Vita da pendolare in auto

Siamo abituati a pensare che la vita da pendolare appartenga solo a coloro che si muovono in treno o in autobus o più in generale con qualsiasi mezzo pubblico. Il pendolarismo in realtà, che sia per lavoro o per studio, riguarda anche tutti coloro che si spostano con la propria auto.

Giorni fa ho scambiato qualche piacevole messaggio via Twitter con un “pendolare da auto” e di seguito voglio riportare il suo breve racconto, nel quale ci spiega come mai ha scelto l’auto come mezzo di trasporto per andare a lavoro.

Spero seguiranno altri dettagliati racconti sul pendolarismo da auto, per capire quali sono i pro e i contro, ma soprattutto per poter dare qualche utile consiglio a tutti gli altri pendolari che quotidianamente si spostano in auto.

Ora lascio la parola a Matteo:

“Lo so che il pendolarismo solitamente è una prerogativa di chi usa il treno o al più un bus. Ma ci sono anche i pendolari in automobile. Io sono uno di quelli. Vorrei dirti un paio di cose al riguardo. Cercherò di non essere troppo lungo. Magari poi se ho tempo scriverò qualche altro post.
Per iniziare, posso dirti che le ho provate tutte, in 31 anni di pendolarismo fra Monza e Milano.
A piedi, un paio d’ore, in bici una trentina di minuti, in treno dai 25 minuti alle 2 ore, ma le maggiori esperienze le ho vissute percorrendo quei 20 km scarsi, con l’automobile. Con l’auto, durante un’epica nevicata ci ho messo persino 6 ore per quei maledetti 20 km; imprigionato nella scatoletta insieme a migliaia di fratelli.
Con il lavoro che faccio e gli orari che ha, ho delle combinazioni di orari di treno veramente sfavorevoli e per coprire quella distanza ci metterei almeno 90 minuti contro i 35 che in condizioni normali (senza incidenti sul percorso) ci metto a bordo della mia macchinetta. Sono indubbiamente un contributore del global warming climatico usando l’auto tutti i giorni. Altrettanto indubbiamente spendo un sacco di soldi in gomme, benzina, pedaggi autostradali. Rischio incidenti tutti i giorni o quasi.
Però in macchina ormai ho preso alcune abitudini alle quali difficilmente rinuncerei, la prima che vorrei citare è quella di dedicare il tempo all’ascolto di podcast che pre-registro a casa.”

Settimana turbolenta per i pendolari toscani

È stata una settimana impegnativa per i pendolari in Toscana, soprattutto a partire da mercoledì 25 novembre.

Si inizia con la segnalazione che mi è arrivata dalla pagina FB di Toscana Media News e che si riferisce alla linea Firenze – Roma. Un guasto ad un Frecciarossa ha fatto deviare tutti i treni dell’alta velocità sulla linea lenta, causando grandi ritardi anche tra i treni regionali. I pendolari si sono sfogati su FB, denunciando la disinformazione che regna a bordo del treno in questi casi ed il fatto che i treni dell’alta velocità hanno sempre la meglio sui treni regionali.

Mercoledì è stata una giornata nera anche su un’altra linea toscana, quella che frequento da ormai 5 anni: come si legge sul sito de Il Tirreno, una persona è stata investita da un treno alle porte di Firenze. Gli accertamenti che le autorità giudiziarie devono svolgere in questi casi hanno causato ritardi ai regionali da e per Empoli, quindi di conseguenza i ritardi si sono estesi anche verso Pisa e Livorno.

Per fortuna, un permesso dal lavoro ha fatto sì che scampassi al delirio che si è scatenato a causa dell’interruzione della linea e dei ritardi. Dalle 17:30 sono stati fatti partire dei bus sostitutivi da Firenze, ma come succede sempre in questi casi, gli autobus sono stati presi d’assalto e il rischio è quello di aspettare molto tempo prima di riuscire a salire a bordo.

Soluzioni alternative sono sempre auspicabili, quando possibili. Un amico pendolare mi ha raccontato di aver preso un bus Terravision diretto all’aeroporto di Pisa, per poi prendere alla stazione Centrale un treno che lo portasse finalmente a Livorno. Orario di arrivo: 21 inoltrate!

Una cara follower del profilo Twitter di Vita da Pendolare mi ha scritto:

Alle 20:45 era ancora bloccata alla stazione di Firenze SMN, quindi presumo che potrebbe essere arrivata a a destinazione intorno alle 23.

Per concludere in bellezza, oggi 27 novembre è in corso uno sciopero (dalle 21 di ieri sera) che durerà fino alle 21 di questa sera su tutto il territorio nazionale. Disagi per i regionali, le frecce invece viaggiano regolari.

Non ci resta che appellarci alla solita, magra consolazione: è venerdì e il weekend è alle porte! Coraggio pendolari!

Se non sopportate la gente non prendete i mezzi pubblici

Ieri, dopo un difficile pomeriggio di lavoro, ho preso il treno successivo a quello che prendo solitamente. Facendo più fermate, era più affollato di quello su cui viaggio normalmente.

Mi sono seduta nella prima carrozza in testa al treno, nella speranza che fosse un po’ più vuota, ma mi sbagliavo. In compenso, essendo piena di assidui pendolari, c’era una relativa calma e silenzio. Avevo bisogno di un po’ di musica per rilassarmi, quindi ho preso gli auricolari, acceso la musica e chiuso gli occhi nella speranza di schiacciare anche un pisolino.

Alla prima fermata a Firenze Rifredi la carrozza si è definitivamente riempita. Si è seduto accanto a me un uomo che ha iniziato a lavorare al suo PC. Dall’altra parte del corridoio, ad un certo punto ha squillato un cellulare, un ragazzo sui trenta-trentacinque anni risponde con un tono di voce onestamente un po’ alto. La telefonata è durata poco, ma la signora seduta dietro di noi deve aver fatto una qualche smorfia o commento perché appena terminata la telefonata il ragazzo ha esclamato “Signora, siamo su un mezzo pubblico e se le danno fastidio 30 secondi di conversazione al telefono forse non dovrebbe prenderli!”.

Non potevo credere alle mie orecchie! E soprattutto, non potevo tacere! Mentre la signora dietro di me deve aver esclamato qualcosa tipo “Impari l’educazione”, l’uomo accanto a me ha detto “un tono di voce un po’ più basso non ci stava male”. Rincaro la dose io con “un po’ di educazione sta bene sempre eh”.

Il ragazzo non sembrava ancora convinto e, rivolgendosi a tutti, ha ribadito “Se non sopportate la gente non prendete i mezzi pubblici”. Addio, lo stai veramente dicendo a me?! Si è sollevato un coro di voci che in maniera più o meno pacata cercava di far notare al ragazzo che il discorso andava semplicemente capovolto, ovvero “proprio perché sei su un mezzo pubblico devi avere più rispetto per le persone”. Il ragazzo continuava ad agitarsi fino a che non è stato sopraffatto dalle lamentele.

Ho pensato di concludere il mio intervento con un’ovvietà: “se sono già più di cinque le persone che te lo stanno facendo notare, qualcosa vorrà dire no?”. Non sono seguite risposte, o forse non le ho udite. Ho infatti riportato gli auricolari alle orecchie e ripreso ad ascoltare la musica. Il viaggio è proseguito in un piacevole silenzio.

Sciopero 4 settembre 2015

Domani 4 settembre 2015 ci sarà uno sciopero dei ferrovieri, dalle 9 alle 17. Questa mattina, arrivata alla stazione di Firenze SMN ancora assonnata, mi hanno lasciato questo volantino:

Sciopero 4 settembre 2015 - volantino

È la prima volta che, prima di uno sciopero dei ferrovieri, mi capita di ricevere un volantino che spieghi le ragioni dello sciopero e della protesta che si vuole portare avanti. Devo dire che l’ho apprezzato. Senza entrare nel merito delle motivazioni che spingono i ferrovieri a scioperare (che personalmente comunque condivido), ho apprezzato il fatto che per una volta si volesse spiegare ai viaggiatori il motivo di un altro sciopero, di venerdì.

Tante volte ho sentito dire “eh guarda caso gli scioperi li fanno sempre di venerdì”. Spiegare le proprie ragioni aiuta a creare quella solidarietà o comunque quella vicinanza tra due “fazioni” (viaggiatori/pendolari vs ferrovieri) considerate come contrapposte, ma che, a mio avviso, sono spesso due facce della stessa medaglia.

E allora va bene, domani c’è un altro sciopero. Almeno questa volta sappiamo perchè e possiamo decidere se essere o meno solidali. Speriamo solo che duri realmente dalle 9 alle 17.

In viaggio verso il 4° raduno pendolare – gli smartphone

Ho già avuto modo di dirlo, il viaggio verso il nostro 4° raduno di blogger pendolari è stato un po’ movimentato. Il tragitto Firenze SMN – Roma Termini è stato animato da una rumorosa gita scolastica, ma la seconda parte del viaggio Roma Termini – Napoli Centrale non è stata da meno.

Dopo l’affollamento e il caos della prima parte di tragitto, una volta ripartiti da Roma, la carrozza 6 su cui viaggiavamo era poco affollata. Era salito qualche nuovo viaggiatore, ma nel complesso non c’erano molte persone. Sembrava che finalmente ci saremmo potuti rilassare e godere il viaggio, ma quando il treno aveva da poco lasciato la stazione abbiamo iniziato a sentire in lontananza una voce. Un passeggero in fondo alla carrozza stava tranquillamente guardando un video attraverso il suo smartphone o tablet senza l’uso degli auricolari. Questa è una delle cose che più mi innervosisce a bordo di un treno, ma visto che quel giorno non era un giorno di ordinario pendolarismo, perché ero con mio marito, stavamo andando a Napoli dove avrei rivisto persone care e avrei visitato una città mai vista prima, ho deciso che avrei avuto un atteggiamento più zen del solito e ho ignorato quel rumore di fondo.

Poco dopo la mia pazienza è stata messa nuovamente a dura prova da un altro viaggiatore che aveva deciso di intrattenersi con un gioco installato nel suo smartphone, al quale giocava con la suoneria attiva e senza l’uso degli auricolari. Capisco il desiderio di passare il tempo giocando, a tutte le età, lo comprendo. Ma qual è la necessità di far sentire a tutti la musica che lo accompagna? Con lo sguardo ho incrociato gli occhi di mio marito, decisamente meno abituato a viaggiare in treno e ad assistere a certi comportamenti. Ho visto nel suo volto la pazienza lentamente svanire.

Il colpo di grazia è arrivato quando una viaggiatrice accanto a noi non ne ha voluto sapere di inserire la vibrazione al suo smartphone, nonostante questo continuasse a suonare ogni due minuti. Non credo stesse ricevendo messaggi da qualcuno, credo semplicemente che essendosi connessa alla wi-fi di Italo Treno avesse problemi con i server di posta e questo le generasse continue richieste di verifica dell’account. Qualsiasi fosse il motivo, in ogni caso, quel trillo simile al campanello di una bici ha fatto definitivamente perdere la pazienza a mio marito che, da buon toscano, ha esclamato a voce alta “ma questa bicicletta?”. Purtroppo nessuno si è scomposto, il campanello della bici ci ha accompagnato fino a Napoli.

Prima o poi troverò il coraggio in queste situazioni per alzarmi, sedermi accanto al maleducato di turno e aspettare la sua reazione quando avrò iniziato a comportarmi esattamente come lui. Qualcuno guarda un video senza auricolari? Io mi siedo accanto e faccio lo stesso. Qualcuno conversa al telefono a voce alta? Io mi siedo accanto e faccio lo stesso. Qualcuno gioca con suoneria attiva? Io mi siedo accanto e faccio lo stesso.

Sarebbe un po’ come dare una dimostrazione inversa del “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”. Se non temessi di trovare qualcuno che possa reagire violentemente, giuro che lo farei!

Oleodotto rotto e treni fermi

La giornata di ieri si può riassumere così: un oleodotto rotto e tanti treni fermi. Nella zona di San Miniato (PI) c’è stato un tentativo di furto di carburante dall’oleodotto dell’Eni che collega Livorno a Calenzano (Firenze) che, tra i vari disagi, ha completamente mandato in tilt la circolazione dei treni tra Pisa e Firenze.

Il mio treno 3100 è regolarmente partito alle 6:12 da Livorno, ma a Pontedera, intorno alle 6:40 si è fermato: “si avvisano i signori viaggiatori che a causa di una fuga di gas questo treno resterà fermo alla stazione di Pontedera. Seguiranno aggiornamenti”. Un annuncio di questo tipo significa solo una cosa: il problema è serio e la perdita di tempo è inquantificabile.

Molte persone iniziano a scendere dal treno cercando di sfruttare un piano B elaborato all’istante. Intanto il capotreno ci fa sapere che il treno su cui eravamo sarebbe tornato indietro verso Pisa e che Trenitalia stava organizzando dei bus sostitutivi tra Empoli e Pontedera. Un fiume di gente ha iniziato a dirigersi verso il piazzale della stazione. Mi è bastato un attimo per capire che l’opzione “bus sostitutivo” non era praticabile, c’era veramente tantissima gente.

Frustrata dalla situazione mi rimetto in viaggio verso Pisa, valutanto due opzioni: prendere un treno per Lucca e da lì un altro per Firenze oppure andare all’aeroporto di Pisa e prendere un Terravision direzione Firenze. L’opzione “prendo ferie e torno a casa” non era contemplata, visto che mi era già capitata all’inizio del mese.

Alla fine ho optato per il tragitto in treno via Lucca e quindi arrivata alla stazione di Pisa ho fatto una corsa al binario 4 e sono salita al volo sul treno. Era stracolmo! Tanti pendolari come me stavano tentando quella soluzione per raggiungere Firenze, mentre alcune gite scolastiche si vedevano costrette a tornare verso casa vista l’impossibilità (momentanea) di raggiungere Firenze.

Mi sono rivolta subito al personale delle ferrovie a bordo del treno per spiegare che non avevo il biglietto, ma che avrei voluto farlo. In quel caos, mi è stato detto “non lo fare, tanto non passa”. Io: “come non lo fare? E se poi passa che gli dico?”, lui: “digli che te l’ho detto io”. Non si riusciva nemmeno a fare un passo in quel treno, per cui per una volta.. ho viaggiato gratis! I vagoni erano pienissimi, ho trovato rifugio in un gabbiottino una volta luogo di lavoro del macchinista.

All’arrivo a Lucca sono scesa dal treno e ho incrociato il capotreno che senza nemmeno chiedere quale coincidenza dovessi prendere (perchè tanto mi si leggeva in faccia che la dovevo prendere) mi ha detto “binario 4”. E infatti pochi minuti dopo al binario 4 è passato il treno diretto a Firenze SMN. Ho tirato un sospiro di sollievo, ero in ritardo ma almeno avevo preso tutte le coincidenze e stato viaggiando verso Firenze.

Il treno ha comunque accumulato un po’ di ritardo e il capotreno è passato vagone per vagone ad annunciarlo. Sul momento non capivo il perché di quel gesto (non poteva usare l’altoparlante?), ma poi ha chiesto “c’è qualcuno che deve prendere coincidenze?”. E lui si è messo lì a rispondere, persona per persona, alle varie esigenze e a fornire soluzioni alternative in caso di coincidenza persa. Tutti i passeggeri hanno apprezzato questa sua gentilezza.

Intorno alle 10 e 10 il treno è arrivato a SMN e in pochi minuti ero in ufficio dove finalmente sono riuscita a prendere il primo caffè della giornata. Mi sono messa al lavoro con una grande incognita che mi ronzava per la testa: come avrei fatto per tornare a casa? Trenitalia aveva fatto sapere che la linea sarebbe rimasta interrotta “almeno fino alle 18”.

E infatti poco prima delle 18, insieme ad una collega diretta a Pisa, sono andata di nuovo alla stazione. Siamo salite sul 23369 delle 17:53 diretto a Pisa Centrale. Poco dopo è stato annunciato che sarebbe partito con 25 minuti di ritardo. Quindi siamo riscese per valutare soluzioni alternative e mentre stavamo raggiungendo il monitor per visionare tutti i treni in partenza siamo state intervistate da una simpatica giornalista del Corriere Fiorentino alla quale abbiamo raccontato la nostra odissea.

Il ritardo di 25 minuti improvvisamente si è ridotto a 10 e quindi di corsa siamo risalite nuovamente a bordo e finalmente ci siamo messe in viaggio verso Pisa. Ci siamo arrivate con 15 minuti di ritardo, ho provato a chiedere al capotreno quali coincidenze avrei trovato per Livorno ma quel capotreno era un po’ diverso da quello che avevo incontrato la mattina e infatti mi ha risposto “le coincidenze per Livorno ci sono sempre” e io “si lo so, avrei voluto sapere un orario preciso, ma lo guardo da me”. Si deve essere risentito per quel mio tono sarcastico visto che poi si è messo alla ricerca: “c’è un treno alle 19:13 ma credo che non faremo in tempo, quello dopo c’è alle 19:32”. Visti i ritardi che comunque i treni continuavano ad avere ieri pomeriggio ho chiesto “ma quello delle 19:32 viaggia in orario?” e lui “ma.. penso di si”.

Conoscendo i miei polli, prima ancora di scendere a Pisa ho controllato dal mio telefono e ho visto che il treno viaggiava con 18 minuti di ritardo. Appunto! Armata di un ultimo barlume di pazienza mi metto in attesa del treno, indecisa se aspettare quello o se prendere direttamente quello delle 19:45 diretto a Roma Termini. Visto che il treno in ritardo non arrivava, mi sono diretta verso il binario 4 (di nuovo!) per prendere quello delle 19:45 segnalato in orario. Ovviamente quello delle 19:32 in ritardo è arrivato e ripartito prima dell’altro, ma poco importa. Alla fine verso le 20 sono finalmente arrivata a Livorno Centrale.

Giornate così ti fanno sempre riflettere e giungere a diverse conclusioni:
– le pene per chi tenta furti di questo tipo e crea disagi ai pendolari dovrebbero essere non solo il carcere ma anche “passare un’ora in pasto a dei pendolari inferociti”. La prossima volta ci pensi due volte prima di tentare il furto.
– la app Pronto Treno è forse una delle poche cose che funziona veramente nel mondo di Trenitalia, sono riuscita ad avere info in tempo reale sui ritardi del treno e ad acquistare il biglietto Lucca-Firenze in pochi secondi.
– il team di Muoversi in Toscana è stato molto utile e collaborativo nella diffusione delle info e degli aggiornamenti.
– se hai due treni disponibili, devi prendere SEMPRE quello previsto in partenza per primo.
– la scelta di evitare il bus sostitutivo la mattina si è rivelata vincente, ho saputo di pendolari rientrati a Pisa intorno alle 11 perché era impossibile prendere un bus.

Questa mattina il treno è arrivato a Firenze con 20 minuti di ritardo: “Trenitalia informa che a causa del danneggiamento alla linea aerea da parte di un treno merci sul binario “Mezzaluna ” (collegante direttamente Tombolo con Pisa San Rossore), la circolazione è stata perturbata nella stazione di Pisa Centrale.”.

Meno male che è venerdì.

In viaggio verso il 4° raduno pendolare – la gita scolastica

Come ho anticipato nel post dedicato al racconto del nostro ultimo raduno pendolare a Napoli, il viaggio di andata da Firenze SMN a Napoli Centrale è stato ricco di spunti. In questo post mi soffermerò sulla prima parte del tragitto: Firenze SMN – Roma Termini.

Che sarebbe stato un viaggio travagliato l’abbiamo capito subito. Binario 13, ItaloTreno delle 15:08. I nostri posti sono nella carrozza numero 6. Cerchiamo di capire attraverso i monitor disposti lungo il binario a quale altezza sarebbe arrivata la carrozza 6. In lontananza vediamo un gruppo di ragazzi delle scuole superiori di rientro da una gita scolastica.

Dico a mio marito “ti prego, dimmi che non siamo nella stessa carrozza”. Detto, fatto. Eppure la convivenza nel periodo universitario con due ragazze napoletane mi aveva insegnato che per scaramanzia certe cose non vanno mai dette, ma è più forte di me!

Salire a bordo del treno sembra un’operazione già abbastanza complicata. Tra i ragazzi della gita c’è una ragazza disabile che ha bisogno di un apposito elevatore per salire, ma il resto della classe non sembra intenzionato a darle la precedenza. Forse per il timore di perdere il treno, forse per maleducazione, tutti si accalcano davanti alla porta della carrozza 6, impedendo ai viaggiatori in arrivo di scendere.

Le professoresse non sembrano in grado di gestire la situazione, tanto che alla fine uno degli assistenti del servizio disabili si mette a dirigere il traffico: “ragazzi, lasciate scendere le persone e iniziate a salire dall’altra porta così qui facciamo salire la vostra compagna”. Lo dovrà ripetere più volte perché l’intero gruppo, insegnanti compresi, sono nel panico e quindi poco recettivi a questa semplice quanto chiara istruzione.

Noi assistiamo attoniti alla scena e pazientemente aspettiamo che l’intera classe si sia sistemata prima di salire. Superato il piccolo corridoio che separa la porta dai primi sedili del vagone, ci rendiamo conto che ancora non tutti sono seduti. E a ricordarcelo è l’insegnante che con fare “pacato” urla: “noi abbiamo i posti dal 23 al 26. Si è seduto qualcuno a quei posti? DAL 23 AL 26. FORZA CHE CI SONO ALTRE PERSONE CHE SI DEVONO SEDERE!”.

Dopo qualche minuto finalmente siamo tutti seduti. Il treno parte e tra i ragazzi c’è chi crolla in un sonno profondo (meno male qualcuno dorme!), chi ascolta la musica (e canta senza rendersi conto che tutti lo stanno ascontando) e chi parla con i propri compagni. Di certo non si può pretendere che stiano in silenzio. Sono pur sempre dei ragazzi di 16-17 anni in gita, anche se stanno rientrando nella loro città c’è sempre quell’euforia diffusa di chi si è allontatato da casa e inizia a sentirsi grande.

Urla e schiamazzi ogni tanto superano il limite e allora una delle insegnanti è costretta ad intervenire: “tu, la smetti di urlare?”. “Ma professore’, non sono solo io”, come se questo lo rendesse meno colpevole. Avanti e indietro una, due, tre, quattro volte, senza troppo successo, fino a che l’insegnante non decide di viaggiare in piedi in mezzo a quel gruppetto di ragazzi più indisciplinati.

Mi sorprende molto vedere che nemmeno questo li dissuade dal prendersi in giro reciprocamente, parlare a voce alta e ridere sguaiatamente. L’insegnante è lì, sguardo perso nel vuoto di chi è provato da giorni di gita scolastica e forse anche per questo non riesce ad imporre la sua autorità. Dopo un ultimo richiamo (caduto nel vuoto), torna a sedersi.

Per fortuna Italo sfreccia ad alta velocità e in un’ora e mezzo siamo a Roma. Poco prima di scendere, l’altra insegnante, con un po’ più di autorevolezza, dice a tutti di iniziare a prepararsi dieci minuti prima dell’arrivo del treno, per scendere tutti in maniera ordinata. Apprezziamo molto il suo tentativo.

Poco prima di prepararsi i ragazzi cominciano a tornare all’amara realtà: “oh, ma martedì c’è il compito di inglese?”. “Sì, sui verbi”. “Ihhhh sui verbi? Guarda che è difficile eh”. “Ma che difficile, i verbi li sai”. “Si li sai, ma te l’immagini quando te comincia a chiede il presente de quello, il passato de quell’altro. Te impicci, co i verbi te impicci”. Nonostante i ricordi del liceo linguistico siano ormai lontani, devo ammettere che la ragazza dall’aria da prima della classe che teme di “impicciarsi” forse non ha tutti i torti.

È arrivato il momento di prepararsi. “Aò, m’aiuti a tira’ giù la valigia? Dai che non c’arivo”. “Ferme, ferme, ve le tiro giù tutte io”. Per fortuna la cavalleria ancora esiste.

La classe è finalmente scesa e senza aver appreso la lezione della partenza esclamo “speriamo che ora non salga un’altra gita di ritorno verso Napoli”. Mio marito mi guarda terrorizzato, ma per fortuna nessuno studente sale a bordo.

In compenso ci ha pensato qualcun altro a disturbare l’ultima parte del viaggio. Ma di questo vi parlerò in un altro post.

Un permesso a lavoro e la “puntualità” di Trenitalia

Avevo pianificato la giornata di ieri nel minimo dettaglio. A causa di una visita di controllo a metà mattinata all’ospedale di Livorno avevo chiesto un permesso a lavoro. Mi sono alzata presto (comunque due ore dopo il solito orario di sveglia, una festa!), ho fatto colazione a casa, ho finito il cambio di stagione nell’armadio e spolverato qua e là. Quando è arrivato il momento, mi sono diretta verso l’ospedale per arrivare puntuale alla mia visita. L’ospedale è stato un po’ meno puntuale, ma poco importa perché avevo calcolato anche un piccolo margine sulla mia tabella di marcia. È andato tutto bene, sono tornata a casa e mi sono preparata il pranzo per poter arrivare puntuale alla stazione e prendere il treno che mi avrebbe portato a Firenze per le 14 in punto, dove avrei potuto lavorare almeno per mezza giornata.

Immaginerete già che le cose non sono andate fino in fondo come le avevo pianificate. Avevo lasciato trapelare qualcosa sui profili social di Vita da Pendolare:

Post FB Vita da Pendolare a Pisa

Quando ho scritto questo post erano le 13:45 ed eravamo ancora alla stazione di Pisa Centrale. Quei 15 minuti di ritardo si sono poi trasformati in 40 minuti di ritardo. La prima causa del ritardo è stata per “attesa personale”. Qualcuno che doveva essere a lavoro non c’era (per mille possibili motivi) e stando alle parole del capotreno questo avrebbe causato 15 minuti di ritardo. Ne erano passati 20 quando è arrivato un secondo annuncio: “il treno è in partenza”. Ok dai, ho pensato, alla fine 20 minuti di ritardo sono ancora gestibili. Illusa…

Sono passati altri venti minuti ed eravamo sempre lì, nel silenzio più assoluto. All’improvviso il povero capotreno è passato correndo per andare verso la carrozza di testa e ho sentito che al telefono parlava di un problema con il blocco delle porte. Un’altra volta?! Ma chi le ha progettate le porte dei Vivalto? Ce n’è sempre una che non si chiude.

Ogni mia speranza di arrivare a lavoro non dico puntuale, ma almeno ad un orario decente era andata definitivamente in frantumi. Non mi rimaneva che chiamare in ufficio e avvisare che ormai non sarei più andata.

Dal momento che un permesso di poche ore si era appena trasformato in un inutile giorno di ferie, ho deciso di non sprecare del tutto la giornata e di fare un giro turistico nella città di Pisa (visto che con un marito livornese, non sono molte le occasioni per andarci!).

Sono uscita dalla stazione, ho percorso viale Italia, attraversato l’Arno e con l’aiuto di Google Maps mi sono diretta verso Piazza dei Miracoli.

Lungarno a Pisa

È stata una bella emozione vedere spuntare la Torre Pendente da una delle vie adiacenti la piazza. Credo sia una di quelle cose a cui non ti abitui mai, come quando abitavo a Roma e mi trovano davanti al Colosseo. Dopo sette anni era sempre un momento di grande stupore.

Piazza dei Miracoli da lontano

Dimenticata la frustrazione della vita da pendolare, mi sono immedesimata nella vita da turista. Fotocamera accesa, ho iniziato a fare lo slalom tra turisti in pose improbabili alla ricerca dello scatto perfetto con la Torre Pendente e venditori di bastoni per i selfie (che vedendomi da sola avevano individuato in me il target perfetto).

Il Battistero e i turisti in posa

Ho cercato di raggiungere il punto migliore da cui osservare la piazza e godere della vista del Duomo e del Battistero.

Il Duomo di Pisa

Peccato per il cielo nuvoloso perché lo spettacolo era veramente bello, con la Torre che spunta dal Duomo come a dire “cucù”!

La Torre Pendente di Pisa

Piazza dei Miracoli a Pisa

Trascorse due ore in giro per la città, mi sono incamminata verso la stazione concedendomi due ultimi scatti davanti la Scuola Normale Superiore e il murale Tuttotondo realizzato da Keith Haring.

Scuola Normale Superiore di Pisa

Tuttomondo di Keith Haring a Pisa

L’arrabbiatura era ormai passata, ho ripreso il treno per Livorno che, non avendo piani da scombinare, è arrivato alla stazione con estrema puntualità.

Pendolari a rischio stress, ma va?

Ieri un utente è arrivato sul blog digitando questa chiave di ricerca: “sono stanca di fare la pendolare”. Chiunque tu sia, semmai tornerai a leggere questo blog, sappi che anche io sono stanca e che hai tutta la mia solidarietà!

Stando a quanto riportato ieri da un articolo de Il Sole 24 Ore, abbiamo anche tutti i motivi per sentirci stanche. Lo studio di cui si parla sostiene che i pendolari, che siano al volante o sui mezzi pubblici, sono più esposti al rischio di stress. Dice il medico del Lavoro Stefano Massimo Candura che “Il pendolarismo è una forte causa di stress e le conseguenze sull’organismo sono avvertibili sia a livello fisico che sul piano psicologico”. A pensarci bene dottor Cardura, ce ne eravamo accorti!

Comunque, a leggere tutto l’articolo ne emerge un quadro inquietante. Si passa da “manifestazioni emotive come ansia, irritabilità, attacchi di panico, depressione, crisi di pianto” per arrivare a “disturbi della sfera comportamentale, come disturbi alimentari (mangiare troppo o troppo poco) e l’abuso di sostanze voluttuarie come il fumo”.

Nei casi più gravi “si arriva all’abuso di coca e altre sostanze” e a “disturbi della sfera sessuale, come perdita di interesse e diminuzione della libido”. Ma non finisce qui eh.. Sul piano fisico abbiamo ancora: mal di testa, ulcera, colon irritabile, pressione alta e depressione del sistema immunitario (pure lui depresso?).

Insomma, un bollettino di guerra! Però, una magra consolazione almeno per chi viaggia per oltre un’ora c’è. Infatti uno studio svedese rivela che “i pendolari che impiegano tra i 30 e i 60 minuti di viaggio sono più stressati di quelli che impiegano più di un’ora: infatti questi ultimi avrebbero più tempo per rilassarsi”.

Studi a parte, come mi è capitato di sottolineare già qualche giorno fa, è vero che la vita da pendolare è causa di stress. Ma è anche vero che a volte ti regala momenti di inaspettato divertimento, quando ad esempio ti imbatti nei tanti personaggi buffi e assurdi che popolano i mezzi pubblici. Come è altrettanto vero che può farti incontrare persone che altrimenti non avresti mai conosciuto, con le quali condividere le esperienze pendolari e non solo.

Quindi cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno, anche nei periodi di maggiore stress! E se proprio non ce la fate più, in queste “pagine” troverete sempre la mia comprensione e solidarietà.. per quello che vale!

Il sequestro della carrozza n. 2 – continua…

Purtroppo i neo pendolari che da qualche settimana hanno occupato la carrozza n.2 hanno la pelle dura, non mollano. Questa mattina mi sono piacevolmente sorpresa nel leggere un post sul profilo FB di un amico pendolare, anche lui brutalmente “cacciato” dalla nostra carrozza preferita. Sembrava mi avesse letto nel pensiero!

C’era una volta la seconda carrozza (sottotitolo: ma chi gliel’ha fatto fare di trasferirvi a Firenze se non vi volevano più bene).
Ore 6 e 10, più o meno l’orario in cui cerco posto sul treno tutte le mattine nella seconda carrozza in basso (in alto la mattina non ci piace). Entravi e vedevi le solite facce, taciturne, assonnate, ogni spazio da due posti occupato da una sola persona, uno di loro, che nonostante tutto ispirava simpatia. Con qualcuno ci siamo scambiati due parole, altri li rivedi in piscina, altri invece scopri che fanno più o meno il tuo lavoro e la tua stessa vita se non peggio della tua. Questa insomma è la famiglia dei pendolari. Ma si sa… Tutte le belle storie finiscono prima o poi. Questa è terminata un paio di mesi fa, più o meno, proprio quando una mattina percorrendo il corridoio centrale del solito scompartimento senti un disagio dentro, dovuto esclusivamente all’inquinamento acustico di un gruppo di più o meno 6-8 persone che parlano convulsamente a voce alta. Dentro di te pensi in quei momenti che meglio la giornata non poteva cominciare, prendi le tue carabattole, zaino e giacca e te ne vai a cercare un altro posto. Forse sono io che stamattina sono sceso dal letto con il piede sbagliato e non tollero niente, penso tra me e me. Mi sposto nella prima e sorpresa… Trovo almeno 6 o 7 persone della mia famiglia. Anche loro avevano traslocato per lo stesso motivo. Queste sono le cose che il pendolare non vorrebbe mai… Casino sul treno la mattina alle sei e le luci bianche sparate negli occhi, per queste però non c’è rimedio. Dopo quel giorno di diaspora in prima carrozza ho pensato che quelle persone fossero solo viaggiatori occasionali ma mi sbagliavo di grosso. Poi ho pensato che quelle persone fossero diventati pendolari per un trasferimento di sede da Livorno a Firenze, come probabile che sia dati i chiari di luna, e che come tutti i pendolari all’inizio sei ringalluzzito ma alla lunga questa vita ti tronca e la mattina vuoi soltanto una di queste cose 1 dormire 2 leggere 3 ascoltare musica 4 guardare lo smartphone/tablet, tutte completamente in silenzio. Mi sbagliavo ancora, perché questi di stare zitti proprio non ne vogliono sapere. Una cosa l’hanno ottenuta, la carrozza a Pisa arriva vuota, solo loro dentro. Ma non finisce qui…

E’sempre bello scoprire che ci sono altri pendolari che la pensano esattamente come te, che in quella carrozza 2 si sentivano come a casa, come in famiglia. Ma a questo punto, non finisce qui!

Cosa potremmo fare? Affrontarli apertamente e chiedergli di fare meno rumore perché sono le 6 di mattina e qualcuno gradirebbe silenzio? Mmm.. non lo so, un tentativo si potrebbe fare, ma in questi casi temo sempre una reazione esattamente contraria a quella sperata (la mia esperienza mi suggerisce questo). Ho pensato anche che potremmo stampare il post del mio amico pendolare e anonimamente lasciarlo domattina all’interno della carrozza 2. Ma anche in questo caso credo che rischieremmo solo di stuzzicare il loro ego e non di reprimerlo, anche se la scena potrebbe essere divertente!

Cosa rimane da fare allora? Aspettare. Sono ancora convinta che quell’entusiamo non può durare troppo a lungo. Nel frattempo la famiglia della carrozza n.2 cercherà di non disgregarsi. Forza ragazzi, ce la possiamo fare!