Quando il pendolarismo non è solo stress

Ci sono giornate in cui il treno arriva a Livorno con 15 minuti di ritardo. Un ritardo che è stato accumulato prima ancora di partire. Non si sa quale sia stato il problema, perché a bordo nessuno si è degnato di farci sapere nulla. Il capotreno non si è fatto vedere per tutto il viaggio. In queste giornate vivo una delle situazioni di massimo stress per me, perché non solo viaggiamo in ritardo, ma nessuno si sente in dovere di doverti avvisare. Tanto tu quel treno lo devi prendere, alternative non ne hai e quindi poco ti deve importare se e soprattutto perché quel treno viaggia in ritardo.

Poi però ci sono giornate in cui ti ritrovi per un raduno con altri pendolari conosciuti online e allora pensi che il pendolarismo non ti porta solo stress, ma anche momenti di relax e divertimento. Addirittura ci sono anche giornate in cui ricevi a casa un piccolo pacchetto da parte di uno di questi super pendolari conosciuti ormai sempre meglio raduno dopo raduno. E allora decici che quel pacchetto va scartato in treno, quasi per rispettare una sorta di rituale!

Il pacchetto spedito da Pendolante

E così ho fatto quando ho ricevuto a casa il pacco che Pendolante mi ha spedito. Una piccola busta gialla che ho portato con me in treno e da cui ho sfilato una deliziona confezione rossa.

Il regalo di Pendolante

Da una parte c’è il timbro ufficiale di Pendolante, dall’altra una professionale chiusura in cera lacca. Apro la confezione e trovo al suo interno quattro segnalibri raffiguranti le testate del blog pendolante.wordpress.com presenti e passate.

I segnalibro di Pendolante

Ecco, spero che Pendolante non se la prenda se rendo pubblico questo suo apprezzatissimo gesto, ero combattuta anche io sull’opportunità di scrivere e pubblicare questo post. Ma ho deciso di farlo per ricordare a tutti i pendolari che anche dalle situazioni più frustranti possono nascere rapporti e situazioni positive.

Piccole soprese come quella che Pendolante mi (ci) ha fatto danno alla vita da pendolare tutto un altro sapore. Grazie!

Tavolo aperto sul pendolarismo in Toscana

Una cara follower mi ha segnalato via Twitter questa interessante discussione di Open Toscana sul pendolarismo in questa regione:

Si tratta di un tavolo aperto sul pendolarismo in Toscana, nel quale è possibile segnalare, oltre a disservizi e atti di vandalismo, anche quei “piccoli fatti di ogni giorno: quelle mancanze di rispetto, educazione, civismo che chi viaggia può riscontrare nella sua esperienza: dal parlare troppo forte, all’occupare i posti con le proprie cose, al lasciare rifiuti in giro”.

Qui è possibile trovare tutti i dettagli. Basta registrarsi e lasciare la propria opinione. Io parteciperò sicuramente. Voi?

Il sequestro della carrozza n.2

Dagli inizi del mio pendolarismo, dopo vari tentativi, sono giunta alla conclusione che viaggiare nella carrozza n.2 è la scelta migliore per andare a Firenze di prima mattina. Questo per almeno un paio di ragioni: 1. all’arrivo a Firenze SMN, se ci si trova nelle prime carrozze si farà prima a raggiungere l’uscita della stazione; 2. proprio perché questo è vero, quando il treno entra in stazione iniziano ad accalcarsi tutte quelle persone che, dopo aver viaggiato nelle carrozze di coda, si avvicinano alla testa del treno per velocizzare i tempi di uscita dalla stazione.

Questo fa sì che si crei un certo caos nella prima carrozza, con il risultato che se tu sei seduto lì, dovrai aspettare qualche minuto prima di alzarti, farti spazio nel corridoio e scendere. Da qui la conclusione che la seconda carrozza è il giusto compromesso tra vicinanza all’uscita e confusione all’arrivo in stazione.

Da qualche settimana, la seconda carrozza del Vivalto dove tutte le mattine salgo per andare a Firenze è ostaggio di un nuovo gruppo di pendolari. Non sono bulli, sono semplicemente neofiti.

La prima mattina che li ho visti a bordo non sono nemmeno salita nella mia carrozza preferita, sono andata direttamente alla prima carrozza dove ho ritrovato tutti i miei “amici” che solitamente come me salivano nella seconda. Uno di loro mi ha salutato e mi ha detto “siamo venuti tutti di qua stamattina eh” e io ho risposto “guarda, li ho visti chiacchierare allegramente e non sono nemmeno salita, sono venuta direttamente qui”.

Era chiaro a tutti che quel festante gruppo avrebbe disturbato la tanto desiderata quiete delle 6:12. Pensavo che sarebbe stato un episodio occasionale e che la mattina dopo tutto sarebbe tornato alla normalità. E invece no.

Mattina dopo mattina ho continuato a ritrovarli lì, a chiacchierare animatamente come se stessero prendendo l’aperitivo di mezzogiorno al bar! La scorsa settimana ho provato a passare tra di loro lanciando sguardi fulminanti nel tentativo di fargli capire che avrebbero potuto amabilmente conversare anche senza urlare, visto che erano seduti a solo mezzo metro di distanza l’uno dall’altro. Ma nulla, non ho ottenuto il risultato sperato.

Una cosa l’ho notata però. Con il passare dei giorni il gruppo si è sensibilmente ridotto. La prima mattina saranno stati almeno in otto. Qualche giorno dopo in cinque, poi in tre. Stamattina erano soltanto in due. Il nucleo più resistente. Nonostante fossero le 6 di lunedì mattina erano già intente a chiacchierare come se non esistesse un domani.

La speranza che la selezione della specie pendolare faccia il suo corso è comunque sempre viva in me. L’entusiasmo dei primi giorni sta lentamente scemando e qualche neo pendolare è già caduto sul campo. A me non resta che attendere l’estinzione totale della neo specie o (cosa di gran lunga più gradita) il loro adattamento agli usi e costumi del resto della specie.

In attesa di recuperare il mio posto alla carrozza n.2, ho fatto alcuni tentativi tra carrozza 1 e 3 e ho deciso che la soluzione migliore è comunque la prima carrozza. Infatti se mi siedo in coda alla carrozza 1, all’arrivo a Firenze SMN la folla uscirà dalle porte in testa e io, con un po’ di pazienza, potrò uscire abbastanza facilmente dalle porte in fondo alla carrozza.

Il ritardo variabile

Il ritardo di un treno dovrebbe essere per definizione variabile, perché rappresenta un imprevisto, qualcosa che al momento della stesura degli orari delle corse non era stato ovviamente calcolato. Con Trenitalia si possono riscontrare due anomalie in questo senso.

La prima è che il ritardo da variabile diventa costante, ovvero ci sono treni che ormai partono o arrivano costantemente con alcuni minuti di ritardo. La seconda anomalia è relativa al fatto che il ritardo, in quanto variabile, a volte diventa ancora più variabile. Provo a spiegarmi con un esempio.

Ieri il mio regionale veloce 3177 da Firenze SMN a Livorno Centrale parte con 10 minuti di ritardo. Prima della partenza non vengono fatti annunci a bordo, ma per fortuna riusciamo a sentire l’annuncio in stazione relativo non solo ai 10 minuti di ritardo, ma anche a delle fermate straordinarie che il treno farà (è quindi probabile che arriveremo a Livorno con un ritardo ancora più elevato).

Il treno parte, fa le sue fermate aggiuntive e continua ad accumulare ritardo. A bordo treno tutto tace. In prossimità di Pisa Centrale (dopo un’ora di viaggio!), si vede finalmente il controllore che passa a controllare biglietti e abbonamenti. Una ragazza chiede informazioni e scopre di aver perso la coincidenza per La Spezia.

A quel punto il controllore deve aver capito che un annuncio a bordo poteva essere di aiuto ai passeggeri, quindi prende coraggio e ci informa delle coincidenze che sarà possibile prendere al nostro arrivo a Pisa Centrale. Dei minuti di ritardo però meglio non parlarne.

Il ritardo variabile

Guardo l’orologio, faccio due conti e come previsto avevamo superato i 10 minuti di ritardo iniziale. All’arrivo a Livorno Centrale, guardo il display e leggo un ritardo di 10 minuti.

La matematica non mente però e come è possibile vedere dalla foto se l’arrivo era previsto alle 18:08 e al momento dello scatto erano le 18:25 allora vuol dire che i minuti di ritardo erano 17.

Quando affermo che il ritardo è a volte doppiamente variabile intendo esattamente questo. Non solo è variabile rispetto all’orario di arrivo del treno, ma è variabile anche a seconda dei punti di vista: per il controllore non esiste, per Trenitalia è di 10 minuti, per la matematica è di 17 minuti.

Dopo anni di pendolarismo, trovo questa gestione dei ritardi e soprattutto della comunicazione in merito ai ritardi fortemente irrispettosa dei passeggeri che pagano per avere in cambio un servizio efficiente.

La prossima volta che vado in biglietteria provo anche io ad applicare la stessa creatività anche al pagamento del mio abbonamento: devo pagare 109€, mi scuso per il disagio e ti dico che purtroppo ne pago 99 quando il realtà ne pago 92. Dite che accetteranno?

Pendolare senza cellulare

La mia settimana è iniziata con il solito trauma. Mi sono svegliata pensando “ma è di nuovo lunedì?”, mi sono preparata e puntuale come un orologio svizzero sono salita sul treno delle 6:12. Mi sono sistemata al mio solito posto e quando ho messo la mano dentro la borsa per prendere il telefono ho fatto l’amara scoperta: l’avevo lasciato a casa.

Dopo una prima reazione mista tra panico e smarrimento mi faccio coraggio e penso “ce la puoi fare”. Non sarei mai tornata a casa a riprendere il telefono per poi tornare alla stazione e salire sul treno successivo. Ho pensato che dall’ufficio avrei potuto avvisare i miei familiari della mia dimenticanza utilizzando FB o Skype. E così parto.

Il viaggio all’andata scorre velocemente grazie ad un bel pisolino. La mia preoccupazione era il ritorno. Cosa avrei fatto in treno senza telefono? Niente musica, niente notizie, niente social network, niente giochi. Una noia mortale!

Ho pensato “va bè, forse per la prima volta guarderò il paesaggio dal finestrino”. Effettivamente in quattro anni di pendolarismo, credo di aver visto più spesso lo schermo del mio smartphone che attraverso il finestrino. E così ho fatto.

Rimaneva un ultimo piccolo problema da risolvere. Nell’agenda del mio telefono ho impostato un promemoria ricorrente che ogni 28 del mese mi ricorda di rinnovare l’abbonamento mensile del treno. Domenica avevo già posticipato il promemoria, perché almeno nel weekend vorrei evitare di frequentare la stazione.

Promemoria abbonamento treno

Non mi rimaneva che fare affidamento sulla mia memoria, che per definizione è selettiva, quindi il rischio di dimenticare l’abbonamento era alto. Decido di rimediare con un promemoria vecchio stile: il caro e sempre efficiente post it.

Lo lascio in bella vista sulla scrivania per tutto il giorno, sperando che lasci una traccia profonda nella mia memoria, tanto da poter resistere fino al mio arrivo in stazione.

Il segnale di pericolo serviva a sottolineare l’importanza del promemoria che, fortunatamente, ha funzionato!

La pendolare chiacchierona

Ci sono dei personaggi che non vorresti mai incrociare nella tua vita da pendolare. Ma incontrarli di mattina nella settimana di rientro dalle ferie è ancora peggio.

Lei è una donna giovane, sveglia ed energica di prima mattina. Praticamente Furio di Carlo Verdone al femminile. Sale insieme ad un’altra donna, meno energica di lei. Le due iniziano a parlare ininterrottamente. O meglio, la prima parla, parla, parla. La seconda interviene ogni tanto a bassa voce quasi per non disturbare la sua interlocutrice, che invece non si preoccupa affatto del volume della sua voce.

La pendolare chiacchierona

Il mio sonno viene costantemente disturbato dai suoi racconti. Ci ha deliziato con le ferie passate con la famiglia in campeggio e con l’organizzazione della spesa, della cucina, delle uscite. “Sai gli altri anni con le altre famiglie eravamo molto affiatati, condividevamo tutto. Quest’anno c’erano delle famiglie che stavano più per conto loro”. “Ci credo!”, pensavo dentro di me.

“Un giorno siamo andati al mare da soli, devi vedere il bimbo come era tranquillo senza gli altri bimbi”. Ma dai!?

“E invece dovevi vedere quanto gli piaceva giocare a calcio! Nella nostra famiglia nessuno gioca a calcio, ma lui si divertiva troppo. Non so come mai abbia iniziato a giocarci”. Ora, metti un bambino che gioca insieme ad altri bambini della stessa età, in Italia, nazione dove lo sport del calcio domina ovunque, dai piccoli paesi alle grandi città. Secondo te, quante sono le probabilità che prima o poi tuo figlio si troverà insieme ad altri bambini per una partitella improvvisata?

Ovvietà dopo ovvietà arriviamo a Firenze Rifredi. La sua amica (che avrà detto a malapena 10 parole) scende. I miei vicini di posto tirano un sospiro di sollievo. La chiacchierona è senza interlocutore. Ma, ingenui, l’abbiamo sottovalutata. Quando le sue corde vocali iniziavano a riposarsi, prende il telefono e chiama suo marito.

“Pronto? Ti sei svegliato?”. Già iniziamo male. Ti ha risposto.. certo che è sveglio. “Hai visto ti ho lasciato il caffè. Te lo sei scaldato il latte?”. Ma parla con il marito o con il figlio? “I bambini li hai svegliati?” Sono le 7:30, la scuola non è ancora iniziata, dove li vuoi mandare sti poveri bimbi a quest’ora? E infatti anche il marito deve aver obiettato, ma lei ha rilanciato dicendo che tra pochi giorni inizia la scuola e quindi i bambini devono riprendere il ritmo. Il marito riesce a negoziare una sveglia alle 8:30.

Entriamo nella stazione di Firenze SMN e allora il marito al telefono. I pendolari iniziano ad alzarsi per avvicinarsi all’uscita. Vedo due uomini che parlano tra di loro della pendolare chiacchierona. Uno è riuscito a dormire, mentre l’altro, disturbato da tutto quel parlare, all’arrivo racconta al suo fortunato compagno di viaggio cosa è successo. E’ divertente perchè è evidente che l’uomo ne parla infastidito.

Ha nel volto lo stupore di quegli uomini che si chiedono “ma quanto parlano le donne?”. Senza nessun intento discriminatorio, devo dargli ragione. Obiettivamente ci sono delle donne che amano parlare tanto (e a detta di mio marito io rientro in questa categoria!).

Quando l’uomo pensava che più di così la chiacchierona non potesse fare, lei prende il telefono e prima ancora di scendere dal treno è di nuovo a parlare con qualcun altro! Lui sgrana gli occhi e nemmeno fosse sua moglie esclama “che rottura di c…….”!

1 Luglio e 30 minuti di ritardo: come iniziare bene il mese

Il mio 1 giorno del mese era iniziato bene stamattina. Mi sono svegliata alle 5:25 (stavolta la sveglia l’ho sentita), mi sono preparata e sono andata alla stazione. Ero orgogliosa di me, perchè per questo mese ho fatto l’abbonamento già il 26 giugno, con largo anticipo evitando la fila dell’ultimo giorno del mese.

Parcheggio e mentre mi dirigo verso il treno, ma capisco subito che qualcosa non va. Quando arrivo vicino al treno capisco che non è neanche il caso di salire. Il capotreno sta parlando al telefono e non usa parole incoraggianti. Quel treno non parte.

Stazione di Livorno Centrale - il treno non parte

Il mio treno è frequentato anche da personale delle FS che da Livorno si spostano alla stazione di Firenze per lavoro. Quindi presto si forma una consulta di dipendenti FS che cercano di risolvere la situazione, collegati telefonicamente con non so chi. Sono talmente concentrati, che nessuno si occupa di annunciare a chi è rimasto a bordo treno (e magari si è già addormentato) che quel treno non partità.

Dopo alcuni minuti abbiamo la soluzione! E’ in arrivo un treno da Firenze con destinazione Livorno. Appena arriva, utilizziamo quello per andare a Firenze. Saliamo a bordo. Aria condizionata come se fuori ci fossero già 30 gradi, peccato invece che sono ancora le 6:30 e tutto questo caldo non è!

Si annuncia che il treno 3100 diretto a Firenze SMN partirà tra circa 5 minuti“. Quell’approssimazione mi turba sempre, un brivido corre lungo la schiena. E infatti, dopo cinque minuti l’annuncio si ripete pari pari. Alcuni pendolari si lamentano per la scarsa precisione, se avessero saputo prima dell’entità del ritardo si sarebbero messi in viaggio con la macchina. Il capotreno si giustifica (stizzita) dicendo “io più di così non posso fare”. E forse ha anche ragione.

Comunque, dopo 30 minuti partiamo. Tutto sommato ci è andata bene, abbiamo rischiato grosso. Con 30 minuti di ritardo ed un altro treno in partenza per Firenze 30 minuti più tardi, il rischio soppressione era più che plausibile.

Letto – treno in 10 minuti. E’ record!

In un post di qualche tempo fa avevo parlato dell’importanza della sveglia per un pendolare. Sia chiaro, la sveglia è importante per tutti. Ma per un pendolare può essere di aiuto in diversi momenti della giornata: per alzarsi la mattina, per scendere alla fermata giusta, per non rimanere a bordo del treno che arriva al capolinea, etc.

Questa mattina io e la mia sveglia non ci siamo proprio capite. Ora non so se non ha suonato lei, o se non l’ho sentita io. Sta di fatto che anzichè alzarmi regolarmente come tutte le mattine alle 5:30, mi sono alzata dal letto alle 6 (e solo grazie alla sveglia di mio marito!). Piccolo problema: il mio treno parte alle 6:12!

Scatto in piedi, tolgo il pigiama, corro in bagno, posso fare solo le cose essenziali, prendo i trucchi e li metto in borsa, torno in camera, mi vesto al volo (meno male preparo sempre i vestiti la sera prima!), prendo tre/quattro cose sparse qua e là e le infilo nella borsa. Tutto questo mentre mio marito mi guarda basito. Ancora insonnolito, si fa da parte per lasciarmi girare come una trottola per la nostra piccola casa.

Nella mia testa un solo pensiero: “è tardi, è tardi, è tardi”. Ok si, lo confesso, c’era anche qualche parolaccia qua e là!

Insomma, ho fatto giusto il minimo indispensabile per salvaguardare l’igiene personale ed uscire di casa con dei vestiti addosso. Saluto mio marito dicendo: “ci vediamo stasera, o tra 10 minuti!”. Giù per le scale di corsa, di corsa vado verso la macchina, salgo e parto. Per fortuna a quell’ora non c’è traffico. Chissà se beccherò il semaforo verde.. sì, è verde! Perfetto, proseguo verso la stazione, parcheggio la macchina e via di corsa verso il treno.

Ho dimenticato la cintura dei pantaloni, quindi nel frattempo devo tenere con una mano anche quelli. Ma non importa, posso farcela. Corro verso il sottopassaggio (con tutti i pendolari che dal treno mi guardano) e finalmente salgo in treno!!!

Ce l’ho fatta. Sono le 6:10. Addirittura due minuti di anticipo rispetto all’orario di partenza. Sono soddisfatta di me stessa. Entro nel vagone alla ricerca di un posto. Questa mattina c’è anche un treno diverso dal solito, quindi doppia scarica di adrenalina. Ho un fiatone che è impossibile nascondere. Cerco di fare una camminata sciolta e disinvolta, ma chi voglio ingannare?!

Mi siedo e provo a riprendermi dallo shock. Il treno intanto parte e io cerco qualcosa nella borsa con la quale farmi aria. Ci metterò una ventina di minuti a riprendermi. Piano piano mi rilasso e schiaccio un pisolino. Arrivo alla stazione di Firenze SMN e mi dirigo verso l’ufficio.

Lì posso finire di sistemarmi un pochino, risciacquo di nuovo il viso e mi trucco un po’ per nascondere lo stress. Mi siedo alla scrivania e sono già esausta! Inizia una nuova giornata di lavoro, ma a me sembra di aver fatto già troppo. Meno male che è venerdì!

Vita da pendolare in Brasile

Le prime due settimane di Marzo sono andata a trovare una parte della mia famiglia che vive a San Paolo, in Brasile. Abbandonare per un po’ la vita da pendolare invernale e tuffarsi nel calore dell’estate brasileira non è stato affatto spiacente! Ma la “deformazione professionale” mi ha seguito fino a 9.441 km di distanza (tanto è stato il tragitto percorso in aereo) e non ho potuto fare a meno di chiedermi come sarà la vita da pendolare in città grandi, enormi, come San Paolo.

Vista di San Paolo dall'ultimo piano di un palazzo

Per avere un’idea di quanti grattacieli ci sono in questa città, l’unico modo è sorvolarla in elicottero o più semplicemente affacciarsi ad una delle terrazze panoramiche che ci sono agli ultimi piani dei palazzi. Ce ne sono talmente tanti che in alcuni punti non si vede la linea dell’orizzonte, una montagna, una collinetta.. nulla!

Spostarsi con i mezzi pubblici non deve essere affatto facile. Nelle ore di punta non lo è con nessun mezzo di trasporto. Con la propria auto si rischia di rimanere nel traffico per ore. Autobus e taxi (questi ultimi solo se hanno passeggeri a bordo) hanno generalmente la loro corsia preferenziale che si trova al centro della carreggiata.

Autobus in sosta lungo l'Avenida Paulista

Per questo gli autobus, a differenza di quelli che ci sono in Italia, hanno le porte per la discesa e salita da entrambi i lati. In questo modo, quando transitano nelle grandi Avenide e la banchina è al centro della strada si utilizzeranno le uscite sul lato sinistro dell’autobus, mentre nelle strade più piccole, essendo le banchine sul lato destro della strada, le porte utilizzate saranno le classiche a destra.

Anche a Rio de Janeiro non ho potuto fare a meno di notare come funzionano i mezzi pubblici. Non abbiamo mai preso la metro quindi non posso dire se è efficiente o no. Per ragioni di sopravvivenza invece, ho notato che circolano tanti autobus a velocità pazzesca!

Proprio sotto all’appartamento dove abbiamo alloggiato c’era la fermata di diverse linee di autobus, quindi passavano frequentemente. Per attraversare la strada era una corsa ogni volta. Non oso immaginare il brivido che si ha nel viaggiare a velocità così elevata, soprattutto se hai borse della spesa o bagagli al seguito! Un assaggio? Ho provato a fare un breve video. Non male la frenata alla fermata! Comunque, la vacanza purtroppo si è conclusa. La prima settimana di lavoro dopo il rientro è stata tutto sommato tranquilla.

Il ritorno alla vita da pendolare invece è stato un po’ traumatico: è iniziato con la cancellazione del treno di lunedì pomeriggio e si sta concludendo con la sveglia che mi è stata gentilmente data questa mattina da un ragazzo che arrivati a SMN mi dice “Andiamo, andiamo! Siamo arrivati, è ora di andare a lavorare”.

Anche Il Tirreno si occupa di #pendolaritoscana

Circa un anno fa, sulla scia dei #pendolarilazio, ho iniziato ad utilizzare sul mio profilo Twitter l’hashtag #pendolaritoscana. Mi sembrava un modo utile di raccogliere le notizie su ritardi, disagi o novità per questa singola regione.

Da qualche giorno ho notato con piacere che anche Il Tirreno utilizza l’hasgtag #pendolaritoscana per collezionare i racconti sulla “vostra odissea quotidiana per raggiungere scuola e lavoro”. L’impegno che Il Tirreno prende attraverso il loro liveblog è appunto questo: “Noi porteremo le vostre segnalazioni all’ad di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti”.

L’iniziativa è interessante! Permette ai pendolari di avere un’ulteriore valvola di sfogo e soprattutto, vista la promessa fatta, permette di inviare le proprie lamentele, segnalazioni, suggerimenti a chi più di tutti dovrebbe ascoltarli.

Quindi forza pendolari toscani, segnalate più che potete e vediamo se con l’aiuto de Il Tirreno riusciamo a sistemare e migliorare le nostre linee.