Gioie del pendolarismo in auto: cantare a squarciagola

Alla guida di lunedì mattina pensavo fra me e me “certo in questo periodo, prendendo il treno solo una volta a settimana non avrò molte occasioni per raccontare episodi divertenti vissuti in treno..” (il primo vero pensiero era “ca**o, sono in ritardo!”)

Non faccio in tempo a pensarlo che dalla radio partono le note di Summer of 69 di Brian Adams. Avete presente quell’inizio di batteria/chitarra elettrica? Boom! Improvvisamente sono passata dalla modalità zombie che guida alla modalità carpool karaoke (peccato fossi sola)!

Alzo il volume ed inizio a cantare a squarciagola, sfoggiando la mia migliore pronuncia inglese e la mia peggiore intonazione. Mi chiedo cosa penserà l’automobilista dietro di me, vedendomi scatenare dallo specchietto retrovisore.

Ed improvvisamente penso che in treno non avrei mai potuto farlo (anche se vi sfido ad ascoltare questa canzone in treno e a restare impassibili) e che forse in questi mesi avrò qualcosa da raccontare anche sul pendolarismo in auto!

Una pendolare, due mezzi di trasporto

È una delle grandi novità del mio rientro a lavoro. Il treno non mi bastava più e allora ho trovato il modo di pendolare un po’ anche in auto! Per tutto il periodo “dell’allattamento”, in cui il mio orario di lavoro è ridotto a sei ore anziché otto, la mia azienda mi ha dato la possibilità di lavorare per qualche giorno a settimana da una sede più vicina a casa.

Non starò qui a parlare di quanto questo aiuti la qualità della mia vita familiare, ma mi soffermerò solo sulle differenze tra pendolare in treno e pendolare in auto. Avevo già parlato del pendolarismo in auto grazie al racconto di Matteo che ci aveva descritto il suo viaggio da Monza a Milano.

In questi pochi giorni di doppio pendolarismo la principale differenza che ho riscontrato sta nella condizione sveglia/addormentata. Nel pendolarismo in auto è ovviamente indispensabile che io rimanga sveglia e anche ben attenta mentre sono alla guida. In treno invece, come ormai sapete bene, non ci penso due volte a sonnecchiare in attesa di arrivare a destinazione, almeno durante il viaggio di andata. Il ritorno effettivamente è dedicato all’osservazione di quei personaggi strani che tante gioie mi hanno regalato negli anni e che, ahimè, in auto non potrò incontrare.

Una nuova vita da mamma pendolare

Vita da mamma pendolare

Chiedo scusa per la mia assenza! Lo so, non si fa. Un blog non si lascia silente per così tanto tempo, ma sarete clementi con me. Ho abbandonato per qualche mese la vita da pendolare per dedicarmi alla mia gravidanza e al bimbo che è nato lo scorso aprile.

Se non fai la vita da pendolare, non puoi scrivere di pendolarismo. Nè annoiare tutti con ecografie, notti in bianco e poppate!

E allora eccomi qui, di nuovo “al pezzo”! Da pochi giorni ho ripreso a lavorare e a viaggiare per andare da casa a lavoro. Per ora sono più zen che mai, grazie a questi mesi di desaturazione. Speriamo duri a lungo!

Il primo giorno che ho ripreso il solito treno alle 6:10 ero quasi emozionata, cercavo con lo sguardo visi familiari, di pendolari storici che chissà se avevano notato la mia assenza. Qualcuno effettivamente si è girato un paio di volte a guardarmi, come quando si ha un déjà vu, ma la maggior parte delle persone a bordo del treno non le avevo mai viste.

Con molto piacere ho ritrovato il presunto professore che strappava le pagine del libro man mano che le leggeva, era da molto tempo che non lo avevo più visto a bordo treno. E con altrettanto piacere ho potuto schiacciare il tanto amato pisolino durante il tragitto, senza che qualche arzillo pendolare chiacchierasse ad alta voce di prima mattina.

Come rientro insomma non è andata tanto male, la puntualità del treno poi ha fatto il resto.

Il capotreno amorevole

La scorsa settimana, ad un passo dalle tanto attese (seppur brevi) ferie, ho approfittato di un permesso a lavoro per prendere il regionale veloce delle 13. Per trovare una carrozza che non fosse stracolma di turisti e con aria condizionata funzionante (più o meno) ho camminato lungo tutto il binario fino a che non sono salita sulla prima carrozza di testa.

Poco dopo essere partiti, ho messo la mia “schiscetta” sopra al tavolino e ho iniziato a gustare (si fa per dire) il mio pranzo all’insegna dell’ottimizzazione del tempo di viaggio. Proprio mentre stavo mangiando è passato l’addetto alle pulizie a bordo treno, che senza manifestare la minima espressione sul suo volto si è cordialmente limitato a dirmi “buon appetito”.

Qualche minuto dopo è arrivato il capotreno. Sembrava un uomo prossimo alla pensione o comunque con diversi anni di servizio alle spalle, capelli brizzolati e sguardo buono. Stava controllando i biglietti degli altri viaggiatori e appena mi ha visto mangiare mi ha solo chiesto “è abbonata?” e io, mentre cercavo comunque di recuperare il mio abbonamento dalla borsa, ho risposto “si”. A quel punto mi ha detto “no no, non si preoccupi non c’è bisogno e buon appetito!”.

Dopo questi due episodi ero già felice di aver incontrato in treno tanta gentilezza, perché, diciamocelo, non capita poi così spesso. Il viaggio è proseguito liscio fino a Pisa Centrale, quando il treno si ferma e la maggior parte dei passeggeri sono scesi. Sono rimasta da sola all’interno della carrozza di testa e poco prima della ri-partenza per Livorno vedo di nuovo arrivare il capotreno che si avvicina a me e sorridente mi chiede “ma si può fare questa vita?”.

Sul momento mi sono limitata a sorridere cercando di capire se intendesse dire che la sua vita di capotreno (in pieno agosto) era difficile o se la mia vita da pendolare che pranza in treno (sempre in pieno agosto) era triste. Onestamente, avevo l’imbarazzo della scelta. È venuto in mio soccorso disambiguando la sua domanda facendomene un’altra: “mangia tutti i giorni in treno?”. Ecco, ce l’aveva con me!

Gli ho spiegato che quello era un orario insolito per me, che gli altri giorni sono abituata a portarmi il pranzo in ufficio (“bè, almeno mangi in compagnia!” ha esclamato) e che quel giorno avevo preferito comunque un sano pranzo portato da casa ad un panino acquistato al bar. Mi ha dato ragione, ma forse ha letto un po’ di stanchezza nel mio volto perché con tono amorevole, quasi fosse mio padre, mi ha chiesto “sei già stata in ferie?”. “Purtroppo ancora no, però mancano pochi giorni e poi andrò a rilassarmi in Umbria dalla mia famiglia. Lei c’è già stato?”. “No, nemmeno io, ci andrò tra un mese e mezzo. Anche io torno a casa e settembre è il periodo migliore per godermi la mia Sicilia. C’è meno confusione”.

Come dargli torto! Dopo questo piacevole scambio, il capotreno è tornato all’amara realtà dicendomi “ma qui non va l’aria condizionata vero?”. “Ma all’inizio del viaggio andava, ora effettivamente sembra di no”. Sconsolato mi ha risposto “pensi che in alcune carrozze non ha mai funzionato, e in altre funziona a momenti. Sto chiamando la sala operativa ma non mi risponde nessuno. Chissà come faremo per il viaggio di ritorno verso Firenze. Va bè, provo di nuovo a vedere cosa posso fare”.

Prima di allontanarsi mi ha salutato da vero gentiluomo, augurandomi buon proseguimento di viaggio e buone ferie. Ho ricambiato con sincera gratitudine. Ancora ora, se ripenso a quell’incontro, non posso fare a meno di sorridere.

In treno con topolino, le americane e i chiacchieroni

Ieri pomeriggio nel viaggio di ritorno sono stata intrattenuta da compagni di viaggio un po’.. bizzarri! Seduto davanti a me c’era un uomo di mezza età, capelli brizzolati e occhiali da vista. Occhi puntati sul suo smartphone, non ho potuto fare a meno di notare la sua cover del telefono. Di colore nero/verde, aveva stampata al centro l’immagine di topolino. Mi è sembrato un po’ strano per un uomo di quell’età. Poco dopo la partenza del treno, ha collegato gli auricolari al telefono e ha iniziato ad ascoltare la musica ad alto volume, tanto che anche io potevo ascoltarla. Musica tosta, in netta contraddizione con la sua figura e con topolino!

Topolino e le americane in treno

Dietro di lui sentivo chiacchierare 5 ragazze americane, le tipiche ragazze americane in vacanza in Italia. Shorts, camicietta smanicata, infradito o ballerine, capelli super ordinati e trucco perfetto. Non ho mai capito come si possa stare in giro tutto il giorno e sembrare sempre appena uscite di casa, ma questa è un’altra storia. Chiacchieravano animatamente, mi piaceva ascoltarle e guardarle perché fantasticavo sul loro viaggio, sulle prossime mete e un po’ anche sulle loro vite. Sembravano il ritratto della salute, borraccia con acqua al seguito, perché l’idratazione è importante quando si cammina molto.

Alla mia destra invece c’erano due uomini, uno sarebbe sceso a Pisa, l’altro proseguiva per Livorno. Non si conoscevano, ma sono bastate poche battute prima che il treno partisse per far sì che continuassero a parlare per tutto il viaggio, entrando anche in dettagli intimi della loro vita privata, come se si conoscessero da sempre. Il primo stava rientrando da Milano, era salito sul treno di corsa, riuscendo a prendere la coincidenza giusto in tempo. Doveva fare tre telefonate e le ha fatte tutte, nonostante gallerie e un segnale presente a singhiozzo.

Uomini senza privacy in treno

Parlavano di treni, di capotreni, di donne e di tradimenti. Il livornese lamentava che la tecnologia e i social network ormai gli hanno tolto ogni forma di privacy. La sua ragazza riesce a capire se sta chattando dal pc di casa o dal cellulare e quindi lui non può più mentire su dove si trova. L’altro gli rispondeva che ormai bisogna stare attenti. In me hanno suscitato la solita domanda, ovvero: se dovete affannarvi tanto per nascondere quello che in realtà vorreste fare, perché non lo fate e basta, senza la persona da cui pensate di dovervi nascondere? Questa necessità di vivere sempre e comunque in coppia non la capisco, ma poi ho pensato che il mio è il punto di vista di una donna e ho smesso di farmi domande.

Poco prima dell’arrivo a Pisa il gruppo di ragazze americane mi ha riservato una sopresa del tutto inaspettata. Tra una chiacchiera e l’altra, una di loro ha tirato fuori dalla borsa un cartone di vino rosato Conad. Immagino non fosse nemmeno troppo fresco, ma se lo sono passato di mano in mano e ognuna ne ha bevuto un sorso, gustandolo come se fosse il più pregiato dei vini. Credo di aver sgranato gli occhi dallo stupore, le super healty american girls con un cartone di vino stile barbone? Le vedevo già sulla copertina di Sport Illustrated e invece…

Il treno è arrivato a Pisa, l’uomo con la cover di topolino, le ragazze americane e il pisano rientrato da Milano sono scesi. Siamo rimasti io e il livornese privo di privacy. Senza le chiacchiere delle ragazze americane, i discorsi di un gruppo di pendolari seduti dietro di me si sono fatti più nitidi. Parlavano dei loro programmi per il ponte del 2 giugno. Uno di loro ha detto “io la prossima settimana lavoro solo un giorno. Faccio il ponte per il 2, rientro mercoledì e poi giovedi e venerdì non ci sono perchè giovedi ho…”. Conclude la frase bisbigliando, perché evidentemente non voleva far capire a tutti il motivo della sua assenza, se non alle persone sedute proprio accanto a lui. Dallo stupore però una delle sue compagne di viaggio non è riuscita a trattenersi ed ha eclamato “DUE GIORNI PER UNA COLONSCOPIA?”.

Presto tutto il vagone ha capito come mai il malcapitato sarebbe stato via dal lavoro la prossima settimana. Capita la gaffe, la ragazza ha continuato a parlare a bassa voce, dopo aver fatto un’ultima battuta a voce alta: “va bè, tanto ormai l’hanno capito tutti che devi fare una colonscopia!”.

Arrivati a Livorno c’è stato il tempo per assistere ad un’ultima scena romantica e divertente allo stesso tempo. Appena scesa vedo una ragazza correre verso uno dei viaggiatori appena arrivati. Ho immaginato che fosse il suo ragazzo, perché gli è saltata al collo e i due si sono lasciati trasportare da un bacio appassionato. Sono sempre belle scene da vedere alla stazione. Il romanticismo è stato però spezzato da un capotreno che sostava lungo il binario. Non ha potuto fare a meno di notare il bel fondoschiena della ragazza abbracciata al fortunato fidanzato. Guardava e camminava, guardava e continuava a camminare fino a che non si è fermato, giusto prima di cadere nelle scale che portano al sottopassaggio.

Non c’è che dire, il viaggio di ritorno di ieri è stato sicuramente interessante!

In viaggio verso il 4° raduno pendolare – gli smartphone

Ho già avuto modo di dirlo, il viaggio verso il nostro 4° raduno di blogger pendolari è stato un po’ movimentato. Il tragitto Firenze SMN – Roma Termini è stato animato da una rumorosa gita scolastica, ma la seconda parte del viaggio Roma Termini – Napoli Centrale non è stata da meno.

Dopo l’affollamento e il caos della prima parte di tragitto, una volta ripartiti da Roma, la carrozza 6 su cui viaggiavamo era poco affollata. Era salito qualche nuovo viaggiatore, ma nel complesso non c’erano molte persone. Sembrava che finalmente ci saremmo potuti rilassare e godere il viaggio, ma quando il treno aveva da poco lasciato la stazione abbiamo iniziato a sentire in lontananza una voce. Un passeggero in fondo alla carrozza stava tranquillamente guardando un video attraverso il suo smartphone o tablet senza l’uso degli auricolari. Questa è una delle cose che più mi innervosisce a bordo di un treno, ma visto che quel giorno non era un giorno di ordinario pendolarismo, perché ero con mio marito, stavamo andando a Napoli dove avrei rivisto persone care e avrei visitato una città mai vista prima, ho deciso che avrei avuto un atteggiamento più zen del solito e ho ignorato quel rumore di fondo.

Poco dopo la mia pazienza è stata messa nuovamente a dura prova da un altro viaggiatore che aveva deciso di intrattenersi con un gioco installato nel suo smartphone, al quale giocava con la suoneria attiva e senza l’uso degli auricolari. Capisco il desiderio di passare il tempo giocando, a tutte le età, lo comprendo. Ma qual è la necessità di far sentire a tutti la musica che lo accompagna? Con lo sguardo ho incrociato gli occhi di mio marito, decisamente meno abituato a viaggiare in treno e ad assistere a certi comportamenti. Ho visto nel suo volto la pazienza lentamente svanire.

Il colpo di grazia è arrivato quando una viaggiatrice accanto a noi non ne ha voluto sapere di inserire la vibrazione al suo smartphone, nonostante questo continuasse a suonare ogni due minuti. Non credo stesse ricevendo messaggi da qualcuno, credo semplicemente che essendosi connessa alla wi-fi di Italo Treno avesse problemi con i server di posta e questo le generasse continue richieste di verifica dell’account. Qualsiasi fosse il motivo, in ogni caso, quel trillo simile al campanello di una bici ha fatto definitivamente perdere la pazienza a mio marito che, da buon toscano, ha esclamato a voce alta “ma questa bicicletta?”. Purtroppo nessuno si è scomposto, il campanello della bici ci ha accompagnato fino a Napoli.

Prima o poi troverò il coraggio in queste situazioni per alzarmi, sedermi accanto al maleducato di turno e aspettare la sua reazione quando avrò iniziato a comportarmi esattamente come lui. Qualcuno guarda un video senza auricolari? Io mi siedo accanto e faccio lo stesso. Qualcuno conversa al telefono a voce alta? Io mi siedo accanto e faccio lo stesso. Qualcuno gioca con suoneria attiva? Io mi siedo accanto e faccio lo stesso.

Sarebbe un po’ come dare una dimostrazione inversa del “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”. Se non temessi di trovare qualcuno che possa reagire violentemente, giuro che lo farei!

“La vita del pendolare” – una canzone sul tema

C’è chi decide di aprire un blog e chi decide di scrivere una canzone. Questa è la storia di Michele, pendolare per studio, musicista e cantautore. Mi ha scritto pochi giorni fa e questo era il suo messaggio:

“Salve, mi chiamo Michele Mainardi, ho 26 anni e abito a Tarquinia. Da anni per motivi di studio (sono allievo del Conservatorio di Roma) sono costretto a percorrere ogni giorno, o quasi, ben 100 km all’andata e altrettanti al ritorno in treno. Essendo musicista e cantautore, i miei seppur pochi anni di pendolarismo mi hanno dato l’ispirazione per scrivere una canzone sul tema. S’intitola “La vita del pendolare”, è contenuta nel mio primo album (“Senza convenzioni”, 2014) e a mio avviso sembra fatta apposta per voi…magari potete sentirla (è su YouTube, basta digitare “Michele Mainardi La vita del pendolare”) e farmi sapere cosa ne pensate!
Un saluto
Michele”

Io l’ho ascoltata e mi è piaciuta un sacco! La trovo perfetta da ascoltare in treno, perchè la musica ti mette sicuramente di buon umore. E poi, come non riconoscersi in “è la vita del pendolare, di chi ha deciso di farsi male..”.

Il sequestro della carrozza n. 2 – continua…

Purtroppo i neo pendolari che da qualche settimana hanno occupato la carrozza n.2 hanno la pelle dura, non mollano. Questa mattina mi sono piacevolmente sorpresa nel leggere un post sul profilo FB di un amico pendolare, anche lui brutalmente “cacciato” dalla nostra carrozza preferita. Sembrava mi avesse letto nel pensiero!

C’era una volta la seconda carrozza (sottotitolo: ma chi gliel’ha fatto fare di trasferirvi a Firenze se non vi volevano più bene).
Ore 6 e 10, più o meno l’orario in cui cerco posto sul treno tutte le mattine nella seconda carrozza in basso (in alto la mattina non ci piace). Entravi e vedevi le solite facce, taciturne, assonnate, ogni spazio da due posti occupato da una sola persona, uno di loro, che nonostante tutto ispirava simpatia. Con qualcuno ci siamo scambiati due parole, altri li rivedi in piscina, altri invece scopri che fanno più o meno il tuo lavoro e la tua stessa vita se non peggio della tua. Questa insomma è la famiglia dei pendolari. Ma si sa… Tutte le belle storie finiscono prima o poi. Questa è terminata un paio di mesi fa, più o meno, proprio quando una mattina percorrendo il corridoio centrale del solito scompartimento senti un disagio dentro, dovuto esclusivamente all’inquinamento acustico di un gruppo di più o meno 6-8 persone che parlano convulsamente a voce alta. Dentro di te pensi in quei momenti che meglio la giornata non poteva cominciare, prendi le tue carabattole, zaino e giacca e te ne vai a cercare un altro posto. Forse sono io che stamattina sono sceso dal letto con il piede sbagliato e non tollero niente, penso tra me e me. Mi sposto nella prima e sorpresa… Trovo almeno 6 o 7 persone della mia famiglia. Anche loro avevano traslocato per lo stesso motivo. Queste sono le cose che il pendolare non vorrebbe mai… Casino sul treno la mattina alle sei e le luci bianche sparate negli occhi, per queste però non c’è rimedio. Dopo quel giorno di diaspora in prima carrozza ho pensato che quelle persone fossero solo viaggiatori occasionali ma mi sbagliavo di grosso. Poi ho pensato che quelle persone fossero diventati pendolari per un trasferimento di sede da Livorno a Firenze, come probabile che sia dati i chiari di luna, e che come tutti i pendolari all’inizio sei ringalluzzito ma alla lunga questa vita ti tronca e la mattina vuoi soltanto una di queste cose 1 dormire 2 leggere 3 ascoltare musica 4 guardare lo smartphone/tablet, tutte completamente in silenzio. Mi sbagliavo ancora, perché questi di stare zitti proprio non ne vogliono sapere. Una cosa l’hanno ottenuta, la carrozza a Pisa arriva vuota, solo loro dentro. Ma non finisce qui…

E’sempre bello scoprire che ci sono altri pendolari che la pensano esattamente come te, che in quella carrozza 2 si sentivano come a casa, come in famiglia. Ma a questo punto, non finisce qui!

Cosa potremmo fare? Affrontarli apertamente e chiedergli di fare meno rumore perché sono le 6 di mattina e qualcuno gradirebbe silenzio? Mmm.. non lo so, un tentativo si potrebbe fare, ma in questi casi temo sempre una reazione esattamente contraria a quella sperata (la mia esperienza mi suggerisce questo). Ho pensato anche che potremmo stampare il post del mio amico pendolare e anonimamente lasciarlo domattina all’interno della carrozza 2. Ma anche in questo caso credo che rischieremmo solo di stuzzicare il loro ego e non di reprimerlo, anche se la scena potrebbe essere divertente!

Cosa rimane da fare allora? Aspettare. Sono ancora convinta che quell’entusiamo non può durare troppo a lungo. Nel frattempo la famiglia della carrozza n.2 cercherà di non disgregarsi. Forza ragazzi, ce la possiamo fare!

Il sequestro della carrozza n.2

Dagli inizi del mio pendolarismo, dopo vari tentativi, sono giunta alla conclusione che viaggiare nella carrozza n.2 è la scelta migliore per andare a Firenze di prima mattina. Questo per almeno un paio di ragioni: 1. all’arrivo a Firenze SMN, se ci si trova nelle prime carrozze si farà prima a raggiungere l’uscita della stazione; 2. proprio perché questo è vero, quando il treno entra in stazione iniziano ad accalcarsi tutte quelle persone che, dopo aver viaggiato nelle carrozze di coda, si avvicinano alla testa del treno per velocizzare i tempi di uscita dalla stazione.

Questo fa sì che si crei un certo caos nella prima carrozza, con il risultato che se tu sei seduto lì, dovrai aspettare qualche minuto prima di alzarti, farti spazio nel corridoio e scendere. Da qui la conclusione che la seconda carrozza è il giusto compromesso tra vicinanza all’uscita e confusione all’arrivo in stazione.

Da qualche settimana, la seconda carrozza del Vivalto dove tutte le mattine salgo per andare a Firenze è ostaggio di un nuovo gruppo di pendolari. Non sono bulli, sono semplicemente neofiti.

La prima mattina che li ho visti a bordo non sono nemmeno salita nella mia carrozza preferita, sono andata direttamente alla prima carrozza dove ho ritrovato tutti i miei “amici” che solitamente come me salivano nella seconda. Uno di loro mi ha salutato e mi ha detto “siamo venuti tutti di qua stamattina eh” e io ho risposto “guarda, li ho visti chiacchierare allegramente e non sono nemmeno salita, sono venuta direttamente qui”.

Era chiaro a tutti che quel festante gruppo avrebbe disturbato la tanto desiderata quiete delle 6:12. Pensavo che sarebbe stato un episodio occasionale e che la mattina dopo tutto sarebbe tornato alla normalità. E invece no.

Mattina dopo mattina ho continuato a ritrovarli lì, a chiacchierare animatamente come se stessero prendendo l’aperitivo di mezzogiorno al bar! La scorsa settimana ho provato a passare tra di loro lanciando sguardi fulminanti nel tentativo di fargli capire che avrebbero potuto amabilmente conversare anche senza urlare, visto che erano seduti a solo mezzo metro di distanza l’uno dall’altro. Ma nulla, non ho ottenuto il risultato sperato.

Una cosa l’ho notata però. Con il passare dei giorni il gruppo si è sensibilmente ridotto. La prima mattina saranno stati almeno in otto. Qualche giorno dopo in cinque, poi in tre. Stamattina erano soltanto in due. Il nucleo più resistente. Nonostante fossero le 6 di lunedì mattina erano già intente a chiacchierare come se non esistesse un domani.

La speranza che la selezione della specie pendolare faccia il suo corso è comunque sempre viva in me. L’entusiasmo dei primi giorni sta lentamente scemando e qualche neo pendolare è già caduto sul campo. A me non resta che attendere l’estinzione totale della neo specie o (cosa di gran lunga più gradita) il loro adattamento agli usi e costumi del resto della specie.

In attesa di recuperare il mio posto alla carrozza n.2, ho fatto alcuni tentativi tra carrozza 1 e 3 e ho deciso che la soluzione migliore è comunque la prima carrozza. Infatti se mi siedo in coda alla carrozza 1, all’arrivo a Firenze SMN la folla uscirà dalle porte in testa e io, con un po’ di pazienza, potrò uscire abbastanza facilmente dalle porte in fondo alla carrozza.

Questionario pendolare

Qualche settimana fa sono stata contattata da Angelo, un ragazzo che fa parte di un gruppo di studio della Facoltà di Architettura di Venezia, dipartimento di Pianificazione del territorio e urbanistica.

Mi ha scritto dicendo di essere alla ricerca di pendolari che scendano dal treno alla stazione di Milano Garibaldi. A questi pendolari infatti vorrebbe somministrare un breve questionario (3-5 minuti al massimo) che potrà essere compilato comodamente online.

Il tema è quello della mobilità ciclabile a Milano e potrete trovarlo qui.

Sono sempre molto sensibile quando si tratta di ricerche che passano dalla somministrazione di questionari. Ho fatto ben due tesi universitarie in questo modo e so quanto è difficile trovare volontari che si prestino alla compilazione. Angelo mi ha detto che anche chi è pendolare su altre tratte può provare a compilare il questionario, quindi se vi va.. 🙂