Treno cancellato. Rientro divertente.

Come anticipato sul mio profilo Facebook, mercoledì il rientro a casa non è andato esattamente liscio come l’olio. Il primo annuncio del capotreno dice “a causa di un guasto questo treno riprenderà la sua corsa tra 15 minuti“. Peccato ci fosse ben poco da riprendere, visto che dovevamo ancora partire.

Il ritardo aumenta e il capotreno consiglia ai viaggiatori diretti a Firenze Rifredi, Empoli e Pisa di prendere un altro treno in partenza al binario di fronte. Per gli altri viaggiatori silenzio, mentre il ritardo aumenta. Nuovo annuncio: per le stesse destinazioni un altro treno in partenza al binario 1.

Ancora ottimista (o illusa) circa la possibilità di partire rimango seduta in treno, quando qualcuno bussa al vetro e mi dice “questo treno non parte”. Come non parte? Era un omino abbastanza distinto, giacca e camicia, sale a bordo e mi dice “signorina, il treno non parte”. Io ribatto: “scusi lei è di Trenitalia?”. Si, è di Trenitalia e mi dice che avevano già annunciato di spostarsi sul treno al binario 1. Mi innervosisco un po’ e gli faccio notare che i viaggiatori diretti a Firenze Rifredi, Empoli e Pisa sono stati invitati a cambiare treno, gli altri no.

In ogni caso, non mi rimane che cambiare treno e intanto dirigermi verso Pisa. Poi a Livorno ci arriverò. Salgo ed il treno è stracolmo. Scorro verso le ultime carrozze e trovo un posto a sedere. Accanto a me c’è un ragazzo con le cuffie dei NY Yankees che prova a dormire. Di fronte a me un uomo e una donna, probabilemnte colleghi. Lui le dice “ti faccio vedere le foto della laurea di mio nipote”. Tira fuori il portatile e dopo aver notato l’ordine che regna nel desktop (il signore sostiene che le uniche icone che devono esserci sono quelle relative a cestino, computer e rete), iniziano a guardare le foto. Insieme a loro anche il ragazzo in piedi alle loro spalle si gusta gli scatti dell’evento.

Iniziano i commenti: “mamma mia come è alto tuo nipote, chi gliel’ha fatto fare di laurearsi in medicina? alto com’è potrebbe fare un sacco di soldi giocando a basket”. Ora, non è che se uno è alto è automaticamente in grado di giocare a basket come Michael Jordan. E soprattutto, uno che gioca a basket, non può anche essere laureato in medicina?

In ogni caso, non posso fare a meno di seguire i loro discorsi, sono proprio lì davanti a me. Lei continua a mettersi/togliersi la sciarpa intorno al collo per colpa del vento. Vento che c’è mentre il treno va e i finestrini sono aperti e che sparisce quando ci fermiamo nelle varie stazioni. Tutto il viaggio così.. un’ora passata a dire “oddio che freddo, oddio che caldo”. Continua ad aprire e chiudere il finestrino accanto a sè, senza rendersi conto che la grande quantità di aria che le arriva addosso mentre viaggiamo in realtà viene dal finestrino alle sue spalle.

Arriviamo ad Empoli e un po’ di persone scendono dal treno. Quasi tutti ora possono viaggiare seduti e quasi tutti viaggiano in compagnia di un e-book o di uno smartphone. Attraversiamo i campi con i finiestrini aperti e assaporiamo gli odori che la natura ci offre. Odori..

Il ragazzo con le cuffie degli Yankees si sveglia, smette di ascoltare la musica e telefona a Massi. Parlano del programma previsto per il weekend del 1 Novembre. Una conversazione banale come tante improvvisamente diventa interessante: “si veniamo a Roma per il 1, poi la settimana dopo c’è il mio compleanno e poi mi lascio”. Mi lascio? E lo dici così, con quella leggerezza? Cerca di riprendersi con il suo amico Massi dicendo “no dai scherzo”. No, su queste cose non si scherza! Se l’hai detto, lo vorresti fare veramenete.

Comunque, perso ormai il sonno il ragazzo decide di dedicarsi alla musica ad alto volume. Normalmente mi avrebbe dato molto fastidio dover ascoltare per forza la musica di qualcun altro ma visti i suoi gusti musicali ero quasi contenta. Si inizia con Summer of ’69 di Brian Adams. La cantiamo praticamente insieme. Si prosegue con Bohemian Rhapsody dei Queen. Anche questa cantata all’unisono.

Abbiamo ormai passato Pontedera e finalmente qualcuno decide di chiuedere il finestrino alle spalle della signora con la sciarpa. Ancora una volta questo viaggio di ritorno mi regala grandi emozioni. Si alza un uomo sulla cinquantina, capelli tinti di rosso, maglia senza maniche e scollo a V con la scritta “Anarchy”. Non riesco a trattenermi e mi metto a ridere. Ero proprio contenta di quel viaggio. Mi stavo divertendo troppo.

Quando stiamo per arrivare a Pisa qualcuno risolleva la questione del ritardo e della cancellazione del treno che sono stati gestiti male da Trenitalia. Una coppia di signori un po’ in là con gli anni mi offrono la ciliegina sulla torta. Lui dice: “uno perde fiducia nelle autorità quando succedono queste cose” e lei risponde: “L’importante è che arriviamo sani”. E alla fine è vero, il ritardo o la cancellazione del treno non importano. L’importante è arrivare sani!

2 thoughts on “Treno cancellato. Rientro divertente.

  • October 26, 2013 at 8:44 am
    Permalink

    Anche arrivare divertiti non è irrilevante. Non male programmare un viaggio e un mollare la ragazza in successione. La molla dopa se non gli salta il viaggio? L’anarchico rosso è uno di quei personaggi da treno che da solo farebbe una storia. Viaggio interessante il tuo, quasi quasi mi dispiace che il mio treno non ritardi più spesso

    Reply
    • October 29, 2013 at 10:15 am
      Permalink

      Il bello di questi viaggi è che se qualche giorno dopo ti capita di incrociare uno dei protagonisti, ti viene da dire: “uh guarda chi c’è!”. Proprio ieri mattina mi è capitato di rivedere la tipa dalle strane teorie sul basket e la medicina. Eravamo appena scese dal treno, lei andava in senso contrario rispetto alla folla. Credo cercasse qualcuno, e aveva la stessa aria agitata e ansiosa che mostrava la settimana scorsa in treno. Pochi istanti sono bastati per riconoscere come familiare una persona che in realtà non conosco affatto.
      Quanto al programma viaggio – compleanno – la mollo.. sta già fornendo tanti argomenti di ripicca alla sua futura ex-ragazza. Mi sembra già di sentirle dire “perchè non me l’hai detto prima di andare a Roma? volevi fare i tuoi comodi in vacanza?” oppure “aspettavi il regalo di compleanno per mollarmi?”.
      Per concludere, concordo con te: l’anarchico rosso poteva valere da solo un intero racconto. Se solo l’avessi visto prima..

      Reply

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *