credendo che fermasse a Firenze rifredi. La cosa comica, oltre al dipendente delle ferrovie che sbaglia treno, è che ora va a 2000 per recuperare il ritardo.”

Ed è andata esattamente così. Lui ha sbagliato treno, abbiamo perso qualche minuto per farlo scendere dove non avrebbe dovuto e poi abbiamo continuato a gran velocità per recuperare il ritardo. Che poi quando succedono queste cose, che si deve pensare? Meno male che almeno hanno recuperato il ritardo? Se hanno fatto scendere lui potrebbero far scendere tutti i passeggieri che sbagliano? Almeno ai passeggieri che sbagliano potrebbero evitare la multa?

Non lo so, io preferirei non interrogarmi su episodi del genere perchè semplicemente, in un paese normale, non dovrebbero verificarsi.

Il ritardo variabile

Il ritardo di un treno dovrebbe essere per definizione variabile, perché rappresenta un imprevisto, qualcosa che al momento della stesura degli orari delle corse non era stato ovviamente calcolato. Con Trenitalia si possono riscontrare due anomalie in questo senso.

La prima è che il ritardo da variabile diventa costante, ovvero ci sono treni che ormai partono o arrivano costantemente con alcuni minuti di ritardo. La seconda anomalia è relativa al fatto che il ritardo, in quanto variabile, a volte diventa ancora più variabile. Provo a spiegarmi con un esempio.

Ieri il mio regionale veloce 3177 da Firenze SMN a Livorno Centrale parte con 10 minuti di ritardo. Prima della partenza non vengono fatti annunci a bordo, ma per fortuna riusciamo a sentire l’annuncio in stazione relativo non solo ai 10 minuti di ritardo, ma anche a delle fermate straordinarie che il treno farà (è quindi probabile che arriveremo a Livorno con un ritardo ancora più elevato).

Il treno parte, fa le sue fermate aggiuntive e continua ad accumulare ritardo. A bordo treno tutto tace. In prossimità di Pisa Centrale (dopo un’ora di viaggio!), si vede finalmente il controllore che passa a controllare biglietti e abbonamenti. Una ragazza chiede informazioni e scopre di aver perso la coincidenza per La Spezia.

A quel punto il controllore deve aver capito che un annuncio a bordo poteva essere di aiuto ai passeggeri, quindi prende coraggio e ci informa delle coincidenze che sarà possibile prendere al nostro arrivo a Pisa Centrale. Dei minuti di ritardo però meglio non parlarne.

Il ritardo variabile

Guardo l’orologio, faccio due conti e come previsto avevamo superato i 10 minuti di ritardo iniziale. All’arrivo a Livorno Centrale, guardo il display e leggo un ritardo di 10 minuti.

La matematica non mente però e come è possibile vedere dalla foto se l’arrivo era previsto alle 18:08 e al momento dello scatto erano le 18:25 allora vuol dire che i minuti di ritardo erano 17.

Quando affermo che il ritardo è a volte doppiamente variabile intendo esattamente questo. Non solo è variabile rispetto all’orario di arrivo del treno, ma è variabile anche a seconda dei punti di vista: per il controllore non esiste, per Trenitalia è di 10 minuti, per la matematica è di 17 minuti.

Dopo anni di pendolarismo, trovo questa gestione dei ritardi e soprattutto della comunicazione in merito ai ritardi fortemente irrispettosa dei passeggeri che pagano per avere in cambio un servizio efficiente.

La prossima volta che vado in biglietteria provo anche io ad applicare la stessa creatività anche al pagamento del mio abbonamento: devo pagare 109€, mi scuso per il disagio e ti dico che purtroppo ne pago 99 quando il realtà ne pago 92. Dite che accetteranno?

Pendolari di tutto il mondo unitevi
(cit. Ammennicolidipensiero)

Non conosco per esperienza diretta Trenord, ma ho imparato a conoscere le disavventure dei pendolari di Trenord tramite Twitter.

Ammennicolidipensiero, pendolare da una vita che ho avuto il piacere di intervistare settimane fa, ha pubblicato un post sul suo blog che vi invito a leggere.

Parla della “class action che una nota associazione di consumatori ha promosso nei confronti di Trenord, con l’obiettivo di ottenere un rimborso a seguito del catastrofico dicembre 2012“.

Nel post di Ammennicolidipensiero trovate tutti i dettagli qualora vogliate unirvi a questa class action. C’è tempo per aderire fino al 15 settembre.

1 Luglio e 30 minuti di ritardo: come iniziare bene il mese

Il mio 1 giorno del mese era iniziato bene stamattina. Mi sono svegliata alle 5:25 (stavolta la sveglia l’ho sentita), mi sono preparata e sono andata alla stazione. Ero orgogliosa di me, perchè per questo mese ho fatto l’abbonamento già il 26 giugno, con largo anticipo evitando la fila dell’ultimo giorno del mese.

Parcheggio e mentre mi dirigo verso il treno, ma capisco subito che qualcosa non va. Quando arrivo vicino al treno capisco che non è neanche il caso di salire. Il capotreno sta parlando al telefono e non usa parole incoraggianti. Quel treno non parte.

Stazione di Livorno Centrale - il treno non parte

Il mio treno è frequentato anche da personale delle FS che da Livorno si spostano alla stazione di Firenze per lavoro. Quindi presto si forma una consulta di dipendenti FS che cercano di risolvere la situazione, collegati telefonicamente con non so chi. Sono talmente concentrati, che nessuno si occupa di annunciare a chi è rimasto a bordo treno (e magari si è già addormentato) che quel treno non partità.

Dopo alcuni minuti abbiamo la soluzione! E’ in arrivo un treno da Firenze con destinazione Livorno. Appena arriva, utilizziamo quello per andare a Firenze. Saliamo a bordo. Aria condizionata come se fuori ci fossero già 30 gradi, peccato invece che sono ancora le 6:30 e tutto questo caldo non è!

Si annuncia che il treno 3100 diretto a Firenze SMN partirà tra circa 5 minuti“. Quell’approssimazione mi turba sempre, un brivido corre lungo la schiena. E infatti, dopo cinque minuti l’annuncio si ripete pari pari. Alcuni pendolari si lamentano per la scarsa precisione, se avessero saputo prima dell’entità del ritardo si sarebbero messi in viaggio con la macchina. Il capotreno si giustifica (stizzita) dicendo “io più di così non posso fare”. E forse ha anche ragione.

Comunque, dopo 30 minuti partiamo. Tutto sommato ci è andata bene, abbiamo rischiato grosso. Con 30 minuti di ritardo ed un altro treno in partenza per Firenze 30 minuti più tardi, il rischio soppressione era più che plausibile.

Letto – treno in 10 minuti. E’ record!

In un post di qualche tempo fa avevo parlato dell’importanza della sveglia per un pendolare. Sia chiaro, la sveglia è importante per tutti. Ma per un pendolare può essere di aiuto in diversi momenti della giornata: per alzarsi la mattina, per scendere alla fermata giusta, per non rimanere a bordo del treno che arriva al capolinea, etc.

Questa mattina io e la mia sveglia non ci siamo proprio capite. Ora non so se non ha suonato lei, o se non l’ho sentita io. Sta di fatto che anzichè alzarmi regolarmente come tutte le mattine alle 5:30, mi sono alzata dal letto alle 6 (e solo grazie alla sveglia di mio marito!). Piccolo problema: il mio treno parte alle 6:12!

Scatto in piedi, tolgo il pigiama, corro in bagno, posso fare solo le cose essenziali, prendo i trucchi e li metto in borsa, torno in camera, mi vesto al volo (meno male preparo sempre i vestiti la sera prima!), prendo tre/quattro cose sparse qua e là e le infilo nella borsa. Tutto questo mentre mio marito mi guarda basito. Ancora insonnolito, si fa da parte per lasciarmi girare come una trottola per la nostra piccola casa.

Nella mia testa un solo pensiero: “è tardi, è tardi, è tardi”. Ok si, lo confesso, c’era anche qualche parolaccia qua e là!

Insomma, ho fatto giusto il minimo indispensabile per salvaguardare l’igiene personale ed uscire di casa con dei vestiti addosso. Saluto mio marito dicendo: “ci vediamo stasera, o tra 10 minuti!”. Giù per le scale di corsa, di corsa vado verso la macchina, salgo e parto. Per fortuna a quell’ora non c’è traffico. Chissà se beccherò il semaforo verde.. sì, è verde! Perfetto, proseguo verso la stazione, parcheggio la macchina e via di corsa verso il treno.

Ho dimenticato la cintura dei pantaloni, quindi nel frattempo devo tenere con una mano anche quelli. Ma non importa, posso farcela. Corro verso il sottopassaggio (con tutti i pendolari che dal treno mi guardano) e finalmente salgo in treno!!!

Ce l’ho fatta. Sono le 6:10. Addirittura due minuti di anticipo rispetto all’orario di partenza. Sono soddisfatta di me stessa. Entro nel vagone alla ricerca di un posto. Questa mattina c’è anche un treno diverso dal solito, quindi doppia scarica di adrenalina. Ho un fiatone che è impossibile nascondere. Cerco di fare una camminata sciolta e disinvolta, ma chi voglio ingannare?!

Mi siedo e provo a riprendermi dallo shock. Il treno intanto parte e io cerco qualcosa nella borsa con la quale farmi aria. Ci metterò una ventina di minuti a riprendermi. Piano piano mi rilasso e schiaccio un pisolino. Arrivo alla stazione di Firenze SMN e mi dirigo verso l’ufficio.

Lì posso finire di sistemarmi un pochino, risciacquo di nuovo il viso e mi trucco un po’ per nascondere lo stress. Mi siedo alla scrivania e sono già esausta! Inizia una nuova giornata di lavoro, ma a me sembra di aver fatto già troppo. Meno male che è venerdì!

Treno cancellato. Rientro divertente.

Come anticipato sul mio profilo Facebook, mercoledì il rientro a casa non è andato esattamente liscio come l’olio. Il primo annuncio del capotreno dice “a causa di un guasto questo treno riprenderà la sua corsa tra 15 minuti“. Peccato ci fosse ben poco da riprendere, visto che dovevamo ancora partire.

Il ritardo aumenta e il capotreno consiglia ai viaggiatori diretti a Firenze Rifredi, Empoli e Pisa di prendere un altro treno in partenza al binario di fronte. Per gli altri viaggiatori silenzio, mentre il ritardo aumenta. Nuovo annuncio: per le stesse destinazioni un altro treno in partenza al binario 1.

Ancora ottimista (o illusa) circa la possibilità di partire rimango seduta in treno, quando qualcuno bussa al vetro e mi dice “questo treno non parte”. Come non parte? Era un omino abbastanza distinto, giacca e camicia, sale a bordo e mi dice “signorina, il treno non parte”. Io ribatto: “scusi lei è di Trenitalia?”. Si, è di Trenitalia e mi dice che avevano già annunciato di spostarsi sul treno al binario 1. Mi innervosisco un po’ e gli faccio notare che i viaggiatori diretti a Firenze Rifredi, Empoli e Pisa sono stati invitati a cambiare treno, gli altri no.

In ogni caso, non mi rimane che cambiare treno e intanto dirigermi verso Pisa. Poi a Livorno ci arriverò. Salgo ed il treno è stracolmo. Scorro verso le ultime carrozze e trovo un posto a sedere. Accanto a me c’è un ragazzo con le cuffie dei NY Yankees che prova a dormire. Di fronte a me un uomo e una donna, probabilemnte colleghi. Lui le dice “ti faccio vedere le foto della laurea di mio nipote”. Tira fuori il portatile e dopo aver notato l’ordine che regna nel desktop (il signore sostiene che le uniche icone che devono esserci sono quelle relative a cestino, computer e rete), iniziano a guardare le foto. Insieme a loro anche il ragazzo in piedi alle loro spalle si gusta gli scatti dell’evento.

Iniziano i commenti: “mamma mia come è alto tuo nipote, chi gliel’ha fatto fare di laurearsi in medicina? alto com’è potrebbe fare un sacco di soldi giocando a basket”. Ora, non è che se uno è alto è automaticamente in grado di giocare a basket come Michael Jordan. E soprattutto, uno che gioca a basket, non può anche essere laureato in medicina?

In ogni caso, non posso fare a meno di seguire i loro discorsi, sono proprio lì davanti a me. Lei continua a mettersi/togliersi la sciarpa intorno al collo per colpa del vento. Vento che c’è mentre il treno va e i finestrini sono aperti e che sparisce quando ci fermiamo nelle varie stazioni. Tutto il viaggio così.. un’ora passata a dire “oddio che freddo, oddio che caldo”. Continua ad aprire e chiudere il finestrino accanto a sè, senza rendersi conto che la grande quantità di aria che le arriva addosso mentre viaggiamo in realtà viene dal finestrino alle sue spalle.

Arriviamo ad Empoli e un po’ di persone scendono dal treno. Quasi tutti ora possono viaggiare seduti e quasi tutti viaggiano in compagnia di un e-book o di uno smartphone. Attraversiamo i campi con i finiestrini aperti e assaporiamo gli odori che la natura ci offre. Odori..

Il ragazzo con le cuffie degli Yankees si sveglia, smette di ascoltare la musica e telefona a Massi. Parlano del programma previsto per il weekend del 1 Novembre. Una conversazione banale come tante improvvisamente diventa interessante: “si veniamo a Roma per il 1, poi la settimana dopo c’è il mio compleanno e poi mi lascio”. Mi lascio? E lo dici così, con quella leggerezza? Cerca di riprendersi con il suo amico Massi dicendo “no dai scherzo”. No, su queste cose non si scherza! Se l’hai detto, lo vorresti fare veramenete.

Comunque, perso ormai il sonno il ragazzo decide di dedicarsi alla musica ad alto volume. Normalmente mi avrebbe dato molto fastidio dover ascoltare per forza la musica di qualcun altro ma visti i suoi gusti musicali ero quasi contenta. Si inizia con Summer of ’69 di Brian Adams. La cantiamo praticamente insieme. Si prosegue con Bohemian Rhapsody dei Queen. Anche questa cantata all’unisono.

Abbiamo ormai passato Pontedera e finalmente qualcuno decide di chiuedere il finestrino alle spalle della signora con la sciarpa. Ancora una volta questo viaggio di ritorno mi regala grandi emozioni. Si alza un uomo sulla cinquantina, capelli tinti di rosso, maglia senza maniche e scollo a V con la scritta “Anarchy”. Non riesco a trattenermi e mi metto a ridere. Ero proprio contenta di quel viaggio. Mi stavo divertendo troppo.

Quando stiamo per arrivare a Pisa qualcuno risolleva la questione del ritardo e della cancellazione del treno che sono stati gestiti male da Trenitalia. Una coppia di signori un po’ in là con gli anni mi offrono la ciliegina sulla torta. Lui dice: “uno perde fiducia nelle autorità quando succedono queste cose” e lei risponde: “L’importante è che arriviamo sani”. E alla fine è vero, il ritardo o la cancellazione del treno non importano. L’importante è arrivare sani!

Odissea pendolare

Ecco come può iniziare la giornata per una giovane pendolare sulla linea Poggibonsi – Firenze:

Odissea pendolare

Non c’erano molte parole che potessi dirle su Whatsapp, per questo le ho mandato qualcosa che potesse dirle “coraggio, è solo un’altra mattina in autobus”.

In compenso anche stamattina il mio treno è arrivato con 15 minuti di ritardo. Siamo a martedì e abbiamo fatto l’en plein di ritardi mattutini! Ma la settimana è ancora lunga…