La Giornata della Memoria

I pendolari parlano spesso dei treni. Il pendolarismo scandisce così tanto la nostra vita che ad ogni occasione ci ritroviamo a parlare di “quello che mi è successo l’altro giorno nel treno”, del “ritardo in palestra per colpa del treno” e di tante altre situazioni di disagio ma anche divertenti.

C’è stato però un periodo in cui il treno non rappresentava il mezzo con cui andavamo a lavoro o a studiare, non era un mezzo che ci conduceva alla nostra emancipazione, ma era un mezzo che ci conduceva alla morte.

Oggi è la Giornata della Memoria. Come ogni anno ci impegniamo a non dimenticare, durante questo giorno ma (si spera) anche durante il resto dell’anno.

Sarta – pendolare in treno

Sono quasi le sei del mattino, sto per uscire di casa per andare alla stazione. Oggi trasferta di lavoro ad Arezzo. Sono quasi pronta, manca indossare la giacca e ci siamo. Infilo le maniche, sistemo il colletto e tin… Il bottone, l’unico bottone della giacca cade a terra. Capita sempre così, quando non deve capitare!

Sarta - pendolare in treno

Elaboro velocemente un piano di azione, valutando due alternative principali: 1) mi cambio. Impossibile, manca il tempo materiale per pensare (a quell’ora del mattino) ad un nuovo outfit. 2) prendo ago e filo e mi trasformo in sarta – pendolare in treno. Ho scelto la seconda.

Salita in treno tiro fuori dalla borsa il mio kit e inizio a sistemare il bottone. Per un momento mi sono trasformata in uno dei tanti personaggi strani di cui racconto ogni tanto!

Soprattutto perchè devo confessarlo.. la mia abilità nel riattaccare il bottone non è proprio il massimo. In ogni caso, ha retto fino a fine giornata. Anzi, è ancora lì!

Missione compiuta.

“Mai dimenticherò quella notte”

Oggi 27 Gennaio è la giornata della memoria. Come ogni anno, dal 2001, in questo giorno si ricordano le vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, della Shoah e di tutti coloro che, a rischio della propria vita, hanno protetto i perseguitati.

In queste giornate è impossibile non far riaffiorare alla mente le immagini terrificanti di quegli anni, di quei treni carichi di deportati, di quei campi pieni di sofferenza e odio.

Per ricordare le vittime che si commemorano in questa giornata ho scelto di usare le parole che Elie Wiesel ha usato nel suo libro “La notte” per raccontare la sua prima notte nel campo di concetramento di Auschwitz:

« Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai. »

Mai dimenticare. Che sia di monito per ognuno di noi.

Nonni viaggiatori in treno

Oggi 2 Ottobre si celebra la festa dei nonni. Non voglio parlare qui di quanto siano prezioni i nonni. Mi limiterò a raccontare un episodio a cui ho assistito quest’estate in treno.

Tornavo dal lavoro, di fronte a me c’era una coppia di una certa età, si vedeva che non erano più giovani ma erano sicuramente giovanili. Jeans, camicia, zainetto e valigia. A guardarli facevano simpatia!

Ad un certo punto squilla il telefono del nonno, l’uomo tutto di un pezzo si scioglie quando sente la voce del nipote: “Amore di nonno, dimmi dimmi, di’ a nonno”. Che tenero! Il nipote però doveva gradire di più la nonna perchè ad un certo punto il nonno, con voce delusa, ha detto: “Ah, ti passo nonna?”.

Con rammarico passa il telefono alla moglie che inizia a parlare con il nipote: “Arriviamo a Pisa tra poco, ci vieni a prendere?”. Termina la conversazione e la nonna fa il resoconto. Avevano parlato del loro arrivo e di come sarebbero andati dalla stazione a casa del nipotino. Tutte le informazioni che la nonna ha dato, le sapeva anche il nonno, quindi lui la guardava con l’aria di chi pensa “ma non poteva chiederle a me queste cose?”.

E’ stata una scena simpatica, nella quale ho rivisto i miei nonni paterni. Ogni volta che figli o nipoti li chiamavano al telefono parlavano prima con il nonno (seduto in poltrona vicino al telefono), gli chiedevano come stava e poi dicevano: “Passami mamma/nonna”. Lui si infastidiva da morire: “Ma perchè dovete parlare sempre con lei?”. Si infastidiva ancora di più quando gli dicevamo che il suo udito non proprio al top rendeva le conversazioni al telefono con lui un vero calvario!

Il treno artistico – più o meno!

Treno artistico

Questa mattina il treno delle 6:12 da Livorno per Firenze non era il solito e rassicurante Vivalto. Fermo al binario 2 ho trovato un treno regionale di cui non conosco l’esatto nome. Non era di quelli super vecchi, ma era comunque malconcio.

La maggior parte delle carrozze erano completamente ricoperte di “murales”, finestrini compresi. Infatti la mia vista dall’interno era una bellissima macchia verde militare che lasciava intravedere solo una piccola parte del paesaggio all’esterno.

In compenso, lo schienale del sedile di fronte a me non so che tipo di trattamento avesse subito.. Difficile immaginare come possa essere stato deformato così! Certo, in questi casi è difficile prendersela con Trenitalia..

Il Musée d’Orsay in treno

Il Musée d’Orsay in treno

Da oggi 18 giugno, un treno decorato per evocare il museo d’Orsay viene fatto circolare sulla linea J in Francia. Gestita dalla STIF e SNCF la linea collega Paris-Saint-Lazare e Vernon Gisors. Sarà quindi possibile attraversare molti luoghi, tra cui quelli ispirati agli impressionisti Monet, Seurat e Pissarro.

Il Musée d’Orsay invita tutti a bordo per un viaggio nel tempo e nello spazio!

Certo che… la vita da pendolare avrebbe tutto un altro sapore su un treno così…

Suona il blues del pendolare

Suona il blues del pendolare

Ieri mi sono finalmente lanciata nel mondo di Spotify. Visto che non scarico musica gratis perché “mi fa un po’ fatica” ho deciso di crearmi un account, provarlo grautitamente per poche ore e passare subito alla versione a pagamento, la più alta da 9,90€ al mese. Non sia mai dovessi risparmiare qualche euro!

Ho subito scaricato l’app nel mio ipad e durante il viaggio del ritorno ho iniziato ad ascoltare musica e a navigare il sito per avere qualche info in più sulla soluzione che avevo da poco acquistato.

Mentre scorro la home page arrivo alla sezione “Crea la tua libreria” e la prima playlist che viene presentata si chiama “Suona il blues del pendolare“. Mi sono quasi sentita lusingata, come se l’avessero fatta per me! 😉

Questa mattina la sto ascoltando mentre scrivo ed è gradevole.. Certo se si guarda qual è il significato della parola “Blues” non mi sorprende che sia stato scelto proprio questo genere per i pendolari!

Su Wikipedia trovo: “Blues deriva dall’espressione “to have the blue devils” (letteralmente: avere i diavoli blu) col significato di “essere triste” e per questo motivo, nella lingua inglese il colore blu viene comunemente associato alla sofferenza, alla tristezza e all’infelicità”.

Pendolari su l’Espresso

L'Espresso - Vite da pendolariL’Espresso della scorsa settimana ha dedicato la copertina e l’articolo in primo piano ai pendolari. Anche se non sono un “habitué” di questo settimanale, non ho saputo resistere e l’ho comprato appositamente per leggere l’articolo.

Inizia con questa frase: “Corriamo a cento all’ora sulla pelle di un malato“. Già questo basta a capire quali sono le condizioni che generalmente caratterizzano il pendolarismo. Il giornalista Fabrizio Gatti si concentra principalmente sul pendolarismo settimanale, cioè quello che fanno i lavoratori fuori sede, che approfittano del weekend per tornare alla loro terra di origine.

Lo scenario in questo caso è chiaro: l’autobus conviene quasi sempre rispetto al treno, sia in termini di tempo sia, soprattutto, in termini economici. La linea ferroviaria si presenta spesso frammentata, richiedendo ai malcapitati di fare più cambi prima di arrivare a destinazione. L’autobus, per lo più fornito da compagnie private, viaggia soprattutto di notte, permetendo quindi di non passare l’intero weekend in viaggio.

A proposito del pendolarismo quotidiano i numeri sono impressionanti. 14 milioni di pendolari in Italia, di cui solo 3 milioni sono i “più fortunati” che viaggiano in treno. Il resto è costretto a viaggiare in auto, con costi e livelli di stress notevolmente più alti.

Il dato sconfortante è che nonostante il numero di pendolari sia in continua crescita (nell’articolo si parla di un +20% negli ultimi cinque anni), gli investimenti nelle ferrovie regionali sono in leggera controtendenza. Cito testualmente: “da 2 miliardi e 250 milioni di euro nel 2009 siamo scesi a 1 miliardo e 662 milioni dell’ultimo anno, 590 milioni sfumati“.

Il risultato è che “La realtà è fatta di disservizi e ritardi che condannano l’Italia a muoversi con una velocità media di 36 chilometri all’ora, mentre il resto d’Europa viaggia a 50“. Purtroppo niente di nuovo per noi pendolari che tutti i giorni viviamo sulla nostra pelle questi disagi.

Facendo un bilancio personale, devo ribadire ancora una volta di essere fortunata. I treni che prendo io sono tendenzialemnte puliti, a volte non troppo sovraffollati e abbastanza in orario. Mentre leggevo l’articolo ieri il Vivalto indicava una velocità di 138 km/h. Un privilegio! Anche se non parliamo certo di velocità media.

Sulla mia stessa linea però, basta ritardare tutto di un’ora e si piomba nell’inferno. Pendolari costretti a viaggiare in piedi, in treni non proprio pulitissimi e profumati e ritardi molto più consistenti. Chissà dove verrà impiegato il 20% in più che ci fanno pagare sul costo dell’abbonamento…

Elefante spaziale alla stazione

Come tutti i giorni, ieri esco dal lavoro e mi incammino verso la stazione di Firenze Santa Maria Novella. Attraverso la strada e la mia attenzione viene catturata dalla scultura di un elefante gigante. Immagino che sia un’opera d’arte ma non trovo nessuna targhetta che mi possa aiutare a capire chi sia l’artista.

Nel dubbio, faccio una foto che provo a postare la foto su Twitter e Instagram per vedere se qualcuno sa darmi una risposta ma nulla.

elefante spaziale alla stazione

Questa mattina ho fatto una piccola ricerca in rete e ho scoperto che l’opera è di Salvador Dalì e si chiama “Elefante Spaziale”. E’ una scultura in bronzo alta otto metri, realizzata nel 1980.

Non è l’unica che si può trovare in questi giorni a Firenze, infatti anche a Piazza dell’Accademia è esposta un’altra opera dal titolo “Piano Surrealista”: un pianoforte a coda costituito da gambe di legno che si trasformano in seducenti gambe femminili. Sopra al piano c’è un’elegante figura alata.

Per chi fosse interessato, fino al 25 Maggio a Palazzo Medici Ricciardi è possibile visitare l’esposizione dedicata a Dalì “The Dalì Universe”, composta da 100 opere. Ecco gli orari: tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00. Per quanto riguarda i biglietti: intero € 10,00; ridotto € 9,00 – 8,00. Sul sito Te la do io Firenze è possibile trovare qualche dettaglio in più!

Buon divertimento!

Viaggio con il trenonatura

Segnalo questo interessante articolo pubblicato dal blog Viaggio in treno… purtroppo dove si parla dell’iniziativa Viaggio con il trenonatura.

Viaggio con il trenonatura

Il programma sembra davvero molto interessante e ci sono eventi programmati fino a Dicembre 2013. C’è solo l’imbarazzo della scelta!