Trenitalia e l’aria condizionata sui treni regionali

Come ogni estate torna d’attualità il tema dell’aria condizionata a bordo dei treni regionali. Non è che noi pendolari vogliamo ad ogni costo essere noiosi e ripetitivi sulla questione, ma a volte sembra che ci siano attori che si divertono a stuzzicarci e allora.. come fare a tacere?

Qualche giorno fa, in occasione della presentazione di uno studio condotto da Trenitalia, il direttore dell’area trasporto regionale, Orazio Iacono, ha annunciato che per quanto riguarda l’aria condizionata sui treni regionali in Toscana, l’obiettivo è arrivare ad una copertura del 90 per cento delle carrozze entro il 16 luglio, rispetto all’85 per cento attuale (fonte: Agenzia di Informazione).

Lui stesso ha dichiarato “Abbiamo potenziato le attività di controllo degli impianti di climatizzazione in maniera preventiva, nelle ore notturne, durante il giorno, mettendo a bordo delle nostre carrozze personale della ditta che esegue i lavori per noi insieme al personale di Trenitalia, quindi intervenendo anche durante la marcia del treno”.

Ieri pomeriggio ho viaggiato a bordo del regionale 3177 da Firenze SMN a Livorno Centrale. Già prima della partenza l’aria condizionata non era in funzione in nessuna delle carrozze. Il personale di cui parla Iacono è effettivamente intervenuto prima della partenza, cercando di far funzionare l’impianto purtroppo senza successo. Per “fortuna” i finestrini del Vivalto erano sbloccati e abbiamo comunque potuto viaggiare con un po’ di aria in circolo, ovviamente caldissima.

Come testimonia questa foto pubblicata su FB da un pendolare che era a bordo dello stesso treno, il display interno alla carrozza segnava una temperatura esterna di 34°C e una temperatura interna di 36°C. TRENTASEI GRADI. Nemmeno dentro una sauna li sopporterei.

Temperatura interna Vivalto - 36 gradi

L’ultima parte del tragitto, da Pisa Centrale a Livorno Centrale, l’ho fatta in piedi, perchè non riuscivo più a stare seduta, tanto era il sudore che avevo addosso (e sia chiaro, copro sempre il sedile del Vivalto con un pareo quando indosso gonne, per evitare che la mia pelle si fonda con la pelle del sedile).

Mi sfogo su Twitter con qualche post, arrivo a destinazione e mi godo la serata in famiglia. Non posso darla sempre vinta al pendolarismo e al cattivo umore!

Questa mattina mi viene segnalato un post di un utente/pendolare che su FB espone il suo più che condivisibile punto di vista sulla questione aria condizionata e condizioni umane di viaggio. Ho deciso quindi di scrivere questo articolo e di riportare qui il contenuto del suo post:

In genere non uso Facebook per qualcosa di serio, ma in questi giorni mi sono veramente scocciato. Se c'è una cosa peggiore del dover affrontare il caldo assurdo è affrontarlo all’interno di un treno, senza aria condizionata, con i finestrini sigillati, talmente pieno da non riuscire a prendere il cellulare dallo zaino senza dover chiedere scusa a quattro persone vicine.
Rimpiango i tempi in cui giravano i vecchi regionali senza aria condizionata ma in cui potevi aprire semplicemente un finestrino per evitare lo svenimento. Cari signori di Trenitalia, ma se non siete in grado di mantenere in efficienza i mezzi con gli abbonamenti salati che vi paghiamo ogni mese, perché non la smettete di costruire treni con aria condizionata, monitor e via dicendo che necessitano di un minimo di manutenzione e non vi rivolgete al mercato indiano? In questo modo, la prossima volta , potrei decidere di restare appeso su di un lato del treno o salire sul tetto. Avrei comunque un’alternativa allo svenimento sicuro.
Dove lavoro ci diciamo che dobbiamo conoscere e comprendere le esigenze e i bisogni dei clienti, aiutarli, provare ad usare quello che vendiamo. Ma il buon Presidente Marco Zanichelli, l’amministratore delegato Vincenzo Soprano, i consiglieri Barbara Morgante, Francesco Rossi, Stefano Savino hanno mai provato ad usare un treno regionale sigillato con aria condizionata rotta ad Agosto? Probabilmente no.. Ecco provateci… ma prima di salire salutate con affetto i vostri cari.
Mi sono più volte detto che sembriamo animali da macello trasportati senza rispetto. Purtroppo mi sbagliavo. Se vi capita date una lettura al regolamento (CE) n. 1/2005 del Consiglio, del 22 dicembre 2004, sulla protezione degli animali durante il trasporto e le operazioni correlate che modifica le direttive64/432/CEE e 93/119/CE e il regolamento (CE) n. 1255/97.
http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=URISERV%3Af83007
Riporto alcuni passi:
“Questo testo disciplina il trasporto degli animali vertebrati vivi all’interno dell’Unione europea (UE), qualora il trasporto sia effettuato in relazione con una attività economica, al fine di non esporre gli animali a lesioni o a sofferenze inutili e assicurare condizioni conformi alle loro esigenze di benessere”, “Le autorità competenti devono organizzare controlli nei momenti chiave del trasporto”, “I veterinari ufficiali devono anche verificare lo stato degli animali e la loro idoneità a proseguire il viaggio”, “Il regolamento prevede un’attrezzatura di migliore qualità nei mezzi di trasporto, in particolare un dispositivo per la regolazione della temperatura (ventilazione meccanica, registrazione della temperatura, sistema d’allarme nella cabina del conducente)”.
C’è anche un proposto sulla “densità di carico di animali”.
Ovvero se un trasportatore di animali vivi applicasse le stesse regole di Trenitalia sarebbe passibile di multe e di un fermo. Buon viaggio a tutti.
‪#‎trenitalia‬ ‪#‎ferrovie‬ ‪#‎fateridere‬ ‪#‎treno‬ ‪#‎ritardo‬ ‪#‎record‬”

Posted by Filippo Turini on Tuesday, July 14, 2015

Chissà se Iacono vorrà prendere spunto da questo interessante post. Domani è il 16 luglio, avremo raggiunto il 90% di copertura sui treni regionali toscani?

PS: ho preso spunto dalle dichiarazioni fatte dal direttore dell’area trasporto regionale per parlare dell’aria condizionata sui regionali in estate, ma è ovvio che quanto detto a proposito della Toscana è valido anche per tutte le altre regioni italiane. E lo stesso discorso potremmo farlo questo inverno a proposito del riscaldamento, ça va sans dire!

Un permesso a lavoro e la “puntualità” di Trenitalia

Avevo pianificato la giornata di ieri nel minimo dettaglio. A causa di una visita di controllo a metà mattinata all’ospedale di Livorno avevo chiesto un permesso a lavoro. Mi sono alzata presto (comunque due ore dopo il solito orario di sveglia, una festa!), ho fatto colazione a casa, ho finito il cambio di stagione nell’armadio e spolverato qua e là. Quando è arrivato il momento, mi sono diretta verso l’ospedale per arrivare puntuale alla mia visita. L’ospedale è stato un po’ meno puntuale, ma poco importa perché avevo calcolato anche un piccolo margine sulla mia tabella di marcia. È andato tutto bene, sono tornata a casa e mi sono preparata il pranzo per poter arrivare puntuale alla stazione e prendere il treno che mi avrebbe portato a Firenze per le 14 in punto, dove avrei potuto lavorare almeno per mezza giornata.

Immaginerete già che le cose non sono andate fino in fondo come le avevo pianificate. Avevo lasciato trapelare qualcosa sui profili social di Vita da Pendolare:

Post FB Vita da Pendolare a Pisa

Quando ho scritto questo post erano le 13:45 ed eravamo ancora alla stazione di Pisa Centrale. Quei 15 minuti di ritardo si sono poi trasformati in 40 minuti di ritardo. La prima causa del ritardo è stata per “attesa personale”. Qualcuno che doveva essere a lavoro non c’era (per mille possibili motivi) e stando alle parole del capotreno questo avrebbe causato 15 minuti di ritardo. Ne erano passati 20 quando è arrivato un secondo annuncio: “il treno è in partenza”. Ok dai, ho pensato, alla fine 20 minuti di ritardo sono ancora gestibili. Illusa…

Sono passati altri venti minuti ed eravamo sempre lì, nel silenzio più assoluto. All’improvviso il povero capotreno è passato correndo per andare verso la carrozza di testa e ho sentito che al telefono parlava di un problema con il blocco delle porte. Un’altra volta?! Ma chi le ha progettate le porte dei Vivalto? Ce n’è sempre una che non si chiude.

Ogni mia speranza di arrivare a lavoro non dico puntuale, ma almeno ad un orario decente era andata definitivamente in frantumi. Non mi rimaneva che chiamare in ufficio e avvisare che ormai non sarei più andata.

Dal momento che un permesso di poche ore si era appena trasformato in un inutile giorno di ferie, ho deciso di non sprecare del tutto la giornata e di fare un giro turistico nella città di Pisa (visto che con un marito livornese, non sono molte le occasioni per andarci!).

Sono uscita dalla stazione, ho percorso viale Italia, attraversato l’Arno e con l’aiuto di Google Maps mi sono diretta verso Piazza dei Miracoli.

Lungarno a Pisa

È stata una bella emozione vedere spuntare la Torre Pendente da una delle vie adiacenti la piazza. Credo sia una di quelle cose a cui non ti abitui mai, come quando abitavo a Roma e mi trovano davanti al Colosseo. Dopo sette anni era sempre un momento di grande stupore.

Piazza dei Miracoli da lontano

Dimenticata la frustrazione della vita da pendolare, mi sono immedesimata nella vita da turista. Fotocamera accesa, ho iniziato a fare lo slalom tra turisti in pose improbabili alla ricerca dello scatto perfetto con la Torre Pendente e venditori di bastoni per i selfie (che vedendomi da sola avevano individuato in me il target perfetto).

Il Battistero e i turisti in posa

Ho cercato di raggiungere il punto migliore da cui osservare la piazza e godere della vista del Duomo e del Battistero.

Il Duomo di Pisa

Peccato per il cielo nuvoloso perché lo spettacolo era veramente bello, con la Torre che spunta dal Duomo come a dire “cucù”!

La Torre Pendente di Pisa

Piazza dei Miracoli a Pisa

Trascorse due ore in giro per la città, mi sono incamminata verso la stazione concedendomi due ultimi scatti davanti la Scuola Normale Superiore e il murale Tuttotondo realizzato da Keith Haring.

Scuola Normale Superiore di Pisa

Tuttomondo di Keith Haring a Pisa

L’arrabbiatura era ormai passata, ho ripreso il treno per Livorno che, non avendo piani da scombinare, è arrivato alla stazione con estrema puntualità.

Fermata straordinaria (e privata)

Da quando è stato modificato il tragitto del regionale 3177 a fine dicembre 2013, questo treno è diventato il mio preferito per il rientro a casa. Veloce, poco affollato, effettua un’unica fermata solo a Pisa Centrale. Tendenzialmente puntuale (tranne martedì e giovedì che ho i minuti contati per andare in palestra).

Da quando lo prendo, ho visto diversi passeggieri in preda al panico già alla fermata di Firenze Rifredi perchè si rendono conto, quando ormai è troppo tardi, che il treno non effettua fermate intermedie, se non a Pisa Centrale. La scusa che ripetono più frequentemente è che “di solito i treni per Livorno fanno tutte le fermate”. La vera causa però è la disattenzione, perché i capotreno annunciano più volte prima della partenza che “questo treno non effettua fermate intermedie”. Solitamente lo dicono anche in inglese.

Ieri è successo un episodio strano che io e altri pendolari molto attenti abbiamo notato. Il treno rallenta all’ingresso della stazione di Empoli e stranamente si ferma. A volte capita, il treno spesso viaggia in anticipo quindi inizialmente non ci ho fatto troppo caso. Poi però ho sentito il segnale acustico di apertura delle porte. Subito ho pensato “eccone un altro che ha sbagliato a prendere il treno, vuole provare a scendere e magari ora fa anche qualche casino con il blocco porte”.

Ma ieri le porte della prima carrozza in testa al treno si sono aperte veramente e lo hanno fatto, in via del tutto straordinaria, per far scendere un dipendente delle ferrovie che aveva sbagliato a prendere il treno.

La conferma mi è arrivata quando un altro pendolare ha pubblicato questo status nel suo profilo FB: “Aggiornamento per i passeggeri del treno delle 17 da Santa Maria Novella per Livorno Centrale. Il treno si è fermato a Empoli (fermata non prevista) per far scendere un dipendente delle ferrovie dello stato che aveva preso il treno credendo che fermasse a Firenze rifredi. La cosa comica, oltre al dipendente delle ferrovie che sbaglia treno, è che ora va a 2000 per recuperare il ritardo.”

Ed è andata esattamente così. Lui ha sbagliato treno, abbiamo perso qualche minuto per farlo scendere dove non avrebbe dovuto e poi abbiamo continuato a gran velocità per recuperare il ritardo. Che poi quando succedono queste cose, che si deve pensare? Meno male che almeno hanno recuperato il ritardo? Se hanno fatto scendere lui potrebbero far scendere tutti i passeggieri che sbagliano? Almeno ai passeggieri che sbagliano potrebbero evitare la multa?

Non lo so, io preferirei non interrogarmi su episodi del genere perchè semplicemente, in un paese normale, non dovrebbero verificarsi.

Il ritardo variabile

Il ritardo di un treno dovrebbe essere per definizione variabile, perché rappresenta un imprevisto, qualcosa che al momento della stesura degli orari delle corse non era stato ovviamente calcolato. Con Trenitalia si possono riscontrare due anomalie in questo senso.

La prima è che il ritardo da variabile diventa costante, ovvero ci sono treni che ormai partono o arrivano costantemente con alcuni minuti di ritardo. La seconda anomalia è relativa al fatto che il ritardo, in quanto variabile, a volte diventa ancora più variabile. Provo a spiegarmi con un esempio.

Ieri il mio regionale veloce 3177 da Firenze SMN a Livorno Centrale parte con 10 minuti di ritardo. Prima della partenza non vengono fatti annunci a bordo, ma per fortuna riusciamo a sentire l’annuncio in stazione relativo non solo ai 10 minuti di ritardo, ma anche a delle fermate straordinarie che il treno farà (è quindi probabile che arriveremo a Livorno con un ritardo ancora più elevato).

Il treno parte, fa le sue fermate aggiuntive e continua ad accumulare ritardo. A bordo treno tutto tace. In prossimità di Pisa Centrale (dopo un’ora di viaggio!), si vede finalmente il controllore che passa a controllare biglietti e abbonamenti. Una ragazza chiede informazioni e scopre di aver perso la coincidenza per La Spezia.

A quel punto il controllore deve aver capito che un annuncio a bordo poteva essere di aiuto ai passeggeri, quindi prende coraggio e ci informa delle coincidenze che sarà possibile prendere al nostro arrivo a Pisa Centrale. Dei minuti di ritardo però meglio non parlarne.

Il ritardo variabile

Guardo l’orologio, faccio due conti e come previsto avevamo superato i 10 minuti di ritardo iniziale. All’arrivo a Livorno Centrale, guardo il display e leggo un ritardo di 10 minuti.

La matematica non mente però e come è possibile vedere dalla foto se l’arrivo era previsto alle 18:08 e al momento dello scatto erano le 18:25 allora vuol dire che i minuti di ritardo erano 17.

Quando affermo che il ritardo è a volte doppiamente variabile intendo esattamente questo. Non solo è variabile rispetto all’orario di arrivo del treno, ma è variabile anche a seconda dei punti di vista: per il controllore non esiste, per Trenitalia è di 10 minuti, per la matematica è di 17 minuti.

Dopo anni di pendolarismo, trovo questa gestione dei ritardi e soprattutto della comunicazione in merito ai ritardi fortemente irrispettosa dei passeggeri che pagano per avere in cambio un servizio efficiente.

La prossima volta che vado in biglietteria provo anche io ad applicare la stessa creatività anche al pagamento del mio abbonamento: devo pagare 109€, mi scuso per il disagio e ti dico che purtroppo ne pago 99 quando il realtà ne pago 92. Dite che accetteranno?

“Trenitalia si scusa per il disagio…”

Qualche giorno fa su Twitter mi è stata segnalata la presentazione del libro “Trenitalia si scusa per il disagio…“:

Il libro è stato scritto dall’attore Gaetano Gennai e presentato mercoledì 11 giugno dal consigliere regionale Eugenio Giani nella sede del consiglio regionale toscano. Purtroppo per ragioni di lavoro non sono potuta andare alla presentazione, ma in questo articolo di Toscana Media News potete trovare le interviste ai protagonisti e la foto gallery dell’evento.

Il libro racconta le avventure/disavventure dei pendolari toscani presentate in chiave ironica. Non ho ancora letto il libro ma sono davvero curiosa di leggere quali episodi sono riportati, perché sono sicura che alcuni li avrò vissuti in prima persona. E sono sicura anche che nonostante il libro sia circoscritto al territorio toscano, sarà divertente leggerlo anche per i pendolari di altre regioni. Alla fine, siamo tutti sulla stessa barca!

Se siete curiosi di leggerlo, il libro è distribuito nelle edicole di cento stazioni d’Italia. Appena lo avrò trovato e letto vi aggiornerò!

Il treno “Jazz”

Sono passati due mesi da quando Trenitalia ha annunciato un nuovo modello di treno per il trasporto pendolare: Jazz. Sì, questo è il suo nome. E’ stato scelto grazie ad un sondaggio che Trenitalia ha lanciato sul suo sito lo scorso 17 Marzo.

Le alternative tra cui scegliere erano tre, ognuna rappresentante una specifica filosofia (ve le cito dal sito di Trenitalia):

Arcobaleno: racchiude i concetti di ecosostenibilità e armonia guardando al futuro e proponendo un servizio di trasporto ecosostenibile.
Jazz: la musica linguaggio universale che tocca gli animi e aiuta a comunicare valori connessi al dinamismo, alla positività, al movimento.
Soffio: evoca la sensazione di un viaggio comodo, confortevole e leggero.

Rivista La Freccia - Un Jazz dedicato ai pendolari

Il sondaggio si è chiuso il 24 Marzo e la filosofia vincente è stata appunto “Jazz”!

Immagino che i pendolari avrebbero preferito esprimersi su altre variabili, decisamente più importanti per loro, come puntualità e pulizia ma capisco che un sondaggio su questi temi avrebbe dato un esito abbastanza scontato.

La notizia ha avuto grande spazio anche nella rivista mensile “La freccia” (che mi è capitato di leggere mentre tornavo dal raduno pendolare bolognese).

Nuovo treno Jazz

Erano stati commissionati 70 elettrotreni che sarebbero stati consegnati per prime alle regioni di Marche e Umbria. Ieri una mia amica ha pubblicato sul suo profilo FB una foto scattata all’interno del treno Jazz. Dunque, esistono e sono già su rotaie!

Nello specifico, il treno viaggiava nella tratta Orte – Perugia. Il suo commento mi sembrava molto positivo: “Wow! Sto invecchiando non avevo mai preso un treno così……”. Del resto, se non era positivo ora che questi treni sono nuovissimi…

Sul sito di Trenitalia sono stati annunciati nuovi treni (Vivalto) anche per altre regioni italiane.. in Toscana sulla mia tratta non ho notato ancora alcun cambiamento. Ma attendiamo fiduciosi.

Se dalle vostre parti notate qualcosa.. fatecelo sapere!

Torino, guasto al treno: i passeggeri scavalcano

Torino, guasto al treno: i passeggeri scavalcano

Riporto testualmente la notizia trovata su Repubblica.it:

«Trenitalia annulla senza motivo e senza avviso due treni nella provincia di Torino. Un nostro lettore ci racconta con un video, cosa è avvenuto in seguito al guasto: “Stipati come ovini, siamo finalmente arrivati alla stazione di Alpignano. Lì, qualche genio piuttusto incompreso, ha deciso di far scendere l’enorme massa di persone sulla piattaforma ancora in costruzione e soprattutto sprovvista di uscite. Per andarsene, la gente ha dovuto arrangiarsi da sola“.»

Non credo ci sia bisogno di aggiungere molto altro!

Pensavo che andasse tutto bene con Trenitalia

Pensavo che andasse tutto bene con Trenitalia

Prima di rimettermi a lavoro, faccio un giro su Facebook e mi imbatto in questo post di un ex collega:

Post Trenitalia

Che ragazzo ottiimista! La mia risposta (ironica!) è stata: “Ciao Paolo. Vedo che non segui il blog www.vitadapendolare.it altrimenti sapresti che con Trenitalia non va mai tutto bene. Cordialmente, Ilaria”.

Come suggerisce la saggezza popolare: a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina!

Incorreggibili!

“Il lupo perde il pelo, ma non il vizio”. Non c’è niente da fare, la saggezza popolare ha sempre ragione! Trenitalia potrà anche rifare i treni, puntare sull’alta velocità, intitolare freccie a Mennea, ma il brutto vizio di non avvisare i viaggiatori sul perchè un treno fermo alla stazione non parte e accumula ritardo non se lo toglierà mai.

Ieri mattina il treno è partito con 25 minuti di ritardo, ma solo dopo un quarto d’ora il capotreno (una donna, molto garbata) ha annunciato che saremmo partiti in ritardo a causa di un problema con il blocco delle porte. Dieci minuti dopo riusciamo a partire da Livorno per arrivare a Firenze S.M.N. senza recuperare il ritardo.

Pensavo di aver dato per la giornata di ieri ed invece il meglio doveva ancora venire. Salgo sul regionale 11727 delle 17:28 con un po’ di anticipo. Aspetto la partenza, ma nulla. Iniziamo ad accumulare ritardo. Dopo diversi minuti, mi spazientisco e chiedo su Twitter all’account fsnews_it se si toglieranno mai questo vizio di non avvisare i viaggiatori. Loro cosa mi rispondono?

Scusate ma la risposta acida m’è proprio venuta dal cuore! Ma che discorso è? Dovrebbero sapere che quello è un treno sempre molto affollato.. E io dovrei alzarmi e andare a cercare lui? Non scherziamo! Il capotreno comunque ad un certo punto si manifesta, per dire che i passeggeri diretti a Pisa possono prendere il treno delle 17:53 in partenza dal binario 1. Un esodo di massa.

Tutti che scendono per andare a prendere l’altro treno. Ma il genio del capotreno cosa fa? Scende dal treno e dice che il nostro sarebbe partito a breve. Per cui via, tutti risalgono in preda al nervosismo isterico!

Morale della favola? Treno partito con mezz’ora di ritardo, lo stesso con cui arriverà a Livorno. Il capotreno non si fa vedere per tutto il viaggio. Non annuncia il ritardo con cui viaggiamo, nè annuncia via via le fermate, lasciamo i viaggiatori occasionali nel dubbio costante su quale sia la fermata a cui devono scendere. In serata mi arriva da Twitter l’unica spiegazione possibile a tutto cio:

PS: ringrazio le persone che nel tragitto mi hanno tenuto compagnia tramite Twitter!