Chi ascolta?

Sono qui accanto a me, quattro donne “di una certa età” di ritorno da Firenze verso Campiglia. Di quelle con i capelli sempre sistemati, una giacca o una sciarpa a coprire le spalle e un grande affiatamento. Per ingannare il tempo parlano del più e del meno.

Spaziano da un argomento all’altro: le vacanze al mare, le donne di ora e quelle di una volta, le donne per bene, la caldaia che si è rotta, la politica, le prossime elezioni e il voto al meno peggio, l’IVA.

Lo fanno manifestando una caratteristica tipica delle donne: parlano tutte insieme! Siamo oneste, è così. Lo facciamo spesso, lo facciamo tutte!

La vera dote in realtà non sta tanto nel parlare tutte insieme, ma nel riuscire comunque a seguire il discorso! Essendo “di una certa età” vanno alla grande, l’esperienza è dalla loro parte e quindi non perdono un colpo. Io le ammiro e cerco di imparare!

Meditate che questo è stato

Il 27 gennaio 1945 il campo di concentramento di Auschwitz fu liberato dai sovietici. A partire dal 2001, ogni anno in quella data ricordiamo le vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, della Shoah e coloro che, a rischio della propria vita, hanno protetto i perseguitati. Li commemoriamo in Italia come in altri paesi.

Essendo questo un blog che parla di treni e di pendolari, mi piace ricordare qui l’iniziativa che ha coinvolto alcune scuole superiori della Toscana. Alle 12:30 di oggi é infatti partito da Firenze Il treno della Memoria, diretto in Polonia. Sarà un’esperienza molto forte e formativa.

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Per una volta possiamo parlare di treni senza polemizzare o ironizzare. Perché in fondo, oggi prendere il treno significa essere liberi, liberi di andare a lavoro, liberi di viaggiare.

È difficile trattare argomenti di questa importanza, per cui mi limiterò solo a ricordare le parole di qualcuno che ha vissuto in prima persona quell’orrore, che a volte tendiamo a dimenticare:

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no

Considerate se questa è una donna
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno

Meditate che questo è stato
Vi comando queste parole
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via

Coricandovi alzandovi
Ripetetele ai vostri figli
O vi si sfaccia la casa
La malattia vi impedisca
I vostri cari torcano il viso da voi.

Primo Levi, Se questo è un uomo

Ansia da pendolare

Mi rendo conto sempre più spesso che la vita da pendolare porta a sviluppare una serie di ansie inconscie. Lo realizzo ora, il treno sta partendo e avverto un senso di allarme che mi spinge a chiedermi “oddio, ho preso quello giusto? ho dimenticato qualcosa in ufficio?”. Razionalmente non ho motivo di farmi queste domande perché ho controllato da quale binario sarebbe partito il treno e ho sistemato tutto quello che ho con me (per lasciare libero il posto qui accanto!).

Eppure mi sono allarmata. Non è la prima volta che mi capita di preoccuparmi per cose che non sono razionali. Un episodio che mi capita spesso è svegliarmi di soprassalto mentre la mattina dormo in treno con il pensiero “ecco non mi sono svegliata e ho perso il treno!”. E invece sono già lì da diversi minuti caduta in un sonno profondo.

Per quanto irrazionali possano sembrare queste ansie derivano sicuramente da qualcosa di più razionale, come il disagio di perdere il treno o quello di dimenticare un oggetto (a bordo del treno o a casa).

Da quando devo portare gli occhiali da vista, improvvisamente mi chiedo “li ho lasciati a casa?” e invece li porto senza percepirne il peso sul mio naso! Bè ad onor del vero una volta li ho dimenticati davvero per cui la domanda è legittima. Per fortuna quella volta il treno era in ritardo e mio marito e riuscito a portarmeli in tempo!

Comunque in cinque (anche sei) anni di Psicologia non mi è mai capitato di studiare nulla del genere. Secondo me dovrebbero considerare una sindrome del pendolare o qualcosa di simile, che si manifesta con i sintomi che ho appena descritto. O forse, molto più semplicemente.. dovrei farmi vedere da uno bravo! 😉

Pendolari alla prima fermata

Quando penso ai pendolari alla prima fermata, penso a tutte quelle persone che anziché prendere il treno al capolinea, lo prendono alla prima fermata che farà il treno. Ad esempio, io salgo a Firenze S.M.N. mentre i pendolari della prima fermata salgono a Firenze Rifredi.

Potrebbe sembrare una piccola differenza, in fondo si prende solo il treno in una zona diversa della stessa città. Eppure il livello di stress a cui si può essere sottoposti cambia e a volte anche di molto. Si, perché puntualmente chi sale alla prima fermata deve fare i conti con borse, zaini, sciarpe, giacche e quant’altro i pendolari del capolinea lasciano nel sedile accanto a sé.

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Il dilemma è sempre quello: il posto sarò occupato veramente o più semplicemente il sedile è diventato un “guardaroba da viaggio”? Se provo ad immedesimarmi penso che debba essere davvero seccante tutte le volte salire in treno, trovare un posto libero (forse) e chiedere se è veramente libero. Sono sicura che prima o poi a qualcuno glielo direi: “ma scusa, è evidente che questo treno si riempirà e anche molto in fretta, perché mi fai creare l’ingorgo in corridoio e non liberi subito il posto?”. Domanda legittima. A conferma della mia solidarietà, lascio sempre libero il posto accanto a me.

Il rituale peggiore però si verifica quando il pendolare alla prima fermata si imbatte nel viaggiatore occasionale che lascia il proprio bagaglio sopra un sedile, perché, diciamolo, il Vivalto non è un treno ideato per i bagagli. Lì ho visto scatenarsi quasi delle risse al grido di “io ho pagato e ho il diritto di sedermi, la valigia la metta dove vuole!”.

Eh si, bei momenti.. Perché poi la storia è sempre quella: ma chi li fa questi treni?

Trenitalia è sul pezzo

Stamattina volevo controllare la situazione maltempo/circolazione treni, sono andata sul sito fsnews.it e ho trovato info aggiornate alle 18:30 di ieri:

Maltempo sul sito fsnews.it

Quando si dice essere sul pezzo! 😉

Ruzzle mania

Insomma ormai non si fa che parlare di altro, o meglio non si fa che giocare ad altro! Ho provato a resistere alla tentazione di scaricare questo gioco, ma alla fine ho ceduto. Consiste nel trovare quante più parole possibili dato un certo insieme di lettere. La cosa più coinvolgente è che puoi lanciare sfide ai tuoi amici, giocare e allo stesso tempo chattare con loro.

Ruzzle-app

Questa interazione tra gli avversari credo che sia la sua vera forza. Per chi è pendolare, questo gioco aiuta sicuramente a passare il tempo in treno. Lo sa bene un mio collega che ieri ha postato questo messaggio su Facebook:

post fb ruzzle

Già, forse è il caso di smettere! 😉

Chiamalo sonno!

In questo secondo lunedì lavorativo del 2013, dopo il mio viaggetto di un’ora e venti minuti in treno, mi sono svegliata e stupida per la profondità del sonnellino appena fatto. Davvero, avevo dormito come se fossi stata a casa nel mio letto.

Quando riesco a dormire così provo innanzitutto grande soddisfazione. Il secondo pensiero che mi assale però è: avrò russato? avrò dormito con la bocca spalancata? prodotto versi strani? parlato nel sonno? A volte al mio risveglio qualche passeggero mi guarda mentre mi preparo per scendere e questo mi fa sempre venire grossi dubbi.

Ciliegina sulla torna, arrivo in ufficio e trovo questa gallery sul sito di Repubblica. Fa riferimento ad un account su Twitter (Sleepy Commuters) al quale ognuno può inviare foto di pendolari addormentati nelle posizioni più strane e buffe nei vari mezzi di trasposto.

Pubblico qui la foto che preferisco giusto per darvi un piccolo assaggio, con il timore che prima o poi qualcuno invierà una mia foto a Sleepy Commuters!

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Qui trovate la gallery completa. Buon divertimento!

Pitti Uomo alla stazione

In questi giorni a Firenze si sta svolgendo Pitti Immagine Uomo e lavorando accanto alla Fortezza da Basso e vicino al centro della città non è difficile capire che l’evento è in corso!

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Con una collega ieri abbiamo fatto una piacevole passeggiata in centro che ci ha permesso di ammirare modelle, ma soprattutto modelli in libera uscita. Un piccolo piacere per gli occhi! 😉

Anche alla stazione di Santa Maria Novella si respira aria di moda. Non tanto alla mattina, perché quando arrivo alle 7:30 i personaggi super fashion e glam forse sono ancora a letto o magari si stanno preparando a dovere per affrontare la giornata con il giusto look.

Ma quando nel pomeriggio torno alla stazione per il treno del ritorno, i “fashionistas” sono fuori in tutto il loro splendore. Tutti in attesa della freccia di turno che li riporti nelle proprie città. Anche perché, non sarebbe cool prendere un regionale pieno di pendolari!

Le donne esibiscono tacchi vertiginosi, abitini strizzati in vita e super borse da giorno che sono più grandi di loro. Ma in queste occasioni sono gli uomini a dare il meglio di sé con scarpe, calze, pantaloni e via dicendo super particolari, che difficilmente siamo abituati a vedere in giro ma non per questo meno apprezzabili!

In questa galleria di Te la do io Firenze, un piccolo assaggio di cosa potreste trovare passeggiando per Firenze in questi giorni! Enjoy! 😉

Stress da rientro

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Già, le vacanze di Natale sono già passate e sembrano ormai un lontano ricordo. Chi prima e chi dopo, siamo tutti rientrati a lavoro e noi pendolari abbiamo ripreso il via vai di tutti i giorni. Il rientro in ufficio è stato duro, tanti gli sbadigli e i pensieri alle belle giornate passate lontano da scrivanie e treni!

In compenso però è stato rassicurante ritrovare la solita routine, treno gelido con riscaldamento che fa uscire aria fredda e che ti fa scendere con il naso congelato, i soliti 5/6 minuti di ritardo fisiologico e qualche amabile pendolare che di prima mattina è già pronto a raccontare tutta la sua vita all’amico pendolare che vede tutti i giorni.

Eh.. sono le piccole soddisfazioni del pendolarismo! Scherzi a parte, auguro a tutti i pendolari un 2013 pieno di soddisfazioni e puntualità! 😉

Ritardo imprecisato

Sembrava un normale rientro in treno come tanti altri e invece no, ad Empoli arriva la notizia di un ritardo “imprecisato” causa investimento da parte del treno precedente. Imprecisato non me l’avevano detto mai! Poteva essere questione di minuti o di ore.. più probabilmente di ore. Questa volta non ci si può arrabbiare con Trenitalia, un investimento è un investimento. Non è che il treno se lo va a cercare.

Il capotreno è particolarmente competente e gentile. Ci tiene informati, ci dice che siamo in attesa che il magistrato faccia il suo lavoro e che appena ha novità ce le comunica. Ottimo, molto professionale. A quel punto partono le telefonate, le prime più composte, le ultime un po’ meno. Perché in fondo in tutti era scattata la convinzione che si trattasse di un suicidio e pian piano, telefonata dopo telefonata, è emerso il vero pensiero che serpeggiava nella mente di tutti: “ma questo (sì, perché era scontato che fosse un uomo) proprio oggi si doveva buttare sulle rotaie, non poteva aspettare il treno dopo? Non poteva aspettare che passasse Natale?”.

La gente inizia a scendere dal treno, chi per telefonare, chi per fumare e chi per prendersi qualcosa da mangiare. I tempi si preannunciano lunghi, meglio portarsi avanti con la cena. Purtroppo siamo fermi alla stazione di Empoli dove il segnale del telefono non è proprio il massimo e quindi non riesco a recuperare alcuna informazione su quello che sta succedendo. Ho provato a collegarmi a fsnews.it (illusa, lo so!) e a Twitter, molto più tempestivo in queste situazioni. Ma nulla, non riuscivo a caricare mezza pagina.

Dopo un’ora e mezzo ripartiamo, ci fermiamo a far salire nella piccola stazione di Montelupo per far salire le persone rimaste a piedi del treno precedente. Manco a dirlo si scatena il panico perché il treno era già abbastanza pieno. Comunque con calma e sangue freddo proseguiamo il tragitto. Ribadisco l’ottimo lavoro del capotreno che ha dato tutte le informazioni per le coincidenze alle stazioni di Pisa e Livorno, insomma ottimo lavoro.

Pitti Uomo alla stazione

Arrivo a Livorno con un ora e quarantacinque minuti di ritardo. Mi collego al sito del Tirreno e purtroppo scopro l’amara verità. Lo era già senza troppi dettagli, ma quando sai che si tratta di una giovane ragazza di 25 anni.. come dicono da queste parti “da noia”.