Un permesso a lavoro e la “puntualità” di Trenitalia

Avevo pianificato la giornata di ieri nel minimo dettaglio. A causa di una visita di controllo a metà mattinata all’ospedale di Livorno avevo chiesto un permesso a lavoro. Mi sono alzata presto (comunque due ore dopo il solito orario di sveglia, una festa!), ho fatto colazione a casa, ho finito il cambio di stagione nell’armadio e spolverato qua e là. Quando è arrivato il momento, mi sono diretta verso l’ospedale per arrivare puntuale alla mia visita. L’ospedale è stato un po’ meno puntuale, ma poco importa perché avevo calcolato anche un piccolo margine sulla mia tabella di marcia. È andato tutto bene, sono tornata a casa e mi sono preparata il pranzo per poter arrivare puntuale alla stazione e prendere il treno che mi avrebbe portato a Firenze per le 14 in punto, dove avrei potuto lavorare almeno per mezza giornata.

Immaginerete già che le cose non sono andate fino in fondo come le avevo pianificate. Avevo lasciato trapelare qualcosa sui profili social di Vita da Pendolare:

Post FB Vita da Pendolare a Pisa

Quando ho scritto questo post erano le 13:45 ed eravamo ancora alla stazione di Pisa Centrale. Quei 15 minuti di ritardo si sono poi trasformati in 40 minuti di ritardo. La prima causa del ritardo è stata per “attesa personale”. Qualcuno che doveva essere a lavoro non c’era (per mille possibili motivi) e stando alle parole del capotreno questo avrebbe causato 15 minuti di ritardo. Ne erano passati 20 quando è arrivato un secondo annuncio: “il treno è in partenza”. Ok dai, ho pensato, alla fine 20 minuti di ritardo sono ancora gestibili. Illusa…

Sono passati altri venti minuti ed eravamo sempre lì, nel silenzio più assoluto. All’improvviso il povero capotreno è passato correndo per andare verso la carrozza di testa e ho sentito che al telefono parlava di un problema con il blocco delle porte. Un’altra volta?! Ma chi le ha progettate le porte dei Vivalto? Ce n’è sempre una che non si chiude.

Ogni mia speranza di arrivare a lavoro non dico puntuale, ma almeno ad un orario decente era andata definitivamente in frantumi. Non mi rimaneva che chiamare in ufficio e avvisare che ormai non sarei più andata.

Dal momento che un permesso di poche ore si era appena trasformato in un inutile giorno di ferie, ho deciso di non sprecare del tutto la giornata e di fare un giro turistico nella città di Pisa (visto che con un marito livornese, non sono molte le occasioni per andarci!).

Sono uscita dalla stazione, ho percorso viale Italia, attraversato l’Arno e con l’aiuto di Google Maps mi sono diretta verso Piazza dei Miracoli.

Lungarno a Pisa

È stata una bella emozione vedere spuntare la Torre Pendente da una delle vie adiacenti la piazza. Credo sia una di quelle cose a cui non ti abitui mai, come quando abitavo a Roma e mi trovano davanti al Colosseo. Dopo sette anni era sempre un momento di grande stupore.

Piazza dei Miracoli da lontano

Dimenticata la frustrazione della vita da pendolare, mi sono immedesimata nella vita da turista. Fotocamera accesa, ho iniziato a fare lo slalom tra turisti in pose improbabili alla ricerca dello scatto perfetto con la Torre Pendente e venditori di bastoni per i selfie (che vedendomi da sola avevano individuato in me il target perfetto).

Il Battistero e i turisti in posa

Ho cercato di raggiungere il punto migliore da cui osservare la piazza e godere della vista del Duomo e del Battistero.

Il Duomo di Pisa

Peccato per il cielo nuvoloso perché lo spettacolo era veramente bello, con la Torre che spunta dal Duomo come a dire “cucù”!

La Torre Pendente di Pisa

Piazza dei Miracoli a Pisa

Trascorse due ore in giro per la città, mi sono incamminata verso la stazione concedendomi due ultimi scatti davanti la Scuola Normale Superiore e il murale Tuttotondo realizzato da Keith Haring.

Scuola Normale Superiore di Pisa

Tuttomondo di Keith Haring a Pisa

L’arrabbiatura era ormai passata, ho ripreso il treno per Livorno che, non avendo piani da scombinare, è arrivato alla stazione con estrema puntualità.

9 thoughts on “Un permesso a lavoro e la “puntualità” di Trenitalia

  • May 7, 2015 at 10:39 am
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    Lo vedi che non è sempre male un clamoroso ritardo? 🙂

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    • May 7, 2015 at 10:49 am
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      Hai ragione, non è stato del tutto un male. Rosico ancora un po’ per il giorno di ferie non pianificato, ma mi passerà. 😉

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  • May 7, 2015 at 12:31 pm
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    molto divertente il “backstage” della foto della mano appoggiata alla torre.
    un velo pietoso sui ritardi, ma questa è la solita storia ignobile.

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    • May 7, 2015 at 2:34 pm
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      Mentre stavo camminando verso l’ingresso del Duomo c’era una fila di turisti alla ricerca della posa perfetta, generalmente con l’obiettivo di sorreggere la Torre. Qualche filo-livornese tentava invece di abbatterla. Visti dalle loro spalle erano in ogni caso molto divertenti.
      Sui ritardi, purtroppo stendiamo un velo pietoso.

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    • May 8, 2015 at 8:12 am
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      È vero mia cara Pendolante, poteva piovere! E a dire il vero il rischio c’è stato anche. Come si può vedere dalle foto il cielo era completamente coperto. Ogni tanto è scesa qualche timida goccia di pioggia, ma niente che abbia ostacolato il mio giro turistico per la città. Quindi effettivamente, sì.. poteva andare peggio! 😉

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  • May 7, 2015 at 10:42 pm
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    Mio fratello vive a Pisa ormai da oltre 10 anni, ma è filo-livornese, se può far piacere a tuo marito; questi pisani sembra non raccolgano molte simpatie

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    • May 8, 2015 at 8:17 am
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      Ahah grazie Lori! Mio marito apprezzerà sicuramente. 😀

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